Contatore visite

circolari - canonici regolari

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

lettere Gréa


Lettere circolari


S. Antoine 23 dicembre 1890       
                                                                                                                                                 
Reverendi Padri e amati figli,

  Dio benedice la nostra Comunità; ha infatti raggiunto il suo 25° anno di esistenza, e sta per mettere piede al di là degli oceani.
Dopo tante grazie, sento il dovere da parte mia e vostra di ringraziare Dio per i benefici, i lumi, per l’assistenza che ci ha donato, per le stesse prove che ha permesso, prove che voi non sempre avete conosciuto, ma che tutte, in modo mirabile,  sono state a vantaggio dell’Istituto.
Inoltre a momenti di speranza si accompagnano momenti di paura.
La natura umana, la realtà del mondo superbamente chiuso nei suoi ragionamenti,  nella sua fallace prudenza, la prudenza della carne, e gli sforzi continui del demonio, possono introdurre dei semi di ripiegamento e di debolezza. Abbiamo bisogno della grazia di Dio e di molta prudenza per conservare e trasmettere nella sua integrità l’Istituto Canonicale come l’abbiamo ereditato dal suo nobile passato, in modo da conservare integra la spiritualità e la santa tradizione.
 1. Richiamo la vostra attenzione, carissimi fratelli, sulla natura del nostro Istituto, che è monastico e che quindi deve avere quale nutrimento il ritiro e la vita interiore. È solo con il ritiro, con la preghiera,  soprattutto quella liturgica, con il digiuno che saremo quello che siamo chiamati ad essere; con questi mezzi nei nostri priorati riusciremo ad essere nell’attività pastorale di aiuto al popolo, e dare il nostro contributo per una seria formazione del clero. Diverremo pastori convincenti se sapremo essere religiosi abbandonati a Dio. Cioè veri monaci (moniòs secondo S. Denis), solitari con Dio.
Privi di questo principio fondamentale, invano ci daremo da fare, anzi correremo il rischio di mettere agitazione in coloro ci sono accanto, scambiando questo modo di comportarci quale prerogativa del nostro Ordine. Ricordate il singolare influsso avuto a S. Claude con la nostra vita solitaria e il forte scontento suscitato con la nostra partenza.
Non lasciamoci prendere dalla frenesia : dobbiamo sapere che su cento opere buone da realizzare novantanove sono inutili. Una delle tentazioni più frequenti del demonio è quella di distoglierci dalla nostra vocazione, dell’essenziale della nostra vocazione,  attirando la nostra attenzione su beni a volte molto importanti. Non anteponiamo mai il lavoro all’esterno alla vita interiore che trova nella penitenza il suo necessario contributo.
 2. Richiamo la vostra attenzione sulla penitenza e lo spirito di penitenza. Dobbiamo tener in alto lo stendardo della penitenza, lo stendardo del digiuno conformemente alle regole che è la penitenza prima e sociale della Chiesa e che si rapporta alle mortificazioni personali come la preghiera liturgica alle altre preghiere.
Così facendo noi camminiamo in modo diametralmente opposto allo spirito del secolo.
Amate il digiuno; apprezzatelo; quanti elogi ne tessono i Santi Padri; eleva l’anima, l’allontana da vili pensieri e da tentazioni; fomenta lo spirito di preghiera; espia, riscatta, santifica. Ma non produce tali effetti se non amato. Se solamente lo si tollera sorgono dei mugugni, dei malumori, paragonabili all’infedeltà degli Israeliti nel deserto, infedeltà punita con spaventoso castigo.
Amate il digiuno, tenetelo in grande stima, prendendo esempio dai santi monaci e da tutti i Santi del nostro Ordine. Siate obbedienti e non assecondate le debolezze della natura; considerate a quale condanna vanno incontro inimicos crucis Christi.
 3. Abbiate per la santità e la dignità dell’Ufficio Divino un fervore e un costanza incrollabili. Ogni altra cosa particolare sia subordinata a questo grande ministero. Teniamo inoltre alto lo stendardo della preghiera pubblica, una volta in auge in ogni chiesa ed ora decaduta. Mi rallegro del grande zelo che vi si mette in ogni nostro priorato. Non permettete che si affievolisca.
 4. Nella formazione dei ragazzi metteteci tutta l’ attenzione, la pazienza, lo zelo, l’energica amabilità  così che vengano convinti con la ragione, con argomenti di fede e con l’affetto santo.
