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crisi (2) - canonici regolari

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scritti su Gréa



Caro amico
   Dalla tua lettera constato quanto tu sia poco informato circa gli avvenimenti accaduti nel nostro istituto in questi ultimi anni.
Mi sia concesso quindi di ragguagliarti su fatti che personalmente ho vissuti.
Innanzitutto mi sia consentito farti notare che l’argomentazione di D. X. parte da un presupposto sbagliato quando afferma: “i riformisti non sono poi così smaniosi  di rifarsi all’autorità della S. Sede in difesa delle vecchie costituzioni”. Costui dovrebbe essere ben al corrente che non è possibile richiamarsi all’autorità della S. Sede per il semplice motivo che questa non solo non ha approvato tacitamente le vecchie costituzioni, ma concedendo il decreto di approvazione dell’Istituto nel 1887, si è preoccupata di chiarire che l’approvazione della Congregazione non comportava quella delle costituzioni: “Institutum ipsum approbatur et confirmatur, dilata ad oppotunius tempus statutorum approbatione super quibus jussit ut nova fiat et magis completa redactio”. Quindi con questo decreto di approvazione la S. Congregazione chiedeva al Vescovo di St. Claude di far presente al Superiore di redigere nuove Costituzioni in quanto quelle presentate erano “Larve di Costituzioni”, faceva, inoltre, notare la mancanza di otto capitoli fondamentali e concludeva con un “ecc…”. Precisava anche che solo nel caso di una redazione completa si sarebbero potute formulare le dovute “considerazioni”. Il fatto che si esigesse un testo completo spiega anche perché  non siano state comunicate le osservazioni del consultore quanto all’officio e alle osservanze (ce n’erano di ben più serie). Questo basta a chiarire le parole di D… al momento del suo rientro da Roma: “le vostre attuali costituzioni non otterranno mai l’approvazione!” Ciò spiega anche perché non si ebbe fretta alcuna nel presentarne di nuove. Al di là di tutto ti posso assicurare e tu lo puoi confermare ad alta voce, che la causa di quanto è accaduto dopo il 1906 sta nel non aver dato seguito agli ordini della S. Congregazione.
Nella vostra casa al Gianicolo la visita apostolica di tutte le chiese e case religiose di Roma voluta da S.S. Pio X ebbe luogo il 5 marzo di quell’anno. Il visitatore apostolico, il compianto Mos. Morando morto arcivescovo di Brindisi, ebbe allora a costatare l’assoluta insufficienza delle costituzioni. Questo il suo rapporto: “Il visitatore apostolico giudica che la S. Congregazione dei Vescovi e Regolari debba presto chiamare a sé il Superiore Generale, invitandolo a presentare senza indugio le costituzioni perché sieno prese nel debito esame”.
Il 14 marzo la S. Congregazione tramite il nostro Procuratore Generale ordinò a Dom Gréa di depositare al più presto le Costituzioni. D. Moquet fece presente alla S. Congregazione che il Reverendissimo si sarebbe affrettato ha presentare le costituzioni e pregava di non insistere ulteriormente.
Infatti il 2 aprile Dom Gréa depositava il manoscritto. Sfortunatamente le costituzioni depositate non si allontanavano da quelle respinte venti anni prima! Nel dossier fu anche rinvenuta la lettera a suo tempo inviata al Vescovo di St. Claude. La cosa non piacque affatto. Fu ordinato al Procuratore di richiamare il Rev.mo Dom Gréa a Roma per essere processato e deposto. Si diceva, si prende gioco della S. Sede: “lo mettiamo sotto processo, si burla della S. Sede”. A nulla valsero le scuse che il Procuratore accampò in difesa del Rev.mo. Si chiese l’intervento del Cardinale Protettore  e per tutta risposta la visita apostolica venne estesa a tutto l’Istituto. Questa visita, durante la quale ogni religioso poteva liberamente far sentire la sua voce, mise in risalto la necessità di un intervento della Chiesa.
