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A. Blin - canonici regolari

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lettere Gréa



Père Arsène BLIN,

Nato 17 marzo 1859 a Granges (Vosges),
ordinato sacerdote, diocesi di Parigi, a Parigi 23 dicembre 1882
vestizione a S. Claude 11 dicembre 1884 e professione l’anno dopo
padre-maestro dei “enfants-oblats” 1886-1895
quindi va un anno a Mannens
svolge servizio come cappellano presso le Chanoinesses Régulières delle “Cinq-Plaies” a Lyon 1896-1900
superiore della Maîtrice, una volta ricostituita, a S. Claude fino all’espulsione del 1903
quindi una breve permanenza a Clichy
va come insegnante ad Andora
assistente generale 1907-1912
muore 23 gennaio 1941 à Saint-Joseph-de-I'Écluse

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Saint Claude 11 febbraio 1888

Caro figlio,
sono stato profondamente commosso le rassicuranti notizie che mi avete comunicato in occasione della morte della nostra sorella Marcelline. Riferite alla rev.ssima madre priora, che ci uniamo al dolore della comunità tutta: abbiamo recitato le previste preghiere.
Caro amico, fate del tutto per rimettervi in sesto e così poter fare ritorno tra noi in ottimo stato. Condivido il parere in sé incoraggiante del signor Noat. Oltre alle medicine che vi ordina sono certamente necessari anche tempo e prudenza.
Cari figlio, il signor Duval conosce un medico che cura “les fystes”; me ne avevate parlato in un momento in cui non mi era possibile prestare quella dovuta attenzione che una tale situazione richiede, né adeguate disponibilità di tempo.
Cercate di rintracciare di nuovo questo dottore e fatevi dire 1° in che cosa consiste la cura 2° se questa è efficace e può essere effettuata anche senza una sua presenza da dom Lupicin, dietro precise indicazioni da voi steso fornite e trascritte in una lettera che gli si potrebbe far recapitare a Fribourg.
Un sentito addio, caro figlio, i piccoli fratelli e tutti gli altri sentono la vostra mancanza; vi benedico di cuore in Cristo.

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4 giugno 1894

Dilectissimis filiis apud S. Antonium Deo in conventu deservientibus pueris.
Omnia vobis ex cordis tenerrimo affectu prospera fore Deum et Dominum nostrum qui vos amat adprecor. Unum et id unum quidem necessarium, a vobis exigitur, filii, ut diligentem vos Jesum benedictum diligatis. Ad id ex toto vos impendatis; nihil sit in vobis quod non ad amorem Jesu exercendum convertatis. Corpora vestra, ut sunt membra Christi, sacra quotidie comunione capiti Christo inserta, omni religiosa modestia, et, quantum licet infirmis vobis, crucis mortificatione Deo in sanctitate conservate. Corda in primis et intelligentias vestras ab omni vel levissima umbra peccati custodite, et confessione, contritione vera et amore, sanctis propositis, sacramentalis undis poenitentiae amplius et amplius mundate; humilitatem, obedientiam, fraternitatis amorem, regularem silentii et religiosae gravitatis observantiam in vobis sancta aemulatione servate et augete.
Quam laetum diem mihi et angelis Dei facietis quum vos incolumes , sancte peractis hisce observantiae meae mensibus, et in virtutibus proficientes iterum amplexabor, et paterno affectu oretenus vobis benedicere licebit!
Sancta Maria Mater vestra, Sanctaque Domina vestra Agnes vos in spirituali incolumitate custodiant, dilectissimi filii.

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4 giugno 1894

Carissimo in Gesù,
 continuamente penso a voi e al caro gregge a voi affidato; fate in modo che si accostino degnamente alla santa comunione, ma per arrivare a questo è necessario trascorrere la giornata in profondo spirito di preghiera. Il sursum corda fatto con amore (tale deve essere) è di grande aiuto e di sicuro effetto. Fate in modo che fr. François possa incontrarsi facilmente con dom Marie Augustin, ogni volta che lo richiede. Ricordate a Fr. Antoine, che avendo una grande responsabilità, ne dovrà rendere conto a Dio. Se vuole, lo autorizzo, a confessarsi da voi, ogni volta che lo desideri. Gli invierò alcune righe dopo che avrò visto i suoi bravi genitori.
Caro figlio, pregate per me. Io pregherò per voi, per il caro dom Adrien e per i cari ragazzi, che con voi benedico.

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………1895

Carissimo figlio,
Di cuore vi ringrazio per le vostre interessanti lettere; con gioia accoglieremo il postulante converso: ben sapete quanto ne abbiamo bisogno. Vi invio il piccolo fr. Eugène Dumoulin che è bene evitare che si incontri con i suoi familiari. È molto infantile, molto di più della sua età. Ma ne otterrete miglioramenti se saprete avere tutta quella pazienza che è necessaria con i ragazzi.
Rimandateci dom Charles perché si prepari all’ordinazione; lo riavrete sacerdote. Giacché si deve occupare dei ragazzi, evitate che sia impegnato per le confessioni. Potrà tuttavia darvi una mano per la celebrazione delle messe. Dom Charles potrà riportarci fr. Stanislas. Caro figlio, dom Louis in questo momento è assente, è a Chatel dove ripara un armonium. Non mi sono dimenticato dei vostri familiari, e, appena sarà di ritorno, cercherò di sapere se ha fatto loro pervenire il nostro ben modesto sussidio. La gestione di M. Goutagny è stata un disastro. In tutto siano rese grazie a Dio! Rimaniamo nella fiducia e invochiamo la generosa e benefica Provvidenza del Padre Celeste.
Addio, carissimo figlio, padre e fratello; a voi, tutta la mia amicizia in Gesù nostra vita.


