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lettere Gréa



   St. Antoine 16/9/1891
Carissimo figlio e cari ragazzi
Il telegramma con cui ci si doveva mettere a conoscenza della prova che Dio vi ha inviato non ci è pervenuto, soltanto ieri sera rientrando da Lyon (dove ho officiato alla vestizione della signorina d’Albbadie della comunità delle Cinq Plaies) ho ricevuto la vostra lettera del 31 agosto.
Cari figli in Gesù, lo ringrazio per i sentimenti che riversa nei vostri cuori, per la partecipazione al suo calice, per le grazie di cui vuol ricolmare, inebriare, e fortificare le vostre anime. Ecco che anche voi, come il santo Giobbe, prendete parte alle difficoltà per la nuova fondazione: Dominus dedit, Dominus abstulit sit nomen Domini benedictum. Anche sulla vostra fondazione ricadono come a Condat quelle stesse benedizioni, che sotto Saint Oyend, seguirono all’incendio, in una sola note, del monastero. Il nobile Santo servitore di Dio non ne fu minimamente scosso! Anche voi, cari figli, non subite le conseguenze nel profondo delle vostre anime per questo evento, per mezzo del quale si manifesta la furia del demonio, anzi è per voi segno che Dio vi vuole in questo luogo. La Chartreuse al suo inizio fu sommersa da una valanga e quasi tutti i religiosi vi perirono; Dio ha voluto invece che le vostre vite fossero risparmiate. Ha permesso al demonio di privarvi di tutto, salvo che delle vostre vite. Sia benedetto il suo santo Nome! Fate in modo di amarlo di un amore sempre più autentico!
Sappiate, mio caro Paul, che qualora ve ne fosse bisogno siamo pronti a condividere con voi fino all’ultimo boccone di pane. Mi rivolgerò a tutti i cuori cristiani gridando: aiuto! A primavera restaureremo le vostre rovine. Sarete in grado di ricostruire la vostra cappella, la vostra biblioteca, il vostro povero mobilio religioso. In seguito ci daremo da fare per recuperare tutto il vostro lavoro sui chierici. Vi chiedo, per favore, caro figlio, di prendervi cura della vostra salute; incarico dom Agnès di occuparsene e di imporvi ogni aiuto di cui avrete bisogno. Dovrete intraprendere dei viaggi; e pertanto accettate ogni aiuto che i vostri ospiti riterranno opportuno accordarvi.
Viva Iddio! Tutto a vantaggio della sua gloria e del suo amore in voi. Come già stabilito vi invierò il 15 ottobre dei religiosi; anche se credo che sia meglio che per due o tre mesi, forse anche per tutto l’inverno, fr Martin e Antoine rimangano con dom Léon e forse anche dom Lupicin a lac Nominengue; anche se, qualora lo riteniate opportuno, potrete prendere con voi dom Marie Antoine, che senza dubbio vi verrà molto utile per la pastorale a N.D. de Lourdes e a Saint Léon.
Forse potreste prendere a Saint Léon qualcun altro e così formare qui un gruppo, piuttosto che a Lac Nominingue; temo tuttavia che dovendoci occupare più avanti di questa parrocchia, questo ci impedirebbe di impegnarci ad ampliare N.D. de Lourdes, dove invece dovremmo per un po’ di tempo concentrare tutti i nostri sforzi. Nominingue è stata per noi un dono della provvidenza perché questi giovani religiosi possano, durante l’inverno, essere nella pace e trovandosi lontano dai rumori condurre una vera vita monastica, in America, nella preghiera e nel silenzio, prima di intraprendere ogni attività. Questo è il mio modo di vedere le cose. Carissimi figli, spetta a voi ricostruire nello stesso luogo N.D. de Lourdes, a voi che qui avete sudato e pianto. Lacrime benedette, che vi sono state di sollievo e che gli angeli hanno depositato presso il cuore compassionevole di Gesù. Queste vostre lacrime supplicanti hanno consacrato questo luogo.
Cari figli, sono molto spiacente che i vostri confratelli di Saint Antoine per molto tempo non vi abbiano scritto! Causa di tutto questo, però, il telegramma non pervenuto, cosa questa permessa da Dio, vostro unico sostegno e consolatore, perché il vostro sacrificio, derivante da un apparente abbandono, sia meritevole.
Carissimo Paul, dateci tutte le direttive necessarie perché possiamo esservi di aiuto, da quest’inverno, per ricominciare il lavoro sui testi. L’inverno sarà il momento della vostra resurrezione pasquale e a primavera tutto riprenderà come prima. In questo modo N.D. de Lourdes rinascerà più gloriosa di prima dalle sue lacrime.
Un affettuoso saluto e su voi, che con grande affetto stringo al mio cuore in Gesù e Maria, la mia benedizione.

I vostri confratelli tifano per voi, con voi piangono, pregano e adorano.

Saint Antoine 19/9/ 1891
Amatissimo figlio,
Dio vi vuole solamente suo; trafigge il vostro cuore con il suo amore e vi imprime l’effige della sua croce; mi è stato appena comunicato il decesso della vostra amata sorella; una polmonite, dopo il ritorno da N.D. de Lourdes, le ha aperto le porte del cielo. I cari piccoli orfani si trovano ora sotto la dolorosa benedizione della croce. Dio verrà in aiuto al vostro bravissimo fratello, di cui ammiro la fede, la rassegnazione, la fiducia mostrate in questo struggente dolore. Molte sono state le prove durante il corso di questo anno! Non aveva ancora finito di rallegrarsi della guarigione della sua cara sorella colpita da dolorosa malattia, che è chiamato a prendere coscienza che Dio l’aveva preservata unicamente per chiamarla a sé. Sia benedetto il suo santo nome! Il santo Giobbe, dopo la perdita dei suoi beni, venne colpito anche nei suoi affetti: Dio vi chiama a condividere questa duplice prova. Carissimo figlio, bevete con amore a questo calice.
Non appena ricevuta la vostra lettera ho fatto appello alla carità dei Certosini. Il loro generale mi ha accolto con grande amorevolezza e sentimento religioso. Mi ha ripetuto che questa prova è un segno che l’opera intrapresa è opera di Dio. In questo periodo dell’anno non dispongono di nuove possibilità. Ma gli ho detto che voi avrete bisogno del loro aiuto verso la prossima primavera; e senza forzare sulla sua disponibilità, gli ho fatto presente che vi occorreranno più o meno 20.000 fr per sopperire alle vostre perdite e pagare i vostri debiti. Mi ha fatto notare che, a causa delle vostre attuali necessità, non potete aspettare fino a primavera e che quindi non appena il loro procuratore rientrerà vi invierà al più presto una prima offerta dall’Inghilterra e che a primavera farà del tutto per offrivi ulteriori aiuti.
Non sperate di ottenete molto dalla Presse Française. Non credo che l’Univers vi offrirà molti aiuti; ma meglio di niente. Tenetevi lontano dall’odioso Figaro. Mi aspetto molto di più dai privati. Madame Boissard, les Monier, les Jobez, ecc. un forte aiuto lo potrete avere dai Certosini. Oggi stesso ho ricevuto una prima offerta dalla Francia: 100 fr subito dal signor Duval; 100 fr inviati dal caro dom Grévy e ancora 100 fr dalle suore del SS. Sacramento di Saint Claude. Potete ben costatare quanto sia grande il loro amore verso di noi, tanto che, non appena si è diffusa la notizia del disastro, sono subito accorsi in nostro aiuto.
È cosa buona che ubbidiate in tutto allo stimato mons. Taché. Mi auguro tuttavia che non vi destini a Saint Léon, perché questo vi allontanerebbe dalla vostra attuale posizione centrale e renderebbe di nuovo difficile formare un centro a N.D. de Loudes. Ma, qualora lo desideri, assecondatelo. Ritengo che, durante il prossimo inverno, non vi occupiate né dei ragazzi né degli studenti. Fate in modo che man mano che i ragazzi arrivano da voi si attengano subito alle vostre disposizioni. Isolamento, padre maestro, ecc., ecc. gli studenti potrebbero esservi di peso. Quindi dirò a dom Léon di occuparsi dei fr. Martin e Antoine; passeranno l’inverno a Nominingue, dove li farà lavorare. Li manderà da voi solo una volta che siate nella possibilità di avviarli ad una vera vita regolare. La casa di Nominingue si sta dimostrando un vero provvidenziale aiuto.
Ho scritto a mons. Taché per ringraziarlo per la sua grande carità; vi rimetto a lui, al suo buon cuore, e alla sua volontà. Anche se voi dovrete far ricorso a delle dispense, abituate i vostri confratelli al rispetto della Regola. Quanto a voi, caro figlio, pensate alla vostra salute, riposatevi bene la notte, qualche volta, dopo molto lavoro e lunghi viaggi, fatevi una doccia e ritenetevi dispensato dal mattutino. In questi casi vi comando di sentirvi dispensato senza esitazione alcuna, soprattutto se due o tre sono presenti all’ufficio. Il 15 ottobre vi manderò dom Marie Antoine, che potrà esservi di aiuto e, nel caso che l’uno o l’altro di voi dovesse andare a Saint Léon, avrete a vostra disposizione un prete per far fronte ad ogni eventualità. Ogni qual volta che lo riterrete opportuno fate a meno del socius (fr. Felix può essere socius; ma nelle circostanze in cui siete fatene a meno). Riguardo ai ragazzi, sosteneteli nei loro propositi, fino quando non siate nella possibilità di accettarli.
A tutti un affettuoso saluto e benedizione in Gesù crocifisso, in modo particolare a voi, caro figlio Paul, che avete una grande croce da sopportare.

Saint Antoine 11/12/1891
Carissimo figlio,
avete ben fatto a rimandare il povero Placide in Francia. Mi ha appena rimborsato i 500 fr che gli avete prestati per il viaggio. Dio, caro figlio, vi benedica in tutte le vostre iniziative! Pregate per la nobile causa dell’invio di dom Paul Bourgeois in Cina. Si tratta di una importate iniziativa: ma qui non disponiamo di molto personale. Ogni cosa a suo tempo. Solo dopo dieci anni i vostri novizi canadesi, i confratelli canadesi e i nostri giovani francesi potranno rientrare senza grande nocumento per voi. Fate molto bene a mandare spesso dom Marie Antoine a Saint Léon. Infatti conosce il tedesco e al momento opportuno sarà anche un buon parroco.
È di primaria importanza che i nostri preti si rendano conto che il loro ministero non ha un carattere individuale, ma collegiale. Questo è lo spirito del nostro istituto, anzi quello della gerarchia, dove i preti formano un presbiterio o collegio.
Forse un girono scriverò una circolare riguardo a questo.

Carissimi amici, senza dubbio in questo freddo clima i vostri cuori ardono d’amore per Gesù! Nella povertà del vostro umile oratorio la festa del Natale si riempirà di luce! Consoliamo con il nostro amore il cuore di Gesù per le ferite che gli vengono inferte per le dolorose diserzioni in questo ultimo giorno dell’anno. I religiosi lo considerino un utile richiamo all’umiltà e alla vigilanza. Quando si nutre nella propria anima il disprezzo e il disgusto verso l’obbedienza e le sante regole, un po’ alla volta tutto l’interno del religioso è divorato da questi vermi nascosti e non resta che l’esterno, fragile e pronto a cedere al primo choc. Ma nelle comunità piene di fervore vige come una legge di provvidenziale sussistenza. Nobili vocazioni vengono a prendere i posti vaganti, come in cielo gli eletti vanno ad occupare i troni degli angeli decaduti.
Il colore delle vostre case sia il bianco, mentre alle finestre, se possibile, date il rosso oppure il bianco piuttosto che il blu, colore freddo e poco monastico.
Caro figlio, ho solo una vaga idea di come sarà strutturato il vostro futuro villaggio. Ma non state forse troppo prendendo come modello il monastero dei monaci in cui la chiesa rimane isolata? La chiesa canonicale, essenzialmente aperta al popolo e chiesa del popolo deve essere facilmente accessibile, in mezzo al popolo, eccezion fatta del cortile necessario alla vita claustrale dei canonici. Per questo infatti le nostre antiche cattedrali avevano (verso sud o anche da un'altra parte) dei grandi spazi che servivano da chiostro per i monaci. Caro figlio, lascio a voi il compito di riflettere su queste osservazioni, ben conoscendo quanto siete imbevuto dell’autentico spirito dell’istituto canonicale (monastico e clericale).
Un affettuoso saluto, e in Gesù vi benedico insieme ai vostri cari confratelli.
Vi allego una assurda lettera di dom Bernard; non cambia mai; non ha più intenzione alcuna di scrivere per la stampa e per questo pensa di far ricorso al vescovo di Grenoble. Per questa povera testa non rimane altro che lasciarla in pace, nell’ozio e sopportarlo con pazienza.

Sain Antoine 16/12/1891
Carissimo figlio,
ecco le risposte ai vostri quaesita. La prossima volta scrivete solo su metà foglio; così facendo le mie risposte risalteranno meglio. I ragazzi oblati siano il più possibile tenuti lontano dai parrocchiani e dai fratelli conversi. Adesso fate buon viso a cattiva sorte. Ma una volta che avrete spazio a sufficienza, isolateli. Designate dom Marie Antoine quale vice maestro in modo che possa venir incontro ai loro desiderata. Essendo voi loro superiore, a voi spetta far loro visita e assisterli. Nel caso che con voi ci siano altri religiosi (giovani studenti) fate che non vengano assolutamente in contatto con i vostri ragazzi. Non lasciateli entrare in cucina, per esperienza so che vi sono grandi inconvenienti. Sia durante il loro postulandato, come anche dopo, potranno pulire i legumi, ma mai in cucina. Il bravo fr. Félix non deve assolutamente parlare con loro. Tutto questo mettetelo in atto quanto prima. Applicate subito queste regole, perché se applicate in seguito, potrebbero diventare odiose. Sarà necessario reclutare altri ragazzi; ma accoglitene solo due o tre alla volta e soltanto quando i precedenti si saranno perfettamente integrati e avranno raggiunto una perfetta e fervente conformità. Hélas! Noi non potremmo esservi di aiuto alcuno, ma confidate nella Provvidenza; infatti dobbiamo pensare ai nostri debiti che sono più onerosi dei vostri.
Carissimo figlio, non so come esprimervi la grande tenerezza del mio cuore, la forte emozione che provo nel venire a conoscenza delle vostre prime conquiste. Penso continuamente a voi e alla vostra nobile e santa iniziativa che Dio vi ha affidato. Addio e in Gesù e Maria vi benedico.

Un pensiero ancora: spetta a voi far sì che i vostri due ragazzi, anche se bravi, lentamente si spoglino del loro comportamento collegiale. I due canadesi che abbiamo con noi se ne sono liberati non solo perché hanno trovato qui un ambiente favorevole; ma hanno dovuto ben farlo. Parlate loro sempre di fede, ragione e santo sentimento. Non ricorrete a punizioni; cercate di convincerli non dall’esterno, ma arrivando al cuore. Nel nostro modo di educare serviamoci sempre di qualche penitenza ma breve e leggera considerata e accettata con spirito soprannaturale poiché sono le sole ad essere efficaci.

Saint Antoine 10/3/1892
Carissimo figlio,
ho letto con grande interesse la vostra lettera del 14 febbraio, che ho ricevuto ieri; ringrazio Dio per tutto il bene che vi ispira. Trovo il vostro orario per i ragazzi molto ben strutturato. Ma ritengo, come avviene qui da noi, che sia opportuno aggiungere due ore di sonno in più durante la settimana; il giorno della passeggiata settimanale (fuori dalle mura monastiche) noi sopprimiamo lo studio della sera dopo compieta o quello durante il mattino del giorno dopo prima dell’ufficio di Prima. Come anche la domenica concediamo un’ora in più di sonno.
Ritengo opportuno che sia lo stesso padre a fare i due corsi del mattino e della sera; in questo modo i ragazzi potranno essere meglio controllati e seguiti. Voi, caro figlio, quando vi sarà possibile, potrete verso le cinque impartire loro una lezione su argomenti diversi, cosa questa che tornerà a loro grande vantaggio; ma ritenetevi libero da ogni costrizione in modo che non abbiate troppo lavoro da svolgere. Vedete voi come meglio orientarvi. Ritengo le vostre conferenze giornaliere, della durata di 25 minuti, cosa quanto mai buona e penso che sarebbe opportuno estenderla ad ogni priorato; questo, cosa sempre tentata ma con scarso risultato, porterebbe gli stessi priorati a favorire lo studio intellettuale tra i religiosi. Voi, per essere libero il giorno della passeggiata settimanale potreste ridurre questa pratica da sei a cinque volte nella settimana. Vedete voi cosa sia meglio fare. Non datevi troppo da fare per gli esterni, fate in modo che se ne occupi p. Marie Antoine. Non è bene che questo caro padre abbia paura di predicare. Dio gli verrà in aiuto e renderà fruttuoso il suo lavoro fatto per santa obbedienza, anche nel caso che lo consideri non sufficiente. Forse anche lui potrebbe occuparsi della meditazione per i ragazzi. Vedete. Sia ben chiaro, caro figlio, che voi, secondo le circostanze e il vostro lavoro, potete, con grande libertà, provvedere ad organizzare tutto questo. Nel vostro lavoro sentitevi in pace con Dio; una volta che questi lavori saranno terminati e potrete disporre di una casa in logues (avete veramente indovinato a non farla di legno) solo allora vi manderò i poveri studenti, che altrimenti, durante i lavori, non farebbero che procuravi altri fastidi e soprattutto accrescere le vostre preoccupazioni.  Sono più o meno del parere di inviarveli tutti, ma solo dopo che avrete terminato la costruzione e le occupazioni vi avranno di nuovo reso la libertà di pensiero e disponibilità di tempo. D’altronde all’inizio si tratterà di un piccolo gruppo. Infatti spero che qualcuno venga riformato. È necessario e molto importante che al più presto voi possiate disporre di personale canadese, e da parte mia non vi invierò che francesi, liberi dal servizio militare, formati e in grado di venirvi incontro piuttosto che esservi di aggravio.
Questo povero signor Bitsche vaneggia. Penso che la cosa migliore per voi sia quella di avere il minor numero possibile di contatti con lui e di recarvi a Saint Léon solo quando vi chiamerà. La gente del posto non si dimenticherà di voi e ben presto si renderà conto delle vere motivazioni per cui non vi recate colà. Credo che il signor Bitsche non ottemperi a quanto vi deve. Ebbene! Dopo il mantello restituitegli anche la tunica e lasciate che sia lui a prendersi la responsabilità delle cose materiali; se l’occasione si presenta fate in modo, ma con delicatezza, che si venga a sapere che tutto quello che avete svolto l’avete fatto gratuitamente e che non avete nulla a rimpiangere e a recriminare. Caro figlio, non è convenevole dirvi queste cose perché voi ben sapete quello che dovete fare.
Anch’io, come voi, ritengo che sia da preferirsi la seconda ipotesi. Perché, pur stando allo stretto, potrete disporre di un alloggio accettabile. Questo fino al giorno in cui sarete nelle possibilità di ampliare la vostra fondazione. Non lamentatevi del locale che avete acquistato per farne un convento, primo perché, se non si è commesso peccato alcuno, non dobbiamo mai rimproverarci e secondo perché Dio provvederà e forse anche perché è meglio che il convento non stia troppo vicino a voi.
La comunità di Cinq Plaies, superata la prova, è più fervente e serena di prima. Penso che qui siano riposte le speranze per un nostro futuro; sempre più si vive secondo lo spirito canonicale; sempre più ci si adegua al nostro ideale. In questo caso Dio ha dotato il cardinal Foulon di uno zelo straordinario. Sarei veramente lieto che voi vi rechiate a Saint Hyacynthe, se questo è il volere di mons. Taché. Raccogliendo l’elemosina tra questo popolo generoso, nello stesso tempo potreste seminare il seme della vita canonicale. Il signor Fournier, professore di diritto a Grenoble, attualmente è impegnato in una vasta ricerca sulle vestigie canonicali dell’ottavo e dodicesimo secolo. È un fervente cattolico; cercherò di fare in modo che anche voi possiate trarre vantaggi dalle sue ricerche. Nel frattempo continuate a consultare Amort. Ho letto la ricerca da voi fatta per la Revue du Monde Catholique. Dom Alexandre si sta occupando invece delle citazioni…forse sarebbe opportune, caro amico e sincero figlio, aggiungervi alcune considerazioni sui vescovi e i preti padri di famiglia. Questo perché quando i chierici (siamo ai primi secoli e all’origine delle chiese) erano scelti tra i pagani convertiti, pur rimanendo spesso con la loro famiglia (come anche le vergini consacrate), continuavano a vivere da religiosi (così facevano anche molti asceti); i vescovi, che erano padri di famiglia convertiti, continuavano a dirigere la loro casa, pur essendo religiosi, più o meno come Sainte Chantal, che anche se religiosa, si occupava delle formazione dei figli. Questo a volte era anche un espediente per nascondere più facilmente alla vista dei pagani i capi della chiesa. Questo ci rimanda spontaneamente al passo di S. Paolo: domui suae bene praepositum, filios habentem subditos, ecc…; si quis domui suae praeesse nescit, quomodo ecc… non dobbiamo permettere ai protestanti di abusare di questo testo. Per concludere, se spesso le vergini consacrate potevano vivere nelle famiglie cristiane, per quale motivo gli asceti, i chierici, i preti e i vescovi, date le circostanze, e trovandosi nelle medesime condizioni non potrebbero continuare a condurre una vita religiosa? Con una sola differenza che i vescovi e i preti erano, in tali circostanze, più spesso padri di famiglia e capi di case che non figli di famiglia, cosa questa che li obbligava a governare santamente la casa e contemporaneamente la chiesa e gli altri chierici, religiosi e religiose. Ritengo che un’aggiunta, tenendo conto delle idee sopra esposte, qualora le riteniate giuste, sarebbe utile. Si deve inoltre tener presente che con il propagarsi della chiesa, tali cose divennero sempre rare e che la professione clericale acquistò una sempre più ampia autonomia. Per il momento non voglio menzionare una aberrante teoria di una scuola che si professa cattolica: una storia ecclesiastica tedesca tradotta da un abate con la prefazione del signor Duchesne mi fa venire la pelle d’oca. Si tratta di un ritorno al razionalismo; non era sufficiente il minimum di creazione e il trasformismo; il minimum di rivelazione e l’evoluzione del dogma; ci voleva ancora un minimum d’istituzione divina nella chiesa, in forza di cui tutto viene determinato dalla legge dell’evoluzione e secondo le circostanze: la gerarchia al di sopra dei vescovi, il sacerdozio sotto, la penitenza, ecc…ecc… il padre de L… gesuita e nuovo capo dei Bollandisti, è profondamente imbevuto di queste idee.
Caro figlio, quanto vorrei aprirvi il mio povero cuore ferito dal lutto, appesantito dalle preoccupazioni, gli anni e i peccati. Il resto, senza che ve ne scriva, lo potete leggere in questo povero vecchio cuore, che per voi è sempre rimasto trasparente. Il 25 marzo pregheremo per fr. Felix e per i due giovani oblati. Dio ve ne manderà altri e così potrete allestire un bel giardino. È buona cosa effettuare la professione di fr. Felix e la vestizione durante il capitolo e non in pubblico; in queste cose è bene che vi sia uniformità. Il vescovo di Grenoble, che vi stima molto, chiede un vostro articolo su un argomento a vostra scelta, che riguardi soprattutto il Canada, il cattolicesimo e la massoneria in Canada.
Un cordiale addio; su voi tutti come su ciascuno in particolare la mia benedizione

Un saluto particolare a fr. Felix. Tra i sottoscrittori (112 fr) che l’ex-fratello Placide ha inviato per voi, ce n’è uno (20 fr) che domanda delle messe. Celebrate tre o quattro messe secondo le sue intenzioni; questo secondo me può bastare. In questi casi è opportuno considerarla come offerta.

12/3/1892
Amatissimo figlio,
ho appena ricevuto la vostra lettera del 20 febbraio. Non andate a Saint Hyacinthe. Vostra guida, luce e pastore è il vescovo Taché. I canonici regolari devono essere i religiosi dei vescovi. Siamo molto felici per quello che ci riferite riguardo alle vostre prossime costruzioni. Sarei veramente felice di farvi visita, a Dio piacendo! Fate bene a nutrire i vostri ragazzi con pasti con calorie; ugualmente ricorrete ampiamente a dispense con fr. Felix.
Una nuova circolare del ministro, molto autoritaria, obbliga i seminaristi che hanno fatto il servizio militare di ritornare in seminario per una rassegna che colà avrà luogo a data da stabilirsi. Il nostro bravo fr. Henry dovrà rimanere per alcune settimane nel seminario di Grenoble. Questi signori, ogni volta che ne farò domanda, me lo manderanno per il tempo richiesto. Una volta che tutto finito sarà finito, potrà essere lasciato in pace. Siamo di fronte ad una nuova taccagneria. Con tutta probabilità presto si arriverà ad uno scontro aperto. La dichiarazione dei cardinali ha portato la chiesa e il governo a fronteggiarsi come in un campo di battaglia e non si aspetta altro che il colpo d’inizio. Il governo sta tentando di costringere Roma a far pressione sui vescovi; ma dato che le problematiche sul tappeto riguardano la coscienza difficilmente la Santa Sede si farà complice e vittima del governo. Siamo nelle mani di Dio. Pregate per noi.
Un affettuoso saluto e una cordiale benedizione.

Saint Antoine 6/4/1892
Carissimo figlio,
ho ricevuto la vostra lettera in cui mi parlate della morte del signor Bitsche. Le vostre lettere sono molto gradite anche perché vi ritrovo il nostro vero spirito. Avete ragione; facilmente possiamo finire preda della secolarità. Hélas! Vedo dom Aldegrin e dom Camille sull’orlo del precipizio. È presente colà un accecamento che è un castigo di Dio. È necessario che si ritrovi quella linfa che è prerogativa del vero religioso, in modo da salvare questo centro da dove deve irradiarsi la vita canonicale e quella soprannaturale. Immaginate quale sia il mio dolore. Nessuno mi è di aiuto. Dom Marie Augustin si trova a Lyon per circostanze che vanno considerate quali veri segni divini. Solo sporadicamente ritorna qui per passarvi tre giorni. Il noviziato, per manifesto volere di Dio, va molto bene, ma devo continuamente occuparmene. Dom Etienne che mi aiuta, dovrà assentarsi per alcuni mesi. Caro figlio, bisognerà rinviare il più possibile l’avvicendamento del signor Bitche a saint Léon, sarebbe meglio, se possibile, che sia mons. Taché a provvedere ad un successore. In questo momento noi non siamo assolutamente in grado di fondare un nuovo priorato. Non posso mandarvi personale all’altezza di dom Placide. Qui non posso privarmi della presenza di dom Germain, anzi vorrei far rientrare dom Etienne (destinato, sembra ad andare in Cina) il quale intanto mi sarebbe di aiuto per il noviziato. Dio permette questo perché vi convinciate che è necessario reperire personale sul posto. Si tratterebbe di cinque o sei anni. I giovani professi che vi arriveranno da Nominingue, una volta che abbiate terminato la costruzione, vi serviranno per formare il coro, e qualcuno potrà darvi una mano nella formazione dei ragazzi (penso che fr. Claude, persona affabile e servizievole, vi potrà aiutare). In questi eroici momenti iniziali, anche se non vi sarà possibile vivere a pieno le esigenze dell’ordine canonicale, non mancheranno senza dubbio aspetti e grazie propri della vita apostolica. Io, quando ho iniziato a Baudin, disponevo di un solo collaboratore (un collaboratore inoltre che non condivideva né capiva il nostro spirito), ma questo è cosa buona e conforme ai disegni di Dio. Nei confronti dei vostri allievi, in modo che non siano posseduti da un cattivo spirito (per spirito qui intendo quel comportamento scolastico che porta i ragazzi ad aver paura dei loro maestri e fa loro pensare che l’educare sia una specie di guerra tra due avversari) bisogna armarsi di molta pazienza e dolcezza. Con i ragazzi bisogna avere tatto, fede e affetto; grande fiducia verso di loro (ma nello stesso momento controllarli attentamente), prenderli in parola e mai accusarli di aver mentito, salvo che si tratti di cosa seria, grave e sempre in privato, come si farebbe nel caso di un religioso che avrebbe commesso una simile trasgressione. Solo in questo modo si può suscitare in loro un comportamento autentico e coscienzioso. Si deve arrivare alla mente e al cuore cioè nel profondo dell’animo umano, cristiano e religioso. Ogni educazione che si ferma all’esteriorità della persona, non raggiunge lo scopo. È necessario che siano gli stessi i ragazzi a rendersi conto che le penitenze sono qualcosa di buono; perché, in caso contrario, non servono né per correggerli né per fortificare la loro volontà. Mi dite che il nostro caro dom Agnèse non è stato bene; prendetevi cura di lui; presto gli scriverò. Pregate per me, che mi sto passando un momento di vera agonia. Questo tornerà a mio vantaggio, se ne saprò approfittare. Qui c’è bisogno di costruire di nuovo un autentico centro di vita religiosa, che le varie fondazioni hanno lentamente dissolto. Tra i professi solo dom Joseph e dom Alexandre vivono veramente in conformità della loro vocazione. Con dom Modeste, dom Bernard, dom Hippolyte, dom Emmanuel ammalato (dom Aldegrin?, dom Camille?) si corre il rischio di costituire un centro non buono e pericoloso; non vedo l’ora che dom Germain e dom Etinne, che dovranno andare in Canada per un po’ di tempo, ritornino quanto prima. Dom Germain, a cui sono state comunicate le indicazioni per il suo rientro, una volta rientrato dovrà prendere in mano la direzione dell’emigrazione, questione che sta diventando sempre più importante. Dom Etienne, in attesa di partire per la Cina (dove, la Provvidenza sembra chiamarlo stando alla richiesta molto vantaggiosa avanzata da padre Marie Bernard, e sollecitazioni interiori di cui siete al corrente), si occuperà dell’educazione e del buon comportamento e mi sarà di aiuto per preparare i novizi a passare tra i professi senza correre rischi.
Credo che fra non molto dom Camille e dom Aldegrin (quest’ultimo mi ha già inviato una lettera poco rassicurante) presenteranno richiesta di secolarizzazione. I due pur avendo terminato i loro esercizi, non sono ancora rientrati e neppure si sono fatti vivi. A questo aggiungete i lezioni da impartire, per le quali non ci sono professori a sufficienza. Sia fatta la santa volontà di Dio su di me? Unica consolazione: i ragazzi e i novizi non sono stati mai così bravi. Salutandovi con affetto vi benedico e vi chiedo di pregare per me.

Saint Antoine 18/4/1892
Carissimo figlio,
le lettere che vi ho inviate tradiscono dubbi e tristezza, mentre le vostre mi sono di consolazione. Nelle due fondazioni in Canada vi riscontro e vi ammiro il realizzarsi della volontà di Dio. Le notizie che mi pervengono da Nominingue, non si discostano dalle vostre; messis multa, operarii pauci, religiosi ut Christi immagine expetuntur. Vedo nell’accettare Saint Léon, a cui non posso oppormi, il compiersi della volontà di Dio. Si tratta tuttavia di continuare nell’instabilità, fin tanto che, forse tra due anni, non siate nella possibilità di stabilirvi un regolare priorato. Ci si deve rattristare? No, perché questa è la volontà di Dio. Considero l’impossibilità di inviarvi altri francesi all’infuori di qualche studente che vi raggiungerà alla fine dell’estate, a Dio piacendo, un segno della Provvidenziale perché ci si impegni a trovare personale canadese. Questo richiederà più tempo, ma una volta avviato, si raggiungeranno traguardi sempre più alti. Vi ho mandato il trattato di dom Marie Bernard sull’attività in Cina; se ci fosse stata disponibilità di trappisti francesi per formare una comunità, forse si sarebbe limitato a questi soggetti francesi, cercando di riempire i vuoti con nuovi elementi dalla Francia. Invece costretto a reclutare personale cinese, e, cominciando dai ragazzi, dopo otto anni è riuscito a formare una comunità, che ora va sempre più crescendo e ramificandosi. Per un lungo periodo il vivere cistercense era difficile e anche impossibile, ma quanto mai necessario. Anche per voi, caro figlio, si tratta di cominciare con il provvisorio; Dio in questi casi concede grazie particolari; un vero religioso, che si sente isolato in questi inizi di vita apostolica, invece di secolarizzarsi, sente più che mai il bisogno della vita comunitaria di cui è privo. Questo avviene per ogni inizio, in ogni fondazione di chiese e i Santi che vi si sono impegnati, prima di arrivare a reclutare personale per la fondazione di nuove comunità, sono stati costretti a vivere da soli. Per questo, caro figlio, Dio concede grazie speciali e questo modo di procedere, essendo provvisorio e preparatorio, non è contrario alla Regola o quanto meno si tratta di una dispensa assolutamente legittima, anzi necessaria e voluta di Dio. Quindi è necessario che il religioso (l’uno o l’altro) che viene mandato a Léon, per alcuni giorni o forse per più settimane (mi sbilancio) vi soggiorni solo, fin tanto che non sia possibile inviargli dei confratelli. Io a Baudin son rimasto per sette anni solo con pochi ragazzi. È così che Dio stava portando avanti la sua opera. Il religioso designato potrà forse avere con sé alcuni postulanti, che, oltre a cantare insieme la messa e i vespri, cercheranno di reclutare degli giovani oblati. Una volta poi che i tuoi giovani studenti avranno 20 o 21 anni, potranno essere chiamati al suddiaconato. È necessario che le cose procedano lentamente e senza sbalzi. Anche i vostri ragazzi cresceranno e raggiungeranno i 22 0 23 anni. Da qui forse vi arriveranno altri ancora più grandi, e voi, nel frattempo, avrete formato i vostri. (in questo modo, detto tra noi, potrete guadagnare in serenità e benessere, poiché la presenza di dom Hippolyte ecc. potrebbe far nascere difficoltà e incomprensione con i vostri confratelli. Inoltre potrebbero esservi di ostacolo nel vostro lavoro.
Quanto a dom André, avendo assicurato al vescovo di Moulins che glielo avrei lasciato, non è bene rimangiarsi la parola, e dato che si spera di avere, fra qualche anno, da questa diocesi numerose vocazioni, non è opportuno rivedere quanto già avviato, anche perché sembra che lo stesso vescovo abbia intenzione di affidarci la Maîtrise di Moulins.  Dio permette che quei religiosi che potrebbero esservi in questo momento di aiuto non godano buona salute e quindi non sono in grado di venirvi incontro (dom Arsène, dom Ferréol e dom Emmanuel,ecc..). Pertanto, caro amico, accetto e mi inchino dinnanzi alla volontà di Dio che vuole che vi diate da fare per reclutare personale indigeno, senza fretta alcuna come desideriamo, ma anche rimanendo fedeli a quella sua volontà che dispone del tempo e della nostra vita. A queste motivazioni, carissimo figlio, aggiungo anche quella di conservare e far funzionare Saint Antoine. Sto invecchiando e quindi non sono in grado di provvedere alle occupazioni che si presentano. Il noviziato va avanti sotto la direzione di dom Pierre, la mia e le sporadiche visite di dom Marie Augustin. Va anzi molto bene perché, trattandosi di una situazione non regolare e provvisoria da Lui permessa, concede grazie particolari. Come ci dovremmo comportare nel caso che presto ci venisse offerta la parrocchia di Saint Antoine? Deus providebit. Inoltre ho bisogno di un gruppo di religiosi seri per lottare, come già vi ho detto, contro pericolose intromissioni. Riguardo ai fratelli conversi, dom Léonard, non gode di quella buona salute né di quelle disposizioni che servirebbero. Non avrebbe neppure la capacità di sostituire un priore nelle cose materiali. Spetterà agli stessi religiosi di Saint Léon occuparsi delle cose temporali e di provvedere al pagamento di un giovane domestico. Secondo me l’unico rimedio è quello di arrivare a disporre di fratelli conversi canadesi. Dom Marie Bernard non aveva a sua disposizione nessun confratello converso europeo, ma ha raggiunto lo scopo, in modo efficace anche se non in fretta, formando eccellenti conversi cinesi.
Amatissimo figlio, pregate per me; voi conoscete il personale di cui dispongo; mettetevi nei miei panni; potete immaginare quanto occorre per conservare le case già costituite, e soprattutto come provvedere a quella in cui mi trovo assicurandovi corsi, noviziato, collegio di professi, cioè creare quello spirito cha da qui deve irradiarsi a tutte le altre fondazioni; venitemi incontro. Continuate ad andare avanti con gradualità, sempre sperando nella Provvidenza, e espandendovi anche se lentamente in loco. Che sono due o tre anni per un’attività così fondamentale? La Sacra Congregazione di Propaganda mi ha inviato una lettera. Il card. prefetto Ledochowski ci esorta a pensare alle missioni in Estremo Oriente. Forse dovremmo provvedervi quanto prima. Per non lasciarmi prendere dal panico nell’inviare in Cina, per intraprendere quanto Dio ha stabilito, uno o due religiosi soli, basterebbe che mi ricordassi che San Francesco Saverio era solo. Quando San Domenico inviò suoi religiosi in Polonia, ne mandò solamente due in ogni casa e questo non perché pensasse che fosse la cosa migliore, ma solo perché così facendo gettava le fondamenta per realizzarla.
Addio, amatissimo figlio, dom Germain sarà da voi insieme a questa lettera o subito dopo; quanto desidererei essere con lui per esprimere a voi e ai tutti i vostri confratelli i miei più profondi sentimenti. Pensate alla vostra salute e ricorrete ad ogni genere di dispensa che il vostro particolare stato richiede. Su di voi la mia benedizione in Gesù risorto. Alleluia.

Saint Antoine 15 maggio 1892
Amatissimo figlio,
Dio ci ha fatti incontrare perché mi siate di aiuto e di conforto. Ne sia mille volte benedetto! Sappiate che vi sarò sempre vicino (omnia Deo possibilia sunt) per sostenervi nella vostra nobile e così utile opera per la gloria di Dio. Attualmente provo un momento di sollievo; dom Aldegrin è venuto da me dicendomi che, ringraziando Dio, sta meglio e che è deciso ad accettare l’obbedienza e a perseverare; sto pensando di inviare dom Etienne a Nominingue per sostituirlo. Ma tutto dipenderà dalla questione Cina; Sua ecc. il card. Ledochowski, prefetto di Propaganda, mi ha scritto una lettera impegnativa che forse mi obbligherà a scendere a Roma per discuterne. Sapranno rendersi conto di cosa significhi una missione canonicale o monastica? Mi auguro di sì; il vescovo Philippe, che è stato a lungo in India e che la settimana scorsa ho incontrato a Fribourg (dove mi trovavo per le esequie del santo card. Mermillord) condivide l’idea che una chiesa indigena deve avere un monastero indigeno. Fa del tutto per incoraggiarmi, ma mi dice anche che molti missionari non sono dello stesso parere e che sono propensi a conservare per gli Europei quella superiorità che a loro proviene dal continuo invio di missionari. Se almeno foste qui, vi invierei a Roma per trattare e perorare questa causa. Ma Dio vuole che rimaniate là dove siete. In dom Aldegrin si sta compiendo un felice ravvedimento, che la vita in Canada, lontano dalla famiglia, e la grazia di Dio, abbondantemente presente in coloro che si sacrificano, renderanno sempre più perfetto. Sono contento che dom Hippolyte si confidi. Infatti, quanto più si sente imperfetto, tanto più rischia di cadere in depressione. Mentre Dio vuole che il nostro sentirci poveri ci porti all’umiltà, alla fiducia e alla riconoscenza, il demonio invece cerca di gettarci nel risentimento e nello scoraggiamento. Credo che sarebbe bene gettare dom Hippolyte nella mischia. Lo accettereste a Lourdes? In tal caso non resterebbe che ordinarlo prete e metterlo al lavoro. Credete veramente che il demonio lo tenti perché vada dagli Assunzionisti? Con il pretesto 1. Di rifare il noviziato, 2. Di poter far di più, perché pensa, come molti, che gli Assunzionisti svolgano grande attività missionaria, opere sociali, ecc.ecc.; ma, eccezion fatta del giornale La Croix, e i pellegrinaggi in Terra Santa, hanno solo collegi e una missione in Bulgaria, per cui non sono più attivi di noi). Pregate per lui, essendo una brava persona questa prova potrebbe tornare a suo vantaggio, come anche nuocergli. Dom Modeste è molto legato alla nostra congregazione, si riscontra in lui un modo di procedere veramente valido, tanto che se disponessi di un priorato qui vicino a noi non esiterei ad inviarvelo. Per il resto tutto procede per il meglio. I novizi sono bravi, salvo uno che in questo momento suscita qualche perplessità, si tratta di fr. Pacifique, che a causa di una prolungata indisposizione è preso dalla nostalgia del suo paese. Châtel-Montagne, tra le case in Europa, è quella che maggiormente è per me motivo di gioia. Ha passato delle feste di Pasqua meravigliose e dispongono di quattro straordinari piccoli-fratelli. Dio sta preparando nella diocesi di Moulins, che è la diocesi del Sacro Cuore, un terreno favorevole per lo sviluppo della vita canonicale. Anche per il vostro influsso sul clero diocesano arriverà il momento opportuno. Sulle riviste ecclesiastiche si comincia a parlare dell’opportunità della vita comune, anche se per il momento non si arriva ad ammettere che a fondamento di tutto vi sia la vita monastica, cioè la vita liturgica e il refettorio (volutamente mi servo di questa parola) ed non la sala da pranzo. I nostri contemporanei si meravigliano quando gli facciamo presente che i vecchi parroci cantavano insieme l’ufficio del giorno e della notte, invece di recitare il breviario nella loro stanza o in giardino; prima dell’avvento della stampa non esistevano breviari e anche dopo erano molto rari, verità questa sicura e inconfutabile. Riportate in auge, cari figli che Dio mi ha donato, la preghiera liturgica e la penitenza ecclesiastica praticata dal clero, che in quaresima, nelle vigilie e nei momenti fissati per il digiuno veniva proposta anche ai fedeli, ecc…
I piccoli-fratelli che vivono qui con noi sono veramente entusiasti. Dio sia benedetto! Mi sono recato alla Chartreuse per consegnare una vostra lettera e perorare la causa importune, opportune dell’erezione di una Chartreuse da voi. Mi sembra che si stia manifestando un orientamento favorevole. Le obbiezioni sono deboli, anzi alcuni propendono per una diffusione dell’Ordine non solo in America, ma anche in Cina. Il padre generale non sembra aver fretta, almeno che i rivoluzionari non arrivino ad escogitare qualche nuovo loro tirannico progetto, cosa non del tutto impossibile. Mi stavo dimenticando di Dakota. Sono del parere che fareste bene a recarvi in questo luogo o almeno potreste fornirmi tutto il necessario per avere le idee chiare. Potremo trovare colà vescovi a noi favorevoli come nel Manitoba o ad Ottawa? Principale segno questo della volontà divina, in attesa che i vescovi, ritornando all’antica disciplina del loro Ordine sacro, accettino di essere loro stessi abati dei Canonici Regolari. Le grida di coloro che considerano questo impossibile e una utopia non mi scoraggiano; questo il segreto del futuro, questo pertanto il segreto di Dio (c’est le secré de l’avenir, et par conséquent le secret de Dieu). A noi non resta che operemur bonum e continuare ad andare avanti nella fiducia e nella serenità. Con voi avete in questo momento dom Germain (un autentico e santo religioso). Ritengo necessario un suo ritorno tra noi per una condivisione di quanto ha appreso da voi, con il proposito di restituirvelo al momento in cui l’attività di colonizzazione avrà raggiunto quell’adeguata e perfetta organizzazione che ne assicuri l’avvenire. I Francesi a migliaia sono andati a rovinarsi e perdersi nell’America del Sud. Il ministero degli Esteri è letteralmente inondato di domande di rimpatrio da parte di questi malcapitati, che avrebbero trovato fortuna in Canada. È ora il momento di spingere in questa direzione.
Addio, amatissimo figlio, non rispondo alle bellissime lettere dei vostri confratelli; sarete voi a metterli al corrente di quanto in questa lettera potrebbe loro interessare e farete loro anche presente non solo quanto apprezzo le loro lettere, ma anche quanto mi sono di sollievo. Su voi tutti, cari figli, la mia benedizione.

Vedo che avete ben organizzato la vostra settimana Santa. Riguardo al mandatum è bene che sia doppio, come avveniva nell’antichità: quello per la comunità in capitolo, quindi non pubblico e quello dei poveri (tredici ragazzi o anziani) in chiesa o ancor meglio nell’atrium. Si tratta di una cerimonia veramente suggestiva. Ma non è per il pubblico almeno che qualcuno non venga ammesso o invitato a vederla in capitolo.
Domenica ho avuto un lungo intrattenimento con dom Hippolyte e ne sono rimasto molto soddisfatto. Sono convinto che dopo questa prova saprà essere un religioso servizievole e valido, capace di alti servizi.

Saint Antoine 15/8/1892
Carissimo figlio,
vengo con la presente a completare le mie osservazioni in merito alla vostra del 29 luglio u.s. Per quanto concerne Saint Léon non ha nulla di nuovo da rilevare che già non sia presente nella mia del 13 maggio u.s. Per favore, moderatevi negli acquisti. Nulla osta che l’uno o l’altro di voi risieda stabilmente a Saint Léon. Si tratterebbe in fondo di venire incontro al legittimo desiderio espresso il giorno della loro festa. In questo modo si getterebbero le basi per un priorato. Nutro un grande desiderio di venire da voi, ma il futuro è nelle mani di Dio, e saranno le circostanze a farmi capire quale sarà la sua santa volontà. Non sono nelle condizioni di poter prendere decisioni a distanza di due anni, dovendo tener conto soprattutto del mio stato di salute. (Per quella data avrò raggiunto il mio 67° anno di età). Non credo che possiate contare su noi per disporre del personale di cui avete bisogno. D’ora in poi potrò inviarvi solo giovani che, una volta venuto meno il loro obbligo del servizio militare, dovranno rientrare in Francia. Quindi a voi non resta che procurarvi del personale canadese. I primi Canonici Regolarti inviati all’estero e destinati a rimanervi, diminuiranno sempre di più. A loro spetterà soltanto di avviare in una regione la vita canonicale, ma in seguito, il reclutamento non dovrà più avvenire in Francia. Spetta al Canada fornire chierici, diaconi e quindi preti, che costituiranno la vostra comunità. Andate a rileggervi quanto è accaduto a dom Marie Bernard in Cina. Aveva a disposizione solo due francesi, e oggi ha quaranta monaci cinesi. Per raggiungere questo obiettivo ci sono voluti otto anni. A voi resta ancora un anno e qualche mese di permanenza. Quindi pazienza e coraggio; fiducia nel futuro; pensare di disporre di un personale solamente francese, sarebbe un errore e dom Marie Bernard, qualora le trappe in Francia avessero continuato ad inviargli del personale, oggi non avrebbe un monastero cinese. Nel mio essere nell’impossibilità di inviarvi nuove persone, vi vedo un segno di Dio. Voi stesso costatate che dom Germain non soddisfa né la vostra e né la mia attesa.
Vi sarà dato venire ancora in Europa? Non so rispondere, ma in occasione del capitolo generale, che si tiene ogni sei anni, anche le provincie più lontane dovranno inviare loro rappresentanti. Inoltre potete essere così sicuro che o le necessità della vostra tanto importante fondazione o quelle della congregazione, non vi costringano a raggiungermi? So che dom Marie Bernard in forza dell’obbedienza è rientrato in Europa due volte. Questo è accaduto anche alla maggior parte dei Capi e dei Superiori maggiori delle missioni. Lasciamo che sia Dio a decidere, a voi non resta che rimanere pronto per ogni eventualità. In tempore suo ci farà conoscere quale sarà la sua volontà. Sono molto preoccupato per il bravo fr. Felix. Il signor Arcand (che è qui) mi ha detto che i medici inglesi trattano la carne umana a mo’ di sarti. Chissà se mi sarà possibile farvi avere in tempo l’efficace ricetta dell’abate Périot (cataplasmi ottenuti con la pianta chiamata grande scrofularia che si trova in abbondanza nei boschi).
Riguardo al vostro giovane oblato, nel caso che non l’abbiate già accettato, vi suggerisco di non prenderlo, altrimenti, se ha già fatto la vestizione, non rimane che aspettare pazientemente e seguirlo. Solo in seguito, una volta certi che non è adatto, cercherete un buon pretesto per congedarlo senza con ciò nuocere a nessuno.
Addio, amatissimo padre, fratello e figlio che ben conoscete quale grande affetto nutro per voi e per i miei figli che sono con voi: unum sint mente et corde. Prendetevi cura della salute di tutti! Su voi tutti la mia benedizione in Gesù e Maria, in questo giorno della sua glorificazione.


Saint Antoine 18/9/1892
Carissimo figlio,
ho ricevuto, letto e riletto con grande interesse ed edificazione la vostra lettera confidenziale del 21 agosto. Mi sento in piena sintonia con quanto ivi esponete: conservate le vostre homestaeds (fattorie), e ricorrete, qualora la vostra richiesta, che è ben fatta, non ottenesse il risultato sperato, all’espediente di cui mi parlate, cioè fare in modo che i nostri confratelli vi soggiornino per alcune notti. Concordo in linea di principio con i nostri antichi dottori, S. Basilio, S. Giovanni Crisostomo, S. Agostino nostro padre, ma preferisco che si viva con le sole offerte dei fedeli, senza la preoccupazione dell’amministrazione di beni temporali; anche se nella pratica si deve agire diversamente almeno quando ci si trova in campagna o si è agli inizi, lasciando a Dio di suscitare, se questa è la sua volontà, nuove situazioni. Si tenga conto che almeno agli albori del cristianesimo le proprietà terriere erano una risorsa per le chiese.
Carissimo, anche se non ho parlato delle pratiche, e ho richiamato la vostra attenzione solo su alcuni punti che riguardano la salute dei nostri confratelli, questo, (sia benedetto Iddio!) perché sono convinto e pienamente fiducioso che voi non verrete mai meno a questa necessaria e santa pratica per la salvaguardia delle nostre vocazioni. La parola salvaguardia non è del tutto adeguata, si tratta infatti della nostra missione. I nostri digiuni e le nostre astinenze vengono a costituire, come il nostro ufficio liturgico, un ministero pubblico. Noi preghiamo in nome della chiesa; noi digiuniamo in nome della chiesa; i nostri digiuni si rapportano alle mortificazioni private, come la preghiera liturgica si rapporta alla preghiera privata. Questo il motivo per cui, seguendo una formula tradizionale, digiuniamo durante l’estate il mercoledì e il venerdì, pratichiamo il digiuno del 14 settembre, che comprende la quaresima di S. Michele, di S. Martino e l’Avvento. Gli Orientali, riguardo a quanto sopra e alla quaresima, seguono una pratica un po’ diversa, ma sostanzialmente della stessa origine e natura apostolica.
Hélas! Oggi la vita cristiana, a causa delle decadenza dei costumi, si limita all’osservanza della legge naturale. Ne deriva un puro e semplice deismo pratico e per conseguenza, quando si va a guardare agli intenti dei nostri cristiani di oggi, non vi si riscontra che un deismo privo di ogni solida fede e senza riferimento al mistero della pratica religiosa. I popoli sono salvi solamente se volgono lo sguardo al serpente di rame, Gesù crocifisso, e per questo è necessario che siano i preti ad orientarli in questo senso. Parimenti se la penitenza è sparita dall’odierno modo di vivere, questo è dovuto al fatto che i preti secolari, i pastori secolari, non solo non ne parlano più, ma non sono in grado di parlarne, poiché anche loro, come i laici, si sono allontanati dalle sante pratiche di una volta. Infatti, con quale coraggio un parroco, con un appartamento ben ammobiliato e una tavola ben imbandita, può predicare la penitenza ai poveri?
Pertanto, dato che la fecondità spirituale è frutto della croce anche le popolazioni cristiane, che trovano il loro nutrimento nelle tradizioni degli antichi, vanno sempre più affievolendosi, perché va estinguendosi la loro viva fonte che è il ministero pastorale. La sola parrocchia di Arras, in cui era parroco un monaco, (un anacoreta, perché viveva solo) avviato alla vita penitente da un antico canonico regolare prima della rivoluzione, rimontò la china, e da pagana ridivenne cristiana.
Carissimo figlio, anche noi come siamo fedeli all’ufficio liturgico così lo dobbiamo essere anche per le nostre pratiche; l’uno e le altre vengono a costituire il nostro unico tesoro, di cui dobbiamo esserne i depositari, l’unica attività pubblica che compiamo in nome della chiesa.
Quando avrete con voi giovani professi, infondete in loro, pur tenendo conto della loro giovane età, questo spirito, e scoprirete in loro, come avviene con un bravo cavallo sollecitato alla corsa, che più lo si frena più lo si sprona, il desiderio di spingersi sempre più oltre. Non vedo l’ora di vedere presso di voi questo piccolo gruppo, che ogni anno aumenta; qualora non vi fosse stato l’incendio già l’avreste…
Vedete, tenendo conto delle mie ultime lettere, come provvedere al tutto, lasciandovi guidare dal vostro buon senso. Andate loro incontro. Andate a far visita a dom Léon che ne sarà ben contento. Uomo di grande virtù. Penso che dom Germain guardi ad altri obiettivi. Veda di recarsi da dom Léon per poi far ritorno da noi a primavera. Mi rimetto alle vostre decisioni.

Un saluto particolare a dom Félix, a cui chiedo di pregare per noi. M. Duchesne ha scritto sulla “Revue critiche” un articolo sulla storia di Saint Claude, di cui dobbiamo essergli grati. Don Paul Brune me lo ha segnalato e mi ha assicurato che me lo invierà. Vi terrò al corrente, in modo che lo possiate ringraziare.

Saint Antoine 21/9/1892
Amatissimo figlio,
torno a scrivervi in questo 36° anniversario della mia ordinazione sacerdotale per esprimere tutta la mia gratitudine verso di voi. Continuate ad essere il mio aiuto e la mia gioia in Dio, come lo siete stato e come continuate ad esserlo dal benedetto giorno in cui siete diventato mio figlio. È mio desiderio che le mie lettere non vi siano fonte di dispiacere, né di preoccupazione, né di imbarazzo alcuno. Per ciò che riguarda Saint Léon, i religiosi da inviarvi e i giovani religiosi da ricevere a Nominingue, ecc… comportatevi secondo quanto Dio vorrà ispirarvi; data la distanza lascio che i miei suggerimenti si adeguino a quanto Lui vi vorrà suggerire per mezzo delle attuali circostanze. Caro figlio, perché non mi aggiornate sul vostro stato di salute? Mi auguro che godiate ottima salute, ma dovete assolutamente provvedervi e lasciare che anche dom Agnèce e dom Marie, a cui ho dato incarico di interessarsene, se ne prendano cura. Comunicate loro questo mio volere, carissimo padre Paul; qui non mancano né tristezze né consolazioni, bravi anzi bravissimi studenti e novizi come anche preti religiosi pusillanimi che propendono verso il mondo (in confidenza: tra questi dom Aldegrin, dom Bernard, dom Camille). Anche dom Amédée Pilloud, prendendo come scusa il suo stato di salute, mi chiede di ritornare nel modo; ma sono invece il bere, i sigari svizzeri, e il fare troppo disinvolto del clero di Fribourg che gli interessa; questa sera verrà per iniziare i suoi esercizi spirituali; speriamo che Dio gli tocchi il cuore, altrimenti è meglio che se ne vada.
Addio, carissimo figlio, e i miei più sinceri saluti. È nel vostro cuore che riverso le mie preoccupazioni e le mie pene, anche se non mancano gioie. Tutti gli altri religiosi sono pieni di zelo e generosi; soprattutto Chatel-Montagne mi è di grande consolazione. Che ne è del vostro piccolo fr. Aloys? Tipi di questo genere non mi preoccupano; sono certo che, operando bene, arriverete a trarne profitto. Mi auguro che don Agnèce non si scoraggi! Vi benedico in Gesù e Maria.

Saint Antoine 14 marzo 1893
Amatissimo figlio,
un attacco di gotta alla mano destra mi costringe a scrivere male e poco alla volta. Pregate per me; questo attacco che mi ha preso anche ai piedi e alle gambe mi ha molto depresso. Sento di essere vecchio. Tuttavia mi auguro, con l’aiuto di Dio, di venire da voi entro l’anno prossimo. Mi sono spesso reso conto che il modo di operare di Dom Etienne non lo si può condividere, e per questo sono portato a credere che sia troppo sicuro del suo modo di vedere le cose; non è capace di tener conto del modo di fare delle anime di cui deve occuparsi; è troppo molesto, ferisce con il suo modo di fare e di parlare e nonostante ciò si lamenta se qualcuno è permaloso. Dom Claude invece è un religioso generoso e di buona volontà; per qual motivo spingerlo al pianto dicendogli che qui nessuno gli vuol bene e che la sua partenza è stata per tutti una liberazione? Da qui abbiamo cercato di incoraggiare il povero ragazzo. Gli esiliati, come voi li chiamate, hanno fatto qualcosa di fortemente contrario alla loro indole; per questo bisogna incoraggiarli, con l’essere loro grati, amarli, sostenerli con dolcezza e soavità.
Caro figlio, condivido a pieno le vostre riflessioni riguardo al fatto che siano religiosi molto seri a condurre i giovani in Canada; farò del mio meglio; quest’anno sarà dom Joseph; l’anno prossimo, a Dio piacendo, sarà il mio turno.  Non posso permettere a dom Joseph di rimanere in Canada troppo a lungo. Mi auguro che torni presto, in modo che in autunno possa mandarvi con dom Germain altri nuovi professi. Potete, caro figlio, rendervi ben conto di come mi sia difficile orientarmi. Dom Alexandre è completamente preso dalle sue pubblicazioni. Come professori non mi restano che dom Emmanuel (non molto idoneo), dom Modeste (Rimarrà? È un bene che rimanga?), dom Hippolyte, dom Jeacques, dom Joseph (dom Pierre insegna teologia, Dom Hippolyte filosofia). Non possiamo fare a meno di dom Joseph tanto che a causa della sua assenza ci sarà un periodo di tre mesi senza corsi. A Mannens sono in tre e prestano servizio in tre chiese. Questo non può durare a lungo senza che il normale andamento ne risenta. Con ciò, caro figlio, voglio dirti che non potrò continuare a mandare in Canada giovani professi troppo a lungo, salvo quelli che così facendo, potranno evitare di prestare il servizio militare. Il Canada dovrà provvedere a se stesso suscitando vocazioni indigene. Per questo ci vorranno una dozzina di anni. Datevi da fare, caro figlio. Non vi è stato possibile rifiutare Saint Léon, dato che è stato Dio a volerlo, e che grava ora su di voi. D’ora in poi non potrò mandarvi che giovani professi al di sotto di diciannove anni. Ora ve ne invierò tre veramente validi, e altri in seguito. Riguardo a quelli che già sono presso di voi, prego Dio che mi ispiri. In linea di massima (così si comportano i Gesuiti e altri religiosi) non posso e non voglio, senza le dovute licenze, obbligare ad un esilio perpetuo (fino a cinquant’anni) giovani non ammessi (e che forse dovremo in seguito dispensare dai loro voti; dobbiamo se non altro pensare anche ad una tale eventualità) senza un loro formale, chiaro oltre che spontaneo consenso. Come fare? Dom Joseph potrebbe far tornare fr. Antoine. Lasciate da parte ogni pregiudizio e pregate Iddio che mi ispiri. In definitiva per questi giovani, ammesso che non si possa far loro evitare il servizio militare (date le circostanze sarebbe poi cosa saggia?) riceveranno quelle grazie che a suo tempo ricevette fr. Adrien il quale, per un dono speciale di Dio, ne è uscito rafforzato. Dobbiamo ponderare bene ogni eventualità. Mi propongo di consultare dom Desurmont. Qui nasce la difficoltà: non essendo ammessi, in linea di principio, possiamo provvedere ad un loro rinvio. Questo invece non ci sarebbe possibile nel caso che per causa nostra e non per loro spontanea scelta, e con i rischi connessi all’allontanamento in tali circostanze, fossero obbligati a rimanere all’estero fino a cinquant’anni, in forza di un’obbedienza che verrebbe a costituire un reciproco vincolo. Come poterli rinviare dato che avrebbero il diritto di risponderci: restituitemi ciò di cui l’obbedienza mi ha privato, ciò di cui voi mi avete privato in forza dell’obbedienza, cioè il diritto di rientrare in Francia? Per coloro che sono in possesso dell’attestato e che sono emigrati in Canada prima di compiere diciannove anni, l’essere dimessi dall’ordine non li priva di nulla; qualora vogliano ritornare in Francia, rifiutando la possibilità di rimanere all’estero, non incorrono sanzione alcuna, ma devono de plano sottomettersi agli obblighi militari.
Caro figlio, son molto rammaricato: abbandono da parte di dom Aldegrin, dei due Moussand, di dom Bernard, di dom Amédée. Riguardo a questi soggetti è bene che mi riservi di ricorrere a quanto previsto per i rinvii e di emanare norme generali. Abbiate pietà di queste mie angosce, sincero figlio, pietà di questo povero vecchio cuore che in Gesù vi ama e vi benedice.

Saint Antoine 24 maggio 1893
Amatissimo figlio,
Dio vi ricompensi al centuplo per il grande conforto che le vostre lettere suscitano in me! Non è vero, come affermate, che le trovo troppo lunghe e con troppi particolari. Quanto mi piacerebbe essere con voi per poter sempre più profondamente condividere la vostra vita. Il fatto di essere lontano corro, con le mie lettere, il rischio di non poter comunicare con voi nel migliore dei modi. Dio non farà mancare i suoi lumi e me li concederà secondo la nostra umiltà e il nostro amore. Come sono felice pensando che i nostri giovani religiosi sono con voi! Fr. Martin! Una luce che rischiava di spegnersi e che invece sembra riprendersi; cercherò di scrivergli; non c’è bisogno che ve lo raccomandiate; è un ammalato, un ferito: David strappava dalla bocca del leone o dell’orso le parti dilaniate delle sue pecore.
(confidenziale) sto soffrendo per inquietudini che solo a voi mi è lecito confidare. Da Fribourg mi sono pervenute due lettere una di dom Vincent e l’altra di dom Ferréol con le quali domandano la secolarizzazione; non ne ho parlato con nessuno; il loro priore, dom Claude, meraviglioso, era completamente all’oscuro di questa loro iniziativa. Presto mi recherò da loro. Spero in un ripensamento da parte di dom Vincent, indole incostante, il quale deve restare a Saint Antoine. La lettera di dom Ferréol invece è così dura, che non so cosa pensare; non una parola (cosa del tutto normale) per manifestarmi la sua riconoscenza per i favori ricevuti e una parola di scusa per il dolore arrecato; queste le sole sue parole: lascio con rammarico la comunità verso i cui superiori non ho nulla da recriminare e dove ho goduto di ottimi rapporti con i miei confratelli. Tutto qui quello che un ragazzo, il quale ha condiviso il nostro pane e goduto del nostro affetto, ha saputo esprimere nei confronti dei suoi benefattori e dei suoi confratelli! Riguardo alla giustizia, continua, tutto è a posto in quanto quello che ho fatto come professore ripaga il dovuto. Una simile inaspettata lettera, non solo ha ferito me, ma anche il Cuore di Gesù per la sua raccapricciante infedeltà! Adduce quale pretesto la salute! Ho messo al corrente dom Claude del caso di dom Vincent (il quale in un suo esposto, presentato a nostra insaputa a Roma, accusa la comunità di non aver futuro); non sa nulla invece di dom Ferréol. Aveva solo costatato che i suoi religiosi erano taciturni. Come mettere tutti al corrente di queste defezioni! Dio me ne darà la forza. Pregate per me, caro figlio, e abbiate di me compassione.
Non pensate, caro figlio, che ci siamo dimenticati delle vostre necessità materiali. È vero il contrario. Dom Louis non è cambiato, pensa continuamente a voi! Siamo senza un franco; abbiamo circa sessantamila franchi di debito, più interessi, tra qui, Fribourg e Mannens, oltre alle spese correnti che superano le entrate e intaccano il capitale. Siamo nelle mani della Provvidenza!
Un affettuoso addio in Gesù, caro figlio, che abbraccio e benedico

Ho ricevuto delle bellissime lettere da parte di bravi padri e confratelli. Domani risponderò loro, in particolare a fr. Laurent, dom Marie Antoine, ecc….
(confidenziale) avete avuto modo di leggere la mia lettera a dom Agnèce? Mi auguro che gli faccia una buona impressione, temo per l’eccssivs fiducia in se stesso; si tratta di un germe veramente dannoso nei religiosi, soprattutto se uno ha delle responsabilità.
Il reverendo Fuant è deceduto il lunedì di Pentecoste a Nizza. Fatene memoria nelle vostre preghiere.

Saint Antoine 13 giugno 1893
Carissimo figlio,
sono tornato ieri da Fribourg; nulla da fare con dom Vincent che dal mese di dicembre è tutto e solamente peso dal suo problema e persiste nel suo intento nonostante l’intervento, a suo tempo, da parte del bravo vicario generale. Il povero ragazzo rischia di finire in una casa di cura; sembra che gli sia stato offerto di andare nella diocesi di Troyes. Non può predicare, né confessare e meno ancora celebrare la messa quando c’è troppa gente; si sente dire che gli verrà dato l’incarico di insegnare (ben che vada gli allievi si prenderanno gioco di lui, lo faranno disperare e gli faranno perdere la testa). Ho rimproverato in tutti i modi dom Ferréol, ma senza ottenerne nulla. Anche lui continua ad intestardirsi. Sono rimasti con il loro segreto per quattro o cinque mesi, consultando pericolosi consiglieri tra il clero e i religiosi di Fribourg. Mi ha anche detto che non si dimenticherà dell’affabilità dimostratagli e che sempre si sforzerà di parlare bene della comunità. Nella sua lettera (con la collaborazione dei suoi consiglieri) nessun sentimento di riconoscenza. Vuole incardinarsi nella diocesi di Autun dove risiede la sua famiglia paterna. Data la situazione sono del parere di chiudere la casa di Fribourg (e forse in seguito anche quella di Mannens). Il vicario generale è dello stesso parere; il vescovo, anche se sulle prime è rimasto perplesso poi ha finito di condividere quanto segue: 1. Un ambiente fortemente ostile da parte del clero, 2. Influsso infausto da parte dei preti e dei religiosi che mettevano in ridicolo la loro vocazione, 3. questi potevano facilmente ricevere consigli da loro e far loro presenti le personali rimostranze, con l’aggiunta che si impediva loro ogni possibilità di uscita; 4. E poiché la casa non ha né un cortile, né un giardino, né sale comuni si era costretti ad uscire in strada per prendere una boccata d’aria, 5. casa triste, buia, melanconica, del tutto inadeguata, 6. il fatto che Saint Antoine è isolato fa sì che il male si sviluppi senza che nulla se ne sappia all’esterno, 7. Inimicizie nel collegio e impossibilità di reclutare allievi, ecc.. ecc… 8. Impossibilità da parte nostra di inviarvi per il momento nuovo personale. Immaginatevi quale sia il mio dolore. A questo dovete aggiungere le denuncie anonime fuoriuscite dalla casa, di cui sospetto dom Vincent, che pur negandone una, ne ha ammessa un’altra che inviata ai vescovi e ai regolari è arrivata anche al vescovo; dove si denuncia: 1. Che io pratico l’ipnotismo (!!!), 2. La pessima collocazione della cappella interna, il cui altare si trova a ridosso di una parete al di là della quale ci sono i bagni, 3. L’aver lasciato il Santissimo nel tabernacolo durante il venerdì santo dell’anno scorso. Queste ultime accuse non possono pervenire da un estraneo. Caro figlio, queste sono le mie noie. Il vescovo dopo aver riferito a Roma senza troppo calcare la mano, ha suggerito di rivolgersi all’episcopio di Grenoble e pur rifiutando la prima ed assurda rimostranza, tuttavia ha messo in risalto (cosa inutile e anche nociva) che, un po’ tutti considerano la nostra regola troppo severa. Stiamo lontani da certi luoghi, caro figlio. In questi i nostri religiosi vanno alla rovina. Dom Claude è un bravo religioso che soffre e non vedo l’ora di convocarlo; dom Vincent e dom Ferréol sono spariti; dom Camille è un carattere molto debole. Lascerò che l’anno scolastico finisca per poi chiudere tutto. Penso che, con ogni probabilità, ci si dovrà ritirare anche da Mannens. I tre religiosi incaricati delle tre chiese (dove reperirne un quarto?) vanno qua e là in continuazione; così facendo pochi sono i proventi e ancor meno gli scolari a causa dei pregiudizi da parte del clero di Fribourg tutto concentrato sul proprio collegio. I nostri padri molto responsabili, nonostante l’ingratitudine di questo popolo, vogliono impegnarsi in una missione; cosa encomiabile prima della loro partenza. Aggiorno il problema a quel momento.
Carissimo figlio, pregate per me e per tutti. Qui si respira un’aria veramente buona, Dio ne sia ringraziato! Così anche a Châtel! Dom Germain pensa molto a noi e ci comunica buone notizie sul Canada.
Ho ricevuto un bellissima lettera dal signor Chalumeau, che da vero cristiano accetta di essere lontano da Saint Antoine. Vedete di rassicurare questo bravo ragazzo, al quale risponderò con la prima posta che vi spedirò.
Un affettuoso addio; e su tutti la mia cordiale benedizione in Gesù (che vi ha preservati dall’incendio).

Saint Antoine 17 settembre 1893
Carissimo figlio,
mi auguro che abbiate ricevuto tutte le mie lettere; nella mia ultima, se non vado errato, o in una delle ultime, vi mettevo al corrente, avendo recepito le vostre osservazioni, del desiderio di rinviare  alla prossima primavera la chiusura di Saint Lèon. Questo per concedervi un lasso di tempo per meglio ponderare se l’eventualità del soggiorno di alcuni novizi presso di voi e sotto la vostra direzione non sia troppo gravoso. Negli anni a venire, dopo che alcuni di loro saranno stati chiamati agli ordini sacri, il permanere a Saint Léon non sarà più così difficile; sarà conveniente aspettare fino ad allora? Abbiamo davanti a noi tutto l’inverno per ritornare sulla questione.
Carissimo figli, prego per voi tutti; per la nobile opera che portate avanti oltre l’oceano; il diavolo deve esserne terribilmente adirato, farà ogni sforzo per mettere il bastone tra le ruote dei miei giovani figli che lavorano per introdurre la vita canonicale nel Nuovo Mondo; cercherà di spaventarli, di lasciarli prendere dalla tristezza, del dubbio sul loro futuro, di far sorger in loro paure riguardo alla salute e altre cose concernenti le loro persone; di renderli pusillanimi, di suscitare in loro diffidenza e malcontento nei confronti dei superiori; metterà loro di fronte a tutto questo se gli permetteranno di far loro indossare a volte lenti di ingrandimento che faranno loro apparire le pulci come mostri e le piccole debolezze e bagatelle della natura umana come montagne dal peso insopportabile, oppure altre volte lenti colorate o deformanti che fanno apparire gli oggetti di colore e forma fantasiosa.
Cari figli, contro tutte questi strattagemmi, ricorrete alla preghiera, all’unione con Maria, nostra Madre, all’umiltà, alla pronta apertura e sincera ubbidienza interiore verso il vostro superiore.
Su voi tutti la mia cordiale benedizione nell’attesa che Dio mi dia la gioia di vedervi e di abbracciarvi, di vedervi versando dolci lacrime per avervi trovati di nuovo sempre più generosi verso Gesù nostra vita. (letteralmente: che Dio mi dia la gioia degli occhi e del cuore, la gioia dei miei vecchi occhi che verseranno lacrime veramente dolci avendovi ritrovati tutti sempre più generosi per Gesù nostra vita).

Saint Antoine 22 settembre 1893
Carissimo figlio,
permettetemi di richiamare la vostra attenzione su un punto che mi preoccupa. Leggo in una lettera di fr. Claude che dal 14 settembre inizierà ad applicare il digiuno previsto nella regola. Mi auguro che il bravo fratello non intenda con questo seguire un digiuno totale. Qualora le cose fossero diverse, vi supplico, ridimensionate la cosa. Il digiuno totale riguarda gli uomini che hanno vigesimum quintum annum vel circa.
Prima di quest’età 1. Dal punto di vista fisico, i giovani possono applicarlo, ma così facendo si precludono la possibilità di raggiungere quella robustezza propria dell’età matura. 2. Dal punto di vista spirituale, si stancano e perdono quell’attrattiva per la penitenza, cosa più importante che non la penitenza stessa: amare jejunium; a volte sono portati a considerarla come un obbligo, che può suscitare disgusto e apatia spirituale, cosa molto pericolosa. La si deve far desiderare, quasi fosse una santa ambizione, e per questo non è bene accordare tutto quello che l’ardore giovanile li spinge a provare. Qui, quando uno mi chiede tre digiuni alla settimana, ne concedo, dopo lunga insistenza, due. Caro figlio, applicate questo stesso metodo; in generale ai vostri giovani non concedete più di due o tre digiuni. In particolare vi raccomando fr. Laurent che non è robusto e meno ancora sviluppato e fr. Claude che soffre di una malattia cronica allo stomaco. Per questi due al massimo due o tre digiuni durante l’avvento e poi consistenti spuntini durante i digiuni ecclesiastici e raramente il misto, ma solo come una concessione alle loro insistenti richieste. Come norma generale state sempre al di sotto delle loro richieste.
Forse, caro figlio, quanto esposto fin qui, frutto di matura riflessione, va contro parametri già stabiliti. Con forza ma anche con dolcezza fate loro capire che non li ritenete ancora così maturi interiormente da continuare a concedere loro così tanto.
Per far sì che in loro si accenda il desiderio e la stima per la penitenza è assolutamente necessario opporsi a loro con benevoli e affettuose resistenze, in seguito allora digiuneranno dai 25 o 26 anni fino ai 60 e oltre. Sarà questo cosa buona e una garanzia per il futuro.
(molto confidenziale) carissimo figlio, sono molto triste a causa di questi infedeli: tremo pensando a dom Camille e nutro seri timori per dom Charles Bertin. In fin dei conti avremo però una migliore generazione: haec est generatio quaerentium Dominum. Pregate perché il male cessi. Umanamente parlando sono persone ingrate e senza dignità; e veramente spaventoso quanto ai loro obblighi verso Dio.
Un affettuoso addio, amatissimo figlio. La mi benedizione sul vostro immenso lavoro.

È venuto a farci visita mons. Pascal, vicario apostolico di Saskatchewan. Ha conferito il lettorato ai nostri due cari canadesi e l’accolitato ai giovani professi; ha voluto anche rassicurare il vostro giovane nipote, persona d’altronde ottima sotto tutti i punti di vista.
Carissimo figlio, non date eccesivo peso al mio insistere sulla penitenza dei giovani. Per esperienza la considero cosa estremamente importante; i nostri confratelli svizzeri, poco inclini alla penitenza, sono arrivati ad apprezzarla solo dopo la mia resistenza alle loro richieste ed ora sono di esempio ai più ferventi. In particolare a vostro riguardo: dato che i lavori con i confratelli durante l’estate richiederanno poi interventi anche durante l’inverno con un clima rigido, qualche volta, concedete loro di magiare grasso. Preveniteli nelle loro necessità, offrendo loro più di quanto possano desiderare.

Saint Antoine 3 ottobre 1893
Carissimo figlio,
nella vostra lettera a P. Louis leggo un’espressione che mi rende triste. Infatti scrivete: “la Francia ci abbandona”. No, no carissimo e unico figlio; non ci allontaniamo da voi; sempre più ci sentiamo strettamente uniti ai vostri giovani, al vostro lavoro, alle vostre eroiche attività, al vostro cuore di vero confratello. A P. Louis non gli è mai passato per la mente di inviarvi una richiesta di rimborso dal Canada per Saint Antoine, ma una semplice lista di tutto il denaro, versato dall’Europa, che le opere da voi intraprese hanno richiesto. Da questo risulta che la nostra casa ha contribuito per tre o quattro mila franchi veramente poco a confronto dei grandi risultati ottenuti e degli alti servizi che la fondazione rende alla nostra casa di Saint Antoine. Si potrebbe facilmente affermare che le case in Svizzera, senza metter in conto le lacrime versate, hanno richiesto un altrettanto alto contributo di spesa. Ora a far sì che meno si sentisse il peso dei sacrifici fatti a Saint Antoine ha contribuito la vostra eroica pratica di povertà, le vostre privazioni, il vostro eccessivo lavoro, che voi e i vostri confratelli vi siete accollato non limitandovi alla sola direzione, ma anche provvedendo all’esecuzione e alla mano d’opera, abbattendo alberi, costruendo, facendo lavori umilissimi in cucina, in lavanderia e in scuderia. Tutto questo è cosa nobile davanti a Dio, ma davanti gli uomini, davanti alla nostra comunità, dove anche voi, come coloro che sono rimasti in Francia, avete il diritto di rimanere sereno e di godere del contributo per le vostre necessità domestiche, è più che sufficiente per intenerirci e ricolmarci di affettuosa ammirazione. Io vi porto come modello per i miei; e cerco di suscitare in loro il desiderio di andare a condividere il lavoro con coloro che li hanno preceduti. Io stesso chiedo a Dio che a primavera mi dia la forza e la grazia di essere felice testimone di quanto fate e di rinfrancare il mio cuore stando vicino a voi che mi siete di grande aiuto. La Santa Vergine, caro figlio, benedica voi e i miei figli presso di voi. E presenti a suo Figlio Gesù il vostro lavoro, i vostri sacrifici per la gloria e la rinascita nelle persone dei suoi preti dello spirito apostolico.

Probabilmente marzo 1894
Carissimo figlio,
conosco questa partecipazione alle sofferenze di Nostro Signore che lo scandalo dei piccoli procura al pastore del gregge. Unico rimedio il suo Cuore che salva e fa dimenticare. Noi contribuiamo a questo salutare oblio agendo con delicatezza sulla loro ferita per non correre il rischio di aprila di nuovo, e facendo in modo che la cicatrice dell’obblio prenda forma e consistenza. Noi andremo orgogliosi delle nostre attività, qualora Dio nella sua misericordia non suscitasse certe situazioni, che ci sconcertano e ci umiliano; è Lui stesso a porvi rimedio, evitando che non portino alla rovina, ma ut glorificetur Deus.
Quanto mi riferite del bravo p. Joseph non mi stupisce. Questo caro confratello è troppo precipitoso nello schierarsi e prendere decisioni senza concedersi il tempo di riflettere e ricorrere all’aiuto della forza dell’obbedienza e questo non per spirito d’indipendenza, ma perché troppo precipitoso nel giudizio. Questo vale anche per la sua chimica che con decisione gli proibirò senza tuttavia ferire i suoi sentimenti, non appena mi sarà dato incontrarlo. Con i suoi esperimenti non ha mai ottenuto alcunché di buono. Non vedo l’ora di vedervi e di far riposare il mio cuore nel vostro nido povero, ma pieno di amore per Dio.
Addio, su voi tutti la mia benedizione in Gesù.

Saint Antoine 24 aprile 1894
Carissimo figlio,
mi vedo costretto a modificare quanto in precedenza stabilito riguardo al mio soggiorno presso di voi. Questo il mio nuovo programma di viaggio. Mi recherò subito a Nominingue e vi resterò per otto giorni (per passare in rassegna luoghi e persone). Ci andrò con dom André Moutet che potrà essere di aiuto a dom Léon. Questi non si lamenta mai, ma credo che i suoi due confratelli non gli siano di alcun sollievo: dom L. Marie (spirito di contradizione) e dom Etienne (debole di carattere e di salute precaria). Sarò forse obbligato a far ritornare in Francia uno dei due. Quindi verrò da voi, passando per NN.SS. d’Ottawa e per 3 Rivières e il collegio di S. Hyacinthe. Dopo una visita a Saint Boniface verrò a N.D. de Lourdes dove desidero rimanere tre settimane. Ritornerò poi di nuovo da dom Lèon per quindici giorni; solo allora potrò decidere sul da farsi e valutare se dom André (che verrà ordinato a dicembre) potrà essere utile in questo luogo. La casa di Nominingue, casa che Dio mi aiuterà a conservare perché da Lui voluta, mi preoccupa non poco. In seguito, dopo una prima visita, vi comunicherò le mie varie considerazioni. Mi aspettano con grande interesse. Subito dopo ripartirò per la Francia, dove penso di essere per l’8 settembre; mi sarà possibile? Diversi novizi mi attendono per quella data per fare la loro professione. In ottobre dovrò poi recarmi a Parigi a predicare gli esercizi presso il seminario dell’Institut Catholique, ministero questo di particolare importanza. La zia di dom Bégnet mi ha scritto una lettera in cui mi dice che mons. Taché ha interesse a trattenerlo forse per nominarlo parroco. Avremmo grossi vantaggi qualora ci fosse possibile averlo come parroco a Saint Léon.
Addio, mio diletto, pregate Dio per me. Desidero fare sempre fare la sua santa volontà.
Non ho ancora deciso se partire per Toronto il 25 maggio da Liverpool su di una piccola nave o da Vancouver su di una grande nave sei giorni dopo. Questa sera dom M. Augustin rientrerà da Lyon e potrò farmi consigliare da lui prima di prendere una decisione; altri sei giorni verrebbero utili per completare quei preparativi che sempre vengono rinviati all’ultimo momento.
Caro figlio, che con affetto benedico, pregate per me.

S. Antoine 23 dicembre 1894
Carissimo figlio,
Per il momento solo una breve e rapida considerazione. Ho ricevuto la vostra lettera del 7 dicembre…ci tengo in questo momento a porgere a tutti voi i miei auguri di buon Natale e anno nuovo. Porgeteli anche agli altri: mi scuso di non poter, a causa dei miei impegni, scrivere a ciascuno personalmente; dite loro che il mio cuore è aperto per loro e che vi possono leggere quanto desideri la loro santificazione cioè la loro crescita spirituale in Gesù nostro amore.
(confidenziale): fate della presente una copia e conservatela perché serva di reciproca edificazione. Non aspettate il mese di giugno per l’ordinazione dei vostri suddiaconi. Fateli ordinare non appena si trovi un arcivescovo disponibile.
Conformemente allo spirito della chiesa, nel limite del possibile, i chierici vengano ordinati nella chiesa episcopale, madre delle altre. Con questo spirito e secondo questa tradizione sono i vescovi che vanno ad impartire la confermazione ai popoli, ma spetta invece ai chierici recarsi alla chiesa episcopale per l’ordinazione.

Per questo motivo a Roma è di primaria importanza che le ordinazioni in modo solenne ed esclusivo vengano fatte nella basilica del Laterano. Quando ci si conforma a questa prassi, come ad ogni altra tradizione della santa chiesa, si ottengono grazie particolari; in questo modo l’ordinazione dei chierici fa risaltare l’unità delle chiese con la chiesa madre. Che i fedeli prendano parte all’ordinazione con gioia è cosa secondaria, importante è invece che prendano coscienza che anche per loro la chiesa episcopale è loro madre spirituale ed è opportuno che alcune celebrazioni ordinariamente e, in forza di tradizioni consolidate, abbiano luogo in queste. Per lo stesso motivo preferisco i tempi ordinari agli extra tempora, e riguardo ai poteri del vostro arcivescovo non nutro dubbio alcuno; la lettera del rev. P. Allard mi convince e deve convincerci; spetta all’arcivescovo decidere sul da farsi. Fate un uso appropriato degli extra tempora, tuttavia, secondo la tradizione della chiesa, si dia la precedenza ai tempi ordinari, santificati con i digiuni e le osservanze proprie del popolo cristiano.
Quanto alle spese, caro figlio, penso di accontentarvi, inviandovi presto un aiuto di 2000 fr. Vi comunicherò anche chi dovrete ringraziare. Sono certo che questa donazione verrà effettuata (dom de Félicien Boissard, un’offerta generosa ispirata da Dio). Del resto è nostro compito venirvi incontro in tutto quello che concerne i nostri giovini professi. Quanto prima si procede all’ordinazione suddiaconale, tanto prima e per più lungo tempo si potranno avere a disposizione diaconi; è mio grande desiderio che i nostri chierici permangano in questo ordine del diaconato quanto più possibile, santificati dalle grazie che da questo ordine divino scaturiscono.


Saint Antoine 9 gennaio 1895
Carissimo figlio,
lascio da parte per un istante le intemperie di questa stagione per intrattenermi con voi. Desidererei riversare tutto quello che provo nel mio cuore nel vostro e dirvi che il mio soggiorno in Canada, che ancora rivivo come in un sogno, mi rende felice e continuamente mi incoraggia. Quanto desidererei, a Dio piacendo, terminare la mia vita insieme ai miei figli e condividerne la nobile missione. Poiché il tempo stringe vi comunico a ruota libera quello che ritengo maggiormente significativo. 1. Caro figlio, riguardate e provvedete alla vostra salute. È bene che dom M. Antoine continui, in forza della facoltà che gli ho concesso in passato, a vegliare su di voi; caro figlio, così facendo mi liberereste da una della più grandi preoccupazioni. 2. Sono entusiasta per il fatto che i nostri giovani religiosi non debbano più prendersi cura degli animali. Volente o nolente, questo era nocivo al loro stato, a quel modo di essere dignitoso, raccolto, modesto che devono conservare con il raccoglimento interiore. Troppo le loro ricreazioni e conversazioni risentivano di questo lavoro. Si tratta di giovani, che non hanno la maturità di maturi trappisti trappisti. 3. Grande la mia gioia nell’apprendere che mons. Langevin è stato nominato vescovo di Saint Boniface. Vera grazia di Dio, per intercessione del santo ed eroico mons. Taché! 4. Se avrete la possibilità di recarvi a Saint Boniface, fate in modo di incontrare l’economo dei piccoli selvaggi (detto tra noi: mi ha manifestato l’intenzione di entrare da noi); convincetelo perché venga in Europa, portando con sé anche il giovane selvaggio che a suo tempo mi aveva fatto conoscere. Vorrei provare ad avviare questo giovane alla vita monastica; ma affinché questo primo tentativo sortisca esito positivo è necessario tenerlo lontano da ogni inconscio influsso dell’ambiente. 5. La raccolta di Nominingue è andata al di là di ogni previsione; mi auguro di venire in vostro aiuto certo della magnanimità di mia cugina Félicie Boissard. 6. Il nostro caro piccolo Paul, vostro nipote, migliora sempre più; dom Arsène ha ottenuto la sua fiducia e il suo affetto ed è molto importante che per ancora lungo tempo sia lui ad occuparsene. Il vostro bravo fratello vorrebbe che già con la prossima primavera vi raggiungesse, ma, secondo me e secondo anche coloro che lo seguono, sarebbe non solo correre un grosso rischio, ma creare a voi seri problemi e fare a lui un grosso torto. Il ragazzo è molto intelligente, ma di carattere non facile. Per operare efficacemente e ottenere risultati c’è voluta tutta la buona volontà da parte di un gruppo di dodici ragazzi perfettamente integrati e formati. Prima di mandarvelo aspettiamo che divenga maturo cioè quando, pur con le stesse difficoltà e gli stessi talenti, saremmo nella condizione di inviarvi uno studente (scholastique), un’anima decisa e una vocazione convinta, e non un ragazzo da mettere accanto al vostro piccolo Aloys. Potrà allora esservi di grande aiuto. Solo dopo averlo conosciuto sono pervenuto a certe conclusioni. 7. Sono deciso, caro figlio, di lasciarvi fino a primavera dom André. Il momento per questi grandi cambiamenti è propizio; ma dato che siete impegnato per migliorare l’organizzazione dei vostri oblati, mentre cambiare Padre Maestro sarebbe negativo, sarebbe invece un’opportunità per dom André che potrebbe così terminare la sua teologia presso di voi.  Vedrò di scrivergli al più presto. Come anche ho fatto presente a dom Léon dicendogli che dom Joseph passerà l’inverno con lui; sarà per lui una sorpresa, ma tanto vale. La conta non è ancora terminata. Dom Lèon stima dom Joseph, e sarà felice per questa presenza.
Provvedo giorno dopo giorno, anche se forse non è questo il modo in cui procedere quando è Dio a condurre, come avveniva per gli Israeliti con la nube luminosa che ora dava il segnale di fermarsi ed ora di riprendere la marcia.
Non mi resta, amato figlio, che abbracciarvi in Gesù e benedirvi, e porgere i miei saluti anche ai vostri cari confratelli, ai quali mi prometto di scrivere quanto prima. Per oggi mi limiterò a scrivere a qualcuno non avendo il tempo di farlo per gli altri.

Un saluto al mio caro confratello Félix; caro ragazzo, recatevi presso il presepio di Gesù. In ogni particolare vedetevi il ritratto della vostra bella vocazione. Siate fedele, cioè umile, povero, e con spirito di obbedienza. A voi i miei più sinceri e paterni saluti.
      
20 gennaio 1895
Carissimo figlio,
poche parole per esprimervi tutto il mio affetto; sia benedetto Dio per aver finalmente soddisfatto le vostre richieste economiche! Sarà nostro pensiero procurarvi degli ornamenti per S. Claude. Il nostro buon padre Léon fa veramente pena con il suo continuo lamentarsi dovuto al suo negativo modo di vedere le cose e all’isolamento dai suoi confratelli. Non mi sono mai permesso di incaricare il signor Baltazard a farsi portavoce dei miei rimproveri. Questo eccellente amico che nutriva verso di lui una venerazione e un affetto particolare, era preoccupato, come lo ero io, del superlavoro di cui si caricava e anche per la negligenza riguardo alla questione finanziaria (è una situazione deplorevole; non ha contabilità alcuna e le sue spese riportate su fogli in modo disordinato non vengono regolarmente trascritte e ordinate. Il poveretto è troppo succube dei suoi assilli). Senza dubbio gliene avrà parlato semplicemente per amicizia e il nostro buon padre, cosa riprovevole, se la sarà presa. Ma non manca anche di eccellenti qualità; è un bravo religioso; fa molto del bene a Nominingue; il suo stato di salute tuttavia mi preoccupa e temo che non potrà continuare così per molto tempo. In ogni caso sarà bene che continui ad esercitare il suo superiorato fin tanto che è possibile. Ho paura che il suo temperamento incida sulle relazioni esterne. Infatti mi riferite che non vuol più aver a che fare con l’eccellente Baltazard, tutto dedito alla nostra causa e che in questo momento non solo cerca di distribuire i vostri libri e il mio, ma vuole poterli collocare nel nostro collegio di S. Hyacinthe! È prevenuto anche nei confronti del più degno tra i coloni, il signor d’Hallewyn, giovane gentiluomo, che si comunica ogni otto giorni, che fa apostolato tra i giovani, e che ha bisogno di essere incoraggiato e sostenuto. L’ho visto anche prendere posizione nei confronti di M. Lalande, padre del giovane e molto bravo studente appena arrivato, tanto che è giunto a dichiarare che in coscienza non potrà restituirgli quel maledetto burrificio, qualora il colono volesse riprenderselo, perché è mal visto dalla popolazione! Questo bravo M. Lalande viene a comunicarsi con la sua numerosa famiglia ogni otto giorni. Mi auguro che quanto prima il buon Léon possa trovare qualcuno a cui aprire il proprio cuore ed essere così, con affabilitò, tranquillizzato. Penso che se ne potrebbe occupare dom Joseph, suo vecchio confratello ed è questo uno dei motivi per cui sono contento che rimanga ancora per qualche mese.
Avete fatto molto bene a celebrare il magnifico ufficio di Natale senza interruzioni. Riguardo a ciò mi riprometto di scrivervi alcune considerazioni; è bene educare i fedeli a subordinare l’adempimento delle pratiche private al servizio di Dio. In questo modo si susciterà in loro un senso di grande rispetto e di autentica formazione religiosa. Così facendo la frequenza ai sacramenti non diminuirà. A Châtel Montagne l’ufficio di Natale non veniva celebrato e si confessava fino all’inizio della messa. I nostri padri hanno introdotto di nuovo il mattutino e dalle ore dieci non si ascoltavano più le confessioni. Risultato! Anno dopo anno le comunioni sono aumentate; quest’anno hanno distribuito 600 comunioni su una popolazione di 1700 abitanti. È bello costatare che da una frazione, a 10 Km di distanza, tutti gli abitanti sono venuti ad assistere al mattutino, percorrendo così, tra l’andata e il ritorno, 20 Km a piedi; tanto che il sacrestano, per la grande quantità delle persone presenti in chiesa, aveva creduto opportuno non suonare le campane per la mesa di mezzanotte. I fedeli sono positivamente impressionati dallo zelo con cui noi celebriamo l’ufficio e, non solo si rendono conto che anche loro devono subordinare all’ufficio divino ogni opportunità e attività personale, ma ne comprendono l’importanza. In caso contrario verrà il momento in cui si abbandonerà l’ufficio per il confessionale e che i fedeli lasceranno l’ufficio per le confessioni; anche durante i primi vespri delle feste solenni, ecc. e il senso religioso si affievolirà. È bene favorire modi di comportarsi secondo lo spirito della chiesa. In passato, là dove i parroci erano stimati, venivano dispensati dall’ufficio solo per recarsi in visita agli ammalati. Vi assicuro che a Condat, quei bravi abitanti della montagna che venivano da Moussières per assistere al mattutino di Natale, si sarebbero meravigliati se qualcuno se ne fosse allontanato per andare a confessare dei semplici borghesi. Le confessioni, per potersi poi accostare alla comunione al mattino, venivano spostate a prima o a dopo l’ufficio. I nostri sacerdoti corrono anche il pericolo di preferire confessare (come anche predicare) al servizio di Dio; si è per natura più portati a parlare, a farsi ascoltare, a dirigere e a farsi obbedire. Si arriva al punto di servirsi del momento dell’ufficio per confessare in modo da guadagnar tempo. Ho visto fare questo da parte di dom Agnèse e di dom Camille; un giorno farò una circolare per i nostri preti su questo pericolo che corre ogni sacerdote. Questo non accadrebbe se si fosse ben informati e se, considerandosi specie sacramentale di Gesù prete, si predicasse e si confessasse come si celebra la messa e come si amministra il battesimo. Mons Gay amministrava la parola di Dio come un sacramento, cioè con lo stesso rispetto, la stessa fede e lo stesso distacco. Vedete invece che diversi preti preferiscono sentirsi dire: oh! Come predicate bene; o da parte delle penitenti: oh! Quanto bene mi arrecate! Voi solo mi capite, ecc. l’uomo si compiace del suo ministero come se fosse un’opera umana; ora, come nulla si apporta all’opus operatum dei sacramenti, così a maggior ragione all’opera di Dio attraverso la parola e la direzione.  
Carissimo figlio, quanto sopra detto ne farò oggetto di una trattazione, di cui se ne sente la necessità.  Da ciò (cioè dall’uomo che si compiace del sacerdozio) nascono le gelosie tra preti, per i quali si può applicare quanto l’Apostolo dice ai Corinti: audio contentiones adhuc carnales estis; da ciò questo desiderio, questo amore naturale per il ministero della cattedra o del confessionale; da ciò così poca preoccupazione per l’ufficio divino, e anche così scarso interesse per amministrare il battesimo o i sacramenti propriamente detti, che volentieri si lasceranno ad altri, mentre si sarà gelosi del confessionale. Ho potuto costatare personalmente questi modi di pensare dei preti. Vi si percepisce quasi una profanazione del sacerdozio poiché si va alla ricerca di soddisfare tendenze naturali dell’uomo quoestum aestimantes pietatem. In questo modo si apre la porta a pericoli ancor più gravi e a deplorevoli sentimenti. Questo suscita nei religiosi preti nostalgie del secolo camuffate da volontà di ministero, mentre si cerca solo compiacimento e affermazione personale. Da ciò ne deriva nei religiosi un minor impegno di santificazione attraverso il sacerdozio, pericolo questo che i santi hanno sempre temuto. Si veda come S. Benedetto parla dei sacerdoti nella Regola! Come li sprona perché siano religiosi, obbedienti, umili e regolari come gli altri! Tutti quei poveretti che hanno chiesto la secolarizzazione erano incappati in questi pericoli. In loro vi era sempre, tra le altre cose, anche un deprezzamento per il servizio divino pur di esaltare il ministero, come se il ministero del prete sia duplice: quello di Dio e quello delle anime per condurle a servire Dio, quando invece nulla deve essere anteposto al servizio di Dio.
Il popolo ha un intuito particolare, che lo porta a perdere la stima nel prete nella misura in cui in questo diminuisce l’interesse per il servizio divino.
Qualche vecchio fedele non potrà che lamentarsi nel vedere che ora una, ora un’altra cosa viene soppressa (come infatti è accaduto nel mio paese dove ho sentito delle lamentele per la graduale soppressione delle tenebre e del mattutino di Natale); ma i preti crederanno di ben agire, introducendo, al posto di quanto lasciato cadere, devozioni attraverso le quali non fanno altro che affermare se stessi. Devozioni che a loro volta verranno sostituite puntualmente con altre nuove, quando, chi verrà dopo di loro, la penserà in modo diverso.

Non era mia intenzione, caro figlio, dilungarmi troppo, infatti pensavo di riservare il tutto per una comune riflessione con i nostri preti. Gradirei eventuali tue osservazioni. Perdonatemi se mi sono lasciato prendere dalla foga, come anche per una mancanza di logica nell’esposizione. Pregate per me, caro amato figlio; e su voi le più cordiali benedizioni.

p.s.: ancora qualche osservazione, caro figlio; un eccellente prete della cattedrale di Lyon (l’abate Trillat) diceva come fosse cosa triste osservare che al mattutino di Natale fossero assenti quasi tutti i preti canonici o cappellani, non essendovi obbligati in qualità di celebranti o ministri; tutti vanno a confessare e il coro resta vuoto; e i fedeli ne seguono l’esempio. Gli Apostoli nel duplice ministero del prete collocano il servizio di Dio prima della predicazione: oratione et ministerio verbi instantes erimus. Si legga su questo: Thomassin, Discipline de l’Eglise, t. 1, 1ére partie livre II du 2° ordre des clercs c. LXXIV obligation de la prière.
Senza dubbio, caro figlio, voi conoscete questi testi meglio di me.


Saint Antoine 30 gennaio 1895
Carissimo figlio,
sono d’accordo sul fatto che fr. Laurent una volta raggiunto il 21° anno di età venga accettato e ammesso al suddiaconato; a voi sono concessi per questo tutti i poteri. Ma è necessario che abbia frequentato almeno un anno di teologia; per come stanno le cose credo che soddisfi, anzi vada al di là, di quanto richiesto. Per il diaconato del caro fr. Antoine, secondo i nuovi decreti sono richiesti almeno due anni di teologia; frequentati i due anni, volentieri autorizzo che venga ammesso al diaconato, ma a condizione che si richieda la dispensa dagli interstizi.  Dal momento che dom André rimarrà con voi fino a Pasqua, non rimarrete senza diacono per molto tempo. Secondo me è molto bene che nelle nostre case ci siano dei diaconi; qualora vi fosse possibile chiamare al lettorato i vostri piccoli-fratelli, appena conoscano un po’ il latino, fatelo pure; questa era la consuetudine in passato. Sono molto preoccupato per i vostri preziosi manoscritti (del V e X secolo); già da tre giorni ha ricevuto la vostra lettera, ma nulla dei manoscritti; so che i manoscritti e le stampe non arrivano così presto come le lettere, ma questo non mi impedisce di essere preoccupato. Attualmente don Alexandre si trova a Genève. Non appena sarà di ritorno, affretterò il lavorò; ma senza attendere il suo ritorno affiderò per il momento il lavoro ad un novizio molto intelligente e capace di supplirlo.
Vi mando una nota che ho redatto riguardo al dormitorium come spiegazione del capitolo XI delle costituzioni. Il vescovo di Montreal pubblica il suo libro su “Revue ecclesiastique” della diocesi; ho scritto per sottoscrivere un abbonamento per voi e per noi. Ho ripreso a lavorare sulla “Liturgie” è ho quasi portato a termine la parte sui luoghi consacrati a Dio. Vi manderò questa prima parte.
Un cordiale addio, caro figlio, su voi e i religiosi che sono con voi la mia benedizione.

IL DORMITORIUM
L’invenzione della stampa ha avuto un considerevole influsso sulla vita interna della comunità e quindi anche sulla disposizione dei locali in cui si dimora.
In passato come il refettorio era riservato per i pasti, così il dormitorium era quasi esclusivamente riservato per dormire. Due sono le tipologie dei lavori presso i Cenobiti: manuale e intellettuale. Il lavoro manuale viene praticato in casa, nei laboratori annessi, in giardino o nei campi. Per il lavoro intellettuale sono invece necessari i libri. Ora prima della stampa le copie di un’opera non riuscivano a soddisfare le richieste da parte dei singoli religiosi. Pertanto la consultazione avveniva in biblioteca o nel chiostro. Vicino alla biblioteca erano allestite della sale chiamate scriptoria dove i religiosi potevano scrivere anche con l’aiuto di assistenti. Spesso lo scriptorium era a disposizione dei religiosi nella notte dopo mattutino. In queste sale o in altre simili si impartivano le lezioni in gruppo e si svolgevano i corsi. Pertanto il religioso mai si serviva della sua cella per il lavoro manuale e intellettuale. Anche se secondo la regola di San Benedetto ai religiosi era permesso durante la siesta di leggere in silenzio nel dormitorium. Poiché questa lettura in silenzio non richiedeva nessun tipo di mobilio, il religioso che la preferiva al sonno la faceva stando seduto sul suo letto. Poiché il dormitorio, eccezion fatta per la suddetta attività, serviva per dormire durante la notte o per la siesta, conteneva solo letti per i religiosi. Si trattava di un’ampia sala in cui i letti erano abitualmente disposti lungo le pareti. All’inizio potevano essere separati con delle tende di poco valore che in seguito vennero sostituite con delimitazioni di legno o in muratura fino a metà altezza. In questo modo il dormitorium si identificava anche se lontanamente al dormitorio moderno, ampio corridoio lungo il quale sono disposte celle a destra e a sinistra. In seguito sorsero delle celle ognuna con il suo letto, anche se questo tipo di organizzazione raggiunse la sua piena realizzazione solo quando in virtù della stampa ognuno poteva disporre delle opere necessarie alla sua ricerca spirituale. Solo allora i religiosi poterono dedicarvisi singolarmente. Nella cella c’era un tavolo, una sedia e anche una piccola biblioteca. Il mobilio fu completato in seguito con tutto il necessario per il lavoro dello scrittore. Il dormitorio non perse totalmente il suo aspetto originario e sempre fu un luogo in cui veniva osservato il silenzio. Il lavoro consentito nelle celle non sostituì lo studio in comune nelle biblioteche o nei locali annessi. E anche se a causa di nuove esigenze della vita la cella venne provvista di porta, questa tuttavia doveva essere lasciata aperta dalla parte del corridoio o almeno senza la chiave. Il Papa Benedetto XII ne fece una norma nel suo statuto di riforma dei canonici regolari. In fondo quanto detto sopra, riguardo all’origine del dormitorium, vale non solo per i canonici regolari ma anche per i monaci. Già San Eusebio di Vercelli, San Ambrogio (?) istituendo la vita comune parlano del dormitorium per i loro chierici e lo paragonano a quelli dei monaci in Egitto.
Non è difficile immaginare come all’epoca della decadenza la cella poteva costituire un motivo di rilassamento. Tanto è vero che in diversi luoghi viene trasformata in un perfetto appartamento. Gli stessi studiosi religiosi si fornirono di ampie e ricche biblioteche con il pretesto di averne bisogno per le loro ricerche e data la disponibilità di denaro rivendicavano l’uso esclusivo dei loro libri. È già molto che non si giunse a procurarsi immagini religiose come abbellimento di lusso.
Per non incorrere in questi pericoli il capitolo XI stabilisce come costruire e ammobiliare una cella.

8 febbraio 1895
Ho ricevuto il vostro scritto; non preoccupatevi; lo leggo con grande gioia e profitto. Vorrei suggerirvi una nota concernente i preti isolati; il loro modo di vivere differiva da quello dei secolari contemporanei in quanto erano tenuti alla recita corale quotidiana dell’ufficio, mentre oggi invece recitano il breviario privatamente. A questo ufficio assistevano 1. Il clero o i chierici (spesso sposati) della chiesa; 2. In diversi luoghi i ragazzi della scuola presbiterale, di questa partecipazione esistono testi che non saprei dove reperire. Con il passare del tempo nella Franca Contea si vennero a costituire per consuetudine chierici minori, che poi furono chiamati al presbiterato, quando in pratica la sola forma di vita ecclesiastica era quella dei preti. Nel resto della Francia, i chierici sposati addetti alle chiese per il servizio del coro continuarono ad esistere fino al Medioevo e in seguito vennero sostituiti da laici sacrestani, campanari e cantori.

8 febbraio 1895 (2)
Carissimo figlio,
sono sempre del parere che dom Joseph si rechi presso i selvaggi, pur continuando a vivere a N.D. de Lourdes. Questo subirà un ritardo a causa del suo viaggio in Francia. Questo viaggio sarà molto utile per noi. Questo infatti scuoterà un po’ quelli di buona volontà e dissiperà le nubi sollevate dal povero dom Modeste. Infatti giacché tutti hanno fiducia in dom Joseph la sua visita e le sue esposizioni completeranno quanto già conosciuto attraverso il mio viaggio.
Le vostre ultime lettere mi sono state di grande consolazione. Hélas! Dom Agnèce e dom Charles (Bertin) mi creano noie e preoccupazioni. Lasciarli uscire in tutta tranquillità, porterebbe a credere che i voti legano fin tanto che si è nella possibilità di praticarli. Sarebbe però un peccato tenersi degli scontenti sempre portati a formarsi un’idea malsana della regola e dei superiori! Pregate per me, perché il Dio mi illumini e mi guidi nel mio incarico reso così difficile da questi incoscienti miseri e ingrati. Sono inoltre preoccupato per le domande avanzate a Roma sulle tradizioni; infatti anche a Roma si è poco inclini oggi ad accettare la vetusta disciplina in materia di penitenza!
Un cordiale addio, caro figlio, che in Gesù benedico.

Nutro grande ammirazione e stima per la vostra ricerca sulla disciplina dei chierici. Continuate. Dom Alexandre si è messo in regola e ha inviato gli articoli richiesti.


…aprile 1895
Caro figlio,
sono preoccupato per voi; ho infatti ricevuto il “journal Manitoba” in cui si parlava del “sacre” e tra gli ecclesiastici presenti non c’era il vostro nome; è accaduto qualcosa all’ultimo momento che vi ha impedito di essere presente? Le vostre rassicuranti notizie mi recano una grande gioia. Ci prepariamo a festeggiare il bravo don Joseph, desidero, infatti, nominarlo “Prieur claustral”. Quanto a voi siete più di un Priore, in quanto siete vicario generale, e la vostra casa avrà il titolo di casa maggiore, anche se, per un lungo periodo, sarà opportuno mandare i Canadesi a fare il loro noviziato in Francia, come sono soliti farlo le religiose degli istituti che dalla Francia si sono trasferiti in Canada. Che ne pensate? Così facendo, e lo meritate per il vostro ammirevole spirito religioso, aumenterà il vostro prestigio al nostro interno.
Di cuore saluti ai cari ragazzi; fr. Aloïs mi ha scritto una lettera veramente gradita e un’altra l’ho ricevuta da parte del caro fr. Barnabé. Oggi mi limito a rispondere a loro brevemente.
Credevo che fr. Léonard, a causa del suo rientro in Francia, avrebbe avuto bisogno di qualcuno che lo accompagnasse; ma invece sembra stia meglio. Avevate ragione: fr. Félix, se lo si saprà prendere per il verso giusto, diventerà un vero religioso. Da parte di dom Joseph vi farò avere un buon libro sui conversi. Insieme a dom Arsène sto scrivendo la parte delle Costituzioni riguardante i conversi. Saranno sulla falsa riga di quella dei Certosini e dei Trappisti, anche se con più digiuni e meno astinenze (salute permettendo: fate bene a concedere a fr. Félix di mangiar carne). Io lo dispenso dal prendere parte alle lodi della notte (come è d’uso presso i Certosini e gli altri) ad eccezione delle domeniche e nella festa dei “cinq cièrges”. Devono fare mortificazione tenendo conto dei loro duri e lunghi lavori.
Salutandovi cordialmente, vi benedico in Gesù.

Una volta terminato il lavoro ve lo invierò. I Trappisti per il digiuno si attengono alle norme ecclesiastiche; mentre i Certosini a questo aggiungono il periodo dell’Avvento.


venerdì santo 12 aprile 1895
Carissimo figlio,
Vi scrivo all’ombra della Croce benedetta; mi sento, contrariamente alle mie abitudini, di farlo oggi. Ho ricevuto le vostre due straordinarie lettere per le quali rendo grazie a Dio: muoio con la speranza che il buon seme sarà da Dio trasformato in raccolto. Non spetterà a me raccogliere: alius qui metit; ma simul gaudeat et qui seminat et qui metit.
(confidenziale) Secondo il mio modo di vedere è bene che …… si convinca, come gli è stato chiesto per santa ubbidienza, di rimanere accolito. Penso e desidero, ma senza obblighi né scadenze, che sia bene conformarsi alla consuetudine invalsa nella chiesa: non tutti sono ammessi a tutti gli ordini, infatti alcuni si fermano a quelli inferiori, mentre altri accedono agli ordini maggiori e al sacerdozio.
Quanto ad un vostro eventuale viaggio in Europa non sono né favorevole né contrario, anche se lo ritengo opportuno. Qualora, caro figlio, ciò si realizzasse questo avverrà non per vostro volere, ma per obbedienza alla volontà di Dio, che lo porterà anche a compimento. In tal caso, caro figlio, non ne dovete provare rammarico alcuno, ma compitelo con quel profondo distacco e grande serenità che riscontro in dom Joseph. Per un eventuale rientro in Europa guardate a S. Francesco Saverio. Questi è un vero modello, vero modello di religioso e di uomo apostolico! Totalmente distaccato non solo dal suo paese, ma da tutto, senza la ricerca di un vantaggio personale, e in piena sintonia con la volontà divina.
Sono d’accordo per il diaconato di fr. Antoine, come anche che segua corsi di teologia. Questo non per un obbligo, ma per consuetudine e comune sentire.
Se rimarremo fedeli, Dio ci concederà di crescere molto: ostium apertum est magnum: i Cinesi hanno un gran bisogno di religiosi che aprano nuove chiese e che siano bravi amministratori delle stesse. In questo momento è qui con me il signor Joliet (fratello di Bénédictin) ufficiale di marina, che, avendoli ben conosciuti durante i suoi lunghi soggiorni, non condivide il parere negativo con cui i missionari sono soliti descrivere questa razza e le loro consuetudini. Il nostro Istituto può fare veramente molto del bene in qualunque luogo!
Nostro obiettivo non deve essere la centralizzazione, ma, secondo lo spirito di Benedetto XII, la confederazione. Al momento opportuno Dio ci illuminerà; quando si intraprende un’iniziativa è bene ricercare l’unità. Mi trovate d’accordo sull’accorpamento, per quanto possibile, dei ritiri, facendo coincidere le ordinazioni, come anche il ritiro annuale dei religiosi con quello degli ordinandi. Si veda di non far aspettare troppo il bravo fr. Maur. Così ammirevole per la sua serenità! Potrebbe, raggiunta l’età, fare il suo ritiro insieme a dom Antoine…… caro figlio, spetta a voi, che vi trovate sul posto, decidere per il meglio.
Un affettuoso addio, vi benedico tutti in Gesù che per mezzo della sua morte ci dona la vita.

Saint Antoine 20 novembre 1895
Carissimo e insostituibile per me figlio, fratello e padre
Sono giunto finalmente a farmi un’idea chiara riguardo al nostra situazione finanziaria e vengo a mettervi al corrente dell’enorme somma persa. Ho fatto l’errore di affidare il nostro capitale a M. Gontagny, persona che mi era stata raccomandata dall’ex priore di Cinq Plaies (prima delle sue scenate) che godeva della fiducia di questa congregazione, vittima a sua volta della sua incompetenza o piuttosto della sua dubbia integrità. Di fatto il nostro capitale di 194.000 fr non esiste più; durante questi cinque anni avevamo incassato 127.000 fr. La mia preoccupazione non era tanto quella di intaccare questo capitale un po’ alla vota, quanto soprattutto il fatto di aver perso i 67.000 fr più gli interessi di questi cinque anni. Ciò che mi turba, caro figlio, è il timore di non aver fatto adeguatamente il mio dovere di superiore per non essermene preoccupato a suo tempo e essermi lasciato ingannare dall’apparente buona fede e le promesse che mi venivano fatte. Mi rendo ben conto che a questo disastro ha contribuito non poco il crac delle finanze francesi; io a più riprese avevo espresso la mia disapprovazione per le speculazioni, come anche fatto presente che non ci perveniva con regolarità la documentazione sulla contabilità. Verso nella vostra anima queste mie preoccupazioni. Viva Iddio! Avrei facilmente accettato questa perdita materiale qualora fosse stata procurata da un incendio, almeno così credo. Mi turba la responsabilità derivante dall’essermi lasciato ingannare. Questo, senza dubbio, ci procurerà un forte imbarazzo; ma continuiamo ad aver fiducia in Dio. Se Gli rimaniamo fedeli, giorno dopo giorno ci procurerà il pane quotidiano. La povertà dei servitori non va mai senza la fiducia nella sua materna Providenza. Nel deserto ha nutrito Israele, come ogni giorno ora nutre i Francescani e i Teatini. Le nostre entrate dovrebbero soprattutto essere costituite da proventi ecclesiastici, poiché dobbiamo vivere dell’altare. Quando ci verrà offerta la parrocchia di Saint Antoine, potremo incassare, credo, fino a 3000 fr. Anche dal pellegrinaggio ci potranno pervenire delle offerte. Per il momento viviamo alla giornata. Non preoccupatevi, caro figlio, per questo non previsto inconveniente finanziario in cui sono incappato. Qualunque ne sia la vera motivazione, dico: Dominum dedit, Dominum abstulit sit nomen Domini benedictum. Beatus vir qui post aurum non abiit…
Con grande interesse leggo le vostre ricerche man mano che mi pervengono. Dom Alexandre provvede alla loro sistematica pubblicazione.
Se mi permetti vorrei presentare due osservazioni sull’ultima, di gran lunga la più importante.
Penso che per la regola d’Aix-la-Chapelle usare il termine “pécule” non sia né adeguato né corretto.
Questo termine secondo il diritto romano (è da qui che proviene) è una concessione di semplice uso data ad uno schiavo o ad un figlio. Si tratta di una concessione d’uso fatta al religioso ma senza poter disporre del fondo o della proprietà. Ma, penso di non sbagliarmi, la regola d’Aix la Chapelle concedeva al chierico proprietario beni patrimoniali o altre cose di cui poteva disporre. Trattandosi del vestiario, del tavolo e del posto nel dormitorio proprietà di tutti, non né poteva fare un uso esclusivo; sotto questo aspetto doveva essere assimilato alle Figlie della Carità che conservano il loro bene senza tuttavia poterne farne un uso esclusivo. Il “pécule” veniva per lo più confuso con il beneficio dei chierici che vivevano al di fuori della comunità, in campagna, a Corte o altrove.
La mia seconda osservazione riguarda le congregazioni dei canonici regolari. I canonici regolari dettero origine ad alcune ramificazioni che non erano più solamente congregazioni o confederazioni, ma ordini religiosi propriamente detti, tra questi i Domenicani, che sono i più rappresentativi. Come si sia passati da uno stato all’altro è a volte difficile da definire. La stessa cosa forse non accadde per diversi ordini di canonici regolari ospedalieri: 1. I religiosi Mercedari e i Trinitari; 2. l’ordine dello Spirito Santo; 3. l’ordine degli Antoniani con un unico abate e le sue commende? Tutto ciò sarebbe bene scriverlo in una pagina o in nota.

Segue: 27 novembre 1895
Caro figlio,
potrebbe forse essere utile inserire da qualche parte una nota sui chierici sposati tra gli ordini minori, che furono presenti durante tutto il Medioevo, per sopperire alle necessità delle persone, di cui in seguito si occuparono quelli del Terz’Odine. Che ne pensate? Tutto sommato il vostro lavoro è eccellente e ad hoc per far aprire gli occhi.
Carissimo figlio, dopodomani, festa di Sant’Andrea, faranno la professione fr. M. Bernard e fr. Sebastien. A voi, caro figlio, vorrei dire di chiamare al diaconato tutti i vostri suddiaconi che hanno frequentato due anni (di nove mesi ciascuno) di teologia. Mi piacerebbe vedervi con sette diaconi. Pensate anche a far ordinare suddiacono fr. Maur.
Addio, caro figlio, che insieme agli altri confratelli benedico in Gesù nostra vita.

Saint Antoine 18 dicembre 1895
Carissimo figlio,
veramente grande è la vostra carità e quanto mai opportuna! Ieri abbiamo ricevuto la vostra generosa offerta di $ 150 che avete attinto dalla vostra povertà per sopperire alla nostra. Insieme a dom Louis abbiamo reso grazie a Dio, come, in spirito, anche a voi. Carissimo figlio, eravamo veramente alle strette e pertanto abbiamo adorato la materna Provvidenza di Dio che viene in aiuto a coloro che vi si abbandonano. Le notizie che ci fornite riguardo al vostro bazad ci hanno tranquillizzato molto. Costì tutto dice vita, vita che non frena la vita soprannaturale del vostro meraviglioso paese. Veramente bello di fronte agli Angeli quel silenzio osservato da alcuni a nome della comunità, mentre i loro fratelli si prodigavano per il loro sevizio, per il servizio della santa chiesa e del prossimo. Quanta profonda fede e religiosità quelle sante salmodie del mattutino, dopo l’euforia delle feste senza dubbio cristiane, dovevano suscitare nelle anime! Sono convinto che queste feste hanno prodotto un’unione ancor più stretta con il vostro popolo, come anche che i canonici regolari costituiscono per questo popolo la sua vera famiglia spirituale. Qui nulla di nuovo se si eccettuano le minacce da parte del fisco che cerco in tutti i modi di sventare (vogliono imporci il tasso del 4% in quanto locali per una comunità, mentre io sostengo che l’immobile è adibito a scuola. La posta in gioco è alta date le minacce che pendono sulla comunità). Ciononostante Dio ci favorisce nelle nostre vocazioni; sabato dom Charles Deustchler e dom Augustin Roux saranno ordinati sacerdoti; un diacono dom Isidore Joye di Mannens; un suddiacono che era seminarista della diocesi di Lyon; in questo modo saremo dodici. A primavera vi raggiungerà un nuovo sciame di giovani professi insieme al vostro bravo giovane nipote Paul, che avendo raggiunto una adeguata formazione, è ora un serio piccolo-fratello. Disporremo di altre due nuove parrocchie quella di Saint Claude e di Saint Oyend, filiali di N.D. de Lourdes e presto godranno di tutti i requisiti canonici e saranno gestite da vocazioni del nostro istituto. Eleverete al diaconato i vostri vecchi suddiaconi? Non ne vedo l’ora, per poi da questo meraviglioso grado accedere al sacerdozio una volta compiuti trent’anni, o anche rimanervi, come tanti illustri santi.
Carissimo figlio e fratello, con la presente vengo a porgere a voi e a tutti i mei figli e confratelli gli auguri di Natale e per l’anno nuovo. A Natale sarò spiritualmente in unione con voi, in mezzo alla vostra neve e nella vostra calda chiesa di legno.
Un cordiale saluto a tutti, che in Gesù benedico.

Vi allego una lettera inviatami dal signor Rameau di Saint Père, che ha scritto una storia sul Canada, che conosce molto bene poiché vi si è recato diverse volte; i suoi giudizi li ritengo molto adeguati e fondati.
La notizia che gli Entrevan, come il signor de Froment, che darà inizio ad una discendenza di cristiana potenza, abbiano optato per la retta via, mi rende felice!
Mi auguro che a primavera altri due bravi giovani uomini cristiani vengano ad accrescere questo nucleo di nobili persone e trovare da voi il modo di dare libero sfogo al loro interesse per il lavoro.

Saint Antoine 28 gennaio 1896
Carissimo figlio,
il peso del silenzio di questo mese di gennaio mi opprime, silenzio che mi viene imposto dalle numerose esigenze di obbligatorie banalità! Oggi provo a romperlo per manifestarvi quale grande gioia e consolazione suscitano in me le notizie che mi provengono da voi e dai i vostri figli di N.D. de Lourdes. In Francia tutto sembra andare verso una persecuzione già annunciata. Sarà quel che Dio vorrà; il concordato, ormai superato, forse verrà abolito; le chiese dichiarate proprietà municipali e governative saranno profanate, ecc… ci verrà tolta la libertà, ma la riavremo con la prigione, l’esilio, le multe, gli espropri, forse con spargimento di sangue; d’altronde accadrà quello che Dio permetterà. Egli nostro maestro che ci ama. Stanno cercando di tassarci in quanto congregazione. Si tratta delle prime avvisaglie. Nel frattempo sto preparando una nuova spedizione di giovani religiosi verso il caro Canada.

Cari figli,
vorrei già aver risposto singolarmente ai miei cari figli le cui lettere mi commuovono profondamente. Lo farò un po’ alla volta; mi scusino per il ritardo e se risponderò prima all’uno e dopo all’altro, sappiano, i cari figli, che non si tratta di preferenza così da renderli gelosi, ma per caso, secondo la disponibilità del tempo e absque praejudicio, come erano soliti dire gli ambasciatori al Concilio di Trento. Questo l’attuale stato delle case in Europa: a Châtel Montagne tutto procede per il meglio: è priore dom Athanase; preti: dom Henri e Jeacques; diacono dom Thomas; suddiacono dom Georges, più nove piccoli-fratelli. A Mannens è priore dom Constant; preti: dom Arsène, Benoît, Pierre, Charles Deustchler; cinque piccoli-fratelli; tre parrocchie e una cappellania; ogni domenica sette messe. A Lyon: è priore dom Jean Baptiste; preti: dom Charles Bertin, Emmanuel; diacono: dom Adrien; più quattro piccoli-fratelli; il servizio in una cappellenia e in un orfanatrofio con 70 orfani gestito dai Fratelli Maristi.
Pregate per me, cari figli, su di voi e sul vostro amato superiore la mia benedizione.

Caro figlio, vicario dell’istituto, prendetevi cura della vostra salute. Chiedo a Dio che vi conservi in perfetta forma. Leggete nel mio intimo tutto quello che Dio vi ha posto per voi. Per me domandategli la gioia di potermi nuovamente recare da voi.

Saint Antoine 17 marzo 1896
(confidenziale) carissimo figlio,
sono molto preoccupato per il povero fratello Aloïs. Date le sue condizioni non può rimanere con voi; prima o poi sarà un pericolo, dato che lui stesso ha manifestato la volontà di tornare nel mondo. Motivo più che valido perché lo lasciate andare. Qui tutto bene, eccezion fatta per la situazione materiale ancor più preoccupante se non avessimo Dio per Padre. Grande è anche la preoccupazione per fr. Antonin Dubuc e forse saremo costretti a licenziarlo; farà ritorno in Canada, ma per essere restituito alla famiglia.
Preghiamo. In questi giorni verrà da me dom Marie Bernard di ritorno da un viaggio in Europa il quale sta cercando di fondare una Trappa in Giappone; ha parlato molto di noi, a mons. Osouf, vescovo di Tokio, che vorrebbe assegnarci una parrocchia in questa città: messis multa. Quest’anno vi manderò persone veramente valide. Provvedete alla vostra salute, caro figlio; grande è la gioia che in me suscitano le vostre lettere. Che Dio benedica il vostro ministero! Vi saluto e vi benedico.

Pensate che vi sarebbe possibile in un futuro prossimo reperire nuovi soggetti per il noviziato? Lavorate troppo! Anticipando qualche ordinazione (in questi casi di necessità Dio lo permette) forse vi consentirebbe di star un po’ più tranquillo. Fr. Theophile, un giovane di 18 anni, fratello di fr. Victor, bravissima persona, ma indietro negli studi, si trova a Mannens per continuarli. Qualora i suoi genitori accettassero di lasciarlo partire, li potrebbe portare a termine come studente da voi o a Nominingue, e una volta terminati potrebbe tra qualche anno entrare in noviziato da voi. Sono pensieri che mi passano per la testa, considerateli come meglio credete. Ne ho parlato brevemente con fr. Victor; consegnategli la mia breve lettera solo se pensate che non sortisca inconveniente alcuno né possa essere motivo di turbamento. Auguri di buon onomastico a dom Joseph, priore claustrale. Sia ringraziato Dio per le grazie che gli concede e per la corona che gli prepara per il suo ministero e il suo zelo per l’istituto.

Saint Antoine 6 giugno 1896
Carissimo figlio,
Hélas! Non avevo esagerato riguardo allo stato di salute di dom Léon; lui stesso mi ha scritto mettendomi al corrente della paralisi che gli impedisce di operare e di dirigere. Cosa fare? L’unico che in questo momento potrebbe succedergli è dom Joseph. Non è il caso di pensare a dom André anche perché non avrebbe nessuna autorità morale su dom L. Marie, il quale con il suo difficile carattere, che non gli impedisce tuttavia di essere un ossequioso religioso, ha dato filo da torcere ai suoi superiori, e per il momento è ancora necessario che rimanga all’Annonciation. Caro figlio, vi chiedo di fare un sacrificio per un anno, due, al massimo tre. Vi manderò dom Etienne, bravissimo religioso, che vi sarà di grande aiuto e, nello stesso tempo, non avrebbe l’assillo delle questue. Voi che siete stato suo maestro di noviziato, che lo conoscete, che ne avete portato a termine la formazione potrete fargli riacquistare quella condizione che con voi aveva raggiunto. Prova ne sono le lettere che mi ha scritto, nelle quali afferma perfettamente il contrario di quanto contenuto in quella che a suo tempo vi avevo fatto recapitare e di cui si era profondamente pentito.  Dom André lo stima moltissimo. Un vero peccato che dom Léon non abbia potuto continuare a governare fino a quando dom André l’avrebbe potuto sostituire. Poiché questa è la volontà di Dio, sarebbe meglio tacere. Conosco le lacune del bravissimo dom Joseph. Dobbiamo fare del nostro meglio contro la sua propensione alla temerarietà. Dom Andrè saprà recuperare la sua fiducia e venirgli molto utile. Mi sarebbe piaciuto lasciarvelo, ma Dio vuole altrimenti e questo dobbiamo fare. In Francia non ho nessuno da mettere al posto di dom Léon (qui ognuno di noi è impegnato nei priorati e i nuovi arrivati sono troppo giovani per una missione di questo tipo: dom Jean Baptiste non può più rimanere a Lyon; l’arcivescovo ha chiesto anzi insistito perché venga sostituito; dom Arsène andrà al suo posto; l’encomiabile dom J. B. per troppa generosità e inesperienza è caduto nell’imprudenza, anche se inconsciamente, di appoggiare troppo atteggiamenti che andavano contro la volontà della superiora. Dom Arsène per una seria infezione alle vene (flebite) non può camminare. Dom Athanase deve rimanere a Moulins. Non posso fare affidamento, perché non danno sufficienti garanzie, né su dom Hippolithe, né su dom Claude, né su dom Désiré e neppure su dom Germain. Dom Costant, non avendo nessuno all’altezza di prendere il suo posto, deve rimanere in Svizzera; non abbiamo soggetti adatti per ricoprire l’incarico di superiore). È quindi necessario che prendiate con voi dom Joseph che potrà essere più o meno sostituito senza grande rimpianto, anzi con un certo vantaggio, da dom Etienne. Sarei veramente lieto che rimanesse per un po’ con voi, perché seguendolo, possiate poi formulare un vostro parere a suo riguardo. Solo voi godete di questo ascendente su di lui, cosa indispensabile per la formazione di giovani preti.
Inoltre, caro figlio, vorrei che mandaste un diacono a dom Joseph e a dom André che sono a Nominingue. Non potrebbe trattarsi che di dom Claude Massonat che sarà per dom André persona gradita oltre che un sostegno. È già stato a Nominingue. In seguito (al più presto, forse tra un anno o due, e se mi sarà possibile dopo il mio viaggio in Canada che tanto desidero) richiamerò dom L. Marie (attualmente indispensabile all’Annonciation dove per incarico del vescovo di Ottawa si sta prodigando per la costruzione della chiesa e del presbiterio) e dom André potrà ricoprire la carica di superiore dei giovani membri, primo fra tutti dom Claude). Solo allora, ci potremo rendere conto se dom Joseph potrà far ritorno nel Manitoba, come è mio desiderio, per rimanervi in modo definitivo. In questo luogo, insieme con voi, potrà dare libero sfogo alla sua ingegnosa fantasia. Dom M. Augustin avrà l’incarico di trattare con il vescovo di Ottawa per la sostituzione di dom Lèon; è mio desiderio che lo porti con sé in Europa. Dom Claude Massonat potrà, vedete voi, o spostarsi in quella circostanza (alla fine dell’estate) o un po’ dopo a Nominingue. Certo avrei preferito che portasse a termine il suo corso di teologia presso di voi. Quando si è impegnati in nuove fondazioni non si può evitare di essere condizionati, in questo caso è meglio lasciare che sia Dio a guidare. Non è forse vero che mons. Taché ha portato a termine i suoi studi nel pieno svolgimento del suo ministero? Dom André è già teologo, ma deve ancora impegnarsi molto. Tra qualche anno i vostri giovani professi, ai quali si aggiungeranno due nuovi elementi, più due altri in autunno, potranno venir incontro alle richieste delle case in Canada.
Ma non ci si deve dimenticare che è dalla Francia che provengono, in questo secolo, la gran parte delle vocazioni religiose, che poi vengono inviate da voi. Più case avremo in Francia, più vocazioni saranno disponibili per il Canada, la Svezia, il Giappone, l’America del Sud e dove piacerà a Dio chiamarci, ecc… pregate perché in Francia ci siano sempre nuove case, soprattutto in Auvergne, in Bretagne e nel Nord. Solo in seguito il Canada diverrà un centro di vocazioni religiose, ma per il momento, spetta alla Francia rifornirlo.
Mi ha sorpreso non poco la parte avuta dal signor Benier nella miserevole ostilità contro di voi. Desidero che con voi ci siano solo coloni canadesi o francesi veramente cristiani. I rivoluzionari e i liberi pensatori non solo non costruiscono nulla, ma sono un elemento deleterio.

Saint Antoine 9 giugno 1896
Carissimo figlio,
prendo di nuovo la penna per fugare del tutto quella insignificante inquietudine sorta in voi in vista della visita di dom M. Augustin a N.D. de Lourdes, a cui accennate nella vostra lettera di ieri. Non preoccupatevi per questo. Dio che ve lo invia, ha suscitato in lui pari sentimenti a quelli che voi nutrite per l’attività che svolgete. Nessuna critica, vuol solo incoraggiare, fortificare, animare il vostro caro giovane mondo in cui vivono la maggior parte di coloro che ha avuto come novizi, come lui lo è stato per voi. Desidero anzi, affinché con la sua presenza possa essere portatore di grazie ancora maggiori, che la sua sia una visita canonica e per questo verrà per obbedienza e con la nomina di visitatore. Data l’importanza, di cui siete ben consapevole, di una visita ordinaria, che a causa della distanza non può facilmente aver luogo, approfitto pertanto della presenza di un religioso come dom M. Augustin perché questo adempimento così importante della vita religiosa abbia quest’anno luogo da voi e a Nominingue. Potete, caro figlio, organizzare il tutto facendo un ritiro o prima o dopo o durante; e essendo pochi, questo vi terrebbe occupati solo per qualche ora della giornata. A questo sono collegate grazie di rinnovamento spirituale, di animazione e di fervore; dom M. Augustin operando insieme con voi, ma anche con me, anzi con la grazia di Dio, che sgorga da questo canale regolare e ordinario, vi lascerà pieni di un nuovo ardore e con una grande gioia spirituale. Come è bello lasciarsi guidare dallo Spirito Santo! Lo spirito della santa chiesa! E quali abbondanti frutti ne derivano! L’uomo abbandonato a se stesso può smarrirsi tutto preso dalle sue apprensioni e dal suo modo di operare, ma quando opera in forza di una missione affidatagli, porta con sé una luce che Dio concede a coloro a cui va incontro. Voglio che la visita da parte di dom M. Augustin abbia questa caratteristica soprannaturale. Sono certo che ne deriverà un gran bene, di cui potrete godere a seguito della sua venuta. Allontanate quindi ogni inquietudine, quasi che l’individuo venga per trasmettervi un suo modo di operare (anche se qui si tratta di un uomo amico, confratello e figlio), rallegratevi perché è la grazia di Gesù e del suo Spirito di fortezza, di pace e di unità che viene a visitarvi.
Con cordiale saluto, caro figlio, che in Gesù benedico.

Saint Antoine 13 luglio 1896
Carissimo figlio,
vi scrivo in un momento di lutto: il nostro bravo Ubald è andato in cielo. È accaduto durante una passeggiata organizzata per andare dalla madre del nostro ultimo professo la signora Bathèlemy. Si è partiti molto presto; durante la giornata ha fatto un caldo mai sentito in questi luoghi (forse 40 gradi all’ombra).
Sulla strada del ritorno dom Victor, non sentendosi bene, è rimasto indietro con alcuni altri molto stanchi; dom Ubald si mise al comando del piccolo gruppo (avevo stabilito che alla passeggiata prendesse parte un piccolo numero di quelli tra i più validi, tredici in tutto). Oltrepassato Saint Etienne, molto provato, rifiutandosi di rimanere indietro, è stato colpito da insolazione; chiesto aiuto h avuto solo il tempo di pronunciare questa parola: perdono e ha perso conoscenza. È stato portato nella canonica di Saint Etienne, dove presto è stato raggiunto da dom Victor con altri due, fr Augustin Bernier, molto stanco e fr. Jean françois. Due ore dopo aver ricevuto l’assoluzione, l’estrema unzione alla sette di sera ha reso la sua pura e innocente anima a Dio. Non ho fatto in tempo a raccogliere il suo ultimo respiro. Grande dolore e costernazione da parte di tutti; questo giovane religioso suddiacono contro il quale nulla la comunità ha da ridire, è stato un uomo che pur senza lasciarlo trasparire, era sempre disponibile, un modello di dolcezza, d’umiltà e di carità. La sua anima è stata una tra le più belle della comunità che ho conosciuto. Aveva fatto il servizio militare, esempio di straordinaria purezza, non ha ceduto al male ivi presente, né ne ha subito l’influsso né danno alcuno. Sono profondamente convinto che, vittima dell’amore di Dio nel voler ubbidire all’ordine che aveva ricevuto di guidare i suoi confratelli e vittima anche del suo zelo per la coerenza, che lo portava ad impegnarsi con tutte le forze, al termine di questa sua corsa, che lo ha visto prodigarsi senza risparmio, ha incontrato Dio. Perché avere rimpianti? Dio che ce lo aveva donato, Dio che ce lo aveva affidato si è ripreso il suo tesoro, chiamando a Sé quest’anima santa; coglie il giglio del suo giardino. Ci rimane il suo esempio; la sua memoria rimarrà per noi una lezione molto più profondamente impressa nelle nostre anime in virtù della sua morte, di quanto i suoi esempi non lo fossero, per un modo di fare che solo Dio conosce, quando passava nascosto e inosservato, rivestito dell’umiltà e della perfezione della vita comune. Vi è stata notificata la richiesta di una gregoriana.  La morte è sopraggiunta giovedì scorso.
Ieri sera abbiamo appreso anche della morte di dom Pacaud, nostro benefattore e amico, avvenuta dopo una lunga e dolorosa malattia. Uomo di una pazienza e di una rassegnazione ammirevole, salvo per un periodo di alcune settimane in cui era particolarmente irritabile a causa dell’alterazione del sistema nervoso. Negli ultimi giorni aveva recuperato tutta la sua affabilità. Si era preparato alla morte con grande fede, e nel gestire le realtà terrene si era mostrato riconoscente verso di noi (ci lascia in eredità un terzo della sua piccola fortuna che ammonta tra 15.000, 20.000 fr), e ha espresso la volontà di essere sepolto con i nostri defunti e post mortem entrare a far parte della nostra comunità. È morto a causa dell’avvelenamento del sangue a seguito di ripugnanti piaghe andate in cancrena (ce n’erano più di sei, e una di queste era così profonda da contenere il pugno di un uomo; le ossa erano scoperte). Dom Marie Antoine, fr. Antoine suddiacono e infermiere e fr. Gabriel converso lo hanno curato in modo esemplare.
Anche per lui verrà celebrata in tutta la congregazione una messa gregoriana . (qualora si verificassero due gregoriane in contemporanea, le ….. di ogni gregoriana per ciascun individuo rimangono distinte: tre messe per ogni prete; ufficio, rosario ecc…mentre il de profundis dopo i pasti e l’ufficio si recita una sola volta ma con due orazioni).
Ritengo che dom Marie Augustin sia con voi; sarà stato ad Ottawa e forse da Montreal avrà fatto visita a Nominingue e a Hyacinthe. Abbiao letto con grande interesse il racconto della loro attraversata; saremo veramente felici di conoscere con quale grande gioia li avete accolti. Un grazie anche per i particolari riguardo alle belle feste per l’arrivo di mons. Langevin! Tutto è avvenuto secondo la volontà di Dio e per la sua gloria. Avete anche in modo lodevole, con sapienza, con fermezza e dolcezza sbrogliato la matassa delle due antipatiche questioni a Saint Claude e di quei guastafeste vicino alla chiesa. Veramente i Francesi hanno perso il senso dell’autorità e dell’obbedienza. Mi auguro che il Canada trovi in sé e nell’evolversi della volitiva razza la forza di colonizzarsi. Salutandovi cordialmente, su voi tutti la mia benedizione. Non sono nella condizione di poter scrivere a ciascuno in particolare.

23 luglio 1896
Carissimo figlio,
dom M. Augustin, che ora sta tra voi, non potrà che essere felice, costatando da vicino, l’opera di Dio accrescersi con il vostro lavoro, e quali grazie Dio riversa su voi e i vostri cari figli! Lui stesso vi metterà al corrente della situazione e delle urgenti necessità di Nominingue. Ritengo opportuno che dom Etienne ritorni da voi. È molto bravo, ma è giunto il momento di toglierlo da quella vita errabonda da cui non uscirà fin quando rimarrà a Nominingue, e che, prolungandosi nel tempo, creerà necessariamente grandi inconvenienti per lui e per ogni giovane religioso (allontanamento dalla regola, dal ritiro, dal lavoro, dal silenzio, dall’obbedienza, ecc. ecc.).
Il Vescovo di Tokio ci vuole in Giappone. È anche disposto, dopo aver sentito dom M. Bernard, che è abate in Cina, e che gli ha parlare molto bene di noi, ad affidarci una parrocchia nella capitale. Questo me lo ha riferito il superiore delle Missions Etrangères. Tutti e due sono del parere che, pur conservando la nostra caratteristica monastica e di pastorale parrocchiale, sarebbe opportuno, da parte nostra, svolgere anche attività di carattere apologetico, necessaria in mezzo a questo popolo dove sono presenti idee moderniste e scetticismo europeo. Vi mando copia della lettera che gli ho inviato. La stessa cosa ho scritto a Mons. Delpach Superiore delle Missions Etrangères. Rifletteteci davanti a Dio. Penso che Dio ci chiami là; ma è bene rifletterci ancora. Il viaggio, di cui lo ho messo al corrente, vi terrebbe impegnato per sei settimane; forse potrebbe essere realizzato l’anno prossimo; Dio permettendo, quest’anno sarò da voi e cercheremo di meglio definire il tutto. Nel frattempo continuate a recarvi in altri luoghi dell’ovest del Canada per vedere se c’è la possibilità di nuove opportunità per lo sviluppo dell’attività canonicale. Questa semina, a Dio piacendo, giungerà a tempo opportuno a maturazione. Anche i ritardi a cui ci obbliga, come i suggerimenti e le iniziative di cui ci fa dono, sono segni della sua volontà.
(confidenziale) sono preoccupato riguardo a dom André, che è molto affaticato. Bisognerebbe, inoltre, appena possibile, richiamare dom L. Marie, che pur dandosi un gran da fare, con il suo criticare non favorisce (come mi riferisce dom André) la formazione dei giovani canadesi. Alcuni saranno qui fra non molto; Dom M. Augustin ne parlerà con voi; le spighe stanno biondeggiando, ma non sono ancora giunte a maturazione. Vorrei tanto che questa gioventù, prima di essere inviata nei diversi luoghi, potesse soggiornare 4 o 5 anni presso di noi.
Caro figlio, preghiamo Dio che ci illumini; la mia vecchia anima è piena di quelle stesse preoccupazioni che abbiamo condiviso quando eravamo vicini. Le avevamo condivise anche con dom M. Augustin! Sia fatta la Santa Volontà di Dio, etiam si occiderit me, in ipsum sperabo.
Un affettuoso addio, caro figlio, che in Gesù benedico


Saint Antoine 30 luglio 1896
Carissimo figlio,
ci ha fatto visita l’angelo della chiesa di Saint Boniface, mons. Langevin. Non trovo parole, caro figlio, per descrivere la gioia che questo santo vescovo ha suscito in noi, il suo affetto verso il nostro istituto, la vostra casa e la vostra persona. Dio riversa abbondanti benedizioni sul vostro lavoro, sulle vostre fatiche, sulle vostre preoccupazioni e il vostro apostolato. Caro figlio, prendetevi cura della vostra salute, questo con dolcezza vi raccomando e con forza vi impongo. È assolutamente necessario che don Etienne vi dia una mano. In due avete troppo da fare e nel caso che uno sia indisposto o abbia bisogno di riposo, l’altro avrebbe troppo da fare e non arriverebbe a tutto. Inoltre dom Etienne sente il bisogno di avervi vicino, perché è a voi, che considera come un padre, che deve la sua formazione religiosa. È giunto il momento di nuovamente inserirlo, sotto la vostra direzione, in una comunità ben organizzata come la vostra. Rimanendo a Nominingue, correrà il rischio di vivere una vita da itinerante. Ho il timore che, anche senza accorgersene, vi si abitui. Una volta che sarà di nuovo con voi, caro figlio, qualora necessitasse di un aiuto per rivedere il suo modo di vivere la vita religiosa, a voi spetta intervenire con decisione, ma anche con dolcezza, vino ed olio. Non ho motivi per affermare che stia correndo questi pericoli; so soltanto che il caro dom Etienne con grande impegno e straordinario zelo, oltre che con estrema fatica, si è dato da fare per cercare risorse a Nominingue; ma sono del parere che soggiornare a lungo fuori dal chiostro sia negativo. Accoglietelo, caro figlio, e che collabori con voi nel ministero. Il vescovo di Saint Boniface ci tiene molto, e con ragione, a che voi, per quanto possibile, affidiate ad un altro il servizio parrocchiale, per così essere più libero per i vostri studi sui chierici, ma anche per dedicarvi maggiormente alla formazione dei novizi e per impartire lezioni. L’anno prossimo, qualora aveste il noviziato, sarà necessario un ulteriore alleggerimento. In tal caso dom Etienne sarà per voi un valido e utile aiuto e presto troverete, caro figlio, un aiuto anche per i vostri giovani religiosi, almeno per i corsi, anche se non saranno come i vostri. Caro figlio, abbiate riguardo delle vostre forze e della vostra vita.
Con noi abbiamo dei postulanti, un valido sacerdote della diocesi di Mans, che essendo stato a Saint Claude, chiede, insieme ad un giovane seminarista, di essere ammesso. I nostri novizi stanno bene e in molti chiedono di fare la professione; un nuovo gruppo vi raggiungerà in autunno. Vedete come la vostra famiglia aumenta. Fra non molti anni bisognerà pensare ad erigervi a ‘casa maggiore’. In seguito avrete i vostri priorati. Un cordiale addio, carissimo figlio, che in Gesù benedico.

Oggi non sono in grado di rispondere alle graditissime lettere dei miei figli dom M. Antoine. Laurent, il diacono Joseph. Fate loro presente, in attesa che lo possa fare personalmente, quanto gradite siano le loro lettere. In modo particolare vorrei rispondere al vostro priore dom Joseph, che chiamo a Nominingue e la cui lettera trasuda di autentico spirito religioso.
Avrete con voi dom Claude Massonat e dom Etienne. Rimandiamo al più tardi possibile l’invio di altro personale a Nominingue. Spetterà a voi sceglierli tra quelli che frequenteranno i corsi negli anni futuri.  

Saint Antoine 27 agosto 1896
Carissimo figlio,
è con gioia che ricevo le vostre lettere. Sono felice di apprendere che, per grazia di Dio, il vostro antipatico e pericoloso processo sia terminato. La scelta da voi fatta di fissare i limiti al di là dei quali il silenzio non è più obbligatorio, è da lodarsi; in questi termini si era espresso mons. Langevin, quando è passato qui da noi. Si può capire d’altronde, almeno fino ad un certo punto, che le persone con scarso interesse religioso e che si vedono solo la domenica all’uscita dall’ufficio, abbiano voglia di intrattenersi tra loro. Sempre più sono del parere di non inviarvi che pochi coloni francesi e solo quelli che, per il loro spirito di fede, possono esser considerati i cristiani moderati della povera Francia. A Dio domando, e ai vostri padri di Nominingue domanderò di mandarvi soprattutto coloni canadesi; sarebbe bene che il Canada del Sud facesse convergere il suo surplus verso di voi, in modo che possiate formare un convinto gruppo di persone che pratichino le antiche e genuine tradizioni dei loro padri! Sarei veramente felice potervi mandare dom Léon; ma dom André mi ha scritto facendomi presente che attualmente non è in condizione di sopportare un tenore di vita come quello canadese. Avrebbe bisogno per riprendersi, come Dio vuole e io mi auguro, di soggiornare per alcuni mesi in Francia. Ne deriverebbe un vantaggio anche per noi perché potrebbe metterci al corrente, con quella autorevolezza che tutti gli riconoscono, dei vantaggi e del futuro del nostro istituto in Canada. Ho scritto a dom M. Augustin di rendersi conto, stando sul posto, del vero stato di salute di dom Léon, e, secondo quanto riterrà opportuno, o lo manderà subito da voi o lo farà venire qui con il primo convoglio. Forse vi manderò uno o due preti (dom Augustin Roux per esempio, o dom Adrien Dalloz, ambedue molto validi) in modo che, aumentando di numero, vi troviate con meno lavoro in vista dell’apertura di un noviziato e anche perché lentamente possiate organizzarvi come ‘casa maggiore’. La questione del Giappone è una cosa molto seria e Dio vuole che siate voi a gestirla e ad avviarla. Vi comunico quanto mi ha scritto il signor Delpech superiore delle “missions Etrangères” (da cui dipendono le missioni in Giappone): “trovo giusto e naturale la vostra richiesta di una proroga prima di esaudire il desiderio di mons. Osouf, e anche l’arcivescovo di Tokio la condividerà. Grande sarà la sua gioia, ne sono certo, nel vedere l’approssimarsi della realizzazione di un progetto che considera di grande importanza per l’evangelizzazione del Giappone. Credo infatti, padre, che i vostri religiosi siano chiamati colà per compiere grandi cose. Che Dio ricompensi al centuplo in celesti benedizioni il vostro mettervi al servizio della sua santa causa”.
Caro figlio, confratello e padre, facciamo sì che grande sia il nostro entusiasmo per l’apostolato che Dio sta per aprirci; prepariamo il nostro spirito, le nostre anime e le nostre forze e che Gesù dai nostri cuori e dalle nostre labbra sia portato in queste nazioni che lo attendono e che per nostro mezzo potranno godere di un clero gerarchico, indigeno apostolico.
Salutandovi cordialmente, vi benedico in Gesù nostra vita.

S. Antoine 16 settembre 1896
Carissimo figlio,
dom Marie Augustin è felicemente ritornato ed è entusiasta per quanto visto nelle due nostre case del Canada. Dom Léon, secondo il volere di Dio, è rimasto in Canada. Questo perché il bravo dom Léon possa, stando presso di voi, non solo recuperare serenità e tranquillità, ma anche tutte quelle forze necessarie per il servizio di Dio! Vi sarà utile; ma la sua salute per il momento non gli permette di compiere grandi sforzi, e pienamente sodisfare le vostre richieste; in autunno, se volete, vi invierò dom Augustin Roux. È un religioso serio, ubbidiente ed umile. Pur non essendo ancora all’altezza di individuare le soluzioni adeguate e nel portarle ad attuazione, è tuttavia ben disposto, dato il suo profondo spirito di ubbidienza, ad accettare quanto i superiori gli suggeriranno: possiede una buona salute e istruzione, nonché uno spirito aperto e accondiscendente. Vi sarà molto utile per viaggi sia a S. Claude, che a S. Oyend. Con lui verranno due giovani professi che dovranno fare gli studi umanistici, che pur essendo soggetti con grandi potenzialità, tuttavia sono un po’ restii allo studio. Penso per il momento quindi di farli andare a Nominingue per portare a termine i loro studi di filosofia e solo in seguito mandarveli. Sono molto bravi e potranno dare il loro apporto nella formazione degli scolastici di Nominingue, che, secondo dom M. Augustin, sono, a loro volta, molto bravi.
A mia insaputa, sembra, che stiano cercando di farmi nominare abate.
Condivido a pieno la lettera che avete inviato a dom M. Augustin. Sono del parere che per noi si potrebbe accettare il titolo di abate, che equivarrebbe a quello di arciprete religioso, a condizione, però, che non vengano consegnate le insegne pontificie. Ai tempi d’oro dell’ordine monastico e canonicale questa era la prassi.
Non credo che la cosa andrà in porto; ne sono venuto a conoscenza per via indiretta e anche Mons. Langevin che, è di nuovo partito per il Canada, né è al corrente. Non sono contrario, ma, pur rendendomi conto che ciò potrebbe dispiacere a colui o coloro, che se ne sono occupati, lascio che la cosa, come penso, da sola si sgonfi. Lascio a Dio disporre su quanto non dipende dalla mia volontà. Fuggiamo le onorificenze e lasciamo le insegne di pontefice ai pontefici. Per questi infatti sono segno di uno specifico mandato, per gli altri, invece, semplice doppione.
È mia ferma intenzione farvi visita l’anno prossimo. La presenza di dom A. Roux, a Dio piacendo, renderà più agevole il vostro viaggio in Giappone. Vi incontrerò al vostro ritorno.
Affettuosamente addio, su di te e su tutti la mia benedizione.


S. Antoine 23 ottobre 1896
Carissimo figlio,
Dopo tanto insistere sono riusciti a farmi nominare abate, e questo ha comportato automaticamente l’erezione della nostra casa maggiore di S. Antoine ad abbazia. Sono stati i vescovi di S. Boniface e di Grenoble insieme ai reverendissimi abati della Trappa e di S. Giovanni in Laterano che, a mia insaputa e in gran segreto, hanno orchestrato il tutto. Informatene anche i novizi. Questo non cambia nulla per la mia povera persona; ma poiché Dio l’ha voluto e permesso, dobbiamo considerarlo come una nuova consacrazione per il nostro Istituto. Mi sembra che così venga interpretato anche all’esterno.
Carissimo figlio, le vostre pertinenti nonché decise considerazioni perché vengano rispettati gli spazi riservati alla chiesa durante il servizio divino mi erano molto chiare; Dio sia benedetto! Non avete fatto altro che difendere in modo saggio e coerente i suoi diritti.
Da questo, secondo me, ne deve derivare che bisogna attirare a N.D. de Lourdes soprattutto coloni canadesi, e quindi francesi, (sono rari) i quali si rendono ben conto che Dio e la chiesa devono occupare il primo posto e quindi non limitarsi, quasi fosse un favore da parte dell’uomo, ad una adesione limitata, ad un minimum di vita religiosa.
Secondo me questo è quanto se ne può dedurre: bisogna trasferire a N.D. de Lourdes in modo particolare ed esclusivo quei rari coloni canadesi, cioè francesi ivi trasferiti, i quali siano nelle condizioni di comprendere che Dio e la chiesa devono dovunque e sempre occupare il primo posto e che quindi non si limitino a una semplice adesione o un minimum di senso religioso perché apportatore di una qualche promozione umana. Mi auguro che Nominingue possa attirare a N.D. de Lourdes la maggior parte degli abitanti del Basso Canada. In questo modo sarà più facile anche reperire novizi e piccoli-fratelli. Nel Manitoba, dove siamo arrivati da poco, ed è popolato soprattutto da coloni terrieri, non è facile reperire vocazioni. Quei poveri ragazzi che hanno pensato di andarsene sono da commiserare, perché hanno preferito la terra al Cielo. Forse l’anno prossimo ne potrò portare qualcuno dalla Francia. Vi sono oltremodo riconoscente per il vostro comportamento nei confronti del caro dom Léon; ditegli che lo porto nel mio cuore. Mi auguro che un po’ alla volta possa riprendersi e che l’anno prossimo, se Dio benedirà il mio progetto, lo potrò rivedere del tutto ristabilito. Sono d’accordo anche riguardo alle dispense dei giovani religiosi. Vi invio un buon rinforzo nella persona di dom A. Roux, religioso dedito all’obbedienza e alla più completa disponibilità. Quelli che sono con lui resteranno fino a nuovo ordine a Nominingue. Due di loro non sono ancora in grado di cominciare filosofia, e il terzo diverrà professore e maestro. L’insegnamento a Nominingue deve migliorare. La generosa dedizione da parte di dom Joseph nella formazione dei giovani non può bastare. Questi giovani, infatti, anche se bravi, spesso si perdono d’animo e si lamentano per non aver avuto una buona formazione. In seguito forse questa casa avrà bisogno della presenza di un diacono. Dobbiamo darci molto da fare per la fondazione in Giappone. Abbiamo due o tre anni per preparala. Ritengo, caro figlio, che sarebbe molto opportuna una vostra visita al Vescovo di Tokio dopo Pasqua, per essere così di ritorno al mio arrivo a N.D. de Lourdes; perché possiate godere di un più ampio lasso di tempo, inizierò la mia visita da Nominingue. Avremo tempo di parlarne.
Carissimo figlio, sostenetemi con la preghiera e rimanetemi fedele! Mi sento venir meno di fronte ai tanti problemi! Ma ne sia benedetto Iddio! I novizi e gli studenti stanno bene. Sento il peso dei Priorati. Il Vescovo di Valence pensa di fondarne un altro nella sua diocesi. Dom Arsène deve andare a Lyon, ecc..
Mio bravo figlio, che affettuosamente benedico, pregate per me.

p.s. più Priorati avremo in Francia, più aumenteranno le vocazioni; ma non si deve compromettere il futuro continuando ad istituire fondazioni, da cui poter avere vocazioni, senza che vi siano persone capaci di farle vivere in santa obbedienza.
Sono felice dell’annuncio dell’ordinazione di fr. Joseph junior a suddiacono, di fr. Maur a diacono e ben presto a sacerdote, per essere di aiuto a quelli di lingua inglese. Cosa saggia. Anticipare il sacerdozio è una vera necessità e una grande utilità.
I nostri emigranti si imbarcheranno a Liverpool il 29 ottobre.


Saint Antoine 25 ottobre 1896
Carissimo figlio,
la vostra lettera mi è stata recapitata il 9 ottobre, proprio quando i nostri viaggiatori stavano partendo per Lyon, Paris, Liverpool. Troppo tardi per rivedere i piani e non me ne dispiaccio. Ammesso che possiate fare a meno dell’aiuto, tuttavia il bravo dom Léon non è nella condizione di sostituire del tutto dom Joseph che non si trova più presso di voi. Accogliete con gioia dom Augustin, validissimo religioso, che non è partito con grande entusiasmo per il Canada, che sta vivendo un momento di totale apatia religiosa (anche se oggi stesso gli dicessi che può restare qui non ne proverebbe nessuna emozione). Cercate durante l’inverno di avviarlo al ministero nelle vostre regioni. La prossima estate dovremmo organizzare un priorato all’Annonciation, alle dipendenze di Nominigue, (forse potreste pensare di ritornare fra non molto a Saint Lèon). A Dio piacendo verrò in Canada l’anno prossimo; la presenza di dom Augustin Roux vi permetterà di preparare più facilmente il vostro viaggio in Giappone, che mi sta molto a cuore; dopo aver fatto un salto da voi potrei ripartire con dom Augustin per Nominingue, per meglio provvedere all’organizzazione dell’Annonciation. A Nominingue, non potendo usufruire della vostra direzione e dove sarebbe testimone di comportamenti religiosi negati di………, non potrebbe raggiungere una buona formazione. Forse potrei essere costretto a riportare quest’ultimo in Francia, cosa questa che renderebbe ancor più necessaria la presenza di dom Augustin. Il vescovo di Ottawa ha molto a cuore che nei d’intorni di Nominingue si formi un vasto distretto monastico di parrocchie religiose. Si augura sempre che dom Léon, una volta guarito, possa ritornare per predicare ritiri ai suoi studenti, ai suoi seminaristi e collaborare per la creazione in questi territori di chiese canonicali. Vi potete facilmente rendere conto di quale vantaggio ne deriverebbe dall’attuazione, a Dio piacendo, di un simile progetto. Da qui nasceranno le vocazioni canadesi per il Manitoba e per l’Ovest. Presto potrete godere delle primizie nelle persone dei due novizi che Nominingue vi manderà per avviare il vostro noviziato, e che sarebbero già arrivati qualora i loro studi avessero avuto risultati migliori.
Sono felice, in attesa che il Canada possa bastare a se stesso, di mandare un prete in più, prete veramente valido, che vi affido perché ne possiate gestire un’adeguata formazione. Dom Augustin è molto umile e affabile ma poco attendibile il che lo esporrebbe ad comportamento poco prudente come invece le persone e le circostanze richiedono, non avendo mai avuto modo di affrontare simili difficoltà pratiche. Ma non è detto che debba rimanere sempre con voi, al mio arrivo in Canada potrebbe essere pronto per andare a Nominingue, salva che la Divina Provvidenza non decreti diversamente. Non credo sia necessario dirvi di occuparvene con grande carità e affabilità. Sia per voi un figlio, come lo è per me (qui con successo ha esercitato il mandato di padre dei novizi dei ragazzi, anche se a volte con un po’ di severità, ma sempre umile e docile).
Per le spese previste per questi viaggi, tutto è stato già regolato e la Divina Provvidenza ci è venuta incontro favorendoci in certe circostanze. Per un eventuale viaggio in Giappone a primavera non dovete preoccuparvi. Dom Augustin vi sostituirà durante la vostra assenza e solo dopo partirà per Nominingue, da dove lo richiamerò. Questo è quanto la Divina Provvidenza ha stabilito con il permettere che tutto fosse ben pianificato, prima che venissi a conoscenza del vostro disappunto per l’aiuto inviato. Sappiate in lui non c’è né l’entusiasmo dell’ex fr. Placide, né l’andare alla ricerca di avventure. Non ha espresso alcun desiderio, si trova in uno stato di piena indifferenza religiosa.
Sono stato sufficientemente lungo, caro figlio, e anche troppo per il vostro cuore di figlio. Aiutatemi, caro figlio, ha portare il peso, venitemi incontro con le vostre preghiere e il vostro lavoro nella formazione delle persone che vi invio: preti, novizi, e anche ragazzi. È mio desiderio che le due case in Canada si aiutino reciprocamente ancora a lungo: Nominingue reclutando personale, Lourdes nella formazione del clero canonicale, Nominingue offrendo a Lourdes reclute e Lourdes restituendo a Nominingue il personale formato.
Addio, carissimo figlio, che con affetto benedico.


Saint Antoine 16/11/1896
Carissimo figlio,
dal momento che la Santa Sede mi nomina abate anche la comunità di Saint Antoine viene ad essere eretta come abbazia. Grande è stata la mia sorpresa. Ma devo vedere in tutto questo la realizzazione di una disposizione divina e un nuovo provvidenziale sviluppo offertoci da Dio. Tali sono le mie serie riflessioni, come anche le indicazioni suggeritemi a questo proposito. Fino ad ora, noi, chierici gerarchici per natura, non avevamo nessun legame gerarchico che ci costituisse titolari e collegio gerarchico di una chiesa. All’inizio Dio lo permetteva affinché potessimo spostarci da un posto all’altro; infatti abbiamo potuto lasciare Saint Claude perché non ne avevamo la titolarità, non eravamo chierici gerarchici, canonici di questa chiesa, ma semplicemente eravamo stati chiamati a fungere da cappellani e vicari di una parrocchia. Una tale situazione, dopo la mia morte, avrebbe potuto farci assimilare alle congregazioni extragerarchiche (questo infatti è accaduto ai Teatini, che nati come tentativo di riforma del clero, si sono trovati esclusi dal clero gerarchico). Non era questo ciò che Dio voleva. La Santa Sede con il nominare un abate, costituisce anche un abbazia, con collegio gerarchico; con il trascorrere del tempo i priorati lontani che momentaneamente fanno parte di questo collegio e il cui personale dipende dalle case maggiori, diventeranno a loro volta abbazie e collegi; in questo è la costituzione ultima ed essenziale dell’Ordine: confederazione di collegi gerarchici con case abbedienziali sotto la guida di un presidente generale e di un capitolo generale.
Questo detto e confermato, la questione della insegne pontificali concessa a Saint Antoine diventa marginale. Così la vedo io. Si potrebbe forse pensare di non concederle alle altre abazie dell’Ordine riservandole al solo presidente o anche abolirle del tutto. Penso anche che, queste onorificenze, soprattutto quando sono state cercate e sollecitate, sono state segno e simbolo della decadenza dell’efficienza religiosa. Per ora dobbiamo far buon viso a cattiva sorte; non è nostro compito emetter giudizi sull’operato delle altre abbazie, e inoltre, forse, così facendo, l’istituto guadagnerebbe agli occhi degli ecclesiastici una consacrazione e un’autorità morale che lo metterebbe al riparo di tutto. Quando eravamo a Saint Claude hanno dovuto smettere di attaccarci perché questo modo di essere era stato concesso dalla Santa Sede. Dio che ci vuole qui, ci dona, questa volta, insieme a questo tipo di istituzione gerarchica, anche un segnale pubblico e esterno con l’approvazione e la conferma da parte della Santa Sede.
Ve l’ho detto altre volte, caro figlio, il titolo di abate equivale in un presbiterio a quello di capo secondario o arciprete religioso. Questo il modo in cui lo si deve intendere tra i canonici regolari, dove sovente lo traviamo, e spesso, soprattutto nei paesi della Germania, sostituito con quello di prevosto, con il medesimo significato perché ottenuto con la stessa e identica benedizione conferita dal vescovo.
Anche in Oriente si ha un’unica benedizione per i comos o arcipreti e gli abati dei monasteri. Questa benedizione è un sacramento ecclesiastico o sacramentale importante che, in questa ultima fase della mia vita, mi concederà quelle grazie necessarie per compiere santamente il mio incarico di Superiore.
Sostenetemi con le vostre preghiere, amato figlio; sostenetemi voi tutti miei figli con le vostre preghiere, che spero vedere e benedire prima di morire. La benedizione abaziale avrà luogo l’8 dicembre. Da diverse parti mi giungono incoraggiamenti da parte di vescovi amici e da protettori. Molte altre persone si aggregheranno ai superiori religiosi limitrofi, come anche saranno presenti i nostri priori della Francia e della Svizzera, mentre i ragazzi di oltre oceano, che Dio mi ha concesso, eleveranno verso Dio l’incenso della loro preghiera. Da parte mia, debole e fragile canna, ma potente se unito a Dio, raccoglierò dal profondo del mio cuore tutta quella affabilità per dimostrarvi il mio amore, benedirvi e pregare per voi come anche quella dovuta riconoscenza verso Dio per ringraziarlo del dono delle nostre sante vocazioni e per quelli che riversa sui miei cari figli di N.D. de Lourdes.
Un cordiale addio e su voi tutti la mia benedizione in Gesù.

p.s. potete leggere la presente lettera in parte o in toto ai miei figli.

Saint Antoine 30 dicembre 1896
Caro figlio,
per oggi solo poche righe; le lettere sul mio tavolo in attesa di una risposta uguagliano in altezza i mucchi di neve che si sono formati davanti al nostro monastero. Già da diverso tempo continuano a pervenirmi vostre lettere che apprezzo molto e che attendono una mia risposta! Nella vostra grande misericordia, abbiate pietà di me. Concordo pienamente con voi riguardo alle insegne pontificali. Cercherò di inserire nelle costituzioni, come nel mio testamento, accorgimenti che ci tutelino. In questo frangente al superiore generale non è stato possibile evitarle; ma si potrebbe pensare ad un documento approvato dalla Santa Sede in cui vengono riservate alla sola persona del superiore generale. In questo modo ammettendole per il solo superiore generale nessuno penserà ad una presa in giro e senza ferire la suscettibilità di nessuno si conserverà quella semplicità che è propria della gerarchia. L’erezione ad abbazia è un chiaro segno della volontà di Dio, che ha apertamente fatto conoscere a tutti che approva e consacra definitivamente l’istituto nella sua forma gerarchica. Questo è anche quanto mi scrivono, da ogni parte, le menti più illuminate tra i nostri amici.
(confidenziale: non nutrite pregiudizi nei confronti di dom Augustin Roux; religioso irreprensibile quanto all’obbedienza e nella continua ricerca della volontà di Dio (indifference); non ha né chiesto né desiderato andare in Canada, e fino al momento del suo imbarco avrebbe volentieri accettato di rimanere  a Saint Antoine o andare altrove. Non si è mai lasciato prendere da un desiderio di curiosità o istinto naturale; ma ha semplicemente obbedito, senza esitazione né opposizione. Mi ha scritto dicendomi che voi gli impedite di lavorare con gli altri confratelli per risparmiarlo. Io invece penso che, poiché sta bene, sarebbe opportuno che si sporcasse le mani nelle vostre faticose attività. L’ho mandato da voi perché, una volta formato, potesse venir utile per Nominingue. Nominingue è una fondazione voluta da Dio (ne sono perfettamente consapevole, caro figlio, a questo riguardo ho provato spinte interiori molto precise). L’Annonciation ha già raggiunto 2000 anime e fin dall’anno prossimo bisognerà provvederla di una casa.  Lasciare che dom L. Marie rimanga con voi? Ho i miei dubbi; rimetto tutto nelle mani di Dio, rimandando qualunque decisione al momento del mio viaggio. Voi, caro figlio, impegnate dom Augustin, e, senza nulla dire, cercate un diacono per Nominingue, un vero diacono, come voi, per dono di Dio, sapete formarne.
Con affetto vi saluto, caro figlio, e su voi tutti la benedizione in Gesù.

Davanti al presepio dei Divin Bambino porgo a voi tutti, cari figli, gli auguri di un felice anno nuovo.


S. Antoine 22 gennaio 1897
Carissimo figlio,
 Mi accingo, anche se con molto ritardo, a rispondere alla tua ultima! Cercherò in questi giorni (forse questa sera) di scrivere a ciascuno in particolare per far sapere quale conforto e gioia hanno prodotto in me le espressioni di affetto che tutti hanno avuto nei miei confronti. Nel frattempo è per mezzo di voi che esprimo loro tutta la mia simpatia.
Provo una grande gioia per quanto riportato nella vostra lettera e non mi resta che ringraziare Dio per il bene che opera in voi e nei vostri figli. Al più presto vi scriverò riguardo al mio viaggio in Canada e a quello che dovrete progettare per il Giappone. Sarà il vostro stato di salute in grado di sopportare tanta fatica e lavoro?  Riguardatevi, caro e buon figlio. Conoscendo la grande disponibilità dei vostri cari allievi, il vostro viaggio non recherà loro inconveniente alcuno, a voi invece la traversata servirà soprattutto per un po’ di riposo. Quanto al costo del viaggio ci rimettiamo alla provvidenza divina. 1°. Mi rivolgerò alle Missions Etrangères per chiedere un aiuto; anche il signor Delpech sicuramente non si tirerà indietro, 2°. Si cercherà di ottenere delle riduzioni facendo intervenire fr. Georges Harding. Ritornerò su questo al più presto carissimo figlio. Vi invio il pregevole lavoro de Vescovo di Monreale in Sicilia.
(confidenziale) il signor F. X. Mi ha scritto una lettera, nella quale torna a parlare delle solite difficoltà. Sembra che non riesca a frenare il suo orgoglio, ma è proprio su questo punto che deve richiamare la sua attenzione. Una volta letta la lettera, richiudetela e consegnategliela.
Caro figlio, provo a rispondere alle vostre domande.
Per le confessioni durante l’Ufficio adeguiamoci allo spirito della chiesa e del nostro istituto. Così operando non ci sarà il rischio di allontanare il popolo dai sacramenti, ma, portandolo a vivere una vera pietà e una più partecipata celebrazione della santa liturgia, lo si farà anche crescere nell’amore verso il Signore. Questo dice l’esperienza: nella misura in cui il popolo prende coscienza della centralità del Culto Divino nella liturgia, sempre più considera inopportuno interromperlo, per una semplice confessione. È verso la metà di questo secolo e in un contesto di decadenza che si è adottato un diverso modo di vedere le cose. Nulla vieta di recarsi alla confessione una volta terminato l’Ufficio e accostarsi poi alla comunione extra-missam.
La Chiesa solo agli ammalati gravi concede di essere esonerati dal Coro. Questa è la verità, caro figlio, altre abitudini sono nate solo perché non si è stati capaci di intervenire subito non appena ci si fosse reso conto di un modo diverso di comportarsi. La stessa cosa si è verificata presso di noi quando abbiamo sostituito le messe solenni con quelle basse. Tutto dipende dalla formazione dei fedeli che, tutto sommato, sono ben disposti ad andare incontro a qualche disagio, ma solo se ne percepiscono anche il vantaggio. Con tutto il cuore vi benedico, caro figlio.


Saint Antoine 6 marzo 1897
Amato figlio,
non dovete, ogni qualvolta mi fate partecipe dei vostri sentimenti, scusarvi. Sentire che il mio cuore batte all’unisono con il vostro è per me motivo di consolazione. Le vostre lettere non sono mai troppo lunghe. Continuate a mettermi al corrente dei vostri straordinari lavori per Nostro Signore. Pregate per me che sto invecchiando e avendo appena superato un attacco di gotta forse potrei ritenermi dispensato dall’accompagnare il vescovo di Grenoble nel suo viaggio a Roma (otto giorni in tutto). Non potrò rifiutarmi, salvo il caso d’impossibilità. Sarà quel che Dio vorrà.
(confidenziale: il vescovo di Grenoble invecchia, perde colpi e si è messo in testa di chiedere per me a Roma la facoltà di amministrare la cresima per alleggerirlo;  credo che una cosa di questo tipo non verrà mai concessa in Europa; non potendo declinare quanto chiestomi, non mi resta che aspettare; la cosa non mi sembra realizzabile salvo che si pensi ad una consacrazione episcopale, cosa assolutamente impossibile per la presente opposizione del nostro governo ad ogni richiesta di vescovi ausiliari, recentemente notificata all’arcivescovo di Lyon (cosa molto segreta) e la popolazione ne è completamente all’oscuro – non fatene parola con nessuno –, nel caso dovessi andare a Roma con il vescovo di Grenoble, ricorrerò ad ogni espediente per distoglierlo dal suo progetto e invitarlo a rivolgersi a mons. De Laxi, vescovo emerito dell’India, nostro amico, in pensione a Château Allinges e perfettamente libero).
Caro figlio, riguardo alle confessioni, che vengono amministrate eccezionalmente durante la recita dell’ufficio, come mi scrivete, almeno fino a quando la conoscenza pratica dell’importanza della liturgia non sia stata recepita dal popolo, è senza dubbio cosa giusta e accettabile, purché si eviti con molta cura che i religiosi ne approfittino per guadagnar tempo a discapito dell’ufficio corale o per il semplice piacere di confessare; in una parola: questo vale non per i preti, ma eccezionalmente per i fedeli che adducono seri motivi.
Quanto ai fratelli conversi, se non dispongono di un refettorio proprio, è opportuno che mangino non con gli estranei, ma al refettorio dei religiosi di coro o in contemporanea o in altro momento, ma in un reparto distinto. Fino al momento della fondazione degli ordini medicanti, che furono così democratici, da eleggere come superiori anche dei conversi, veniva tra i religiosi applicata l’antica e unica regola vigente presso i Certosini. In quell’epoca il profondo senso morale dei cristiani scongiurava gli abusi. Oggi invece si avanzano pretese democratiche e piene di orgoglio che si insinuano tra i fratelli conversi, soprattutto quelli di lingua francese. Diversi ordini mi hanno messo al corrente di questa stessa loro preoccupazione. Alla Trappa dom Gabriel criticava aspramente l’innovazione introdotta dall’abate de Rancé di un refettorio comune, contrariamente a quanto stabilito dalla tradizione cistercense. Dom Marie Bernard si impose di non portare nessun converso francese in Cina. I Gesuiti, i Redentoristi hanno sollevato le stesse critiche. È nell’interesse dei fratelli conversi, la cui vocazione è di sublime grandezza, che venga a questa vocazione mantenuta la sua caratteristica di abnegazione e di umiltà, che ne è lo specifico. Noi qui ci impegniamo perché l’apprezzino e l’amino. Dio sia benedetto! sono pochi ma con grande umiltà.
Il povero fr. F. è un orgoglioso e temo che arriverà a perdere la grazia della sua vocazione. L’esserne ingrato e portarla come un giogo è segno di grande infedeltà, ingratitudine non solo verso Dio, i suoi doni e la sua misericordia, ma anche verso gli uomini, per il fatto d’aver sperimentato da parte vostra, dei padri e confratelli tanto affetto, bontà, pazienza, assistenza (se lo ritenete vantaggioso per la sua anima potete leggergli questa parte della mia presente e commentargliela; cercherò di fare del mio meglio per salvarlo; ma ancora una volta è necessario che, accetti i consigli che gli abbiamo dato con grande costanza e che rimarranno sempre gli stessi perché veri e secondo Dio. Costringetelo a mostrarvi la mia lettera, ha la mia autorizzazione. Tutti i suoi pretesti sono frutto di puro orgoglio (solo per voi: non vi fate intercettare le lettere, non consegnatele subito, aprite sempre la corrispondenza quando siete nella vostra stanza e solo) altrimenti la norma di consegnarle aperte, cioè di permettervi di prendere conoscenza, verrà elusa. Potete anche dirgli che ve ne ho fatto un obbligo; così faccio anch’io).
Carissimo figlio, sono afflitto per la vostra povertà, e vorrei alleviarla; tanta è invece la vostra generosità che non mi rimproverate le quote promesse per i nostri giovani e non pagate! Non abbiate remora alcuna nel domandare alpargates (tipo di scarpe) e stoffe; non ci sottrarremo a quanto dovuto. Dom Louis è sempre stretto, ma per necessità; non badategli: Deus providebit.
Addio, caro figlio, su voi e i vostri confratelli la mia cordiale benedizione. (dom Claude rimarrà con voi, siatene certo) per il resto spetterà a voi scegliere coloro che dovranno andare in Giappone e a Nominingue. Dato quel deplorevole spirito a Saint Claude, non mi permetterò più di inviarvi coloni francesi, almeno che non diano serie garanzie religiose. (mi è giunta notizia che il vescovo di Grenoble è indisposto, pertanto il viaggio a Roma viene rinviato).

S. Antoine 27 marzo 1897
Carissimo figlio,
Sono veramente felice per le buone nuove che leggo nella vostra lettera! Mi congratulo per l’ordinazione sacerdotale dom Claude e dom Antoine, come anche per come si sta gestendo quella di dom Maur. In questo momento abbiamo bisogno di personale. Non credo che sia opportuno procedere ad una nuova fondazione a   Lac Dauphin, perché prima dobbiamo pensare 1°. al Giappone, 2° a Nominingue dove si deve erigere a priorato l’Annonciation (2000 abitanti) e inoltre impegnarci a fondo nella colonizzazione del Canton Turgeon.
Si faccia tutto il possibile perché venga rinviata almeno di un anno la costruzione di una cappella a S. Oyend, dove scarsa è la popolazione e per di più poco interessata.
Anch’io la penso allo stesso modo di mons. Langevin, che in questo gode anche della grazia di stato. Per il momento il personale di cui si dispone deve servire a risolvere i problemi che si hanno a S. Claude e Ratwel, come anche all’erezione di un noviziato. Le cose meno importanti possono aspettare. Sono molto colpito dall’ingratitudine della gente di S. Claude, per la cui conversione vi siete così tanto ed eroicamente prodigato, e non sono del parere che vi si inviino coloni francesi. Ritengo che sarebbe opportuno fare un giro nel Basso Canada e prendere in considerazione la colonizzazione del Manitoba. Sarà un gran successo. Recatevi in visita a Nominingue per dare direttive. Nel caso che non vi fosse possibile tenere con voi i novizi di Nominingue, potrei farli venir in Francia. Quali primizie di quella terra, devono assolutamente essere educati secondo il nostro spirito. Restando a Nominingue i novizi corrono il rischio di non migliorare di molto. I Religiosi di…..per diversi anni hanno portato i loro novizi canadesi nell’ Ardêche. Alcuni religiosi hanno infatti aspettato molto prima di aprire loro noviziati in Canada. I novizi di N. D. de Lourdes potranno arricchirsi dell’esperienza fatta a S. Antoine e in territorio francese. Questo anche per evitare che in futuro, non essendosi dissetati direttamente alla sorgente, possano mettere in pericolo l’unità stessa della Congregazione. Vale quindi la pena di affrontare le spese per un loro trasferimento in Francia. Caro figlio, qualora fosse vostra intenzione accogliere dei novizi, lasciate da parte il disegno di realizzare una cappella a S. Oyend in modo da non dissipare risorse e forze in qualcosa di meno urgente. Forse è il caso di pensare adesso alla fondazione di Lac Dauphin, perché fra un anno la cosa potrebbe non essere più fattibile.
La questione fondamentale tuttavia rimane l’unità della Congregazione, ma per questo è necessario non disperdersi troppo e pensare ad una adeguata formazione delle persone.
Per il momento Dom Henri non è assolutamente adatto a ricoprire la carica di superiore in Giappone, infatti è incerto nel suo agire, poco formato, e potrebbe, sotto l’influsso da parte di secolari e di missionari, allontanarsi dal nostro vero spirito. Preferisco che ancora a lungo rimanga con voi. Mi trovo in difficoltà! Avevo promesso al vescovo di Valence, da cui abbiamo ricevuto molti favori, un priorato per la solennità della SS. Trinità, ma non sono in grato mantenere la promessa.
Il Vescovo d’Evreux insiste. Vuole che accettiamo un vicariato apostolico che sta per essere eretto nel Madagascar. Ci si offre l’occasione di una fondazione in Terra Santa per la formazione del clero Siriano. Sarebbe una buona cosa! Ma senza dubbio dovrò rifiutare. È necessario prima di tutto consolidare quanto già fatto e confermato. Nominingue, l’Annonciation, N.D. de Lourdes e S. Claude; poi si penserà al Giappone. Caro figlio, vi ho inviato personale eccellente; ma sono troppo giovani e hanno bisogno ancora di qualche anno. Per il futuro faccio molto affidamento su fr. Victor. Pregate per me, caro figlio; la mia esposizione pecca di logicità. Addio, vi benedico e in modo particolare benedico i nuovi diaconi e suddiaconi.

p.s. badate bene, caro figlio, di non aprire più la corrispondenza in modo che uno se ne possa accorgere; se necessario dite che sono io a volerlo. A tal proposito mi sono già pervenute delle lamentele, ma è necessario che voi possiate, in tutta libertà, aprire la corrispondenza.
Questo è anche il mio modo di fare.


Saint Antoine 20 maggio 1897
Carissimo figlio,
le vostre lettere sono per me sempre motivo di gioia e consolazione. Non vedo l’ora di vedervi. Voi stesso, caro figlio, per primo mi avete manifestato il desiderio di rinviare il mio viaggio a primavera. Forse potrei anticipare alla fine dell’estate per essere da voi in settembre o fine agosto; questo il mio desiderio, a Dio piacendo. La catastrofe di Parigi ha gettato la Francia nel lutto. Dobbiamo ricordarci che ci troviamo sempre ad un passo dalla porta dell’eternità e che questa porta può aprirsi da un momento all’altro.  Oh! Come questo pensiero stimola al lavoro, rende il lavoro disinteressato, sostiene nel dolore, riempie di speranza! Gesù è con noi e noi non ci badiamo; modicum et non videbitis me; nell’ora in cui l’eternità si aprirà, vedremo Colui che già è con noi, presso di noi, in noi, modicum et videbitis me.
(confidenziale: caro figlio, avete perfettamente ragione di non chiamare dom Claude alla carica di Priore, è troppo giovane; metteteci dom Léon, e tutto procederà per il meglio, tanto più che questo priorato si trova così vicino a voi)
Riguardo al bravo dom Antoine non penso che sia all’altezza di ricoprire la carica di maestro dei novizi; primo per difetto d’età, ma questa si corregge giorno dopo giorno, secondo per una certa incapacità di giudizio, il che richiede più tempo. Qui con noi abbiamo il fratello dom Henri, certamente eccellente religioso, ma anche lui con una capacità di giudizio non ancora sviluppata; questi bravi ragazzi non sono fatti per esercitare l’autorità né per la direzione delle anime. Anche per loro questo giorno arriverà; i nostri bravi confratelli di Nominingue continuino i loro studi; più in là si prenderà in esame la loro eventuale ammissione al noviziato. Caro figlio, a me piacerebbe che questa adeguata formazione avvenisse presso di voi, ma perché ciò sia possibile è necessario che voi rinunciate a diversi vostri corsi; peccato, ma non potete continuare a ricoprire sempre nuovi incarichi, perché questo andrebbe a discapito della vostra salute a noi tutti così cara e necessaria.
Il bravo F. D. Julien mi scrive mettendomi al corrente del suo profondo desiderio di dedicarsi all’istituto e, qualora lo riteniate opportuno, di occuparsi della educazione dei ragazzi e in particolar modo degli orfani che avete in mente di riunire. Per svolgere al meglio tale compito desidererebbe recarsi per un periodo di tempo a Saint Boniface presso i Gesuiti, o altrove per ottenere il diploma di maestro, per poter esercitare tale compito in modo legale. Secondo lui un progetto di questo tipo, più gli esercizi spirituali, comporterebbe un vantaggio anche per lo spirito. Gli chiederò di mettersi in contatto con voi. Persona veramente umile, che diventerà un religioso a vantaggio di tutti. Lasciamo che maturi con questi sentimenti di misericordia di Dio, sosteniamolo nella fiducia, e una volta maturo potrà essere ammesso agli ordini sacri. Non sono del parere di affrettare i tempi della sua accettazione, ma di condurvelo progressivamente. Dinnanzi a Dio giudicate quello che sarebbe bene fare.
Come va il buon dom Joseph Radaz? Ragazzo veramente corretto e impegnato; penso a lui dato che ha bisogno di sentirsi sostenuto da segni di fiducia dei suoi superiori. Si dovrà pensare ad ammetterlo al diaconato e poi al presbiterato. Il fatto di stargli vicino, contribuirà ad accrescere in lui uno spirito di buona e favorevole perseveranza.
Addio, carissimo figlio, che insieme agli altri abbraccio e benedico in Gesù.


S. Antoine 21 gennai 1898 – festa di S. Agnese protettrice dei Canonici Regolari –
Carissimo figlio,
È giunto il momento di rispondere alle vostre straordinarie e gradite lettere. Vi ammiro per tutto quello che state realizzando nel nuovo S. Claude. Vi spedirò in un plico tutta la vostra corrispondenza. Sia benedetto Dio! L’opposizione del diavolo e dei suoi emissari sta ad indicare che questa è la volontà di Dio.
Carissimo figlio, ho ricevuto una lettera dal Vescovo di Tokio e ne ho fatto una copia per voi. Questo bravo Prelato ci suggerisce di rinviare la fondazione, per mancanza di fondi e perché si possa meglio ponderare la cosa. Sarà mia preoccupazione rispondergli che volentieri accetto questo provvidenziale rinvio in modo da preparare al meglio il nostro personale e eventualmente aumentarlo.
Caro figlio, sono felice di potermi permettere per quest’anno ancora un viaggio in Canada. Per questa circostanza vi chiedo con insistenza un nobile e utile servizio. Venite a ricevermi all’arrivo per poi proseguire insieme verso Nominingue e far visita ai vescovi che ci interessano. Ci tengo che insieme a me possiate visitare Nominingue. Qui infatti la Provvidenza Divina, per il momento, ha voluto che sorgesse il centro per il reclutamento delle vocazioni; è qui che potrete arruolare personale per il grande sviluppo che Dio vuol concederci. Inoltre avrò bisogno della vostra assistenza e del vostro parere per organizzare il personale di questo importante centro della vita canonicale. Caro figlio, vi confesso che sto invecchiando e che le forze diminuiscono e che quindi ho bisogno che qualcuno mi accompagni. Ma soprattutto, non presentandosi forse altre simili occasioni di incontro, desidero che questa mia, e forse ultima permanenza, in America serva per intrattenermi con voi, con voi riflettere, e con voi soffermarmi su tutto quello che concerne l’Istituto.
Potremmo rimanere una settimana a Nominingue dove molte questioni richiedono la vostra presenza, i vostri suggerimenti e i vostri consigli. In seguito renderemo visita ai Vescovi del Québec, di S. Hyacinthe, di Trois Rivières, d’Ottawa, di Montréal, per poi passare a S. Boniface e a N.D. de Lourdes, dove soggiornerò un po’ più a lungo per riposare ed rimanere in vostra compagnia. In questi continui spostamenti potremo parlare e insieme pregare.
Penso di imbarcarmi subito dopo Pasqua, per rimanere in Canada un mese, forse sei settimane o se possibile due mesi. Qui hanno bisogno della mia presenza. A Dio piacendo, dopo questo tempo trascorso con voi, e dopo le nostre comuni decisioni e preghiere, mi recherò l’anno prossimo a Roma per l’approvazione delle Costituzioni. Da parte vostra, caro figlio, pregate e preparate quanto necessario per i nostri prossimi incontri.
Non privatemi, caro e buon figlio, del piacere della vostra presenza. So di chiedervi un sacrificio, dato che a N.D. de Lourdes non possono fare a meno di voi; ma so anche che i miei cari figli, sapendo di questo mio desiderio, sapranno assecondarlo senza troppo subirne le conseguenze. Si tratterà di tre settimane, provvidenziali, che avresti dovuto, anche nel caso del viaggio in Giappone, rimanere lontano da N.D. de Lourdes. Per le spese non resta che affidarci alla Provvidenza.  Forse si potrebbe anche pensare all’acquisto di un biglietto con riduzione.
Inviatemi, caro figlio, le vostre considerazioni riguardo alle nostre usanze e tradizioni di cui mi avete parlato.


S. Antoine 29 dicembre 1898
Caro figlio,  
con grande interesse ho letto il vostro articolo: mon Roi, e ne condivido il contenuto; tuttavia, qualora ne fossi venuto a conoscenza prima della pubblicazione, avrei potuto suggerire delle correzioni in alcuni punti.
Caro figlio, questi sono gli inconvenienti dovuti alla lontananza e all’essere così poco a conoscenza delle tristi condizioni in cui viviamo! Siatene certo che se un tale articolo fosse apparso in Francia (mi auguro che non se ne venga a conoscenza e non sia riportato sui giornali monarchici, ahimè mondani e quasi pornografici) avrei ricevuto dal Segretario di Stato di Roma un severo monito.  Questo è il modo di procedere a Roma! Leone XIII ritiene che sentimenti, lagnanze e speranze debbano rimanere nascoste e non permette assolutamente che tali sentimenti possano essere resi manifesti e pubblici. Non so come la storia un giorno giudicherà una tale politica. Sono del parere, nonostante quanto pubblicato in questi giorni sulle nostre riviste ecclesiastiche, anche sulle migliori (l’Ami du clergé del Periot de Langres), che non si possa rifiutare l’assoluzione a persone che si rifiutano di seguire certe direttive e neppure obbligarle a rimanere in silenzio. I laici, come Cassagnac ed altri non accettano di sottomettersi; le Congregazioni Religiose e i Vescovi (sempre più rare quelle serie) sono obbligate a rimanere fuori dalla discussione. Con il chiaro sostegno di Roma, possono dire la loro solo i Cattolici repubblicani con a capo Lamy e altri due o tre, che sono poco numerosi, ma molto attivi.
Se un articolo simile al vostro e con la firma di un Religioso, fosse stato pubblicato in Francia (poiché ai Religiosi non è dato pubblicare nulla senza l’autorizzazione espressa o tacita dei Superiori) questo avrebbe subito scatenato una forte reazione da parte della Nunziatura e di Roma contro la congregazione. Meglio pertanto adeguarsi al modo di fare discreto dei Gesuiti, dei Redentoristi e dei Padri dell’Assunzione, ecc. come anche delle altre Congregazioni; dobbiamo filar dritto e astenerci, come fanno loro, da ogni presa di posizione politica. Questo ci impone con forza Roma. Il vostro libro Erreurs modernes, senza dubbio, date le circostanze, non solo non otterrebbe l’imprimatur, ma sarebbe messo all’indice. Non potete neppure immaginare quale confusione ci sia in Francia. Il popolo non solo vota per il partito repubblicano, ma vuole essere considerato tale. Solo un deciso intervento di Dio potrebbe porre fine a cose così astruse. Altri fastidi ci provengono dal Duca d’Orleans. Questi, che è il principe ereditario, senza che nessuno glielo chiedesse, ha apertamente dichiarato la propria fede. È, da vero monarchico, convinto dell’assoluta indipendenza dello stato e quindi, secondo la dottrina del più rigido Gallicanesimo, anche della supremazia di questo sulle chiese. E come se questo non fosse già abbastanza, condivide opinioni di sette contrarie alle chiese, secondo le quali la Chiesa è da considerarsi alla stessa stregua di altre religioni. I cattolici sulle prime hanno fatto sentire la loro voce, per poi ricadere nel silenzio, ritenendo il comportamento del re conforme alla tradizione. Solo più tardi sono tornati sulla questione criticandola con una certa severità.
Negli ultimi anni il povero principe, seguendo il cattivo esempio dei suoi compagni di svago, ha procurato non pochi dispiaceri al padre (questi nefasti particolari li ho saputi da mons. d’Hust). Alla morte del Conte di Parigi, quale novello Roboamo, ha pensato opportuno allontanare gli amici e i consiglieri di suo padre. Noi ci auguriamo che non solo si ravveda dal suo comportamento giovanile (ha dovuto ricredersi sul precedente matrimonio) ma anche dalle sue false e rivoluzionarie teorie. Tutti ci auguriamo un suo ravvedimento e preghiamo, perché Dio, come un tempo in Inghilterra ha convertito il re Alfredo, conceda anche a lui una simile grazia. Troppo ha concesso ai Giudei in campo economico. Ah! In questo nulla ha in comune con i figli del duca di Nemours, i quali, non solo hanno sempre tenuto un comportamento esemplare, ma si possono vantare di annoverare tra i martiri della carità l’eroica duchessa di Penthièvre, degna sposa di cotanto sposo!
Qualunque presa di posizione, anche se minima, contro il potere, scatenerebbe una così furiosa reazione, che anche Roma, in altre occasioni pronta a far sentire la sua, in questo frangente remerebbe contro. Date queste premesse, caro figlio, dobbiamo armarci di grande prudenza. In Canada non ci sono né si possono subire condizionamenti di questo tipo.  Da lontano non ci si può rendere perfettamente conto di come stiano veramente le cose e di come in Francia i giornali scrivano cose assurde sulle scuole e altre questioni riguardanti il Canada.
Vi chiedo pertanto, caro figlio, di non pubblicare nulla su ‘la France’ senza prima avvisami; questo per prudenza; in seguito vi fornirò ulteriori chiarificazioni.
Caro figlio, è il momento di parlare d’altro. A Parigi ho incontrato il Rev. P. Bailly e gli ho promesso che ogni tanto gli farai avere vostre lettere sulla situazione canadese e soprattutto sulle scuole. Con ciò ci renderete un grande servizio e non saremo costretti a dover sentire valutazioni negative da parte di Inglesi e liberali, come ci sono state un po’ dovunque ogni volta (fortunatamente di rado) che sono state affrontate questioni riguardanti il Canada.


Saint Antoine 30 gennaio 1899
Carissimo padre e affettuoso figlio,
 ricorre oggi l’anniversario dell’angelico Paul Bourgeois. Ho la sensazione che con la sua protezione mi venga a risvegliare dalla mia orgogliosa tiepidezza. Pregate perché possa trarre profitto dal bene che la lettura della sua biografia scritta da dom Henri mi offre. Ne farò fare della copie per inviarvele. È una lettura edificante anche per i novizi. Vi do l’autorizzazione per la nomina a vice-priore di dom Maur. Questo caro e bravo figlio, trovi nel fatto di essere giovane motivo di umiltà!
Molto confidenziale. Ho ricevuto una lettera molto interessante da parte di dom Joseph; ammiro la sua umiltà, il suo zelo a tutta prova. Voi, nel postscriptum della vostra lettera, ne parlate con una certa durezza. Vi rimprovera di non aver domandato il suo parere riguardo alle lettere di dom Laurent, e crede, (io sono dello stesso avviso) che dom Laurent, dato il suo profondo desiderio di far ritorno a Nominingue, ha un po’ troppo esagerato riguardo alla sua situazione. È dispiaciuto per la sua partenza. E per il fatto che ritengo dom Joseph incapace di doppiezza, credo a quanto afferma. Caro figlio, anche voi, come accade troppo spesso anche a me, vi siete lasciato prendere dalla fretta nel rimproverare con dure parole dom Joseph, senza concedergli il tempo di presentare le sue scuse, la sue chiarificazioni e attenuanti. Questo, caro figlio, vi sia d’esperienza! A voi come a me, poiché a me è accaduto più spesso che non a voi. dom Joseph non conserva rancore alcuno; ma sarebbe bello da parte vostra, ogni volta che ne avete l’occasione, di testimoniargli affetto, fiducia e affabilità. Gli inferiori hanno bisogno di credere nella stima dei loro superiori. Guardatevi inoltre di non coccolare il bravissimo dom Laurent con elogi e con blandizia di parole. Questo ragazzo (un po’ lo è ancora) durante il suo soggiorno a Nominingue non ha ancora dato sufficientemente e totalmente prova di religiosa indifferenza. È ben che, in modo affettuoso, glielo diciate, come anche che sempre più controlli la sua indole. Essendo nelle possibilità di raggiungere certe cime fate in modo che le raggiunga in tutta umiltà, che non è mai troppa.
Certamente, meraviglioso figlio, avrete ricevuto la dispensa per fr. Jean. Non vedo l’ora che questo santo ragazzo venga promosso. Credo che in questo momento ex fr. Clément sia lontano. Dom Maur e fr. Jean mi hanno scritto per giustificarsi. Che rimangano sereni; ho sempre considerato le ridicole accuse di Clément per questo pezzo di biscotto, semplicemente come una espressione del suo meschino stato d’animo.
Addio, carissimo figlio, su tutti, in particolare su voi, se è concesso, la mia benedizione. Prendetevi cura della vostra salute e inviatemi vostre nuove.

Poiché Dom Joseph ha smarrito a Montreal la vostra importantissima lettera da leggere al capitolo, gliene ho inviata una copia con la mia firma e il vostro timbro.


19 febbraio 1899
Carissimo figlio,
Sono felice di comunicarvi l’imprimatur per i vostri due lavori; sono felice che abbiate trovato un editore. (forse un giorno vi chiederò di convincerlo ad accettare di stampare una nuova edizione de l’Eglise, ma per il momento meglio non parlarne per non procurarvi nuove difficoltà). All’interno troverete una lettera per l’ex fr. Clément; la esaminerete e se lo riterrete opportuno la inoltrerete. Sono preoccupato per le ordinazioni. Avete ricevuto la mia lettera in cui vi mettevo al corrente che non si devono ammettere agli ordini i nostri studenti non professi senza previa presentazione di lettere dimissorie o escorporazioni ai rispettivi vescovi? (si cadrebbe in irregolarità, ecc.). Questo è il caso di fr. Paul, fr. Léon e dei vostri canadesi non incardinati nella diocesi di S. Boniface.
Carissimo figlio, a che punto stiamo in Francia? Quale il nostro domani? Come voi anch’io penso che solo la monarchia cristiana potrà portarci fuori da questa situazione; ma come continuare a credere in una via d’uscita? E quando? Il povero duca d’Orleans ha tenuto un discorso a S. Remo, un discorso programmatico frutto delle circostanze; ma nulla ha detto sulla questione religiosa; nulla sulla Chiesa, sul passato cristiano della Francia! Sembra che si preoccupi solo di questioni materiali; e in questa infelice circostanza ha ribadito la supremazia dello Stato sulle chiese! Che Dio lo illumini e lo converta potestate absoluta! Questo scriveva, di lui dodicenne, mons. d’Hulst: “questo ragazzo mi fa paura, perché detesta il lavoro”! è uno che sa fingere; religioso quanto basti per il ruolo che ricopre, ma nulla più; e ha fiducia solo in se stesso. Non va in cerca di persone competenti, ma solo di fidati amici di svago e di qualche brava, pia e ininfluente persona cattolica che è lì solo per trarne qualche vantaggio.
Un cordiale addio, caro figlio, che di cuore benedico.

Saint Antoine 7 marzo 1899
Carissimo figlio,
vi prego di non prolungare fino all’autunno la vostra permanenza a Nominingue. Esaminate la situazione. La partenza degli studenti per Lourdes a primavera potrebbe essere vista come una crisi. Inoltre è urgente che avvisiate anche quelli dell’Annonciation. Dom Léon ha ancora l’intenzione di venir in Europa? Non sarebbe invece meglio farvi venire don Jacques, per motivi di salute, come io ritengo? Dom Joseph, inguaribile ottimista, non è attendibile anche perché non mi dice nulla di sicuro sul suo stato di salute, me ne accenna solo vagamente. Attualmente sono nell’impossibilità di mandarvi nuovi preti; non ne ho o almeno non sarebbero adatti per il vostro caso; speriamo in un prossimo futuro; avete tuttavia da voi un certo numero di francesi, destinati ad essere un po’ alla volta chiamati al sacerdozio; senza dimenticare i vostri canadesi; carissimo figlio, sono veramente dispiaciuto di non poter fare di meglio: operarii pauci.
Secondo me, almeno che non vi siano motivi importanti, è bene che a primavera andiate a Nominingue (per esempio a maggio), che vi rimaniate per quel tanto che ritenete opportuno, poiché, come ben sapete, a voi spetta provvedere in tutto e per tutto a Nominingue e a Lourdes, essendo superiore in entrambe. Una volta risolto il tutto, spetterà a voi stesso condurre gli studenti e i novizi a Lourdes. (quanto agli esercizi spirituali, cosa in questo momento di poca importanza, potreste anticiparla a prima della vostra partenza, anche se, cosa di poco conto, vicina all’ultima, oppure, cosa questa meno opportuna, lascarla, posticipandola, alla loro iniziativa). Del resto se il vostro viaggio venisse ritardato di poco, potreste essere facilmente di ritorno per giugno o per luglio).
Io sarei del parere che dom André vada all’Annonciation per aiutare dom Louis Marie; a Nominingue due preti sono sufficienti; riservandovi di mandarvi dei diaconi in un prossimo futuro. Dom Joseph ha bisogno di un segno della vostra presenza. Lo metterò al corrente di questa mia decisione, ed trattandosi di un bravo religioso si renderà conto che colà è necessaria una vostra lunga permanenza. Sappiate che sono disposto a fare qualunque cambiamento utile pur di venire incontro ai vostri desideri.  Amato figlio, grande è il mio desiderio di comunicarvi quanto profondo sia il mio affetto per voi, partecipe delle vostre difficoltà e dei vostri lavori, delle vostre sofferenze, del freddo che sopportate; lieto per le vostre ordinazioni; ero preoccupato non sapendo se eravate riuscito ad ottenere le escardinazioni o le lettere dimissorie. Sempre sono stato favorevole alle ordinazioni dei chierici minori già dalla loro infanzia come dalla loro adolescenza secondo lo spirito dei Padri. (saltando di palo in frasca prendete in considerazione l’eventualità di far ritornare don Etienne a Lourdes, mettendo un altro al suo posto; chi? Sono preoccupato per il fatto che non va d’accordo con dom Joseph e temo per le sue buone qualità. Con l’aiuto di Dio, vedete di provvedere). Ho fatto trascrivere il vostro articolo su “l’Americanisme”, prima di inviarlo, per non correre il rischio di non averlo più indietro, come spesso accade con i manoscritti inviati ai giornali. Credo che, la Croix, a causa della recente condanna dell’americanismo e per non ulteriormente turbare la gente che fa solo finta di essere d’accordo, ne pubblicherà la sostanza, ma accomodandola e addolcendola. Io invece lo trovo adeguato e non eccessivo. Per la Croix du Jura, vi suggerirei di ponderare bene le cose, perché il vescovato, volendogli far concorrenza, se ne distacca (hélas! Questo porterà a nuove divisioni). Dobbiamo rimanerne fuori. È bene che sappiate che la sua campagna (tutto sommato non politica) contro mio cugino Jobez non mi preoccupa affatto. Tutti i famigliari di buon senso sono stati contentissimi del suo fallimento. Era troppo giovane e per di più si era già gravemente compromesso per assurde dichiarazioni per un cattolico, condizionato anche dallo zio….., deputato dell’ Haute-Marne, fratello di un religioso e non solo del tutto privo di buon senso ma anche di senso morale, come ve ne sono ai nostri giorni.  Dio gli ha concesso la grazia di allontanarlo da un ambiente dove si sarebbe ubriacato di errori ed assurdità.  Condivido la vostra opinione di ristrettezza sul Seminario; ma dobbiamo salvaguardare l’unità. La Croix ha un solo grande torto quello di non accettare mai i consigli di saggi amici (Gesuiti o preti della diocesi). È a causa di una detestabile manovra elettorale di la Croix durante le elezioni municipali, che si deve il Lycée de filles a Lons-le-Saunier (3 milioni e un’enorme incidenza), manovra che in seguito ha voluto, ma troppo tardi, ritrattare e che invece avrebbe potuto evitare consultando e prestando ascolto subito e non l’indomani quando ormai non c’era più nulla da fare. Questo povero Lorain è completamente accecato dall’ideale repubblicano e dal così detto socialismo cristiano. In seguito non si sa dove andrà a parare, ma per il momento fa molto discutere la sua separazione dalla moglie. (Vorrebbe che la chiesa sciogliesse il suo matrimonio e così ottenere il divorzio; per il momento il vescovato di Lyon lo ha respinto; ma tutto questo produce un negativo influsso sul paese). Chiudiamola qui questa triste faccenda; non vorrei che, pubblicando le vostre compromettenti lettere, finiate per essere ritenuto un suo sostenitore e noi stessi suoi simpatizzanti, quando invece dobbiamo, come i Gesuiti, rimanere silenziosamente in disparte. Questo ciò di cui volevo mettervi al corrente, caro figlio.

Saint Antoine 27 aprile 1899
Carissimo figlio e fratello,
finalmente avete aperto il vostro noviziato; a questi cari ragazzi porgo i miei più cordiali auguri; facciano in modo da ottenerne il miglior risultato possibile: lo sguardo benevolo di Dio faccia scendere su di loro la celeste rugiada per quest’anno particolare della loro vita! La Regina Immacolata, con la sua protezione e la sua benedizione, li metta al sicuro nel cuore adorabile di Gesù! Si inebrino del divino amore alla sorgente di questo cuore pieno di amore!
1. Caro figlio, prendete in esame quanto conviene fare sia a Nominingue che all’Assontion; il fatto di essere lontano non mi permette di prendere decisioni adeguatamente appropriate riguardo a persone e loro destinazioni. Anche se per il momento ritengo che sia meglio avere due preti a Nominingue piuttosto che all’Annonciation. Dom Louis ha bisogno di aiuto, e Nominingue (dove dom Joseph cerca di mantenere alto il numero con il solo scopo di fargli avere adesso quell’importanza, che certamente avrà, ma solo in seguito) attualmente non è che un gruppo molto meno importante. Caro figlio, vedete di prendere provvedimenti.
2. Tutto sommato, dom Léon, la cui presenza in Francia è estremamente necessaria, sarà ben lieto di ritornare. (strettamente confidenziale) qui infatti è molto stimato e una sua presenza favorirebbe la soluzione dei problemi a Saint Antoine. Qui è necessaria la presenza di un vice-priore, che, appoggiando chi comanda, metta a tacere lo spirito di critica (critica delle persone, critica della regola, critica per le decisioni prese dall’autorità e dal governo). Dom Alexandre, per mancanza di capacità di discernimento, e per la sua gelosia verso dom Marie Augustin, è a capo di questi ribelli. (è stato perfino capace, non molto tempo fa, di spedire una lettera a Roma in cui si diceva contrario ad una decisione che stavo per prendere; lettera che non sortirà effetto alcuno, credo). Lo allontanerò da qui, ho anche cercato di fargli capire, ma senza riuscirci, quanto villano fosse stato il suo atto. Dovendomi occupare delle costituzioni, ho bisogno di persone serene intorno a me. Con dom Lèon, la normalità verrà ristabilita, perché, in fondo, si tratta solo di due o tre mormoratori che hanno bisogno che qualcuno li metta in guardia e che chiarisca loro le idee. Una volta trasferito dom Alexandre, presto rientreranno nei ranghi. Quindi, caro figlio, dovete, quanto prima, mandare qui dom Lèon; mandate da dom Louis Marie dom Etienne o dom André e ditegli di venire. Per abbreviare i tempi vi mando una lettera per il suo rientro; fategliela recapitare quanto prima. Passando per New York e la frontiera americana, raggiungerà Cherbourg in sei giorni. Anche il giovane professo fr. Ambroise arriverà da voi seguendo questo nuovo itinerario.
3. Mi farebbe molto piacere ricevere una lettera da parte dei professi canadesi prima dell’autunno nella quale dichiarino di essere favorevoli all’approvazione delle costituzioni, come anche alle tradizioni, quali il digiuno, le astinenze oltre che l’ufficio, e manifestino la loro chiara volontà di volerle praticate così come avviene da più di trentatré anni, ecc, ecc…. e in questa dichiarare il loro unanime consenso. (a questo proposito ho una valida lettera da parte di dom Marie Antoine). Questo mi servirebbe come arma contro quei pochi detrattori, qualora se ne presentassero. Nel caso in cui a seguito di ciò volessero andarsene, tanto meglio: che si convertano o che se vadano.
4. Sincero figlio, abbiate dinnanzi a voi quello che dom Claude Massonnat è riuscito ad ottenere a Saint Claude con dom Joseph Radaz! Prima di trasferire una persona pensateci due volte. Cercate sempre di fare la volontà di Dio. Mi auguro che questo piccolo gruppo di due preti resista abbastanza perché con la loro unione e il reciproco aiuto diventino l’uno per l’altro sostegno nello zelo, nella pratica, nello spirito religioso e nella carità, e tutto questo in soli due o tre anni sotto i vostri occhi e non lontano da voi.
5. Sono stato a Parigi per il matrimonio di mio nipote Pierre Gréa (momento anche di grande tristezza a causa dello stato di salute di sua sorella che è in coma in Svizzera). Ho incontrato i Padri Oblati. Tutti coloro con cui ho parlato del mio progetto di inviare due religiosi in Galizia, mi hanno detto che per avere una certa domestichezza con la lingua slama ci vorranno almeno due anni. Questo anche il parere dei Padri dell’Assunzione che ne hanno fatto l’esperienza. Il superiore generale degli Oblati mi ha inoltre messo al corrente che ha designato due padri polacchi per questa missione. Ritengo quindi che sia meglio soprassedere o rinunciare almeno per ora di inviarvi dom Victor e limitarci alla sola colonia canadese e americana. Il fatto di non disporre di personale da inviare in Galizia lo ritengo un segno dal cielo per farci capire che, come desiderava dom Desurmont, essendo all’inizio della nostra attività non dobbiamo correre il rischio di disperderci troppo.
Addio, caro figlio, su voi tutti le mie più paterne, fraterne e affettuose benedizioni.

M. Chère il 18 maggio celebra il giubileo del suo sacerdozio. Il vescovo di Saint Claude presiederà il rito. Ditegli che volentieri vi prendereste parte. Anch’io farò del tutto per essere presente. Ho ricevuto un affettuoso invito da parte di M. Chére. Ci andrò anche perché il vescovo mi ha chiamato per una predica il giorno della festa di Saint Claude. I nostri legami con questa chiesa e questa diocesi vanno ristabilendosi. In allegato una lettera per dom Léon e una per il vescovo di Ottawa, con la domanda di commiato e i ringraziamenti per i suoi favori; ci è rimasto sempre affezionato.
Ancora una parola, caro figlio, mi auguro che dom Léon andando nel paese natale ritrovi le forze; i medici una volta l’avevano rassicurato dicendogli che per la sua guarigione bastavano due anni di permanenza in Francia. Se così fosse, potrebbe ritornare di nuovo in Canada, dopo essere stato tra noi l’apostolo di questo bel ministero, l’averlo fatto conoscere e dopo aver vinto una volta per tutte calunnie e paure.
Sarebbe opportuno che il Canada stesso ne anticipasse le spese per il viaggio. Poi provvederemo a rimborsarle. Cercherò di vedere come fare. La mancanza di denaro non deve costituire un impedimento per il ritorno di questo caro padre nel suo paese per il recupero della salute, dopo gli innumerevoli servizi resi.

Saint Antoine 31 maggio 1899
Carissimo figlio,
il demonio cerca sempre di passare al vaglio i discepoli di Gesù! Condivido tutto quello che fate per Nominingue. Per ora non è possibile cambiare dom Joseph a causa delle ferrovie; ma questo cambiamento si impone. Non saprei chi inviare dalla Francia. Non posso togliere dom Athanase da Châtel a causa della presa di posizione della gente, inferocita a causa di dom Jacques Gezut e pronta a prendere parte al movimento rivoluzionario (povera Francia); non posso togliere dom Arsène da Lyon a causa dell’arcivescovo che vuole che rimanga e in più non saprei chi mandarci….credo che bisognerà attingere dalle risorse locali. Una buona soluzione la potreste avere con dom André, ma a condizione di vedere come controllare la sua indole senza dubbio un po’ ribelle. Vi invio copia della lettera che ho scritto a dom Jospeh. Religioso, molto disponibile, che vi renderà grandi servizi, una volta che sarete riuscito ad averne il controllo. Sono felice per le vostre ordinazioni. Non ho nulla da obiettare riguardo all’ordinazionedi fr. J.B. Morlat, ma ricordatevi di quanto la Santa Sede ha recentemente stabilito: un anno (cioè 8 mesi) di teologia, un anno scolastico un po’ ridotto. Penso che stando a quanto da voi riportato aveva tutti i requisiti richiesti, anche perché il trattato su Dio in filosofia fa parte della teologia. Devo recarmi a Versailles a discutere della proprietà la Bocca con il generoso cristiano che la sta avviando. Consegnerò i vostri interessantissimi articoli a la Croix. Ho aspettato fino ad ora 1. Perché il vescovo di Saint Boniface non mi aveva fatto pervenire le prime pagine, forse per dimenticanza o perché perse, 2. Perché volevo farne fare una copia per non correre il rischio di perdere il contenuto una volta inviato il manoscritto al giornale; che voi li pubblichiate sulla stampa canadese, non costituisce più un problema per me.
Sembra che lo scritto inviato da dom Alexandre a Roma non contenga nulla contro i nostri interessi. Sono voci che sono state messe in giro da due o tre malintenzionati. Sarei molto lieto di ricevere, al momento opportuno, cioè in autunno, il beneplacito da parte di tutti i miei cari figli d’America, in cui manifestino la loro adesione a tutte le tradizioni. Per la circostanza vi farò avere le costituzioni nelle loro forma definitiva.
Volentieri vi manderei dom Charles Deustchler; ma temo per la sua salute, provenendo da famiglia con problemi di tubercolosi. Tuttavia, se questo è il vostro desiderio, vedrò di organizzare il tutto per l’autunno. Vi potrei inoltre inviare un eccellente giovane professo alsaziano. Fr. Martin Kesller; ma a condizione che continui la sua filosofia da voi. Ho molto a cuore che il vostro progetto su Regina continui. Qui dispongo ancora di altri giovani alsaziani, ma sono troppo giovani, vedremo in seguito. Qui mi stanno avanzando offerte su Parigi, nella grande parrocchia di Saint Michel des Batignolles (75.000 abitanti), senza preti e con accanto altre due parrocchie di 100.000 abitanti ciascuna. Per l’apostolato in questo vasto territorio di 350.000 abitanti, solo 15 preti attivi. Una volta a Parigi cercherò di rendermi conto della consistenza di queste offerte. Ma non sarà certo per un futuro prossimo. Pregate perché la santa volontà di Dio ci venga manifestata.
Un affettuoso addio, vi benedico tutti in Gesù.

Sto recandomi a Saint Claude per la festa. Mi chiamano a gran voce; ma mancano gli uomini; Dio saprà suscitarne?


Saint Antoine 13 giugno 1899
Carissimo figlio,
……………………………………………………………credo che il rinvio di 15 giorni non basterà. Giudicate voi. 1. Dom Joseph deve vedersela con la questione delle ferrovie; 2. La sua partenza così precipitosa il giorno dopo le agitazioni può sembrare poco opportuna, mentre (lo scriveva dom Etienne) si andava profilando una certa tregua. 3. Non possiamo trasferirlo se prima non si ha una chiara idea di dove inviarlo e con chi sostituirlo. Abbiamo a che fare con il vescovo di Ottawa; noi siamo i religiosi dei vescovi; ci teniamo ad obbedire e riscontriamo in loro le grazie di stato e i lumi per il loro mandato divino come anche l’autorità pastorale. Stando così le cose non possiamo cambiare i parroci da loro designati in modo unilaterale senza il loro consenso. È necessario intavolare con loro una trattativa preliminare, filiale, fiduciosa, rispettosa e di obbedienza. Certamente non si rifiuteranno di accordarsi con noi, ma qualora si rifiutassero la responsabilità ricadrebbe unicamente su di loro, e non su di noi. Il vescovo di Ottawa è un santo vescovo che ci stima molto e vorrebbe assegnarci tutto il vasto distretto dove sorge Nominingue. Prima di procedere sarebbe bene che abbiate un cordiale incontro con lui. Forse potreste pensare di scrivergli fin d’ora una lettera dicendogli che questa è la vostra intenzione, dicendogli anche, nel caso dubitiate che la vostra missiva abbia sortito il giusto effetto, che vi siete lasciato un po’ prendere dall’emozione, e che non era vostra intenzione scavalcare la sua autorità a cui spetta ogni decisione. (gli ho chiesto il permesso di richiamare dom Léon; ho fatto uso di questa formula di cortesia……..
Caro figlio, spetta a voi che siete sul posto, e non a me che mi trovo lontano! Non ho nessuna pretesa di giudicare o di limitare la vostra libertà d’azione. Preghiamo e voi stesso giudicate quello che è meglio fare. Dom Joseph è uomo di comprovata dedizione, mi piacerebbe vederlo presso di voi.
………………………………………………………….caro figlio, penso che per il momento non spetti a noi occuparci della rilevante missione presso i Galiziani. Voi avete bisogno di tutto il personale di cui disponete per le vostre urgenti attività presenti. Monsignor Langevin mi ha scritto dicendomi che bastano gli Oblati per questo nuovo apostolato e che ce ne dispensa volentieri. Gli risponderò dicendogli che anche secondo me questa è la strada da percorrere. Afferma anche, come voi dite, che bisognerebbe latinizzarli. Penso che sarebbe meglio non procedere in questo modo. Richiamate alla vostra memoria la mia tesi: “de re Catholica apud Orientales”: la chiesa sotto Leone XIII l’ha condivisa. Pio IX affermava: conserviamo queste liturgie e unifichiamo i costumi cristiani. Monsignor Longevin aggiunge: sono così distanti dall’oriente che è bene distinguerli. L’Oriente non è soltanto l’antica Siria e la Caldea, per i Ruteni infatti l’Oriente è la Russia; la Russia comprende la vasta Siberia, completamente di rito greco-slavo. È necessari sperare, desiderare, operare per l’unione con questo grande ramo cristiano al momento scismatico. Se i Galiziani cattolici d’America si dovessero sviluppare molto, non potrebbero fornire un grande aiuto e diventarne i futuri apostoli? È un segreto di Dio. I padri dell’Assomption sono felici per i successi che i loro confratelli, passati al rito slavo, ottengono presso il popolo bulgaro.
Mi sono permesso, caro figlio, di esporre queste idee, anche se sono consapevole che non hanno attinenza alcuna, almeno per il momento, con la vostra vita concreta. Avevo pensato di inviarvi per l’autunno dom Charles Deutchler per Regina; ma è il suo stato di salute a frenarmi; potrebbe la sua permanenza in Canada favorirne la ripresa? Preghiamo
Addio, caro figlio; che insieme ai confratelli abbraccio e benedico.

Ancora una parola, carissimo figlio e fratello. Quanto alle accuse contro un prete, dobbiamo seguire l’adagio di San Paolo: accusantionem adversus presbiterum noli recipere ecc…
Infatti, molte volte durante i miei 17 anni di vicario generale, ho potuto rendermi conto di quanto fossero false o perniciose le accuse anche se presentate da persone autorevoli, soprattutto se da parte di donne, che per temperamento sono portante a falsare la testimonianza. In generale, è bene sentire i preti accusati, da qualunque parte vegano le accuse, e spesso risulteranno o innocenti o poco colpevoli. Penso, caro figlio, che dobbiate anticipare il vostro viaggio a Nominingue; forse non sarete in grado di poter prendere decisioni definitive riguardo al vescovo di Ottawa, concernente il nuovo personale, prima di essere stato sul posto.
Prego in continuazione per voi, per dom Joseph e per le decisioni che dovrete prendere.
Un cordiale addio, caro figlio, ben conoscete quanto il mio cuore ha bisogno di battere all’unisono con il vostro; ho molto bisogno di questo punto di riferimento ed è per trovare un po’ di sollievo che riverso su di voi le mie preoccupazioni. Dio me lo consente e per questo lo ringrazio.

S. Antoine 10 ottobre 1899
Caro figlio,
….sono perfettamente d’accordo con voi quanto all’acquisto di terreni  a Lourdes, e riguardo agli edifici da costruire, ecc. siano rese grazie a Dio per quanto vien fatto a S. Claude. Vi manderò una preziosa reliquia del grande taumaturgo. Esponetela nella vostra chiesa.
Fornitemi notizie di dom Jacques. Pensi che sarebbe opportuna una sua permanenza in Canada durante il prossimo inverno? Si potrebbe in seguito pensare ad un suo trasferimento così da evitargli il servizio militare. Stiamo acquistando una piccola casa a Roma: si tratta di una questione importante e sarà mio pensiero tenervi al corrente.
(Molto riservato). È venuto il momento di avere direttamente una nostra rappresentanza a Roma. Questo era anche il parere dei nostri più illuminati consiglieri.  Ho dato a dom Marie Augustin l’incarico di prendere contatti con il p. Pie de Langogne, cappuccino, che ora è il consultore più stimato presso la Congregazione dei Vescovi e dei Religiosi, e che lui conosce. Questo padre ci chiede di procedere senza ulteriore ritardo. Per il momento è più opportuno non nominare nessuno come Procuratore Generale per non suscitare sospetti, e portare avanti la cosa. Per questo per ora si sta cercando un semplice punto di appoggio per qualche studente che potrebbe frequentare i corsi dai Domenicani (al Collegio Romano sono troppi, e gli studenti non sono sufficientemente seguiti). Il Padre per il momento ci ha procurato un piccolo alloggio, con oratorio annesso, presso le suore della Sapienza di B. de Montfort. Vi manderò dom Marie Antoine come superiore con due giovani studenti di filosofia, troppo avanti negli anni per il Canada, ma molto bravi. Dom M. Augustin provvederà loro un alloggio e cercherà di mettersi in contatto con il Card. Parocchi. Per il momento l’unica cosa importante che siano di esempio con il loro comportamento. In futuro forse potremo avere un Cardinale Protettore, quindi, quando Dio vorrà, una piccola chiesa. Ci sono basiliche vetuste e senza prete.
Si sta procedendo alla stesura delle Costituzioni; ma per il momento ci consigliano di rinviarne la presentazione. È questo il momento di stringere buone relazioni con i Canonici Lateranensi, che possono sostenerci al momento della presentazione delle Costituzioni. Leone XIII è del parere che sia opportuno che i religiosi con stessa denominazione dipendano da un’unica autorità, ma ancora non sono state fornite ulteriori chiarificazioni. Vedasi i Benedettini e i Trappisti. Non dobbiamo lasciarci prendere alla sprovvista, e quindi, in attesa della presentazione delle costituzioni, diamoci da fare per farci sufficientemente conoscere. Per questo grande evento mi affido alle vostre preghiere. Sono vecchio: non tutto potrà essere realizzato durante la mia vita. Ma Dio non ci lascerà soli se Gli resteremo fedeli.
Un cordiale addio. Vi benedico in Gesù.

p.s. la comunità non è stata ancora messa al corrente dell’importante progetto di Roma. Credo che sia opportuno autografare almeno una parte del vostro ultimo lavoro sulla disciplina canonicale. Secondo il parere di molti potrebbe servire da introduzione al libro ed essere un buon servizio per i nostri confratelli. Vi invierò la lettera di S.S. Leone XIII ai Vescovi del Brasile. In questa si fa un primo accenno al regime di messa in comune dei beni della Chiesa.


Saint Antoine 21 novembre 1899
Carissimo figlio,
perché vi possiate rendere conto delle nuove grazie che Dio riversa sul nostro istituto vi invio le lettere di dom M. Augustin (non appena le avete lette, rimandatemele).
Anch’io la penso come voi: tra qualche anno dovremo e potremo ampliare il raggio d’azione apostolica dei nostri confratelli. Ma dove orientarli? La Provvidenza ce lo indicherà al momento opportuno. Ci sono 1. Innanzitutto le vostre vaste regioni canadesi che hanno bisogno di pastori, 2. L’Asia e l’India dove eravamo pronti a sbarcare e da dove, per il momento, a causa della morte di dom Paul Bourgeois, la Provvidenza e i rinvii da parte del vescovo di Tokio ci hanno tenuti lontano, 3. Gli Stati Uniti, che hanno tanto bisogno di religiosi pastori, giovani e oranti e che si oppongano con la loro vita al naturalismo, 4. L’immensa America Meridionale dove i vescovi hanno bisogno di preti.
Al momento opportuno Dio (e la rivoluzione che in Francia bussa alle porte forse l’anticiperà) ci indicherà la strada su cui dovremo incamminarci……
Un cordiale addio e su tutti la mia benedizione.


Saint Antoine 29 novembre 1899
Carissimo figlio,
anch’io sono pienamente d’accordo con voi sul fatto di ciclostilare il progetto di dom Augustin Roux. Gli ho scritto inviandogli anche suggerimenti per le correzioni e degli esemplari. Mi piacerebbe che iniziasse dal Comune. Anche se quello che a voi manca è soprattutto il proprio del tempo. Ma le parti iniziali, redatte quando non eravamo molto conosciuti né si davano principi inamovibili, hanno bisogno di più ampie correzioni; mentre dom Augustin riprodurrà il Comune, io cercherò di portare avanti questo lavoro, che non è difficile, per poi inviarglielo; in questo modo potrà far procedere di pari passo le due parti. A Grenoble è stato nominato un nuovo vescovo. Proviene dalla diocesi di Montpellier. Cercherò di aver notizie da parte del vescovo di Cabrières, fonte certa e amico fidato. A Dio raccomando sempre N……… trattando con lui è bene tener sempre presente quanto riportato nel capitolo 34 di Ezechiele riguardo a Dio Pastore. Bisogna fargli visita, non applicare metodi troppo duri, fargli capire che abbiamo fiducia di lui (in casi simili è questa una forte tentazione verso i superiori), accettare, se possibile, i suoi rimproveri (almeno parzialmente). Ricordiamoci di quello che San Bernardo scrive al fuggiasco fr. Robert, come si rimprovera di essere stato troppo duro e troppo esigente, di non esser venuto incontro alla debolezza, ecc… questo ha fatto sì che fr Robert sia completamente guarito e oggi un beato nel suo Ordine. N…. si lamenta di non poter scrivere le sue omelie, preparare i corsi, di non aver studiato alcuni trattati della morale, ecc…. accogliete le sue lamentele, anche se provenienti da tentazione; ci troviamo in questi casi di fronte a deboli motivazioni, ma sufficienti  per dichiararle opera di tentazione e disporre i superiori alla tolleranza. Oh! Il loro compito, con questi ammalati, è di avere dolcezza, prudenza e comprensione, fino a rasentare la debolezza, cum infirmis infirmari. Forse fareste bene a mandarlo per un periodo o a Saint Alphonse o a Saint Claude, anche se questo dovesse procurarvi qualche difficoltà riguardo ai corsi. È ben questo il prezzo da pagare? In questo caso è necessario non far credere che ci si vuole liberare di lui, ma invece condividere il suo modo di lavoro e dimostrargli fiducia. Prego Dio perché vi assista in questo compito e di salvarlo. Fate in modo che vi presenti le sue confessioni. È stato lui stesso per primo a offrirvele; questo da parte di un’anima così tentata è un atto di virtù. Mostrategli molta stima; ne ha bisogno. E infine preghiamo e facciamo pregare.
(confidenziale) vi invio copia di una lettera scrittami dal vescovo di Saint Claude, a seguito della sua visita a Saint Antoine. Non ho potuto rispondere per irricevibilità di questa apertura. Gli ho fatto presente di esserne molto lusingato, e che mi impegnavo a pregare, studiare, riflettere per poter offrire a questa chiesa abbandonata il grande ministero della preghiera pubblica. Lo si deve interpretare come una grazia episcopale, tanto più che è giunta inattesa. Anche voi pregate. In Francia sta per scatenarsi una forte rivoluzione socialista. Solo Dio potrà, secondo il suo beneplacito, o fermarla o permetterla per farne scaturire libertà per la chiesa. Rimaniamo sereni e affidiamoci alla sua divina volontà.
Un cordiale addio, su di voi di cuore la mia benedizione in Gesù.





 
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