Dedicate loro, se avete un tal compito, tempo, ricreazioni, momenti di svago e badate bene che vivano in perfetta purezza. In questo come in ogni altra occupazione comportatevi serenamente; e soprattutto badate alla vita interiore e agite in tutta calma.
 5. Inoltre, carissimi fratelli, richiamo la vostra attenzione su un punto estremamente importante, da cui dipende la nostra vita religiosa: lo spirito critico.
Soprattutto la critica alle persone: ciascuno esamini se stesso e si astenga dal giudicare i fratelli e quelli all’esterno. Ognuno badi bene a non criticare i Superiori. Che ne sarebbe dello spirito di fede dell’obbedire, dell’obbedienza religiosa, qualora queste critiche assolutamente abominevoli in una comunità, facessero presa senza la dovuta attenzione?
Esaminate voi stessi, seguite le Regole comuni e ricordatevi che l’obbedienza accordata ai Priori non differisce in nulla da quella dovuta ai Superiori maggiori, che deve essere sempre sincera, umile e fatta in spirito di fede e con questo spirito offerta a Dio stesso.
Una critica ancor più detestabile sarebbe quella nei confronti dell’Istituto, delle sue Regole e del suo modo di agire. Una tale critica la si potrebbe ritenere naturale sulle labbra di estranei, di secolari che non condividono la nostra stessa vocazione. Ogni Istituto, come ogni uomo, ha una vocazione particolare. La nostra vocazione è diversa da quella degli altri Ordini Religiosi, da quella del clero secolare; non deve essere comparata né giudicata in base a quelle; ma ha in se stessa, negli esempi dei propri Santi, nelle sue tradizioni, nei suoi canoni, nello spirito che le è proprio, i principi del suo agire e la ragion d’essere del suo operare, che ne costituiscono il tesoro e l’eredità.
Guai ai figli che, invece di difendere l’onore dell’Istituto, loro madre, si uniscono a coloro che la giudicano e ne condannano i santi e antichi comportamenti che sono il suo ornamento spirituale!
Gli estranei sono scusabili perché non conoscono il nostro genere di vita; non ne sono al corrente né hanno studiato le tradizioni e lo spirito dell’Istituto canonicale, che sembra loro qualcosa di nuovo  e quindi di sospettabile.
I religiosi che condividessero totalmente tale comportamento sarebbero profondamente colpevoli. Con la loro colpevolezza contribuirebbero alla distruzione dell’opera di Dio, non solo facendo venir meno la carità e l’unione, ma apportando germi di rilassamento, che in passato sono stati la causa del degrado e non ultimo della secolarizzazione di fiorenti Istituzioni.
Qualora si dovesse riscontrare anche in qualcuno di noi un così detestabile spirito, e non avesse intenzione alcuna di emendarsene, che lasci la Congregazione e che porti altrove la propria inquietudine, evitando di incorrere nella terribile maledizione di coloro che distruggono invece di costruire, quella terribile maledizione che io stesso, povero peccatore, ma da Dio scelto per fondare e fissare le regole di questo Istituto, già da molto in quest’opera insieme a dei fratelli che Dio mi ha dati, vicino all’eternità, pronuncerei contro questi ingrati figli e domestici nemici, distruttori delle mura della città santa, che aprono una breccia ai nemici esterni, al mondo e al demonio.
Sono sicuro, carissimi, che in una situazione del genere tutti voi prendereste le difese di coloro che hanno a cuore le sorti dell’Istituto. Questo suscita in me una grande serenità nell’adempimento del mio mandato.
Chiedo a Dio che vi confermi in questi santi propositi, che presenti in voi nel giorno bellissimo della professione religiosa ora benedico. Sembra che Dio, il quale per singolare grazia ci riunisce intorno alla tomba del grande S. Antonio, si voglia servire di noi per suscitare in questi santi luoghi un nuovo interesse per lo spirito monastico. Da queste reliquie si eleva come un misterioso spirito di vita che suscita in noi grande zelo di santificazione.
I confratelli che qui risiedono con gioia e gratitudine fanno esperienza di questo dolce e santo influsso. Dalla casa principale si propaghi a tutte le altre, dal capo alle membra.
Vi invio la presente in questo bel giorno di Natale e prego il Divino Fanciullo  perché vi fortifichi, vi confermi e vi dia gioia nei vostri propositi.
Chiedo, con tutto l’affetto che per voi nutro nel cuore, che vi benedica.  