Un religioso, al corrente della nomina di un Visitatore, così ebbe ad esprimersi: “siamo molto stupiti per il ritardo con cui il Visitatore sta procedendo. Giorno dopo giorno il disordine aumenta e lo stesso D… (che non può essere certo accusato di cattiva intenzione) è preso dallo scoraggiamento. renderesti un gran servizio alla Congregazione, se tu potessi sollecitare il Visitatore…”. Queste poche righe bastano a farti capire in quale situazione si trovasse la nostra Congregazione. Non c’è bisogno che ti parli delle tante irregolarità canoniche. Durante tutta la visita, questo è bene tenerlo a mente, Dom Gréa andava ripetendo che non avrebbe cambiato un “iota” alle sue Costituzioni. Credo che non ti sfugga ora il perché la S. Sede con il decreto del 26 gennaio avesse affidato l’amministrazione dell’Istituto ad un Vicario Generale: Dom Delaroche. Pur riservando a Dom Gréa, in qualità di fondatore, il titolo di Superiore Generale e il diritto di venir consultato per la fondazione e la soppressione di case, come anche per l’ammissione alla professione perpetua.
Il 7 marzo, a seguito di alcune contestazioni sorte intorno ai poteri del Vicario Generale, la S. Congregazione emanò un decreto con le dovute chiarificazioni, chiedendo inoltre allo stesso di presentare nuove Costituzioni secondo le Norme e i Canoni della S. Chiesa. Il rev. P. Vicario Generale presentò il nuovo testo nell’estate del 1907. Questo non si allontanava dalle Costituzioni di Dom Gréa anche se leggermente modificate e completate secondo le indicazioni della S. Sede.
Non fu il P. Pie de Langogne, come si andava dicendo, a prendere in esame il testo, ma un personaggio con il quale fino a quel momento non si era avuto nulla a che fare. Nel frattempo qualche sobillatore si dava da fare per agitare le acque all’interno dell’Istituto. Infatti alla S. Sede pervennero delle lettere in cui si parlava dello spirito di ribellione che esagitava un certo numero di religiosi. Queste non sortirono effetto alcuno, tanto è vero che la commissione fece proprio all’unanimità il lavoro del Consultore, con i seguenti cambiamenti presenti nelle nuove Costituzioni:
1. sostituzione del nome con quello di “Canonici dell’Immacolata Concezione”
2. soppressione, tra le finalità, del servizio delle parrocchie, mentre rimaneva l’officio in alcune chiese dei nostri monasteri
3. per una degna recita dell’officio ogni casa doveva essere composta di almeno 12 religiosi.
Di fronte ad un decreto che praticamente equivaleva ad una condanna a morte la riduzione dell’officio e delle osservanze era da ritenersi di secondaria importanza. Come infatti si sarebbe potuto costruire chiese, conventi e mantenere religiosi con il solo servizio corale? Nonostante questo la commissione, stando alle vecchie costituzioni e ai due primi decreti di approvazione, fu irremovibile nelle sue conclusioni.
Il giorno dopo mons. Battandier scrisse la seguente lettera: “ la commissione con la decisione di questa mattina ha fatto proprio il parere del Consultore, dando approvazione completa e integrale delle vostre costituzioni. Ha deciso, con riferimento al decreto precedente, di togliere la parola “Regolari” non in sintonia con la presente legislazione e di farvi denominare “Congregatio Canonicorum Immaculatae Concepitionis”. Secondo me l’aspetto più grave delle riforme apportate sta nell’aver depennato dal “proemium” il vostro scopo di servizio nelle parrocchie pur concedendovelo occasionalmente. La Rev. Commissione ritenendo vostro scopo principale il culto e l’officio divino ad esso subordina ogni altra attività. Questo il motivo per cui, modificando alcuni articoli delle vostre Costituzioni , impone che ogni vostra nuova fondazione abbia almeno 6 religiosi per arrivare poi a 12, come stabilito dalle Costituzioni Apostoliche e dalle esigenze del Coro. Sono dell’avviso che le misure che si stanno prendendo possono compromettere l’esistenza della Congregazione” (27 aprile 1908).
Solo una la motivazione che possa giustificare il risultato di tale votazione: un disegno preconcetto per la nostra soppressione.
La salvezza venne dal nostro bravo Card. Protettore, che ottenne la revisione di quei tre punti fondamentali.
Ci venne restituito la nostra denominazione, si inserì di nuovo come nostro scopo quello della “cura animarum” e il permesso di aprire case con tre sacerdoti. Con ciò si poteva tornare a vivere.
Ma ahimè nel mese di luglio, quando il S. Padre stava per approvare e pubblicare le costituzioni, ecco arrivare una valanga di richieste  e di proteste con suppliche da parte di Vescovi. Si domandava che neppure un “iota” venisse cambiato alla regola di Dom Gréa. Il S. Padre profondamente contrariato ne sospese l’approvazione. Conoscendo il modo di agire della S. Sede ci si domandava che cosa ne sarebbe stato di noi. Si sarebbe arrivati ad una soppressione pura e semplice? Dopo ampia riflessione, il S. Padre il 20 ottobre approvò in modo definitivo le costituzioni. Si tornava finalmente a vivere. Al Card. Protettore spettava il compito di promulgarle. Anzi personalmente volle portare il testo ufficiale al Gianicolo e ne fece pervenire direttamente una copia stampata ad ogni religioso insieme alla lettera qui allegata.
Sua Eminenza era convinto che i religiosi avrebbero accolto le Costituzioni con rispetto e sottomissione in spirito di fede. Ahimè! Alcuni tra noi ritengono le decisioni della S. Sede frutto di intrighi. P. Benoît, certo che le richieste presentate alla S. Sede sarebbero state accolte, scriveva a Mons. Duhamel, ancor prima di ricevere le Costituzioni, che era pronto ad accettare le disposizioni di Roma, perché diceva: “volontà di Papa, volontà di Dio”.
Ma una volta costatato che le nuove regole non rispondevano alle sue attese, le ripudiò e si dette da fare per attirare un maggior numero possibile di persone alla sua causa. Inviò una nuova petizione con le firme di una parte dei Religiosi del Manitoba: 9 preti e 3 chierici, chiedendo di conservare le vecchie costituzioni, di avere il Rev.mo P. Dom Gréa quale Superiore, o in alternativa l’Arcivescovo di S. Bonifacio.
Il S. Padre, molto dispiaciuto per questo nuovo comportamento di ribellione, rispose con un nuovo decreto del 7 gennaio. In questo decreto, quasi interamente redatto dal Papa, questi manifesta la sua grande preoccupazione per lo spirito presente in alcuni religiosi. È mia convinzione che avrebbe soppresso l’Istituto se non fosse stato certo di poter contare sull’ubbidienza di un certo numero. La Chiesa non sa che farsene della nostra Congregazione, dei nostri giovani, dei nostri offici senza una nostra totale sottomissione alla volontà del rappresentante di Gesù Cristo.
I recalcitranti giustificano il loro comportamento con l’affermare che l’opera del Fondatore essendo stata stravolta nella sua sostanza non sono tenuti a sottostare  alle nuove costituzioni.
La risposta della S. Congregazione la si ha nell’”Istruzione” inviata al Rev.mo Vicario Generale: “direte ai vostri Religiosi, i quali a causa delle ben note prese di posizione sembrano mettere in dubbio, di fronte alle nuove costituzioni, la validità dei voti fatti e quindi di emetterne di nuovi, come se si trattasse di una nuova Congregazione, risponderete loro che vivono in una disdicevole degenerazione degli spiriti che in alcuni palesano atteggiamenti molto lontani da una obbedienza leale e sincera dovuta alle disposizioni della S. Sede. Direte, qualora ve ne fosse bisogno, a questi religiosi che, così facendo, accampano dubbî, dottrinali o pratici, quasi si tratti di rimpiazzare una nuova Congregazione con quella vecchia, e insinuano inoltre che con le nuove costituzioni si è sostanzialmente abolita quella, direte loro che tutto questo è segno di cattivo spirito, di irriverenza e di insubordinazione verso la S. Sede”. Questa è dunque la chiara posizione della S. Sede, a cui dobbiamo sottostare.
Passiamo ora ad esaminare le costituzioni.
Scopo dei Canonici Regolari è l’unione del ministero pastorale con la vita religiosa. Questi due prerogative sono state rispettate. Già sopra ti ho detto che contravvenendo alla conclusione della commissione la S. Sede ci aveva concesso la “cura animarum”. La vita religiosa era stata scrupolosamente regolamentata e inserita nelle nuove costituzioni. Ti devo confessare che molti, come erano soliti affermare, è proprio per questo che se ne sono andati.
Ecco quanto si legge nella sopra citata lettera di Mons. Bettandier : “in breve voi avete due scopi che sono sembrati incompatibili; il servizio corale e quello delle parrocchie. la commissione ha ritenuto fondamentale quello dell’officio canonicale”. Mentre la S.  Sede, che qui si richiama all’organizzazione di Dom Gréa, ci ha conferito quello delle parrocchie, con l’officio corale, rendendolo tuttavia compatibile con quello di curato. Infatti prima dovevamo sempre cantare tutto l’officio, anche nelle case con tre religiosi. Ora invece pur avendo l’obbligo di tutto l’officio questo avviene in orari compatibili con il nostro ministero e in case con comunità più numerose. Non si tratta quindi di cambiamenti sostanziali, ma di semplici adattamenti. Anche per i digiuni penitenziali è questione di quantità.
Si va ancora ripetendo che l’incardinazione dei religiosi alla diocesi sia uno degli elementi essenziali. Ogni religioso deve rimanere nella sua diocesi, sotto l’autorità e la giurisdizione del Vescovo del luogo, non può essere rimosso senza il previo consenso del Vescovo della diocesi di origine e quello della nuova. Se questo è vero dobbiamo essere coerenti  e concludere che non siamo mai stati dei Canonici Regolari, perché di tutto questo il Consultore non ne ha riscontrato traccia alcuna in tutta la nostra storia. Infatti così recita il Decreto di Lode : “hujusce Instituti socii Superioris Generalis directioni subsunt” e quello di approvazione ripete: “Superioris Generalis moderationi subsunt”. Pertanto abbiamo sempre avuto un governo centralizzato sotto l’autorità di un Superiore Generale.
Secondo le Costituzioni di Dom Gréa le ordinazioni erano fatte sotto il titolo “mensae communis” e non sotto quello “Sevitii Ecclesiae” come invece sosteneva D. Raux.
Quando Dom Gréa nel 1890 si trovò in difficoltà con Mons. Marpot chiese a Roma la facoltà di presentare i suoi aspiranti agli ordini e per qualunque vescovo. Quindi non venivano ritenuti soggetti all’ordinario. Quando il Rev.mo lasciò St. Claude per stabilire la sua Congregazione a St. Antoine rispettò l’obbligo della residenza degli aspiranti? Avrebbe potuto procedere in questo modo qualora i religiosi fossero risultati incardinati alla diocesi di St. Claude?
Il reverendissimo fino ad ora non ha spostato i religiosi da una diocesi all’altra, dall’Europa all’America? E questo senza tener conto dell’incardinazione. Lo stesso P. Paul trasferì, non certo per una nuova fondazione, D. Ambroise nella diocesi di St. Boniface pur essendo stato ordinato prete in quella di Ottawa.
La S. Sede non ha mai accettato né accetterà un tale principio: “Neque admitti neque admittere intendit”
Da quanto sopra è evidente, contrariamente a quanto si sente dire e a quanto si cerca di far credere a persone mal informate, che le vecchie costituzioni non siano mai state approvate. È falso che qualcuno abbia mescolato le carte per far deporre il Rev.mo Dom Gréa. È falso che si siano fatte petizioni in favore di quello che viene denominato “decadimento”. Il Rev.mo Vicario Generale fedelmente ha trasmesso alla S. Congregazione quanto di scritto o di stampato Dom Gréa, D. Benoît e D. Raux avevano prodotto riguardo ai così detti “principi fondamentali”.
Quindi la S. Sede ha potuto formulare il suo giudizio in piena conoscenza di causa e le Costituzioni a noi concesse sono frutto della sua volontà.
Dopo la promulgazione delle Costituzioni ha espresso la sua volontà irrevocabile con il decreto del 7 gennaio 1909, con le istruzioni date al Rev.mo Vicario Generale, di cui sopra, e con l’ultima lettera della S. Congregazione al Vicario Generale in data 12 gennaio 1910.
Lo stesso S. Padre a un tale che gli riportava le rimostranze di Dom Gréa ripeteva: “è ora di finerla, è ora di finirla!”
Così scriveva al Vicario Generale nel gennaio del 1910: “voglio che voi mettiate in pratica le Costituzioni che vi sono state concesse e non altre. Dite che questa è la volontà del Papa. Nessuna concessione sia fatta sulle Costituzioni per assecondare i refrattari. Andate avanti, vi seguo e vi sostengo”.
Dopo aver espresso in modo così chiaro e forte la sua volontà terminò l’udienza con le seguenti parole: “Crescite et multiplicamini et replete terram”.
Dimmi, caro amico, quale deve essere il modo di agire dei Canonici Regolari? Con chi prendersela? Con i religiosi che docilmente e sinceramente seguono le direttive così chiare del Papa, o con coloro che “bona forsan fide” si oppongono a questa volontà o cercano di aggirarla?

     Sinceramente tuo in Χᵗᵒ

N.B.: “Memorial” di Dom Antoine Moquet circa gli avvenimenti dell’anno 1909. Da notare, per una visione critica della situazione, il modo diverso di esaminare lo stesso momento storico.



 
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