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Grévy-dom A. Roux ed altri - canonici regolari

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lettere Gréa

(canonico Grévy)

Andora Stazione (Genova) 24 maggio 1907
Carissimo, sincero e fedele amico,
per il momento non si vede soluzione alcuna riguardo alle difficoltà della nostra Congregazione. Tutti i vecchi si ribellano alle nuove disposizioni. Un nuovo decreto sembra accrescerne le difficoltà. Il mio è ormai un ruolo onorifico. Si sono verificati degli imbrogli. Anche se la mia persona e quello che rimane della mia vita sono reputate cose di poco conto non importa, perché su tutto prevale il futuro dell’Istituto, la salvaguardia del suo spirito e del suo obiettivo. La decentralizzazione va assolutamente difesa, come anche necessaria ed essenziale ne è l’autonomia locale. Mi auguro che questo doloroso caos porti al risultato sperato. Spero che il divino volere su questo Istituto, mostratoci in diverse occasioni e come è stato sottolineato a Roma, 20 or sono, rispondente ai bisogni del nostro tempo, possa realizzarsi. Dobbiamo pregare e far sì che la volontà divina, accettata con amore, sia nostra l’unica guida.
I padri del Canada, come quelli della Francia, protestano. Il nostro Cardinal Protettore sta facendo di tutto per salvarci. Gli Assistenti dom Jean Baptiste Gressot, dom Arsène e dom Claude da ieri si trovano a Roma. Mi hanno invito un biglietto in cui mi dicono che hanno visto il Cardinal Protettore e che sono contenti per l’incontro avuto. Venite in mio e nostro aiuto con la preghiera, la sola cosa in cui ancora sperare.
Nonostante queste preoccupazioni sto cercando di portare a termine il trattato sulle origini della società umana e sulle relazioni tra lo Stato e la Chiesa. Sarà dato alle stampe dall’editrice Bonne Presse in contemporanea con la nuova edizione di l’Eglise et de sa Costitution di cui ho ricevuto le bozze. Questo breve trattato è suddiviso in tre parti: la prima verrà stampata come appendice nell’Eglise; a suo tempo voi avete avuto la bontà di leggere e prendere in esame la seconda (histoire de la religion jusqu’à la venue de J.C.), vi invio la terza per avere vostre osservazioni. Comunicatemi le vostre considerazioni, correzioni, orientamenti e poi rispeditemi il tutto con le annotazioni sui passaggi controversi.
Mio caro e sincero amico ho terminato anche La Liturgie; al più presto ve la invierò.
Al termine di questi lavori mi sento come un limone spremuto (da cui è stato estratto tutto il sugo)!
A me non resta altro, quale unico motivo di questa bizzarra prova, che camminare sulla via della santità nell’attesa dell’eternità. Fate sì che in tutto questo sia fatta la volontà di Dio.
Cordialmente addio, carissimo, carissimo…

Ritengo che la divisione in capitoli e paragrafi non risulti utile e che invece sia più opportuno mettere al posto del § un semplice a capo più asterisco, segno meno vincolante, ma sufficiente per contrassegnare i passaggi più significativi.
Pregate per me che vivo momenti difficili e in un continuo stato di tristezza che mi logora, anticipando il momento della mia morte. Ho bisogno di più coraggio. È necessario che la mia anima, distaccandosi da questo mondo, non desideri altro che dimorare con Dio. La Santissima Vergine mi ottenga la grazia e la fedeltà in questo momento di prova.
Tanti cordiali e sentiti saluti al caro e fedele sign.  Simonnot. Mi raccomando alle sue preghiere.

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Andora Stazione (Genova) 10 giugno 1907
Carissimo e sincero amico e fratello,
state tranquillo, non si tratta minimamente di trasgressioni contro norme liturgiche. L’intrigo che Dio ha permesso, sollevando una quasi unanime ribellione tra gli anziani e più rappresentativi membri della Congregazione, sta tornando – cosa di nessuna importanza – a mio grande vantaggio. Mi sembra che Dio abbaia permesso tale prova per richiamare l’attenzione di Roma sull’Istituto Canonicale e sull’importanza che questo ha per il servizio nella Chiesa. Questioni che, credo, colà venivano semplicemente ignorate. Le difficoltà emerse esigono necessariamente delle risposte, che non possono essere eluse. Non bisogna aver fretta e tutti, dobbiamo ubbidire alla Santa Sede, pur rimanendo tuttavia fedeli ai principi costitutivi dell’opera.
Per quanto mi riguarda, caro sincero amico, questa è una situazione di grazia che esige una mia risposta. Nelle opere che Dio ci affida non c’è posto per soddisfazioni personali. In queste opere è necessario che la nostra personalità scompaia perché in esse si manifesti la gloria di Dio solo. È questo quanto Dio mi domanda in vista dell’eternità. Siatemi vicino, caro e bravo amico, in questo mio compito. È necessario, senza dubbio, passare per l’agonia per essere uniti all’agonia e alla volontà di Gesù per la salvezza del mondo.
Per il futuro del nostro Istituto, credo, c’è e ci sarà di grande aiuto il Cardinal Protettore che, venendo sempre più a conoscenza dello suo spirito e della sua specifica finalità, li farà apprezzare anche dal Sovrano Pontefice Pio X, al quale, penso, dovrò fra non molto recarmi per presentare le chiarificazioni necessarie per ultimare le nostre costituzioni. Credo che la prova sarà lunga e forse anche molto dura, ma poiché la nostra opera proviene da Dio, questi la realizzerà e ne conserverà la specificità, se saremo capaci di accoglierla con una fedeltà incrollabile e perseverante.
Carissimo fratello, sono profondamente commosso per come lo spettabile e caro sign. Simonnot, amico fedele e santo, prende parte alle mie sofferenze. Quanto in questa lettera affermo di voi, si addice anche a lui. Sono altresì profondamente grato e riconoscente per le vostre preghiere per me!
Non appena vi sarà possibile rimandatemi il lavoro su l’Eglise e l’Etat con le osservazioni e le correzioni; sto infatti preparando la bozza per la nuova edizione del l’Eglise che sta per uscire.
Addio, mio caro; rimaniamo uniti nella preghiera, nell’affetto, nel modo di pensare, nella partecipazione ai dolori, ma anche alle speranze e aspettative per il trionfo di Dio.

Conoscete “La Simplicité d’après l’Evangile” dell’abate di Gibergne?, - Desclés. 30 S. Sulpice, Paris – questo libro scritto per i fedeli, trovato a Rotalier mi è stato e mi è di giovamento.
E anche l’Imitation, L. 3 cap. VII, n.5! che sempre più la possa assimilare; ne ero e ne sono tanto privo.

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14 febbraio 1908(?)
Caro, carissimo,
con la vostra ultima ho ricevuto anche quella del buon amico mons. Pidoux. Sono profondamente riconoscente per la sua attenzione verso di noi.  Motivi di prudenza, di cui siete perfettamente al corrente, mi impediscono di rispondergli.
Nel permanere di questa tempesta non mi resta che pregare; sono sorpreso da quanto riportato dal sign. Pidoux e cioè di atteggiamenti ostili da parte di Mgr Battandier, con cui sono in buoni rapporti. Carissimo, devo meditare sulle Beatitudini: Beati… qui patiuntur. Beati qui lugent… beati…

Mgr Monnier rimanda il suo viaggio a Roma in autunno. Per quanto mi riguarda non credo che ne otterremo un grande vantaggio.

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Andora Stazione (Genova) 25 febbraio 1908
Carissimo, insostituibile amico,
che sempre con affetto  ricordo. La vostra preghiera mi è di sostegno in questo mio morire. Dio che porta sempre a compimento quanto vuole, si prenderà cura dell’opera che ho fatto nascere, alla quale aveva anche concesso santi e potenti protettori e che Roma aveva a sua volta benedetto, lodato, incoraggiato.
Sono molto riconoscente e apprezzo molto quanto cercato di fare da parte del caro sign. Pidoux. Non oso scrivergli, ma glielo esprimerò a voce. Penso di poter presenziale alla consacrazione di mons. Sevin (carissimo amico); per l’occasione avrò la possibilità di incontrare il cardinale di Reims e altri ancora. Poiché la consacrazione avrà luogo a Belley, verso la fine di marzo, avrò la possibilità di fare un viaggio in Francia. Penso che sarà presente anche Dom Delaroche, il quale, mi aveva promesso di farmi visita, rientrando a Roma. Non so se verrà, giacché mi sembra che preferisca piuttosto evitarmi. Non sono al corrente di quanto accade a Roma, ma credo, che le cose vadano per le lunghe. Chiedo a Dio di fare una santa morte, compiendo ogni giorno la sua santa volontà!
L’editrice Bonne Presse mi richiede il manoscritto di “La Liturgie”. Lo consegnerò al fratello di dom Ignace Delavenna che sta per partire, così avrete modo di portarlo a destinazione. Apprezzerei una vostra, se possibile, revisione, in modo da apportarvi le correzioni che riterrete opportune.
Vi chiedo, inoltre, caro insostituibile amico, di far recapitare i due quaderni per raccomandata sia al signor Dijon, 13, rue Garibaldi, Saint Ouen, Seine; sia alla signora Chollet, 58, Boulevard Latour, Maubourg, Paris VII ant. perché li consegnino al sign. André.
Addio, caro amico, e grazie per questo nuovo servizio che chiedo alla vostra generosità. Grande la mia stima verso di voi.
Le bozze definitive di L’Eglise vengono sempre rinviati. A La Bonne Presse mancano diverse macchine perché desidera tenerle al sicuro. Portate i miei saluti al caro e spettabile Superiore. Che con affetto ci ricordi nelle sue preghiere.  

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Andora Stazione (Genova) 26 marzo 1908
Carissimo, insostituibile e fedele amico,
la vostra lettera mi arriva nel giorno anniversario della morte della santa mamma, in quell’occasione mi foste di grande conforto. Sono rattristato per le nuove riguardo alla vostra salute. Condivido quello che scrivete. Voglio venire da voi, prima di assistere alla consacrazione di Belley in occasione della quale potrò incontrare il cardinale di Reims come anche Mgr Derchelette e il vescovo di Saint-Claude. Desidererei inoltre incontrare l’Abate di Sept-Fons, eccellente e devoto amico, che è al corrente su Roma, e dom Dessosiers.
Penso che partirò la sera della domenica in Laetare. Aspetto che dom Dessosiers mi comunichi nel corso della settimana il giorno e il luogo del nostro incontro. Mi recherò a Lons-le-Sonnier e a Bletterans, o prima (Dés Marvi, mi chiede di passare a Rotalier dove sta mio nipote Pierre che ha lasciato il padre a Parigi) oppure dopo l’incontro con Dessosies nel caso in cui questo dovesse avvenire al mio arrivo o a Bourg, o a Maicon, o anche a Sept-Fons (stazione Dompierre sur Besbre).
Mio carissimo, vero e sincero amico, concedetemi di prendere parte ai meriti delle vostre sofferenze. Aiutatemi a superare la tentazione della tristezza, della debolezza, dello scoraggiamento, del pessimismo, ecc. ecc… che mi assalgono e che provengono dallo spirito delle tenebre. A tutti dico: fiducia in ciò che Dio vuole da noi; anch’io devo rimanere fiducioso per non cadere in profonda ingratitudine e empietà!
Addio, carissimo in Gesù unica speranza in questo triste mondo dove tutto passa Rimaniamo uniti nella preghiera.

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Andora Stazione (Genova) 26 aprile 1908
Carissimo mio fratello,
la mia missiva è pervenuta contemporaneamente alla vostra che, seppur sofferente, mi avete inviata il giorno di Pasqua. Provo grande tristezza! Vi trovate sulla Croce nel giorno felice della Resurrezione!
In questo vostro soffrire, che vi rende gradito a Dio, pregate pe me.
Non so, carissimo amico, se vi è stato possibile realizzare quanto da me richiesto, sicuro della vostra amicizia. In tutta confidenza e sincerità, vi domando, se possibile, ponderarne l’eventualità e l’opportunità.
A Bellay ho incontrato il cardinale di Reims. In ogni importante decisione si muove con grande circospezione. Mons. Sevin che gode e godrà di un forte ed efficace ascendente su di lui ci sarà di aiuto. Il Cardinale si recherà a Roma nel mese di settembre. Mi auguro che tutto possa essere procrastinato a quella data. Cercherò di sondare il terreno e così recarmi a Roma usufruendo di un buono sconto con biglietto di andata e ritorno. Farò del tutto, con l’aiuto del caro p. Desqueyroux, per incontrare quanti più prelati e consultori sia possibile. Potrò essere informato su come stanno effettivamente le cose, e mi auguro di ottenere un’udienza con sua Santità. Spero, con l’aiuto della Ss. Vergine, di ricavare qualcosa di utile da questo viaggio, se non altro arrivare alla sospensione delle decisioni, che pesano come una spada di Damocle sulla testa dei migliori figli. Questa prova, mi servirà di preparazione ad una buona morte, perché mi aiuterà a distaccarmi da tutto quello che è transitorio oltre che da me stesso; a perdonare per ottenere perdono, e nello stesso tempo a mettere quanto mi resta della vita al servizio dell’opera alla quale Dio mi ha chiamato e delle anime che entrando in religione mi hanno affidato il loro futuro!
Addio di cuore, caro e singolare amico, che sapete quale profondo, fraterno e riconoscente amore nutro per voi

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(Dom Augustin Roux)

St Antoine 14 settembre 1896

Carissimo figlio, (Dom Augustin Roux)
vi auguro di cuore che la grazia di Dio scenda sull’unione (ricongiungimento) che state per consacrare.
Approfittate dell’occasione per far visita ai parenti da voi menzionati.
Vi confido, caro figlio, di aver preso, davanti a Dio, la decisione di inviarvi in Canada in aiuto di dom Benoît e della sua meravigliosa e numerosa comunità.
Partirete, a Dio piacendo, il prossimo autunno con altri generosi giovani professi.
Dom Marie Augustin è ritornato entusiasta per quanto visto in questa nobile e felice colonia di Canonici Regolari. Io stesso mi sono proposto di andarvi di nuovo a primavera per rendermi conto dei tanti progressi che ivi di anno in anno vengono fatti.
Conosco, caro figlio, il vostro cuore di autentico religioso. Partite fiducioso, come S. Francesco Saverio, per questo lontano apostolato, per prepararvi così una magnifica corona per l’eternità.
Arrivederci, carissimo figlio, a presto. Di ritorno dal viaggio nel Jura ritornerete a St. Antoine per prepararvi per questa nuova obbedienza.
Con affetto in Gesù nostra vita.

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Rotalier 26 gennaio 1914
Rev. Padre, fedele amico di un passato condiviso,
vi ringrazio per i saluti e le preghiere che ricambio, promettendo di ricordarvi presso il santo altare. Dio, che chiamandomi al suo servizio mi ha affidato l’opera a cui mi sono dedicato per tutta la vita, vuole santificare la mia vecchiaia attraverso il suo amore e la prova.
Chiamato a Roma ….. il Cardinal Prefetto della Congregazione mi ha messo al corrente del comunicato con il quale si fa presente la preoccupazione, che, “data la mia avanzata età, non disponga più di forze fisiche (vires corporis), per svolgere il mio compito; e che, ancor vivente (me adhuc superstite),  si ritiene opportuno passare le redini del comando ad uno dei miei figli”. La scelta è caduta su dom Delaroche perché secondo il Cardinale “è un uomo di cui mi fido, l’uomo secondo il mio sentire e il mio volere, ecc..”. Ho accettato volentieri e senza obiezioni. La mia circolare ne è la prova. Nonostante che si sia voluto affermare che ho avuto una violenta reazione verso l’Eminenza. Sono rammaricato per il fatto che i nuovi superiori non abbiano smentito una tale odiosa menzogna e non ne abbiano impedito con il loro intervento la diffusione; anzi hanno fatto finta di nulla?
Fin dall’inizio avevo fatto presente con delicatezza a dom Delaroche il mio disappunto per non avermi messo al corrente della sua circolare nella quale gli avrei consigliato di aggiungere che non era l’uomo secondo il mio sentire e il mio volere (è una mia convinzione). Ma con orgoglio mi rispose che avendo ricevuto il mandato dalla Santa Sede, non c’era motivo alcuno di chiedere un mio parere su da farsi. Come se ricevere o chiedere un parere fosse uno smacco per l’autorità e non piuttosto una dimostrazione di fiducia e di deferenza. Pensavo che si trattasse di un malinteso. Da quel momento divenni un estraneo per l’Istituto, e anche nel caso che si ritenesse opportuno chiedere un mio parere (consultativo) sulle fondazioni, lo si faceva dopo che tutto era stato deciso e discusso, e solo per pura e semplice formalità.
Dio mi è testimone che non rimpiango nulla del passato!
Le nuove costituzioni mi furono trasmesse dalla Sacra Congregazione sotto segreto (il Cardinale mi aveva assicurato che nulla sarebbe stato deciso senza previo avviso al Fondatore) e con la richiesta di presentare entro otto giorni per iscritto e senza farne parola con i miei figli e fratelli, le osservazioni. Le osservazioni fatte furono semplicemente, interamente e silenziosamente rifiutate.
Le nuove costituzioni vennero così promulgate. Allora feci presente a Sua Eminenza che, pur sottomettendomi, non potevo tacere per il fatto che con queste costituzioni si abolivano punti essenziali dell’opera alla quale da anni mi ero dedicato.
Vi scrivo dalla casa di mio nipote dove nel frattempo sono stato autorizzato a ritirarmi insieme ad un confratello.
Grazia della croce, grazia inestimabile, sigillo divino impresso sulle sue opere, che Dio mi concede in vecchiaia.
A proposito di questo un santo vescovo mi propone ad esempio un S. Francesco, rifiutato dai suoi figli, un S. Giuseppe Calasanzio, un S. Alfonso, allontanato per volere del Papa dalla sua Congregazione, e mi invita a rispondere alla grazia della croce nella fede, nella fedeltà, nell’umiltà, nell’abbandono e nell’amore.
Aiutatemi, reverendo Padre, nel ricordo di un passato trascorso nell’amicizia, a compiere fino in fondo questa missione di immolazione e di vittima per raggiungere la visione eterna.
Potete essere certo che nulla mi allontana da coloro la cui vocazione Dio mi ha affidato.

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Rotalier 2 ottobre 1916
Carissimo amico,
il 21 settembre ho celebrato il 60° anniversario della mia ordinazione sacerdotale. Il giubileo della mia vecchiaia costituisce un forte invito a prepararmi all’eternità. Vi ringrazio profondamente per le preghiere che per me avete fatto nella festa dell’8 settembre; continuate ad essermi vicino fino alla morte che non tarderà a sopraggiungere.
Dio cui solo spetta realizzare i suoi disegni e che alla mia debolezza ha affidato il compito di rinnovare l’antica tradizione del clero regolare, pastorale secondo la tradizione dei santi, con il sostegno di famosi e illuminati vescovi e servitori di Dio, ha anche permesso, dopo uno stupendo inizio, questa prova che sembra momentaneamente distruggerla. È il grano di frumento che muore nella terra per ritornare in vita e essere pronto per la mietitura.
Penso al magnifico sviluppo della vita canonicale in Canada dove gli arcivescovi di ST. Boniface e d’Ottawa salutavano con ammirazione l’erezione della bella Collegiata di Lourdes ad abbazia, e che ora sta andando verso il declino; nella diocesi di Ottawa Nominingue va alla deriva.
Ovunque solo rovine, come dice mons. Langevin; in Europa anche Andora è caduta in rovina a sua volta essendo stato ordinato di sopprimere l’unica scuola canonicale esistente.
Dio mi chiede di bere al calice della sua passione: percutiam pastorem et dispergentur oves gregis.
Il nobile servitore di Dio dom Paul Benoît è andato in cielo per ricevere la ricompensa di una vita di preghiera, di lavoro, di penitenza. Sta insieme ai miei figli e suoi fratelli che, avendo conservata integra la loro santa vocazione, lassù formano una celeste Comunità. Io ho ancora poco da vivere quaggiù. Sono certo che Dio, al momento opportuno, realizzerà, come Lui solo sa fare, il suo disegno, manifestatomi con segni inequivocabili. Mai ho dubitato della mia vocazione e non c’è grazia più bella della croce.
I nobili incoraggiamenti avuti dalla Santa Sede e dall’episcopato permangono e chiedo a Dio di potervi rimanere fedele fino alla fine.
Mi affido al Sacro Cuore di Gesù, consegnando nelle sue mani quello che fu il disegno divino sulla mia vita e su quanti vennero posti sotto la mia guida, ora dispersi e che condividono la prova della loro vecchia guida e padre.
Carissimo amico, pregate per me che sono vicino all’eternità, dove dei figli, dei fratelli e dei protettori mi aspettano e mi chiamano.
Porgo i miei più sinceri saluti.
 
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Rotalier 30 gennaio 1917
Carissimo amico e figlio,
grazie per i saluti che ricambio, dettati da paterno amore e da cari ricordi.
Non ritorno, estraneo ormai a coloro che ne hanno la responsabilità, sulle circostanze che hanno dato vita ad un’opera essenzialmente diversa da quella che era stata affidata alla mia vocazione e che, per 40 anni, si è sviluppata con l’aiuto e i suggerimenti scelte e sante autorità. Ho fatto presente al cardinal Vivès, che eccezion fatta del nome, la nuova opera si differenzia nell’essenza dall’Istituto Canonicale che insieme ai miei figli avevamo abbracciato. Che il nuovo Istituto si sviluppi e propaghi, nulla da obiettare. Sono ormai un estraneo.
Ormai vicino all’eternità mi raccomando alle vostre preghiere, carissimo amico, perché dopo una serena morte possa arrivare al celeste incontro dove mi attendono e mi chiamano i miei figli e fratelli, ai quali ancora per poco sopravvivo, i protettori e santi senatori di Dio che durante la mia lunga carriera mi furono di sostegno e di orientamento.
Pregate per me caro amico che con affetto saluto in Cristo.

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A mons. Pierre Rougerie (Aix-sur-Vienne – H.te Vienne)
parroco a Jurgnac (H.te Vienne)

N.D. de Sept Fons 03/03/1915
Carissimo sign. ed amico,

 ho molto apprezzato e ve ne ringrazio, le informazioni così preziose che avete avuto la bontà di comunicarmi riguardo all’Ordine Canonicale, forma antica della vita religiosa al servizio delle chiese, modo di vivere aperto anche al clero diocesano.
Quanto avete trovato nella diocesi di Limoges è quanto già si viveva nella vallata del Rodano. Tale era anche l’Istituto Canonico Regolare di S. Ruf, nell’Ile de France, quello di S. Victor, e più a nord quello di Arrouaise, ecc…
Vi esprimo anticipatamente la mia riconoscenza per le ulteriori ricerche di cui vorrete mettermi al corrente.
Sarà un piacere inviarvi, non appena ne avrò gli esemplari, i miei vecchi e recenti lavori.
A voi, caro mons. ed amico, esprimo i sentimenti di quella santa amicizia che verso di  voi nutro, riservatemi una posto nelle vostre preghiere. È un ultimo regalo al sottoscritto, che ormai povero e vecchio ammalato sempre più si avvicina all’eternità.
Vi saluto con affetto in Gesù nostra vita.

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Baudin 26/03/1915
Carissimo amico, (che mi si passi questo modo di rivolgermi a voi),

vi ringrazio delle interessantissime informazioni che avete avuto l’accortezza di comunicarmi. Dio vi conceda in questi santi giorni tante grazie, e che consoli la sua chiesa con la santificazione delle persone, frutto delle croci attuali e dell’eroica santificazione del clero nella pastorale parrocchiale.
Vogliate gradire, quale gradito ricordo, un ultimo modesto lavoro della mia vecchiaia e pregate per l’autore.

dom Michel vi ricorda con affetto

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N.S. de Sept Fons 11/09/1915
Carissimo sign. e sincero amico,

 grazie per le consolanti parole che con affetto avete rivolto alla mia povera persona; grazie anche  delle vostre preghiere, di cui ho molto bisogno con l’avvicinarsi dell’eternità.
Carissimo amico, sono in questo miserevole asilo, in attesa che al più presto si trovi una felice soluzione per l’opera di restaurazione dell’Istituto Canonicale, un tempo molto diffuso nell’intera cristianità. Mi avete messo al corrente di interessanti studi, e se ve ne sarà data la possibilità, continuate ad istruirvi riguardo a questa grande Istituzione, così da favorire la vita religiosa e monastica nel clero diocesano vissuta nella povertà e nella vita comune.
Mi congratulo con voi che state per entrare in Seminario, giorni felici e benedetti quelli del noviziato dei ministri della Santa Chiesa. Abbondanti grazie siano riversate su di voi in questi anni di vita da autentico Canonico Regolare, vissuta in questa santa Comunità santificata dalla Regola e dalla vita comune.
Nelle vostre preghiere ricordatevi dell’opera che è stata affidata alle mie deboli forze, come anche della mia povera vecchiaia e pregate per una mia santa morte.
Vi saluto con profondo affetto in Nostro Signore.

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N.S de Sept Fons 18/01/1916
Carissimo e sincero amico, (seminarista)

 la notte scorsa rientrando ho trovato la vostra gradita e affettuosa lettera, che aspettavo per il Natale, festività che ho trascorso nel Jura nell’accogliente chiesa, culla della mia vocazione e della restaurazione dell’Istituto dei Canonici Regolari.
Siate, caro amico, felice in questo pio Istituto di St. Sulpice, dove, come voi stesso affermate, avete la grazia di vivere sotto una Regola.
All’inizio della mia giovinezza clericale, ho trovato assistenza, sostegno e consolazione nell’affetto di santi e… amici di questa ammirevole e molto amata società di St. Sulpice.
L’opera di resurrezione dell’Istituto Canonicale, nonostante le prove che deve subire, sostenuta da santi e illustri vescovi e desiderata da molte anime sacerdotali, va verso la piena realizzazione. Affrettiamone la venuta con le nostre preghiere. Sarà l’ora del mio Nunc  dimittis.
Vi chiedo di starmi vicino, caro amico, per una santa morte, l’eternità infatti si avvicina, e tra quattro settimane compirò 88 anni. Bisogna affrettarsi e correre sulla via dell’amore, verso quell’Amore che ci aspetta e ci chiama.
I miei più affettuosi e sinceri saluti in unione di preghiere e di santi propositi.

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Rotalier 16/03/1916
Carissimo amico, (nel seminario di Limoges)

 grazie per le cordiali parole che con tanto affetto mi avete rivolte. Prego Dio perché compia la sua volontà su di voi, e porti a compimento, nella santa vocazione, l’opera della vostra santificazione, per la sua gloria, il servizio della santa Chiesa e la salvezza di molte anime.
Per alcune settimane non sarò a Sept Fons, ma spero di ritornarvi quanto prima.
A Roma la grande impresa della nostra resurrezione subisce ritardi a causa della nomina di un nuovo prefetto alla Sacra Congregazione dei Religiosi; ma Dio che lo permette, mettendo così alla prova la nostra fedeltà, ci vieta di dubitare nel compimento della sua opera.
Vi invio, caro amico, un trattato sull’Istituto Canonicale, che oggi molti non conoscono, pubblicato da un mio confratello, il canonico Raux, decano di Amettes, nella diocesi di Arras. Mi auguro che lo leggiate con piacere ed interesse per poi inviarlo a quanti lo riterrete opportuno.
In unione di preghiere, caro amico, in queste ore di angoscia per la salvezza della Francia, cioè per la sua conversione e per il trionfo di Dio nella santificazione del popolo cristiano per opera del suo clero sempre più sacrificato.
Aiutatemi nel portare a termine la mia lunga vita (88 anni) e ricevete il mio più sentito saluto in Gesù nostra vita.

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Baudin 08/05/1916
(al rev. P. Rougerie, nel seminario di Limoges)

 Mi congratulo per il dono a voi accordato della professione nello stato della clericatura che state per emettere.
La tonsura si differenzia dagli Ordini in quanto questi sono conferiti, mentre nell’iniziazione alla clericatura, dove il soggetto stesso viene ammesso ad uno stato di vita consacrata per il servizio di Dio e della Chiesa, è simile ad una professione religiosa: il Dominus pars, ecc… pronunciato risuona come un’eco delle parole di S. Pietro, capo del santo corpo clericale: “Ecce nos reliquimus omnia et secuti sumus te”.
Questa dottrina la trovate in quel modesto regalo del mio lavoro su “Le diaconat et les Ordres” che vi ho inviato. Dottrina che potete provare anche nello studio su “Les biens ecclésiastiques” che sarò felice di offrirvi…
I Canonici Regolari fanno parte del clero diocesano, e sono chiamati, nell’osservanza dei voti religiosi, a viverne tutti i santi doveri. Non devono costituire un Ordine religioso propriamente detto, come i grandi Istituti Apostolici dei Domenicani e dei Frati Minori, come la gloriosa Compagnia di Gesù, come i moderni Istituti degli Oblati; devono invece effettivamente essere i Religiosi dei Vescovi, offrendo, all’interno della gerarchia, l’ausilio della vita religiosa, e, nei loro più importanti centri, quello della vita comune, così preziosa ai servitori di Dio.
Pregate, caro amico, perché questo antico Istituto, come si auspicano illustri vescovi, possa rinascere per il bene della santa Chiesa, e, nella piena libertà di risposta alle varie vocazioni, possa offrire l’aiuto dei consigli evangelici a quegli operari della vigna del Signore che lo desiderano. Pregate per me, caro amico, che a voi, nella gioia e nella speranza, resto vicino per le prossime Quattro-Tempora.
Con affetto vi saluto insieme al caro e eccellente confratello Michel.

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Rotalier 25/09/1916?
(al rev. P. Rougerie, seminarista a Limoges)

Carissimo amico,
 sono appena rientrato d St. Antoine (Isère) dove, sulla tomba del grande patriarca della vita cenobitica e monastica, ho celebrato il 60° anniversario dell’ordinazione sacerdotale; pochi gli attuali confratelli presenti a causa delle difficoltà del momento; ma l’invisibile comunità delle anime mi era vicina nella preghiera, nei ricordi e nelle speranze.
Mi rallegro per le buone notizie comunicatemi; giorni felici quelli del Seminario. Giorni di grazie abbondanti e feconde per il futuro su questa terra e per l’eternità.
La grande opera che, nella mia debolezza, Dio mi ha chiamato unitamente ai miei confratelli a realizzare, in cui si trovano unite la vita religiosa e il ministero levitico e sacerdotale, al servizio delle Chiese sotto l’autorità dei Vescovi, viene oggi ritenuta dai santi vescovi e servitori di Dio necessaria per il bene del popolo di Dio…
La vita comune può essere sospesa dagli avvenimenti, le persecuzioni, ma, dal tempo degli Apostoli, la tradizione del distacco religioso: ecce nos reliquimus omnia, è stata proposta dai Padri e dai Concili al clero diocesano, sotto l’autorità dei Vescovi e nella gerarchia locale delle Chiese.
Addio, caro amico, la festa della mia vecchiaia appena celebrata, mi deve essere di forte stimolo alla preparazione dell’eternità. Non ne sono lontano.
Pregate per me, e vi saluto con affetto in Gesù e nel suo adorabile Cuore.

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Maggio 1914
A mons. Giovanni Andreucci, (canonico di Spoleto e cameriere segreto)

…………………si possono considerare veramente strani quegli avvenimenti, in cui tutto sembra procedere senza regole. Mentre stavo per depositare, le vecchie Costituzioni, ormai terminate, senza che mi venisse richiesto alcun cambiamento sulle osservanze proposte, qualora fossero state ritenute insoddisfacenti, a mia insaputa e senza comunicazione alcuna, è stato dato incarico a dom Delaroche di presentare nuove Costituzioni.
Con l’obbligo di non dire nulla ai miei confratelli, le osservazioni da me richieste per scritto rimasero inattese e respinte senza neppure discuterle. L’experimentum venne chiuso senza ulteriore requisitoria e all’insaputa di tutti. Non vennero sottoposte a nessun capitolo.
Quelli del Manitoba, rimproverati per le giuste richieste furono obbligati ad abbandonare lo stato clericale. Emisero voti privati, pronti a rientrare qualora una casa, autorizzata a ripristinare il modo di vivere a cui si erano votati, li avesse accolti. Lasciando al Gianicolo di continuare liberamente per la sua strada, non sarebbe stato possibile precedere all’apertura di una casa con le caratteristiche precedenti? Io stesso, abate di St. Antoine, con titolo canonico, non avrei potuto avere l’autorizzazione ad aprire la mia abbazia in cui praticare la disciplina che ci eravamo dati? Autorizzato ad andarmene con un confratello, tagliato fuori dalla nuova società del Gianicolo, sotto la giurisdizione di un vescovo dare vita ad una colleggiata con persone (con la denominazione di secolari se si preferisce) con un regolamento e con voti privati, fin tanto che il loro esperimento non ottenga un carattere pubblico di Religiosi? Si potrebbe anche pensare ad una divisione come in altri Ordini monastici e Religiosi (benedettini, Cistercensi, Carmelitani, Agostiniani, ecc…). Passa vostra Eccellenza, nella sua bontà e saggezza, provvedere alla salvezza delle nostre anime e delle nostre vocazioni per la gloria di Dio e il servizio della Chiesa. Da diverse parti un gran numero di generose anime sacerdotali sentono di essere portate a seguire la vita monastica nel ministero ordinario delle chiese, senza dover lasciare un tale ministero per entrare nel ministero ausiliare proprio degli Ordini Religiosi Apostolici. Richieste per questa scelta generosa e provvidenziale, suscitate dallo Spirito Santo, mi pervengono da ogni parte. Richieste, come santi vescovi mi vanno ripetendo, e le circostanze attuali richiedono, di un clero veramente distaccato dal mondo. L’Eccellenza Vostra, può con convinzione intervenire presso Sua Eminenza, il nuovo Prefetto della Sacra Congregazione, quando lo incontrerà tra le riposanti montagne. Ormai molto vicino all’eternità per la mia età, mi sarà concesso di vedere pienamente attuato questo disegno della Provvidenza? Non è necessario; ma mi è di gran sollievo salutarne l’aurora nella potente intercessione dell’Eccellenza Vostra….

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Eminentissimo Monsignore (card. Cagliano de Azevedo, successore dal card. Vivès alla Congregazione del religiosi)

 Quando, per la misericordia di Dio, emisi i voti nell’Istituto dei Canonici Regolari dell’Immacolata Concezione, designai nel mio testamento mio fratello e mio nipote quali eredi con la chiara volontà che operassero come miei mandatari.
Volendo ora precisare le attività in favore delle quali spendere quanto lascio del mio patrimonio, gran parte del quale è andato a favore dell’Istituto, chiedo all’Eminenza Vostra la facoltà di poter con meglio precisare designando le loro Eccellenze i Vescovi di Chalons, di Troyes e di Moulins, liberi di poter disporre come meglio riterranno opportuno.
Mi sia concesso da parte dell’Eminenza Vostra di fare questa postilla, questa precisazione, questo ampliamento al mio testamento e, colgo l’occasione, anche per deliberare su quanto è necessario per pagare i debiti e soddisfare i creditori.
Con il porgerle, quale umilissimo, obbediente servitore e suo protetto, i miei rispettosissimi saluti, le bacio la sua sacra porpora e mi inchino per la benedizione

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Rotalier (nella casa del fratello) 23/05/1909
        
Eminentissimo monsignore, (card. Cagliano de Azevedo)

 “umilmente vengo a chiedere, di sollecitare la Santa Sede per una revisione dei decreti di S.Em. il card. Vivès riguardo all’Istituto dei Canonici Regolari dell’Immacolata Concezione, alla cui indegna persona era stata conferita la fondazione. Decreti che impediscono la pratica di antiche osservanze da parte di coloro che lo desiderano.
Mi si permetta esporre brevemente quanto accaduto.
Al momento in cui fu concesso all’Istituto, dopo i primi passi e i progressi fatti, il Decreto di Lode, la Sacra Congregazione indicò anche la strada da seguire prescrivendogli di conformare le sue Costituzioni a qualche antica Congregazione di Canonici Regolari: “desumendo quoad substantiam ex aliquo veteri Canonicorum Regularium Instituto”.
Quindi a seguito di queste indicazioni abbiamo fatta nostra e praticata la disciplina, ampiamente approvata dalla Santa Sede, di antichi Canonici Regolari, in particolare quelli di St. Victor e di St. Ruf.
In questa disciplina erano previste la celebrazione delle sante veglie della notte, il digiuno e le astinenze tradizionali.
Quando l’Istituto, a seguito di significativi sviluppi in Europa e in America, ottenne dalla Santa Sede, con ampi elogi, l’approvazione e la definitiva conferma il 12 marzo 1887, la Sacra Congregazione, rinviando a data da determinarsi, l’approvazione ultimativa delle Costituzioni, dava indicazioni su modifiche da apportare, ma senza nulla togliere.
A seguito di ciò la Comunità di St. Antoine venne eretta ad abbazia con me titolare.
Allorché la Sacra Congregazione, temendo che per l’età non disponessi di forze – vires corporis – necessarie per il governo, elesse un Vicario Generale, anche nuove Costituzioni, elaborate all’insaputa del Fondatore e della famiglia religiosa, vennero con decreto promulgate il 10 ottobre 1908 ad septennium per modum experimenti.
Prima che venissero promulgate, mi erano state fatte recapitare sotto segreto e mi erano stati concessi otto giorni per la presentazione di considerazioni scritte, senza nulla rivelare ai confratelli. Alla scadenza comunicai le mie considerazioni, aggiungendo che, data la gravità della situazione, mi mettevo a piena disposizione della Congregazione per qualunque chiarificazione. La lettera non ebbe seguito alcuno, né risposta alcuna.
Le nuove Costituzioni non sono conformi alla natura e alle sante osservanze dell’Istituto che, come sopra riportavo, seguivano quoad substantiam le antiche Congregazione di Canonici Regolari.
Veniva infatti soppressa l’organizzazione in Colleggiate o Case Maggiori e in case dipendenti e inoltre venivano quasi del tutto abolite la vita liturgica e le astinenze tradizionali.
Con decreto del 7 gennaio 1909, di cui sollecito apertamente la revisione, si vieta ai Membri dell’Istituto di seguire la disciplina deliberatamente scelta, le sante veglie, i digiuni e le astinenze; come anche, nel caso che abbandonino la Società profondamente trasformata, di mettersi insieme per vivere secondo le primitive sante osservanze.
In questo modo si vieta ad anime religiose di consacrarsi a pratiche profondamente lodevoli, per secoli praticate e conformi al Santo Vangelo.
Umilmente mi sia consentito, Eminenza Vostra, di sollecitare la revisione dei decreti suddetti, di metterla al corrente dell’intenzione di far ricorso presso il Tribunale della Sacra Rota, per venire in possesso dei beni, immobili e mobili, del mio patrimonio, che non ho nessuna intenzione di lasciare nelle mani dell’Istituto costituitosi secondo nuove Costituzioni.
Inchinandomi per il bacio della santa porpora, voglia, l’Eccellenza Vostra, gradire l’omaggio del mio più profondo ossequio e benedire l’umile e obbediente servitore…

altra lettera (card. Cagliano de Azevedo)

 affidando alle mani e all’autorità dell’Eccellenza Vostra la domanda di revisione, porgo i miei cordiali auguri di buon Natale, ed esprimo la mia profonda riconoscenza per la gradita e benevole accoglienza concessami al momento del mio arrivo a Roma nel mese di luglio u.s.
Tengo inoltre a precisare che il desiderio di riprendere liberamente a vivere quel genere di vita religiosa, da me e dai miei confratelli abbracciata, costituisce l’unico motivo per cui è stata richiesta la revisione dei Decreti che l’avevano soppressa, nessuna ingerenza quindi riguardo all’esistenza e ai favori conferiti alla Congregazione riformata, che ha sede nella Casa sul Gianicolo.
Inchinandomi per il bacio della santa porpora, voglia, l’Eccellenza Vostra, gradire l’omaggio del mio più profondo ossequio e benedire l’umile e obbediente servitore…

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Andora Stazione (Genova) 18 novembre 1908
Rispettabile Monsignore, (mons. de Cabrières, vescovo di Montpellier)

mi permetto di inviare a Sua Eccellenza , con riconoscente ed religioso affetto per i benefici ricevuti, una copia della seconda edizione del libro, ormai vecchio, de l’Eglise.
Non posso nascondere, a Sua Eccellenza, l’angoscia che provo per le nuove costituzioni frettolosamente imposte alla nostra Congregazione, costituzioni che aboliscono punti essenziali dell’opera alla quale mi sto dedicando da cinquant’anni, e che ne fanno una nuova società di missionari, equiparandola così a tante altre istituzioni sorte ai giorni nostri.
Che cosa sta succedendo? Che ne sarà dei vecchi religiosi ai quali non si può imporre quanto non hanno avuto intenzione di scegliere con la loro professione? E tutto questo ad experimentum per sette anni. Il vescovo di Chàlons, bravo e sincero amico, afferma che questa morte, da Dio permessa, porterà alla resurrezione e alla vita.
Da molti segnali, quali l’incoraggiamento da parte della Santa Sede, dell’episcopato nonché di nobili servitori di Dio, ho potuto capire che questa era la sua volontà! Per formalità mi sono state trasmesse queste costituzioni, sotto segreto e con l’obbligo di presentare entro tre giorni mie osservazioni scritte. Nessuno mi ha chiamato per una esposizione, per una spiegazione. Mi hanno semplicemente ignorato. L’essenza dell’Istituto sta nell’essere locale e diocesano, nell’essere federativo, e invece ci si centralizza come e ancor più di qualunque altro istituto religioso; e, come se ciò non bastasse, si sopprime quasi completamente la vita liturgica e la vita di penitenza. Si tratta di un’autentica demolizione.
Mi permetto di far pervenire a Sua Eccellenza le osservazioni da me presentate; in esse viene descritto come deve essere, a Dio piacendo, la nostra opera.
Per il momento il Signore mi dice: “potestis bibere calicem quem ego bibiturus sum? In questo calice della sua agonia c’era: paura, pavere, tedio, tœdere, tristezza fino a sudare sangue, contristari et mæstus esse. In questa tristezza, dove sono concentrati gli abbandoni, i rinnegamenti, i tradimenti, è confortato dalla consapevolezza della resurrezione e del trionfo della Chiesa, proposito sibi gaudio. In questo modo ha voluto caricarsi per santificarle di tutte le prove che i suoi servitori, secondo la loro capacità, avrebbero sopportato lungo i secoli.
Sostenetemi, spettabile Monsignore, con la benedizione e la preghiera, nel portare questo peso sotto il quale mi sento piegare. Mons. Déchelette, mi consola con il dirmi che sono forte: Hélas! Mi sento tanto debole.
Voglia Vostra Eccellenza scusarmi per lo sfogo e la lungaggine di questa lettera; costretto al silenzio anche verso i miei confratelli, provo a consolare la mia povera anima affidandomi al vostro cuore paterno e benevolo.
Ho fatto presente al Card. Vivès quello che penso riguardo alle Costituzioni che contraddicono l’essenza dell’opera e la mia volontà di prepararmi nel silenzio e la preghiera alla morte che si avvicina data la mia avanzata età.
Chiedendo di benedire questo misero, e porgo i miei sinceri e rispettosi saluti

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(mons. de Cabrières, vescovo di Montpellier)

Andora Stazione (Genova) 30 dicembre 1909
Un attacco di gotta alla mano destra mi impedisce di stringere la penna. Questo però non mi togli la possibilità di rivolgermi a Vostra Eccellenza per esprimervi i miei saluti e il mio forte e sincero affetto.
È l’ora di grandi battaglie e Vostra Eccellenza corona il suo lungo e stupendo episcopato alla testa dei combattenti. Che Dio vi conceda lunghi giorni e la gioia di assistere al trionfo della Verità e della Chiesa.
In queste prove inattese della mia vecchiaia, Vostra Eccellenza, mi ha sostenuto con il suo affetto e gliene sono profondamente riconoscente. Non mi privi del suo aiuto verso Dio e gli uomini! E mi sostenga con la benedizione e la sua efficace intercessione!
Le porgo, Monsignore, i miei saluti con profonda e riconoscente venerazione.

Considerazioni sull’Istituto dei Canonici regolari dell’Immacolata Concezione
1° Nella santa Chiesa l’Istituto dei Canonici Regolari non costituisce qualcosa di nuovo. Ha inizio con il costituirsi del clero stesso. Non appena la pace concessa alla Chiesa ne ha dato la possibilità sia S. Eusepio da Vercelli che S. Agostino hanno dettato regole di vita comune.
Lo scopo di questo Istituto consiste nel consentire alle anime sacerdotali e levitiche la pratica della vita religiosa e monastica nella chiese e nel clero diocesano.
Questo ideale realizzato nel passato è quanto Dio ci ha messo in cuore e che vogliamo realizzare con la sua grazia, fortemente benedetti in questa impresa da sua santità Pio IX e con l’approvazione di più di trenta vescovi francesi le cui lettere sono state fatte recapitare a Roma.
2° i punti essenziali di questa istituzione, che la distinguono dalle altre società religiose sono i seguenti:
 Si distingue innanzitutto, dalle altre Congregazioni approvate dalla chiesa per il servizio generale di missioni o per l’insegnamento, per la sua caratteristica propriamente locale.
Questo carattere locale consiste nel costituire delle Collegiate religiose che, allo stesso titolo di quelle dei canonici secolari generalmente provenienti da collegiate regolari, entrano a far parte del clero diocesano.
Da queste collegiate possono dipendere obbedienze o priorati ai quali i vescovi offrono servizi parrocchiali, e i cui membri pur facendo parte di questa comunità non cessano di appartenere al proprio collegio.
Questo essere locale è stata la caratteristica di ogni antica congregazione di Canonici Regolari e ne determina specificità e differenza.
Questo il compito specifico richiestoci dalla Sacra Congregazione al momento della concessione del decreto di Lode. Constitutiones concinnentur qoad substantiam desinendo ab aliqua veteri Cononicorum Regularium Congregatione.
 Ci si diceva allora che il suo specifico era garanzia di efficienza: S.Em. il card. Verga ricordava al fondatore che tale opera con questa sua specificità veniva incontro alle esigenze dei tempi. I vescovi stessi affermavano che proprio per questa sua caratteristica tale Istituto era come una benedizione per il bene delle diocesi, in quanto concedeva al clero la possibilità di una vita più perfetta e un esempio a quanti non erano chiamati ad abbracciarla.
 Con l’erezione della casa di St Antoine ad abbazia ad formam Ordinis viene a costituirsi una prima e perfetta colleggiata, altre ne seguiranno e tra queste la principale casa in Canada voluta dall’arcivescovo di St Boniface e di Ottawa proprio con questo scopo.
 Le colleggiate dei Canonici Regolari sono tra loro unite da patto federativo e dall’autorità di un capitolo generale e di un Presidente generale, che ne garantiscono la normatività con il reprimerne i disordini e favorirne lo sviluppo. Nulla d’importante può essere deciso dalle Collegiate Regolari senza previa autorizzazione dell’autorità centrale del Presidente, che ne deve nello stesso tempo garantire l’autonomia.
Questa la forma di governo per tutte le antiche Congregazioni dei Canonici Regolari voluto dal Papa Benedetto XII e questo ancora oggi è il modo di organizzarsi dei Canonici Regolari Premostratensi.
3° l’ufficio del giorno e della notte sono le osservanze tradizionali che volentieri pratichiamo.
La pratica dell’ufficio della notte, in circostanze regolari e normali, viene vissuta con serenità e non come una fatica. Per nostra esperienza il canto gregoriano, nella sua semplicità, favorisce le voci che invece difficilmente sosterrebbero una recitazione a retto tono, per quanto solenne. Non comporta lungaggini eccessive, normalmente un ufficio non supera l’ora e mezzo, anzi spesso meno raramente di più. Nella casa di St Antoine eretta da 43 anni ad abbazia è stato sempre praticato; così come da 18 anni nelle due case principali del Canada. Ai nostri giorni ogni attività industriale richiede un lavoro notturno continuativo. La santa pratica delle veglie notturne non è forse da considerarsi superiore agli interessi temporali! Quale protezione per le persone contro le insidie del demonio così attivo durante l’oscurità della notte.
4° l’osservanza dell’astinenza e del digiuno ci proviene dal modo di vivere dei Canonici Regolari più in vista.
In situazione di normalità, quando cioè la maggior parte arriva a raggiungere un equilibrio tra lo stato della persona e il lavoro, queste pratiche non sono eccessive, soprattutto se suffragate da aiuti autorizzati.
Noi le pratichiamo fin dall’inizio, cioè da 43 anni, e il nostro stato di salute, lungi dal soffrirne, è normalmente equiparabile a quello del clero secolare. È bene fare inoltre un ampio uso di dispense dove le situazioni ambientali, di lavoro, o personali lo richiedono, soprattutto in circostanze non ancora ben definite: al momento impegnativo delle fondazioni, o in momenti di diaspora, a seguito di persecuzioni, che ne impediscono la regolarità. In questi casi spetta ai Superiori e soprattutto a quelli Maggiori assumere un atteggiamento di paterna sollecitudine.
La loro totale soppressione invece, non solo inaridisce una fonte di grazie di fronte a Dio, ma anche priva gli uomini di un esempio salutare e questo sarebbe una grande disgrazia, perché gli uomini di oggi, sempre più pressi dalla sensualità, hanno maggiormente bisogno di penitenza.
Tali pratiche le abbiamo in comune con i F.F Predicatori, che le hanno desunte dai Canonici Regolari come anche ì rev.simi Padri del Carmine, che conducono una vita contemplativa e attiva. Non potremmo noi legittimamente far nostro quanto è prescritto e approvato per loro?
La penitenza, esercitata fedelmente e generosamente dagli Istituti, non solo è efficace presso Dio, ma è anche garanzia di singolare ascendente presso gli uomini.




 
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