********************************************************************************************

CIRCOLARE 2 marzo 1907
Carissimi figli,
Dio, nella sua grande bontà, ha rivolto il suo sguardo benigno sulla nostra umile restaurazione dell’antica vita canonicale, vita di preghiera e di penitenza al servizio della chiesa. Ci è stato sempre vicino e ha fatto crescere la nostra famiglia anche attraverso le prove che non sono mancate.
Oggi le nostre modeste fondazioni hanno oltrepassato l’oceano e si estendono dal profondo Canada fino alle montagne del Perù.
Dio ci viene incontro con nuova grazia, la Santa Sede Apostolica, alla quale spetta unicamente di concedere alle opere nella chiesa cattolica l’esistenza, la stabilità, l’ordine e la direzione, si è degnata mostrarci la sua solerte e amabile sollecitudine.
Cari figli, due cose certamente non possono sfuggirvi: la direzione generale della nostra congregazione, oggi molto estesa, si fa sempre più laboriosa, e inoltre, la mia età, qualunque sia lo stato di salute che Dio vorrà concedermi, mi inviata a chiedere un aiuto.
La Santa Sede, nella sua paterna sollecitudine, cosa che profondamente mi commuove e di cui sono riconoscente, viene in mio e vostro aiuto.
Questa, con il mio umile consenso, si è degnata di concedermi il necessario aiuto con il nominare per il nostro istituto un Vicario Generale nella persona del rev. p. Marie Augustin Delaroche, che gode di tutta la mia e vostra fiducia.
A voi tutti è nota la sua saggezza, il suo spirito, la sua comprovata pratica di vita religiosa, il suo interesse per la disciplina secondo la tradizione. Sono ben al corrente del suo filiale affetto verso di me. Tutti i confratelli non possono non riconoscergli i nuovi meriti a lui attribuibili per l’eroica ed apostolica spedizione, fatta con competenza, nella più remote regioni del Perù, sostenuto dalla benedizione del nostro esimio e santo Papa Pio X, che lo onora della sua paterna e particolare amorevolezza.
Dovendo risiedere ordinariamente a Roma, anche il nostro istituto che potrà usufruire di una diretta protezione, direzione e benedizione apostoliche.
Tutti insieme rendiamo grazie a Dio, cari figli, per questo ulteriore segno della sua protezione. Ogni giorno ci rendiamo sempre più coscienti di come la volontà divina ci sostenga e ci guidi.

Facciamo in modo, con il nostro filiale abbandono verso questa volontà divina e la nostra perfetta, sollecita, fedele obbedienza verso coloro di cui Dio si serve, di meritare che tutto proceda sempre in questa direzione.

Ben a conoscenza, carissimi figli, del vostro profondo vivere religioso, con gioia, termino questo mio comunicato, facendo offerta a Dio e alla Beata Vergine Maria, nostra Madre, di questo amorevole atto di obbedienza di tutti i miei figli, che è fonte di pace e di serenità, come anche della nostra riconoscenza per questo nuovo dono.
Addio, cari figli, e su di voi la mia benedizione che scaturisce da un cuore che è vissuto unicamente per voi e che è a voi legato da tenero affetto.

p.s.: la vostra corrispondenza per il rev. p. Vicario Generale dovrà essere inoltrata all’indirizzo, via XXX aprile, Roma, dove normalmente risiederà.

**********************************************************************************

Font de Poitte 23 novembre 1915 (di ritorno da Roma)

Carissimi figli,

vi scrivo per riversare nei vostri cuori il mio dolore e le sante speranze, che scaturiscono dalla croce. Il nostro esimio servitore di Dio Paul Benoît è passato all’eternità con la cesta piena di meriti e la speranza nel futuro dell’istituto canonicale, di cui ora è diventato un potente protettore.
Dopo aver predicato con soprannaturale ispirazione, suscitando nelle anime un forte anelito per i doni e le sublimità della vita religiosa, un ritiro all’abbazia di Sept-Fons, e un altro al Camelo di Roanne, e dopo aver speso, presso le lodevoli carmelitane di S. Chamond, le ultime forze della sua vita, e dato prova dell’alta competenza e nobiltà del suo cuore, sabato 13 novembre, dopo un’ultima conferenza, è stato colpito da emorragia. È stato rinvenuto, privo di conoscenza e con la parte destra paralizzata, inginocchiato e riverso sulla tavola da pranzo. Questa santa comunità gli prodigò le cure del caso con grande affabilità e deferenza. Avvisati per telegramma, dom Michel, dom Boniface e il sottoscritto, siamo giunti sul posto il lunedì, e per cinque giorni ci è stato di edificazione per il suo modo di sopportare la gravità della situazione. Non riusciva a parlare, ma a segni ci faceva capire che pregava ed ci era riconoscente. All’inizio nutrivamo una qualche speranza, ma giovedì sera è entrato in una dolorosa agonia che si è protratta fino all’ 1,40 del mattino, a cui hanno assistito, pieni di tristezza, dom Michel e il nipote del servitore di Dio venuto in tutta fretta da Russes. Quindi si è addormentato, pregando, contemplando e baciando il crocifisso con grande trasporto, nel sonno di in una serena morte, sopraggiunta dopo una vita, come tutti sappiamo, di santi impegni, di nobili virtù e di prove, che lo hanno associato al mistero della croce. Sabato mattina le sue sante spoglie sono state trasferite dal carmelo nella chiesa di S. Pietro a S. Chamond. Dopo una messa solenne alla quale ha preso parte, con profondo cordoglio, il clero della città, il corpo, alla presenza di Emmanuel Benoît, è stato portato, passando per Morey, a Rousses. Ci siamo andati anche noi e vi siamo rimasti anche il lunedì, per assistere alle esequie. La messa è stata celebrata da dom Michel. Essendomi stato prudentemente consigliato di non presiedere, gli ho affidato questo sacro ministero, riservandomi tuttavia la consolazione di presiedere il solenne commiato alla fine della messa.
La popolazione di questa grande parrocchia, numerosa ed emozionata, ha testiminiato tutto il suo cordoglio per colui che è e sarà per il futuro la più nobile gloria di questa chiesa.
Insieme al clero numerosi parrocchiani, nonostante un clima rigido e una strada coperta di neve, sono andati per un lungo tratto di strada incontro alle spoglie del religioso. Questi particolari leniscono il nostro dolore per la dipartita al cielo del nostro migliore e nobile confratello. Qui lo hanno accolto i figli di questa nostra comunità: Paul Dondoux, Paul Bourgesis, l’angelico Paul Benoît, fr. Louis converso, insieme ai quali aveva condiviso l’ideale e i meriti, ma anche tutti i confratelli che costituiscono ora la nostra comunità celeste. Insieme a tutti costoro sarà d’ora in poi nostro potente intercessore presso la nostra madre Maria Immacolata e il suo divin Figlio, per ottenerci una inviolabile fedeltà alla nostra santa vocazione e a tutte le sante pratiche, retaggio dei nostri padri, che lui ha sostenuto con il suo esempio, la sua dottrina, la sua attività, ma anche con una costanza, che non è mai venuta meno, neppure nelle più diverse e dolorose prove, che Dio ha permesso e che, come un tempo il santo patriarca Giobbe, l’hanno associato al mistero della croce, mistero fecondo di opere nobili e piene d’amore. Segni di questa divina fecondità già è possibile costatarli. Sua Eminenza il cardinale Sevin, uomo pieno di carità e lungimirante, ha da Dio avuto il compito di organizzare e proteggere con grande determinazione la missione per la resurrezione dell’istituto canonicale. Questi non solo aveva accolto dom Benoît, ma aveva anche apprezzato il suo lavoro e le sue competenze. A Lyon si incontravano ogni giorno per uno scambio di vedute sui brillanti studi riguardo agli scritti del passato e le tradizioni dei padri della chiesa. Già da tempo, si stava rendendo conto che la salute peggiorava e le forze venivano meno.
Qualche giorno prima della morte dom Paul Benoît aveva detto ad uno confratello che Dio per ogni sua opera designa uno come vittima e a me aveva scritto che la sua missione non era ancora terminata. L’avrebbe portata avanti, infatti, intercedendo presso Dio con la preghiera, con le opere e con il sacrificio della sua vita. Forse già sapete che, dopo la sua partenza da N.D. de Lourdes, ogni giorno offriva a Dio la recita integrale del salterio. Questa laus perennis ora si unisce all’eterno cantico della chiesa trionfante, al sanctus degli angeli e degli eletti, all’amen alleluia delle divine persone a cui sono associati, segno di aiuto e di vittoria per la santa chiesa di quaggiù, la cui giovinezza viene arricchita e rinnovata dall’ordine canonicale.
Miei carissimi figli, voi ben sapete che, secondo l’ordine naturale delle cose, spettava a me precederlo, a me ormai prossimo all’ora in cui, sostenuto dalle vostre preghiere, raggiungerò colui che mi ha appena lasciato; potete ben rendervi conto come questa morte, preceduta da dolorose separazioni e avvenimenti imprevisti, sia una nuova, ma anche ultima prova che grava sulla mia vecchiaia, che volge al tramonto. Vi prego inoltre di concedergli quest’ultimo favore, quello della vostra inviolabile fedeltà.  Questo allevierà il mio pianto in questa valle terrestre. Che Dio mi conceda la grazia di veder realizzato su ciascuno di voi ciò che, in forza della mia autorità, la comune vocazione, il comprovato affetto e la ormai vicina mia morte desiderano. (ben consapevole della mia indegnità faccio mie, come  padre che si rivolge ai suoi figli,  le parole dell’apostolo Paolo, che potete leggere al capitolo III della lettera agli Efesini versetto 17 e seguenti… o meglio accoglierle volentieri come testamento di colui che ci ha lasciato).
Incamminiamoci con fiducia, cari figli e fratelli, verso il divino sacrificio della croce, verso il cuore di Gesù, che si apre al nostro amore, alla nostra debolezza e alla nostra fiducia. Incamminiamoci verso la nostra Madre Maria Immacolata alla quale il grande servitore di Dio ha edificato e consacrato il santuario in Canada, all’ombra del quale sperava di riposare.
Terminando e in attesa di incontrarci in Dio, cordialmente vi benedico.

p.s.: Dio porti a compimento nelle nostre anime, secondo quello spirito che ci anima e ci unisce, ciò che la parola non riesce ad esprimere. Vi saluto con affetto.
Speranze che, a piedi della croce, si fanno certezza.

Segue nota di fr. Arsène: questa circolare è riservata a noi tre, non inviatela né ad Andora, né a Diano. Giacché non posso copiarla, conservatela negli archivi.


 
Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu