Contatore visite

idea di dom Gréa - canonici regolari

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

scritti su Gréa


L’idea di Dom Gréa

Questo il titolo in “Nouvelle Revue Théologique” (aprile 1939) sotto il quale p. Broutin presenta l’opera di Mons. Vernet. Ogni lettore, particolarmente interessato alle grandi tematiche teologiche e mistiche, si renderà subito conto dell’importanza di quest’articolo. Pur con le dovute riserve, l’articolo del dotto professore dell’“Ecole Apostolique de Florennes” (Belgio) fa onore al nostro venerabile Padre e al suo stimato biografo .


************************************************************



Senza dubbio in molti lettori il nome Dom Gréa non evoca particolari ricordi. Coloro che lo conoscono solo per sentito dire considerano la sua opera un tentativo di vita religiosa e comune, un movimento di riforma e di perfezione che, nato dal clero diocesano, sfocia in un nuovo istituto religioso. A coloro che hanno svogliato i suoi scritti viene in mente il Trattato sulla Chiesa, opera che non ebbe gran successo, e l’opuscolo sul “La Sainte Liturgie” che fa credere ad un nuovo dom Guéranger. Quelli che hanno avuto modo di conoscere la persona e l’opera, scorgono nel suo modo di essere qualcosa di strano, quasi un: “signum cui contradicitur”.
Leggendolo uno pensa che si tratti di un “profeta del passato”, il quale, immerso nella contemplazione di testi e antichi canoni, pensa ad una figura ideale della Chiesa, e che, nella sua ardente devozione, piena di ammirazione e di ricordi storici, escogita e realizza una sintesi che molti non se la sentono di condividere. Ma se lo si considera nel suo operare, nel suo lottare, nel suo “più autentico significato”, lo si direbbe “un profeta del futuro” che anticipa le aspirazioni del suo tempo, e si sforza di agire con tutta la forza del suo spirito, del suo cuore e del suo forte temperamento.
Una cosa è certa: non fu un uomo del suo tempo. La sua formazione di autodidatta a “l’Ecole des Chartes” come a Roma, il suo amore per il passato – “un avo, un uomo del Medioevo” – il suo ignorare l’evoluzione delle congregazioni romane al tempo di Pio X, lo costrinsero a subire una prova analoga a quella toccata in sorte a S. Alfonso di Liguori, a S. Giuseppe Calasanzio e a tanti altri fondatori e fondatrici. Pur godendo di una buona reputazione tutti i tentativi per una seria realizzazione del suo ideale, per quarant’anni perseguita, sono andati falliti. Roma, dopo averlo rimosso dal governo del suo istituto, approva non l’antica regola, ma un contro-progetto da altri presentato e da lui non condiviso. “Amen”, dice il santo, ritirandosi nella preghiera e nella solitudine, avendo come unica consolazione la simpatia di dom Chautard, i continui incoraggiamenti del Card. Sevin e forse, ancor più, il convinto sostegno da parte del Card. Mercier, che condivideva le sue idee.
Sono ormai trascorsi vent’anni dalla sua morte. E per il momento come biografia abbiamo solo un opuscolo del canonico Grévy. Scritto nel 1917 (Lyon, Rey) subito dopo la morte del Rev.mo Padre. Tentativo, dal tono suasivo e opera di un testimone fedele, che non poteva consegnare ai posteri se non i tratti essenziali di un opera e di un destino così straordinari. Si deve a mons. Vernet l’onore di aver messo in piena luce questa “figura forte e complessa”. Scritto condivisibile in cui gli avvenimenti esteriori e i pensieri profondi sono riportati con fedeltà, tatto, a tutto tondo e con viva simpatia.
Onore al merito: l’impresa non era facile. Ad appena trent’anni di distanza gli avvenimenti sono per le persone ancora molto dolorosi. Ecco perché, nonostante le ventiquattro pagine di bibliografia, nonostante la sua indiscussa competenza nelle questioni ecclesiastiche del XIX secolo, nella prefazione, il dotto professore dell’Università di Lyon, ci dice che la documentazione a sua disposizione non è esaustiva. Con discrezione ha dovuto servirsi dei documenti ricevuti dalla famiglia; non ha potuto attingere da altre fonti certamente interessanti e ricche e ritiene quindi di non aver scritto un’opera completa e esaustiva in ogni sua parte.
Un libro, tuttavia, di grande interesse. Ha avuto il merito di richiamare l’attenzione su una grande personalità religiosa del XIX secolo, cosa meritevole. Ma risultato forse più immediato: ha stimolato la riflessione e spinto ad una ricerca più approfondita degli scritti di Dom Gréa. Se si vuole avere una migliore conoscenza dell’uomo non resta che prendere in mano il suo libro: “De l’Eglise et sa divine constitution”.(1)  In questo “libro così fondamentale, sintetico, e religioso” vi si trova ogni pensiero profondo, il vero spirito, l’autentica “l’idea”(2)  di Dom Gréa. Spetta ora ai teologi e agli uomini di Chiesa riscoprire questa “inesauribile miniera di ricchezze teologiche”, avvalorate da personalità competenti e allo stesso tempo diverse quali quelle di mons. D’Hulst, del canonico Didiot, dei cardinali Billot e Mercier. La biografia scritta da mons. Vernet servirà da stimolo per gli studiosi. Non saranno le imperfezioni della forma (mons. De Ségur, che poteva mostrarlo, era solito dire che “la pulizia del libro non era stata potata a termine”), le discutibili sintesi storiche, le interpretazioni accomodanti di alcuni testi scritturistici e patristici a farli desistere. Con intuito e senza preconcetti andranno direttamente al nocciolo della questione. Con grande sorpresa dovranno convincersi dell’idea che il trattato sulla Chiesa va unito a quello sulla Trinità
e che le missioni divine ne definiscono la struttura.
La grande originalità della sintesi dogmatica di Dom Gréa, sta nel porre a fondamento di ogni gerarchia queste mistiche e sociali assise e quindi nel riformulare il trattato sulla grazia sotto l’aspetto sociale. Parlando della vita soprannaturale dice che per ritornare nel seno del Padre, siamo in gestazione in quello di una Madre, o che, per esprimere la stessa idea con una formula di un teologo contemporaneo, il R. P. Congar: “la Trinità e la Chiesa, è Dio che viene da Dio e che ritorna a Dio, portando con sé, in sé la sua creatura umana”. La grande novità sta nel fatto che “l’inabitazione dei Tre” non è il punto di arrivo, ma di partenza. Questo è anche l’insegnamento delle Scritture: “Apud vos manebit et in vobis erit … Sicut misit me Pater, ego mitto vos … Ut et vos societatem habeatis nobiscum et societas nostra sit cum Patre et cum Filio ejus, Jesu Christo”. Le missioni visibili e inseparabili del Messia e dello Spirito Santo sono pegno e segno delle missioni invisibili e inseparabili, e vengono dette grazie, virtù e doni dello Spirito Santo. I teologi hanno preso in esame queste missioni, insieme agli altri doni presenti in ogni cristiano, in momenti di estasi mistica. Dom Gréa invece le esamina soprattutto nella loro dimensione sociale e non si limita al solo aspetto individuale. Così facendo, è facile rendersene conto, si riallaccia all’idea paolina della Chiesa “sponsa Christi, adjutorium simile sibi”, o anche, se si vuole, alla Città-Sposa dell’Apocalisse. “Le operazioni gerarchiche si rifanno alle forme e alle manifestazioni dell’agire divino” che non si impoverisce nel suo manifestarsi all’esterno. Il Cristo associa da ogni dove l’umanità alla sua opera vivificatrice, e se l’associa secondo una delle sue leggi costitutive, cioè in una élite che, in quanto tale, rifulge in una massa che attira senza separarsene. Non equivale questo a parlare della sublime idea del “clero indigeno”, nell’accezione più piena del termine, che dagli apostoli arriva fino alla nostra era missionaria e d’azione cattolica?
Riguardo a questo argomento, Mons.Vernet mette in evidenza la lungimiranza di cui dom Gréa dava prova in uno dei suoi scritti giovanili: “De re catholica apud Orientales instauranda memorabilis libellus”. “Per ovviare alla debolezza (langueur) delle chiese orientali, suggeriva … un primo rimedio e cioè che la Chiesa romana ebbe in Oriente non solo missionari di rito latino, ma anche missionari con riti orientali. Ne ipotizzava anche un secondo quello cioè di costituire nei paesi orientali un clero indigeno. Si augurava che questo fosse gerarchico e regolare … affinché potesse operare con maggior sicurezza, facilità e utilità per la diffusione del cristianesimo” (p. 54). Lo stesso desiderio esprimeva in un incontro con M. Delpech, il 30 aprile 1903: “nei paesi di missione, anche là dove le missioni sono molto fiorenti, si corre il rischio di non fare ciò che è di primaria importanza, qualora la vita gerarchica non la si organizzi insieme agli indigeni.
Tra la missione e una chiesa costituita passa la stessa differenza che c’è tra un fiore pur meraviglioso, ma in un vaso e quello, forse meno appariscente, ma ben radicato … si deve arrivare, ma non secondo il metodo sulpiziano, ad un clero indigeno regolare e gerarchico, poiché prima di arrivare a fare un Monsignore di Saint-Sulpice, è necessario fare un europeo …  non cercate a fare degli europei. Dietro l’esempio di S. Paolo siete voi che dovete farvi cinesi, giapponesi, “omnia omnibus”. Come loro nutritevi con del riso cotto all’olio o con delle polpette di farina come gli arabi, costruite case simili alle loro.
San Paolo, San Dionisio  hanno  forse cercato  di radicare la civiltà e la cultura romana   tra la loro gente? San Martino e altri come lui , hanno preferito diventare monaci  tra i barbari, che  laici tra gente civilizzata... Apparentemente, sembra più facile trasformare un negro in monaco, che in un  civile  europeo. Questo vostro negro intelligente non portatelo in Europa perché morirà tisico. Fategli praticare per trent’anni la vita monastica o canonicale secondo le norme prescritte e al sicuro della vita comune. Solo in seguito ordinatelo prete, ma religioso. Continuate su questa linea e arriverete ad avere un vero clero”.

Senza dubbio è con la sua umanità che Cristo salva gli uomini, ma anche per mezzo di uomini associati senza distinzione di razza o di classe per la propria salvezza. Il Cristo-Capo, sposando la nostra umanità, ci costituisce nell’ordine soprannaturale restaurato. Come anche noi, a nostra volta, facendo essere e crescere il suo corpo mistico “ad aedificationem Dei” costituiamo il Cristo-Chiesa. Questa la grande e sublime visione della chiesa trionfante, che comprende anche il più umile embrione parrocchiale e che Dom Gréa contempla in seno alla Trinità in tutta la sua dignità, libertà e mistero!
Questa grande fecondità, che si perpetua nei secoli, passa con tutta la sua forza dalla Chiesa universale alle Chiese particolari, e questo secondo una medesima legge organica: le missioni trinitarie, il Cristo e il collegio episcopale, il vescovo e il suo presbiterio.
Per Mons. Vernet Dom Gréa è il teologo della Chiesa particolare dei tempi moderni. Secondo noi, la sua singolare missione è stata quella di averne messo in evidenza la struttura e l’organizzazione. Nella grande corrente teologica che esalta la chiesa universale nel suo capo infallibile, dom Gréa vi scopre anche la mistica dell’episcopato disperso. Ne sottolinea l’importanza con i bei testi di S. Ignazio d’Antiochia. Nei suoi scritti e nelle sue opere continuamente vi ritorna elaborandone con maestria la bella definizione, scritta a lettere d’oro in una lettera di S. Cipriano: “Ecclesia est plebs adunata sacerdoti et pastori suo grex adhaerens” (ep. 69. P. L. IV, 406): un popolo chiamato alla luce della fede e riunito nel vincolo della carità; - un clero pastorale preposto a questo popolo fedele per la lode divina e la santificazione delle anime in spirito e verità; – e tra questo popolo convenuto e il suo clero ordinario, un legame di comunione gerarchica che li sussume nel ciclo trinitario delle missioni visibili e invisibili dell’ordine soprannaturale. Questa definizione patristica esprime in tutta la sua importanza la complessità circolare cha va dalla testa alle membra secondo la legge di ogni essere vivente. Dom Gréa era estremamente convito che il clero pastorale e il popolo cristiano sono radicati individualmente e unitariamente in Cristo, in una comunione di grazia, verità e santità.
In quale istituzione incarnare una siffatta teologia? Mons. Vernet risponde alla domanda descrivendo l’operato di Dom Gréa da Baudin, a Saint-Claude, a Saint-Antoine, ad Andora. È bene che sia il lettore stesso a gustarsi la lettura di queste pagine, scritte con maestria e sempre molto istruttive. Vi scoprirà come Dom Gréa da un passato, oscuro e incerto per noi, ma per lui luminoso e suggestivo ha saputo estrapolare il necessario dall’accidentale, e, andando al di là delle possibilità del momento, ha tracciato con mano sicura il piano di un ideale da restaurare. Aveva davanti la realtà di un “clero disorientato” a causa delle norme concordatarie, come anche le chiare conseguenze della secolarizzazione che il regime beneficiario aveva provocato nel passato. Sapeva inoltre quanto profondamente il gallicanesimo e il giansenismo avevano cambiato la nozione giuridica di diocesi. E nel suo amore per tutta la Chiesa, pensava che non era possibile che tutte queste filiali lasciassero alla sola Chiesa-Madre, alla Chiesa-Cattedrale la perfezione d’organizzazione che gli veniva assicurata dalla presenza e controllo diretto del vescovo. Mentre altri riformatori del XIX secolo tentavano di riportare il clero all’altezza del suo compito dal di fuori, Dom Gréa partiva dalla perfezione dell’istituzione per arrivare alla perfezione dell’individuo con la e nella sua funzione. Secondo lui erano le chiese che dovevano essere rinnovate profondamente e totalmente nella loro realtà prima di pensare al rinnovamento del clero.
Da quanto detto deriva il suo ideale di vita canonicale che, verso la fine della sua vita, così preferiva definire: “una vita clericale perfetta in un presbiterio, in un collegio di chierici incardinati ad una Chiesa che, così vivendo, esercitano una funzione nei diversi gradi della clericatura sotto l’autorità del Vescovo al servizio di Dio e della Chiesa”. Questo sul piano ecclesiastico equivale all’idea-forza del secolo XIX sul piano sociale: una compagine strutturata. Dom Gréa era solito ripetere: “qui tutto deriva dalla tradizione; non vi si trova nulla di simile a quanto si verifica nella fondazione di un nuovo ordine; tutto proviene dagli antichi istituti canonicali”. Vita liturgica integrale e osservanze penitenziali. Vita religiosa vissuta in obbedienza nell’esercizio di un ministero collegiale, nella castità in una famiglia religiosa, nella povertà secondo il canone romano del 1059. “Quidquid eis ab ecclesiis venit communiter habeant” (oggi si direbbe: i beni ecclesiastici sono al servizio della funzione, appartengono alla collettività e non possono diventare privati). Come forma organizzativa si predilige: quella federativa propria delle antiche congregazioni canonicali, tra le case maggiori o collegiate e le case minori o priorati. Questo secondo Mons. Vernet il modello della chiesa particolare a cui Dom Gréa aspirava.
In tutto ciò Dom Gréa più che un restauratore non lo si deve considerare forse un precursore? Noi riteniamo che, come alla sua sintesi teologica si può attribuire una profonda valenza orientativa, così la sua opera la si può considerare un tentativo, una prova più che una realtà. Infatti nessuna delle sue fondazioni è stata giuridicamente incorporata alla gerarchia diocesana. Non si può tuttavia dubitare che tale sia stato il disegno perseguito e voluto per tutta la vita con le parole e le opere. Le conversazioni a Malines tra Dom Gréa e il Card. Mercier dal 23 al 26 giugno del 1912 non lasciano margini di dubbio. Il suo è un compito di apri pista, di avanguardia e la sua una realtà “del futuro”. La biografia di Mons. Vernet è da ritenersi un buon lavoro su questo pioniere, su “quest’uomo straordinario” che un altro storico moderno, F. Hayward, definisce: “uno dei più grandi animatori religiosi contemporanei”.

        P. Broutin, S. J.


 1. Come anche il suo “testament spirituel” (conférences aux Prieurs, del 2 aprile 1902), alcune pagine e capitoli di “La vie des clercs dans les siècles passés di dom Benoît, suo sostegno e confidente, “religioso al di sopra di ogni sospetto, ma tutto di un pezzo”, il discepolo più intelligente e più intrigante tra gli operai della prima ora.
 2. Qui “idée” la intendiamo secondo il significato greco di “vision”



 
Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu