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introduzione all'ufficio - canonici regolari

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scritti Gréa



INTRODUZIONE  

I. Come esprimere la grandiosità della preghiera liturgica?
Dio ha creato il cuore dell’uomo per riempirlo del suo amore. Gli parla e questi lo ascolta. In questo divino scambio vi si possono vedere come tre gradi.
A volte l’uomo è solo; si tratta della preghiera individuale, di cui è stato scritto: “entra nella tua camera e chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” .
A volte si tratta di preghiera fatta insieme: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” . Nulla nel mondo cristiano vi è di più diffuso quanto le pie associazioni e confraternite per la preghiera.
Ma se la preghiera di un solo figlio di Dio ha tanta efficacia, “se la preghiera di due o tre riuniti insieme” – dice S. Ignazio d’Antiochia – come quella di ogni assemblea di fedeli costituitasi per loro stessa volontà e il fascino della loro pietà “ha così tanta forza, che dire della preghiera di tutta la Chiesa”,  cioè dell’atteggiamento implorante della stessa Sposa di Gesù Cristo!
La preghiera liturgica è la preghiera stessa della Chiesa; è la voce della sposa che parla allo Sposo, circonfusa di un alcunché di misterioso che ne fa sulla terra l’inizio dell’unica occupazione degli eletti.
Con ciò non si vuol insinuare che il mistero della comunione ecclesiastica sia estraneo alla preghiera delle pie associazioni e a quella solitaria dei cristiani; la Chiesa è tutta in ogni sua parte e tutte le vivifica con la sua vita, ma sono a questa subordinate in questa vita e solo in quanto tali sono da ritenersi grazie.
Pertanto la preghiera liturgia è l’omaggio più grande che sulla terra l’uomo può rendere a Dio; tutto ciò che la sminuisce è una disgrazia per tutti e la sua soppressione l’ultimo castigo di cui Dio minaccia le città: “farò cessare in quel luogo la voce dello sposo e della sposa” , il solenne colloquio di Gesù Cristo con la Chiesa.
I nostri padri ne erano consapevoli e per questo non si stupivano nel vedere numerosi cori di chierici e di monaci animare la solitudine delle chiese, facendovi risuonare ad ogni ora del giorno e della notte la santa salmodia: non ritenevano così facendo di essere inutili per il mondo. Gli antichi canoni vietavano di consacrare solennemente un luogo di preghiera senza che vi venisse assicurato un tale perenne servizio, e la gente nella sua laboriosa esistenza si sentiva sostenuta da queste incessanti suppliche della santa Chiesa che per i suoi figli pregava e vegliava.
Anche oggi in mezzo a tante disgrazie le vergini consacrate degli antichi istituti conservano queste preziose tradizioni. Il Carmelo rifiorisce in ogni dove e anche altri istituti non meno gloriosi ne seguono le orme.
La presente traduzione dei testi dell’Ufficio è stata fatta perché queste Spose di Gesù Cristo ne facciano uso. Vi troveranno una santa e utile preparazione al grande mistero che sono state chiamate ad adempiere; ma, sia permesso credere, che sempre più spesso la comprensione di queste cose si propaghi al di fuori dei confini dei chiostri e che le anime devote con crescente avidità si dissetino alle sorgenti della santa liturgia. Più ampia conoscenza ne avranno, più ne potranno gioire.
Un grande merito per il risveglio di questa devozione fondamentale va all’illustre abazia di Solesmes,  a causa delle iniziative del suo glorioso restauratore, se le stesse anime cattoliche si sentono orientate in questo senso, orientamento salutare e conforme al desiderio della santa Chiesa, nonché alla tradizione di secoli di fede.
La santa liturgia, infatti, ha tutte le caratteristiche della Chiesa stessa: antica come gli Apostoli; una nella sostanza, e, come la tunica del re, non ammette diversità  se non negli ornamenti, o se si vuole, nelle perle e ricami che l’abbelliscono; è universale e è presente in ogni luogo e in ogni tempo; è santa della santità dello Spirito Santo che dall’interno la anima e che, parlando per mezzo delle sante scritture e della tradizione, costituisce l’intera trama delle sacra parole.
Se nella santa liturgia prendiamo in esame da vicino lo sviluppo di queste parole vi troveremo come tre blocchi, come tre elementi che formano l’intera trama.
Questi i tre elementi: la lode, le sante letture, la preghiera.
Con la  lode, la Chiesa parla di Dio, delle sue magnificenze, dei suoi benefici. Nelle sante letture ascolta Dio che gli parla per mezzo dei santi dottori, con la vita e le opere dei suoi servitori. Inoltre, con la preghiera la Chiesa parla a Dio perché venga in aiuto degli uomini.
II. La parte preponderante della lode divina è costituita dalla salmodia. I salmi di David, i cantici desunti dai profeti, i tre cantici evangelici sono il contenuto di questa parte dell’Ufficio.
Perché una tale lode sia degna di Dio, lo Spirito Santo ne ha dettato tutto il contenuto. È  risuonata già molti secoli prima della venuta del Messia e la Chiesa l’ha raccolta dalle labbra doloranti dell’antico Israele, per renderla attuale nella gioia della Redenzione pienamente compiuta.
Nell’antichità la salmodia veniva celebrata in diversi modi.
Responsoriale, quando il salmo, recitato da uno solo, veniva ogni tanto intercalato con un versetto a mo’ di ritornello, cantato dall’assemblea. Attualmente il solo salmo a conservare una tale modalità è il salmo invitatorio nelle veglie della notte.
La salmodia antifonale, quella recitata da due cori, è la forma predominante nella Chiesa latina. Questi cori, che come in un santo dialogo si scambiano le note della divina lode, sono sulla terra come una eco dei cori celesti e dei serafini, uditi dal profeta Isaia . Caratteristica di questo modo di salmodiare: l’antifona, versetto principale o testo appropriato alla festa del giorno e destinato a dare al salmo una particolare interpretazione.
Alla salmodia, come elemento secondario della lode liturgica, si devono aggiungere gli inni ecclesiastici. Di questi inni il primo in dignità è il Te Deum, nella forma simile ai salmi, con accenti d’amore, che viene attribuito a S. Ambrogio e S. Agostino.
Gli altri inni ecclesiastici seguono le regole della metrica latina. I più antichi vengono attribuiti a S. Ambrogio, e da S. Benedetto chiamati  “Ambrosianum”. Altri sono attribuiti a S. Ilario, a Prudenzio, a Sedulio o altri autori più recenti.
Questi inni celebrano i misteri e le magnificenze di ogni ora del giorno e della notte, dei giorni della settimana, come delle feste dell’anno.
III. Le sante letture o “lezioni” proprie dell’Ufficio liturgico sono desunte dalla Sacra Scrittura, dagli atti dei santi e dalle omelie dei Padri sui Vangeli. L’Ufficio della notte è per lo più formato da tali letture.
Altre, dette “capitoli”, più brevi e desunte dalla Sacra Scrittura,  si recitano nelle Ore del giorno.
Le letture terminano con responsi e versetti, in modo da portare l’attenzione sull’argomento fondamentale dell’insegnamento sacro e così celebrare con pia melodia i benefici.
I responsi più solenni sono quelli dell’Ufficio della notte, dove le letture hanno un più ampio sviluppo. In altri tempi venivano detti anche al capitolo dei Vespri solenni, usanza conservata nel rito domenicano e in certi riti monastici.
Responsi più corti, chiamati “responsi brevi”,si trovano dopo la lettura breve o capitolo nelle Ore del giorno.  Un versetto semplice viene detto ai vespri e alle lodi.
IV. L’orazione o colletta è preghiera essenziale nell’Ufficio liturgico e ne è il coronamento e il compimento. N. S. Gesù Cristo ne ha lasciato alla santa Chiesa la sua formulazione quando ha detto: “tutto quello che domanderete al Padre nel mio nome…” “tutto quello che mi domanderete nel mio nome” . Le collette sono indirizzate secondo questa modalità alla persona del Padre o alla persona del Figlio Gesù Cristo; mai vengono rivolte alla persona dello Spirito Santo: lo Spirito Santo ispira e anima la preghiera della Chiesa; poiché da soli non sappiamo pregare, è “lo Spirito Santo che intercede per noi con gemiti inesprimibili”.
La colletta, essendo la preghiera liturgica per eccellenza, segue e manifesta la specificità della gerarchia; è recitata dal vescovo o dal prete, che in forza del suo sacerdozio, compendia nella sua preghiera, i voti e le preghiere della Chiesa tutta. L’assemblea silenziosa interviene al termine di questa solenne preghiera con il misterioso Amen che la conclude. In mancanza del prete, la persona che presiede l’assemblea supplisce a questa funzione sacerdotale, in forza del sacerdozio regale da tutti i cristiani partecipato con il battesimo, che ci incorpora in Gesù Cristo, unico e sommo sacerdote.
A volte la colletta è preceduta da suppliche dette appropriatamente Preghiere e dagli antichi designate con il nome di litanie, perché hanno come inizio le invocazioni Kyrie, Christe, eleison, che vanno sotto questa precisa denominazione. Il rito monastico fa uso delle litanie in ogni Ora dell’Ufficio.
Nell’uso comune le preghiere sono riservate agli Uffici meno solenni e in tempo di penitenza. all’invocazione Kyrie eleison o alla litania propriamente detta segue la preghiera domenicale o altre suppliche in forma di versetti.
Dopo la colletta, l’Ufficio termina con il congedo all’assemblea così formulato: benediciamo il Signore, con l’acclamazione Deo Gratias.

V. Questi i tre elementi costitutivi che ogni Ufficio liturgico comporta in una santa armonia anche se più o meno sviluppati: la lode o salmodia, le letture, la preghiera o colletta.
Vi sono anche alcuni Uffici più brevi chiamati memorie o suffragi che si aggiungono all’Ufficio principale e che sono considerati secondari. Tali sono le memorie di feste meno solenni non del tutto oscurate dalle solennità dello stesso giorno, o alcuni di quegli Uffici di devozione quotidiana  detti votivi per analogia alle messe votive riportate nel messale.
Queste memorie o suffragi conservano una minima traccia della composizione liturgica: la salmodia rimpiazzata dall’antifona, la lettura dal versetto, e la colletta invece viene conservata per intero.
In alcune chiese vi sono memorie solenni dove la lettura e la salmodia sono più ampiamente sviluppate.
VI. L’Ufficio divino, destinato a consacrare ogni momento della vita umana, abbraccia con il suo misterioso e antico ordinamento la notte e il giorno.
L’Ufficio della notte, con i suoi tre notturni, corrisponde alle tre veglie che secondo gli antichi ne costituivano la durata. Terminava con le lodi, alle prime luci dell’alba, e che un tempo, per questo motivo, erano separate dai notturni e dalle veglie con qualche intervallo, soprattutto nelle lunghe notti invernali.
Queste le Ore del giorno: Prima, Terza, Sesta, Nona. Queste Ore, meno solenni sono dette piccole Ore, perché la giornata del cristiano deve comprendere il lavoro imposto ad Adamo e alla sua discendenza.
L’Ufficio di Terza, o della terza ora, che, secondo il nostro modo di calcolare, corrisponde alle nove del mattino, ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli. L’Ufficio di Sesta corrisponde a mezzogiorno; l’Ufficio di Nona, alla terza ora del pomeriggio, consacrata dalla morte del Salvatore Gesù sulla croce.
L’Ufficio di Vespro, più solenne, consacra il finire del giorno, come quello di Lodi le prime luci. Questi due Uffici rappresentano misticamente, nella nuova alleanza, quello che nell’antico tempio era il duplice sacrificio del mattino e della sera, e rendono onore alla vittima, di cui queste immolazioni ne erano la figura, all’Agnello di Dio, vittima del mattino immolata fin dall’origine del mondo  secondo i decreti di Dio, vittima della sera che consuma il suo sacrificio alla fine dei tempi .
Con l’Ufficio di compieta si pone termine al giorno; ultima preghiera della sera, con la quale i cristiani affidano la loro anima stanca per le occupazioni e le fatiche del giorno nella mani di Dio e a Lui si affidano nel riposo.
VII. Questa la sostanza e la distribuzione della preghiera liturgica, della quale questo libro è destinato a facilitarne l’intelligenza e la pratica per le anime sante che, per santa vocazione, hanno l’onore di farne il loro primo dovere, e per i fedeli desiderosi di condividerne le gioie e di raccoglierne i frutti.
Una sublime armonia ne regola il tutto e le corde della lira della Chiesa sono pronte a vibrare al soffio dello Spirito Santo. Le sante austerità del chiostro, e quelle che l’amore di Gesù crocifisso ispira ai cristiani, preparano le anime a formare sulla terra questi cori che continuamente si associano agli eterni canti della celeste Gerusalemme. Ogni santa comunità monastica, come ogni Chiesa sulla terra, ci dice S. Ignazio martire, deve partecipare a questo concerto. La lira della Chiesa è pronta e, sotto il soffio dello Spirito Santo, la Sposa canta Gesù Cristo .
Né il giorno, né la notte pongano fine a questo concerto in modo che  tutte le contrade della terra a gara ne conoscano la dolcezza.

Dom Adrien Gréa,
superiore generale dei Canonici Regolari dell’Immacolata Concezione
abate di S. Antonio

Roma 2011. Traduttore: p. Tarquinio Battisti

 
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