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S Antoine 27 ottobre 1895

Carissimo figlio,
 non appena disporremo di intenzioni di messe (per il momento non ne abbiamo, ma ne avremo forse abbastanza per la festa di Tutti i Santi) dom Louis penserà di inviarle al vostro caro e generoso amico.
Carissimo, avrò modo di rendermi conto di persona di come si operi bene a Mannens. Il che mi renderà particolarmente felice. Cercherò, se vi sembra cosa buona, di inviarvi un altro ragazzo; anche se, disponendo ora di un rigoglioso virgulto dovete darvi da fare per reclutare personale del posto.
Cercate di sceglierlo con oculatezza per raggiungere con il tempo un numero adeguato.
Son preoccupato per il piccolo fr. Eugène Dumoulin; non risponde come ci si sarebbe aspettato, anche se si mostra saggio (ma dom Benoit ha forse un così cattivo professore?). Vedrete che una volta spedito a Châtilion si sveglierà.
Salutandovi con affetto, vi benedico.
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19 novembre 1895

Mio caro padre  
una parola in tutta fretta. (Ohimè! Ma quando non sono preso dalla fretta!) D. Constant sarà da voi a Chenens lunedì prossimo alle nove di sera. Porterà con sé il piccolo fr. Eugène Dumoulin che preferisco tener lontano dal suo paese e dai suoi genitori. È un bravo ragazzo ma molto infantile. Riguardo alla questione Grosley, potete riferire al signor parroco che sono molto dispiaciuto di non potervi concedere il permesso per il servizio di due mesi. Voi avete sei messe da celebrare ogni domenica: non posso caricarvi di un nuovo peso. Porgetegli le scuse, ma non è il caso che vi carichiate di ulteriori pesi.
Scrivo due biglietti uno a dom Charles (D.) e l’altro a dom Jacques (G.). Al primo per informarlo sul sacerdozio, al secondo per ritardarne la partenza. Forse vi manderò anche dom Benoît per darvi un po’ di sollievo, dovendo dom Charles venire qui per la preparazione al sacerdozio.
Queste, caro figlio, le notizie, dom Constant ne aggiungerà di nuove; l’altro ieri due sacerdoti ha ricevuto la vestizione e dopodomani sarà la volta di due ragazzi. Pregate per noi. Con affetto vi saluto in Gesù e su voi e il vostro priorato la mia benedizione.

p.s. dom Benoît è un cattivo insegnante, ma un infaticabile camminatore, e potrà esservi di grande aiuto, essendo molto generoso. Mi auguro tra non molto di potervi far visita.
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S. Antoine 14 giugno 1896

Carissimo figlio,
I vostri quaesita sono molto importanti; peccato che non li avessi sotto gli occhi in occasione del capitolo, ma ho cercato di ricordarli a memoria (li avevo distrattamente messi sotto altri fogli). Me ne servirò nella visita ai Priorati. Per il momento mi limiterò ad esaminarne i punti più significativi:
1. Le gallinelle d’acqua non sono inconciliabili con l’astinenza, ma lo possono essere con la povertà: dipende dalle circostanze; riserviamole per Natale e S. Antonio.
2. Nelle Regole si dovrà scrivere che non prendiamo parte ad alcuna delle associazioni promosse dai fedeli (S. Famiglia, ecc.)
3. Non si deve assistere ad alcuna operazione chirurgica se non per grave necessità.
4. Nei giorni di digiuno ecclesiastico è opportuno recitare nona e celebrare la messa della feria alle 11,30.
5. Nei priorati tutti dobbiamo, almeno che risulti impossibile, partecipare alle tre messe conventuali di Natale.
6. Quanto deciso a Mannens riguardo alle messe conventuali della festa per i giorni di digiuno ecclesiastico deve essere esteso ai tutti i priorati.
7. Nelle chiese parrocchiali, le commemorazioni e i suffragi, cha sono parte integrante dell’ufficio, devono la domenica essere cantati ai vespri. Abituiamo i fedeli all’osservanza delle norme liturgiche per ossequioso rispetto verso la Chiesa loro madre.
8. Ogni domenica si aspergano le celle e i luoghi religiosi, e quanto non fatto durante la mattina lo si faccia lungo l’arco del giorno.
9. La licenza di parlare ad mensam propter hospites è stata formalizzata al capitolo. Le feste non dispensano dal silenzio.
10. Bisogna spesso richiamare alla memoria l’osservanza del silenzio al di fuori dei momenti di ricreazione ed eventualmente accusarsene al capitolo.
11. La caritas può essere concessa cum pane ad arbitrium superioris ma non nei giorni di digiuno.
12. Non è permesso mettere latte nel caffè e nel thè, se assunti a titolo di caritas nei giorni di digiuno, anche se si è in viaggio. La massima parum pro nihilo computatur non sia autorizzata da noi. Il pro nihilo computatur, a mio avviso, non si verifica quando vi si cerca un effetto qualsiasi, una vera e fondata efficacia. Il parum sta pro nihilo quando, per esempio, si mette caffè o thè dove c’è stato del latte ecc…d’altronde si può, nel caso in questione, aggiungere un po’ di cioccolato nella caritas. Può darsi che questo non sia sempre previsto nelle casistiche, ma non me ne dispiaccio. Il pro nihilo credo che debba essere preso con il significato come sopra esposto, per non correre il rischio di aprire la porta ad eventualità non previste nella normativa, ciò che è puntualmente accaduto.
13. È molto importante che, al termine della ricreazione, sia solo il Priore o il religioso, da questi designato in sua assenza, a prendersi cura degli ospiti.
14. Le due normative riguardo al tabacco e ai liquori sono state elaborate per essere inserite tra le Regole e anche nelle Costituzioni. Sarebbe bene che fin d’ora siano scritti nelle Regole dei Priorati e che al momento opportuno vengano letti al capitolo prima di compieta.
Queste, carissimo figlio, le mie risposte. Volete che dica a dom Constant che sarete voi a comunicargliele? Potete farlo, salvo parere contrario, subito. Sarei molto felice di vedervi! Vi potete personalmente rendere conto a quali pericoli va incontro la norma in Svizzera e quale la necessità per cui i Priori e ogni singolo religioso vigilino. Inviatemi vostre nuove come anche dei ragazzi, caro sincero figlio, che cordialmente benedico, e ringrazio per aver richiamato la mia attenzione su questi punti.

p.s. i nostri emigranti sono partiti ieri. Don Athanase trascorrerà alcune settimane nel nostro noviziato, per evitare così ogni inconveniente. Pregate per la situazione in cui si trovano i novizi che non è priva di difficoltà e pericoli. Conservate queste risposte, caro figlio e, qualora ve ne fosse bisogno, fatemene una copia da inviare ai vari priori.
(ulteriore sottolineatura del Rev.mo Padre) quanto al latte nella caritas nei giorni di digiuno, obbligatorio. Il superiore può dispensare un religioso dal digiuno obbligatorio; ma, qualora la dispensa non venga concessa, non si deve mettere latte nella caritas.

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S. Antoine 18 luglio 1896

Carissimo figlio,
 tanti auguri per il vostro onomastico. Conoscete già il nostro dolore: il santo e caro fr. Ubald aveva espresso il desiderio di recarsi in gita, insieme ad altri dodici, dalla mamma di fr. Avit. Poiché durante il ritorno faceva molto caldo (35 gradi all’ombra) ed dom Victor, stanco, era rimasto indietro, fr. Ubald ricevette l’ordine di occuparsi di una parte del gruppo. Per zelo di obbedienza e di coerenza si rifiutò di far sosta alla canonica di St. Etienne (a 5 Km da St. Antoine); ma appena oltrepassato il paese si sentì venir meno. Si accasciò e la sua ultima parola fu: “perdono”. Gli venne posto un panno bagnato con acqua fresca sul viso, dal paese vennero portate medicine per il cuore; non riuscì a prendere nulla e perse conoscenza. Lo si portò alla canonica dove dom Victor gli impartì l’assoluzione e gli amministrò l’estrema unzione. Nulla si poté fare contro il colpo di sole e dopo due ore di agonia passò all’eternità cioè a Dio che lo chiamava.
Non ebbi il tempo di accogliere il suo ultimo respiro. Grande fu il dolore. Ma cari figli, voi ben conoscete la sua bontà, tutti sono concordi nel dire che lo ricordano con grande affetto. Era molto umile e dolce, e la sua ammirevole purezza gli aveva fatto superare le difficoltà del servizio militare. Dio lo ha accolto quale meraviglioso giglio di inestimabile bellezza. Sia fatta la sua volontà! Sono certo di averlo come protettore durante questi ultimi anni della mia vita e del mio governo sulle persone che mi ha affidate.
Ora riposa a St. Antoine, vicino a dom Claude Antoine, suddiacono e come lui un angelo d’innocenza.
Questa, amati e cari figli, la serena e dolorosa storia di quanto accaduto.
Ora dal cielo ci manda amici che qui cercano la loro vocazione. Pregate con noi, cari figli, perché rimaniamo uniti in Gesù per l’eternità.

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S. Antoine 5 dicembre 1896

Caro figlio, [in questo momento priore di Cinq Plaies]
 Vi scrivo in tutta fretta poche righe, infatti ho appena terminato il mio ritiro [ritiro alla grande Chartreuse prima della benedizione abbaziale].
1. Forse avrete una richiesta di ospitalità da parte di mons. Ardin, vice gerente a Lens, il quale pensa che vi sia ancora come priore dom Jean Baptiste. L’umile monsignore fa del tutto per dimostrarci il suo attaccamento e la sua riconoscenza. Accoglietelo nel modo migliore; chissà che un giorno Dio non ci chieda di lavorare per la sua gloria in questa diocesi di Sens, in cui mancano preti per i fedeli, ma anche fedeli per i preti.
2. Attualmente siamo molto indaffarati per i lavori di preparazione. Dom Athanase vi invierà tre dei suoi ragazzi; chiede inoltre, se possibile, di rimandare l’invio del piccolo fr. Luc (già molti sono quelli che vengono da Lyon). Non si hanno materassi e coperte a sufficienza. Qualora pensasse di venire ugualmente pensi a portarsi sia l’uno che le altre. Ma si faccia il possibile per rimandalo ad altra data. Giudicate voi.
Addio e arrivederci a presto. Vi benedico di cuore, cuore che la benedizione abbaziale per la grazia di stato renderà più efficace nella preghiera, ma non certo più affettuoso in Gesù.

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S. Antoine 29 dicembre 1899

Carissimo figlio,
ho ricevuto la vostra missiva mentre stavo per richiamare dom Germain. Volentieri gli concedo di recarsi al paese. Al ritorno gli concederò altri due o tre giorni perché possa portare a termine il suo lavoro e terminare le sue ricerche negli archivi per poi far ritorno a S. Antoine, concedendogli altri due o tre giorni perché possa ben ordinare il suo lavoro.
Continuamente prego Dio per la vostra guarigione. Senza dubbio Dio, che vi chiede di osservare saggiamente un riposo totale, così necessario per la vostra lenta convalescenza, ce la concederà. Continuiamo, ogni giorno, a rimanere uniti in Gesù. È in Lui che vi vedo, vi ascolto e vi parlo. Con voi condivido pensieri, desideri, preoccupazioni e speranze. Auguriamoci che il nuovo anno sia un anno buono per tutti. Si prevede minaccioso, ma è Dio che ne rimane il Maestro e nel suo amore verso di noi, anche dalle prove, che permette, saprà farne derivare dei vantaggi al di sopra delle gioie temporali.
Un abbraccio e una benedizione ai cari confratelli e figli, senza dimenticare i cari piccoli-fratelli. Porgete i miei saluti a dom Benoit, dom Raymond, dom Iréné e ai cari fr. Felix, Norbert e Bernardin.

p.s.: dom Marie Augustin (ho perso il biglietto) chiede che dom Paul Raymond gli invii uno schizzo con le esatte misure per gli stalli, che al posto dei champfreins (cianfrinatura) e delle colonnine (che essendo, secondo i Romani, di stile gotico, hanno un prezzo al di là del normale) hanno fregi ordinari e travertini di nessuna importanza. Abbiamo fretta. I nostri stalli infatti sono belli, ma troppo stretti, più stretti di quelli a S. Antoine.

Potete celebrate presso le suore la messa di mezzanotte. Questo non viene a costituire precedente alcuno, poiché si tratta solo per questa volta.

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S. Antoine 31 gennaio 1900

Amatissimo figlio,
consideriamo la malattia come permessa da Dio e abbracciamola con amore; quel saggio dom Benoît sia seguito con quella tenera carità che a lui dobbiamo e preghiamo Dio perché nella sua bontà lo guarisca! Per questo con insistenza Lo prego. Preghiamo.
Quam primum accogliete il bravo e piccolo Antonie. Data la precocità, l’età non costituisce ostacolo.
Presto arriverà dom George Flieg; trattenetelo per un periodo di tempo così da assicurare le due messe per le vostre suore, che per il momento sono impegnate presso l’ospedale.
Di cuore addio, caro figlio, su tutti la mia benedizione.
A dom Benoît i miei più sentiti auguri. Si curi nel migliore dei modi; data la gravità della malattia è necessario procedere con molta accortezza. Nella sua malattia, che rende più efficace la preghiera, preghi per me.
Non è il caso di insistere presso dom Paul, la cui abnegazione non ha bisogno di essere sollecitata! Con voi tutti condivido questo momento di prova.

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S. Antoine 12 giugno 1900


Carissimo e sincero figlio, fratello e padre affabile,
le parole scaturite dal vostro cuore di religioso esemplare hanno lasciato un profondo segno in me. Vivete in serenità e nutrite una grande fiducia; fate tutto quello che vi si chiede per la vostra salute; mi rendo conto quanto vi costi ubbidire, soprattutto se, per un po’ di tempo, vi costringe a stare lontano dalla comunità e dalla gioia che ne deriva dall’osservanza delle sue pratiche.
Offrite questo sacrificio per la nostra Congregazione, che per volere divino, in questo momento, sta per far ritorno a S. Claude.
Non preoccupatevi del vostro stimato Priorato e della Comunità delle Cinq-Plais. Dom Louis Ferrey ne ha l’interim. C’è infatti bisogno di uno che confessi e possa far fronte agli incarichi del momento. Ho scritto a mons. Déchelette perché conferisca a dom Louis tutti i poteri. Quanto a voi, caro figlio, seguite serenamente e senza fretta alcuna la cura, che, spero, vi libererà da questo male che ogni tanto si ripresenta.
Il caro figlio dom Paul vi fornirà altre informazioni. Vi dirà che dal Canada per ora nulla di nuovo, salvo il loro disappunto per la mancata visita. Il mio sincero grazie per l’attenzione e l’affetto profondamente filiale che voi e i vostri confratelli del priorato avete dimostrato nei miei riguardi.
Addio, caro figlio; la mia benedizione per il vostro andare e venire, exitum et introitum tuum. Pregate per me a S. Martin e nei diversi santuari, affinché possa terminare la mia corsa in conformità alla volontà divina e per il bene dei confratelli; presentate i miei saluti a tutti coloro che nutrono verso di me sentimenti di carità. Mons. Vigourel ha promesso di venirci a trovare. Ancora una volta addio di cuore in Gesù.

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S. Antoine 16 luglio 1900

Carissimo figlio e fratello,
 che Dio benedica il vostro viaggio lo si desume dal fatto che con la vostra pietà filiale siete causa di miglioramento per il vostro padre.
Continuiamo a pregare pe lui. Bello è sentirlo sereno nel corpo e nello spirito in questo devoto asilo!
Caro figlio, è il modo che Dio ha scelto perché anche i bravi e pii ecclesiastici di S. Sulpice, che senza dubbio ne sono degni, potessero conoscere la nostra santa vocazione. Potrete inoltre pregare per noi sulla tomba del grande S. Martin.
Porgete al parroco di S. Radegonda il mio più cordiale saluto e la reciproca riconoscenza per la sua gradita ospitalità!
Carissimo non cercate di fare cose al di sopra delle vostre forze. Con la speranza di rivedervi quanto prima, vi benedico.

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6 novembre 1900 (6 aprile ritorno della Maîtrice a S. Claude)

Carissimo padre,
non vi si deve chiedere una somma superiore a quella dei vicari o dei professori della Maîtrice. Regolatevi in questo modo. Ritengo che 250 sia la somma imponibile, ma non l’imposta. Consultatevi con dom Delavenna.
Troppa fretta nel sopprimere i vespri dei ragazzi della Maîtrice. Sperando che il vescovo non la consideri cosa sgradita, si potrebbero ripristinare, ma senza fretta alcuna. Se le cose dovessero rimanere così conservateli il giovedì, sabato e feste delle tre ceri…. Mi piacerebbe avere una copia della convenzione fatta con il vescovo. Come sua Eminenza anche io sono del parere che in questo momento non convenga sostituire i Canonici. Questo porterebbe alla eliminazione della messa capitolare cantata, o, forse, alla soppressione della messa capitolare stessa.
Addio, spero di potervi fra non molto mandare come professore fr. Sebastien. Avendo appena fatto il servizio militare ritengo che si opportuno, fargli trascorre qualche giorno qui con noi per ritemprarsi. Si tratta di un buon partito.
Anche se la gotta no è più forte come prima, tuttavia continua a farsi sentire e mi impedisce di fare tutto quello che vorrei.
Saluti di cuore, su voi tutti la mia benedizione.

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S. Antoine 8 dicembre 1900

Carissimo figlio e cari ragazzi,
all’inizio di questa splendida giornata a voi la mia paterna benedizione; alla nostra madre gli omaggi di sincero affetto filiale! Che ci faccia perseverare nella bellezza della grazia e della nostra santa vocazione, per mezzo della quale siamo a lei consacrati!

(per il Priore dom Arsène)
caro figlio, con dom Irénée vi mando anche fr. Romain. Questo giovane e bravo ragazzo è pieno di scrupoli e in questo momento anche nell’impossibilità di proseguire i suoi studi a causa di continui mal di testa. Ve lo mando perché non ha abiti civili; ho scritto a suo padre perché gliene procuri in modo che possa ritornare a casa. Non lo dimettiamo, ma lo rimandiamo presso la famiglia perché possa rimettersi; una volta guarito volentieri lo si potrà riammettere; si è sempre dimostrato irreprensibile e di buon esempio, ma in questo stato gli è impossibile vivere in comunità. Potrà continuare a venire da voi, caro figlio, per confessarsi, ascoltare vostri consigli, e, in casa, prendere parte all’ufficio indossando l’abito, se questo gli fa piacere, ma non in città.
Qui tutto procede al meglio; se Dio lo vorrà, sarò, con grande piacere, fra voi fra un mese.
Un cordiale abbraccio, a voi i miei più sentiti saluti in Gesù nostra vita

p.s.: vi chiedo da parte della signora Ménans, nostra grande benefattrice, di far in modo che i nostri religiosi celebrino a S. Claude una S. Messa ogni primo venerdì del mese in onore del Sacro Cuore per la sua cara famiglia, i suoi cari defunti e per lei stessa.
Le ho fatto sapere che non ci sono difficoltà. Si faccia del tutto per concederle questo segno di riconoscenza. Questa nobile cristiana, come ogni anno, vi sarà molto riconoscente.

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S. Antoine 29 dicembre 1900

Caro figlio, fratello e rev.do padre,
auguri a voi e i tutti i miei figli che sono a S. Claude. Mi scusino se non mi rivolgo loro personalmente a causa delle tante lettere da scrivere. Ben sapete quanto vi e li porti nel cuore in Gesù. Spero di essere da voi quanto prima.
Le consolanti notizie che mi arrivano da S. Claude mi inondano di gioia immensa. Spero e questo chiedo a Dio con fiducia, che, in questi luoghi benedetti del nostro inizio, il nuovo anno sia foriero di sviluppo per la nostra cara Comunità.
Addio di cuore. Su voi tutti, amati ragazzi, la mia benedizione.

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S. Claude …..1901
Ai Padri Maestri della Maîtrice di S. Claude,
1. I Padri Maestri della Maîtrice si dedichino con grande attenzione, serenità e libertà di spirito ad educare i ragazzi nello zelo e nell’amore di Dio e della chiesa, senza dimenticare la rettitudine d’animo e la vera e santa educazione ecclesiastica.
2. Siano decisi nel non permettere ai ragazzi di avere relazioni con i genitori e con gli stranieri, nel qual caso vangano deferiti al Superiore, o, in sua assenza, al Prefetto degli studi.
3. Nei momenti in cui sono liberi dai rispettivi pesanti compiti ne approfittino per dedicarsi totalmente alla vita del chiostro, felici di ritemprarsi nel silenzio, nella preghiera e nello studio.
4. Sempre si ricordino che devono rendere conto a Dio della loro santa vocazione, ma anche della grande ricompensa loro promessa come religiosi e come maestri di giovani chierici. Vos qui reliquistis omnia… qui ad justitiam erudiunt multos….
La mia benedizione in Gesù sui cari figli e i padri maestri

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S. Antoine 30 gennaio 1901

Caro figlio,
solo poche righe in gran fretta. Credo che abbiate ricevuto 2000 fr.; un acconto per Chanard. Con questo siamo a 4000 fr. Fatevi consegnare le ricevute. Questo lo porterà ad avere un po’ più di pazienza. Il signor Delavenna non mi ha ancora risposto, ma continuerò ad insistere.
Dom Marie Augustin si trova a Lyon. Qui si incontrerà con mons. Garnier. Credo per sbrogliare la matassa con mons. Vi darò notizie non appena dom M. Augustin sarà rotornato.
È bene che il vostro eccellente amico non venga subito designato come titolare, ma gli sia dato il tempo di rendersi conto se è tagliato per quel compito, data la poca esperienza. Mi auguro che tutto proceda per il meglio e che questo degno prete sia felice di trovarsi tra voi.
Non appena dom M. Augustin, dopo aver incontrato il signor Garnier, sarà rientrato, vi scriverò di nuovo.

p.s.: al signor Molin la mia gratitudine e la mia riconoscenza per come si prende cura dei nostri interessi. È cosa molto gradita che i nostri beni vengano amministrati dalle nostre famiglie, ma lo devono fare con sincero impegno. Così mio fratello gestisce le foreste e prati di cui ho l’usufrutto.

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Roma, Zucchelli 16,
….gennaio 1901

Carissimo figlio,
potete tenere per la casa i 500 fr ricevuti dal signor Guillaume. Partendo da S. Antoine ho ricevuto i conti del signor Delavenna; dom Marie Augustin li ha controllati; sono molto diversi; al mio ritorno, provvederò, ma credo che potremmo uscire da questa situazione solo pagando una forte somma (per questo venderemo alcuni preziosi in possesso di mio fratello). Aspettiamo tuttavia che termini la sua gestione (che dovremo pagare molto cara), facendo a meno di entrare nelle controversie con gli affittuari, soprattutto con il giardiniere, con i quali non c’è accordo. Ho scritto al signor Delavenna di rimandare ogni osservazione e risposta a dopo il mio ritorno. Carissimo figlio sono anch’io del parere di permettere a fr. Lessard di far ritorno al suo paese. Se ne riparlerà al mio ritorno; forse chiederà di far ritorno in Canada con me o con dom André. Gli verrà concesso; ma mi auguro che sia lui stesso a proporlo, in modo da evitare ogni ulteriore rammarico. Dom Paul potrà accettarlo come converso (o, se lo riterrà opportuno, come chierico-minore per tutta la vita operibus mancipatum).
Bravo figlio, la benedizione di Dio è su questo mio viaggio. La benedizione è sul nostro Istituto e su di me. Stiamo per insediarci o, ancor meglio, già è accaduto. Dio sia benedetto! Pregate affinché con i miei peccati non sia di ostacolo alla realizzazione di questi, tanto meravigliosi, progetti. Avremo modo di parlarne. Penso di essere di ritorno per la seconda settimana di quaresima. Forse farò una capatina in Sicilia, dove sono atteso dal Vescovo di Monreale per la pubblicazione in italiano di l’Eglise; si tratterà di pochi giorni e con un minimo di spesa.
Vi saluto con affetto e su voi tutti la mia benedizione. Bravo figlio, pensate alla vostra salute. Qui fa un freddo da cani. Qui i nostri Religiosi sono di esempio con il loro comportamento.

p.s.: nutriamo una sempre più filiale devozione verso la Santissima Vergine.

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     S. Antoine 3 febbraio 1901

Carissimo figlio,
ho deciso di recarmi a Roma; sarò assente almeno per tre settimane. È giunto il momento che faccia visita a questa cara casa, che mi presenti al Cardinal Protettore e che conosca il personale delle Congregazioni che non è più quello al momento delle mie prime visite. Visiterò e pregherò anche i Santi per tutti noi. Non preoccupatevi, caro figlio, per l’amministrazione; al mio ritorno ne saprò di più e sono sicuro che costringerò M. Del. a presentare i suoi conti. Credo che avremmo da pagare non poco. Dovremmo prendere in considerazione se sia meglio dare in pegno o vendere qualcuno dei poveri gioielli che possediamo. Il monsignore che ci stima, non ci abbandonerà. Ma soprattutto sarà Dio a sostenerci. Con affetto addio, vi benedico tutti.

p.s. sono stato io stesso a mandarvi i candelieri, si troverà il modo come sistemarli, e, non sarà affatto difficile, servirsene in chiesa nelle solennità. In situazioni molto particolari, bastano pochi accorgimenti, perché tutto procederà per il meglio. Addio, carissimo figlio, pregate per me.

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     Roma 23 febbraio 1901

Credo che abbiate ricevuto la mia ultima lettera. [nome cancellato] ha bisogno di essere trattato con grande cura; tutto otterrete parlando al suo cuore; dico tutto, ma non tutto in una volta. Ci vuole tempo, comprensione, riguardo verso un ammalato e un convalescente fin tanto che non recuperi la forza e la salute. Parlate sempre al suo cuore e se dovesse ricadere, continuate ad operare senza mai scoraggiarvi. Concedetegli le dispense che domanda. Fatelo presente a chi è cellerario. Il caffè, che un tempo veniva allungato e poi sostituito con quello d’orzo l’ho completamente soppresso, e ho vietato alle suore di darlo almeno che non sia un infermiere a chiederlo per un ammalato o il cellario (dom Avit) quando si tratta di ospiti.  Su questo non cederò. Che Dio ci aiuti! È necessario che ogni religioso si sottometta volontariamente alla mortificazione e non per costrizione.
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Nominengue 2 agosto 1901

Carissimo figlio,
vi scrivo in tutta fretta per dirvi che condivido quanto da voi proposto; la richiesta a parte per S. Claude non presenta inconveniente alcuno, anzi potrebbe essere molto vantaggiosa.
Costretto a rimanere in Canada per la malattia di dom Paul, per questioni delicate e anche per una certa fatica, potrò imbarcarmi a NewYork il 15 agosto. Che Dio, carissimo figlio, vi si sempre vicino nel vostro operare; sarò in Francia fra tre settimane e insieme a voi potrò ringraziare N.S. che sempre benedico.
Solo oggi ho ricevuto la vostra lettera del 9 luglio, e mi appresto, di fronte a Dio che ama la nostra umile società e la vuole tutta per sé, a rispondervi. Dite ai vostri cari amici, le cui lettere mi hanno fatto molto piacere, che li saluto cordialmente. Vi invio anche una lettera per il Vescovo; caro figlio, potete leggerla. I miei più sentiti saluti.

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26….(8h)… 1901
Carissimo figlio,
una volta letta la lettera per il Vescovo, speditegliela. Dom Paulin mi ha scritto chiedendomi:
1. Di essere ogni tanto, date le tante occupazioni, dispensato dall’ufficio della notte; provvedete; riterrei opportuno che dom Theophile e dom Thomas si alternino nella meditazione settimanale ai ragazzi, in modo che lui, venendo impiegato una settimana ogni tre, ha la possibilità di riposare al mattino.
2. Chiede di pranzare a mezzogiorno e far colazione la sera. Cosa per me ripugnante, perché così facendo in seguito non sarà più capace di seguire la Regola. Gli si può concedere di fare colazione alle 10,30 o alle 11, per quei 20 minuti i ragazzi possono rimane da soli oppure essere presi a carico da uno dei religiosi. Per facilitargli il tutto si potrebbe fare appello alla bontà e alla disponibilità dei ragazzi.
Lo si potrebbe sostituire anche la sera per la cena oppure farlo cenare in una tavola a parte.
Così gli rimarrà la sola sorveglianza dei ragazzi durante i pasti, durante la quale, facilmente, seguirli e insegnar loro le buone maniere. Tutto questo provvisoriamente. Una volta a S. Claude, insieme detteremo regole definitive. Si faccia in modo che questo ragazzi sentano in voi uno di famiglia e possano così con gradualità condividere il nostro stile di vita.
Un cordiale saluto, carissimo figlio. La tanta fretta mi porta a scarabocchiare e non riesco ad esprimervi tutto il mio affetto.

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30 settembre 1901

Carissimo figlio,
registrate la procura che vi invio;  essendo già trascorsi tre mesi non la registrate tra quelle dell’anno scorso per non incorrere in una ammenda per mancata registrazione.
Mio desiderio che il darsi del tu divenga un nostro vanto, uno strumento di aggregazione, un distintivo di appartenenza per la maîtrice. Glielo presenterò sotto questa forma, in modo da risvegliare in loro il desiderio di aggregazione. Hélas! Ci si dà del tu al Seminario Maggiore anche nonostante i direttori. Suscitiamo nella nostra gioventù la ripugnanza per la volgarità, la bellezza del mutuo rispetto; sentimenti che stanno scomparendo nel clero. Non arriveremo a raggiungere la perfezione, ma una volta fuori dal tunnel, qualcosa rimarrà di certo; in molti riemergerà il ricordo di quanto abbiamo detto con autorità ma anche con quell’affetto e quella fiducia che non deve mancare. Questo io l’ho già sperimentato.
Pagate l’affitto al Vescovo con data 1 settembre o ottobre.
Carissimo figlio, sono stato veramente bene in vostra compagnia. Non vedo l’ora di ritornare. Ancora qualche settimana; sento proprio il bisogno, anzi la necessità, di un po’ di riposo.
Il bravo padre Théophile Foisset, arriverà da voi con un giorno di ritardo; non ho ritenuto opportuno, infatti, privare la sua famiglia, dal fare così gentile, della gioia di partecipare ad una sua messa nei tre santuari, suggeriti dalla devozione e dai ricordi di famiglia. Il vescovo gli ha permesso di indossare l’abito bianco.
Un cordiale saluto in Gesù.

p.s.: uno di questi giorni verrà da voi mio cugino Jobez per rendersi conto di quanta legna vi occorre. So di essere indiscreto. Ma vi sarà dato di sperimentare fin dove può arrivare la sua generosità.

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S. Antoine 5 ottobre 1901


Carissimo figlio e padre,
dom Sebastien mi ha scritto per dirmi che è stato designato per dare un corso. Sono molto preoccupato. Il signor Gros mi ha fatto sapere che ha un inizio di laringite granulosa, si deve fare del tutto perché non degeneri in cronica.
Passiamo ai cambiamenti.
Essendo dom Paulin, (bravo professore) chiamato a dare un corso, credo, alla classe formata dai suoi alunni dell’anno scorso, dom Sebastien, perché possa far riposare la sua laringe, si occupi della Maîtrice. Io gliene ho parlato.
Non appena potrò venire penseremo ad ulteriori modifiche. Ce ne sono.
Dom Théophile si prenderà cura di coloro che sono appena arrivati
Dom Albert continuerà i suoi corsi (cercherò di inviargli alunni).
Cordiali saluti, domani mi recherò presso la celebre abbazia di S. Bruno; soffro per un debole attacco di gotta, pregate per questo povero vecchio.

p.s.: sono molto preoccupato per la gola di dom Sebastien, che presto potrebbe essere mandato in Inghilterra; ragion per cui è opportuno non affidargli un classe che presto dovrebbe lasciare. Pensavo di aver regolato nel migliore dei modi la cosa durante la mia permanenza a S. Claude. Tossiva molto e non penso che da allora il suo stato sia così migliorato da non aver più bisogno di cure.
Gli ho scritto che può e deve mettervi al corrente del suo stato di salute che considero grave.

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S. Antoine 16 ottobre 1901

Carissimo figlio,
per errore dom Alexandre mi aveva fatto aggiungere dom Irénée. Lasciamo da parte questa questione.
Normalmente è bene che noi stessi ci occupiamo delle confessioni dei ragazzi della Maîtrice, e che solo saltuariamente si ricorra all’arciprete o ad altro religioso o prete di passaggio.
Confessore ordinario sia dom Théophile. Ditegli di prendere quanto prima conoscenza di tutto il necessario. Voi aiutatelo. Qualora dom Théophile non fosse pronto per sabato, possono intanto confessarsi da dom Thomas o meglio ancora da voi. Chiedete al vescovo tutti i permessi. Si raccomandi ai nostri religiosi di evitare ogni familiarità, ogni contatto con questi giovani penitenti durante le confessioni. Questo è previsto nella regola dei Gesuiti, dei Redentoristi, ecc..
Non si dilunghino, siano prudenti nelle domande; preoccupati solo di portarli ad amare Gesù, li spronino a vivere nell’esercizio di questo amore, vivendo alla presenza di Dio e nel rendimento di grazie dopo la comunione, prolungato per tutto l’arco della giornata.
Si accostino alla confessione ogni otto giorni. Ma perché lo possano con facilità fare anche al di fuori, il Padre si metta a loro disposizione in un’ora convenuta della sera.
Anche se vado un po’ meglio, tuttavia la gotta non mi lascia.
Dom Paul Benoit arriverà verso la fine di maggio; dopo la festa di Tutti i Santi predicherà un ritiro a tutti quelli che, non avendolo ancora fatto, potranno prendervi parte.
Un cordiale saluto, vi benedico in Gesù.
p.s.: avete fatto molto bene ad allontanare quella cretina di una donna.

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S. Antoine 26 ottobre 1901

Carissimo figlio,
prendete tempo con dom Paulin; sono del parere che lo dobbiamo puramente e semplicemente assegnargli la classe che aveva e dove operava bene. Durante la mi visita regoleremo la questione insieme; intanto prendete tutti quei provvedimenti necessari perché dom Sebastien gli sia d’aiuto.
Questo ragazzo è poco generoso, è portato a lavorare di fantasia, è sempre alla ricerca di ciò che gli procura piacere di cui poi pensa di non poterne fare a meno. Si è ancora in tempo per correggerlo, facendogli prendere coscienza delle proprie allucinazioni, e così guidarlo sulla strada della verità religiosa e della santità cioè sul cammino della Croce.
Mi recherò con dom Paul Benoît a S. Claude, e mi auguro che Dio ci verrà in aiuto in questa opera di salvezza.
Gli scrivo poche righe, ritenendo cosa saggia sorvolare sugli spropositi a voi addebitati, in un momento di sbandamento per la mancata realizzazione di meschini suoi modi di vedere.
Quanto al fatto che i nostri religiosi (tra quelli che noi stessi abbiamo formato) siano facilmente impressionati da fattori esterni, è un punto su quale voglio che d’ora in poi venga con molta insistenza richiamata l’attenzione dei giovani durante il noviziato, devono infatti possedere le armi per superare questa tendenza che la nostra esperienza ben conosce.
Per questo vi invio la circolare del 1891 che mi sono proposto di richiamare alla loro attenzione. Deve essere la prima cosa di cui parlare durante le vostre visite. Comunicate ai vostri religiosi che l’ho fatta stampare, in modo che ciascuno ne possa vere una copia; potete anche farla leggere in capitolo.
È frutto di una speciale ispirazione e illuminazione dello Spirito santo.
Addio, carissimo; non ho il tempo di scrivere a fr. Benoît. Ditegli che serenamente aspetti il mio arrivo e quello di dom Benoît. Sono preoccupato per il nostro piccolo numero.
Quando Dio vorrà solo allora la comunità di S. Claude recupererà la sua importanza per il servizio dei Santi. Cordialmente addio, carissimo figlio, che condividete le mie preoccupazioni e mi siete di aiuto nel portarne il peso. Sia benedetto Dio! Ci chiama ad essere così come ci ha voluti, nello spirito di preghiera e di penitenza, nelle sante osservanze del nostro Istituto che questo spirito alimenta. Se veniamo meno a ciò, sperperiamo quanto i nostri benefattori ci hanno lasciato.
Le comunità del secolo scorso con la loro decadenza morale, non esclusi i Canonici di S. Claude e i monaci, avevano in tutta la Francia fatto sentire il peso di questo impoverimento, facendo ricadere su di loro le gravi conseguenze della rivoluzione
Addio vi benedico, carissimo figlio.

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S. Antoine 6 novembre 1901

Carissimo figlio,
sono anch’io favorevole alla recita del mattutino alle 7, ma qualora venga cantato in cattedrale concordate l’ora con l’arciprete.
Pensavo che dom Thomas, per godere di più ampia libertà, avesse preso il posto del signor Brune nell’insegnamento della storia. A M. Brune venga dato tutto quello che gli spetta; sarò da voi tra qualche settimana e solo allora definiremo il tutto. Don Benoît è arrivato e verrà con me a S. Claude. Sta molto meglio, ma mi auguro che migliori ulteriormente. Abbiamo mandato a Roma tre accoliti: ffrr. Lucien Chuard, Césaire et Jean, e anche due diaconi: Dominique e François. Da noi sono venuti due postulanti, vecchi allievi del Seminario francese a Roma: uno sacerdote della diocesi di Arras e l’altro della diocesi di Mans. Queste le notizie che in tutta fretta vi comunico. Vi benedico, porgete anche al signor parroco i miei più fraterni saluti, non so come ringraziarlo per la sua gradita disponibilità.

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S. Antoine 10 dicembre 1901

Carissimo figlio,
vi chiedo, una volta che il giovane postulate, sarà arrivato, di mandarlo da noi per qualche mese in modo che possa essere formato secondo il nostro spirito e fare la vestizione. Quindi vi lo rimanderò insieme ad altri per formare un gruppo di piccoli fratelli. D’altronde un ambiente per loro non è stato ancora allestito. Ritengo che la mamma del ragazzo volentieri condivida questo modo di fare. Non vedo l’ora che possiate avere quattro o cinque piccoli fratelli.
Questo potrà facilmente accadere qualora, lasciato S. Antoine (cosa probabile), ci lasceranno vivere in pace a S. Claude. Manderò a S. Claude un nutrito gruppo, per ridare al nostro servizio il suo vecchio splendore.
Carissimo figlio, sono state per caso smarrite a S. Claude 28 pagine (le prime 28) del II libro della liturgia cioè la parte riguardante gli abiti corali e in parte quelli riguardanti le vesti sacre. Credo che dom Agnèce o dom Sébastien ne abbiano una copia. Me l’inviino al più presto per raccomandata, farò fare una copia della parte che mi manca e poi gliela rispedirò.
Ho scritto al vescovo a proposito di fr. Eusèbe. Vi manderò, un calice e tre pianete che vi serviranno perché possiate così disporre di quanto occorre per i tre altari che state allestendo.
Carissimo figlio, per la fine del mese potrei farvi avere 4.000 fr.; ma penso che sarebbe meglio prendere un prestito dalla banca. (il tasso  è, credo, al 7 o 8%; per voi basterebbe un mese o due). Per il credito ci sarebbero da fare fastidiose pratiche, ma con un bravo notaio la cosa è realizzabile. Penso che in questo caso non ci possa esser d’aiuto il vecchio Cochet. Informatevi.
Addio caro e fedele figlio; un vero sostegno con le vostre attenzioni. Dio benedica il vostro lavoro! Curate la vostra gamba.

p.s.: prima di consegnare la lettera al vescovo, leggetela.
Sarebbe opportuno che il piccolo des Bouchoux, se ne è capace, presto si rechi a Lyon, dove manderò qualcuno a prelevarlo.
lo farò accogliere da qualcuno. Cercate di inviarvelo. Il postulante che conoscete potrà pendere parte agli esercizi?
Poco a poco stiamo provvedendo a portar via gli oggetti preziosi. Dopo Natale vi invieremo l’altare di mons. de Ségur con il baldacchino , l’altare, i vasi votivi, le reliquie, le lampade, ecc…. in cambio mandateci il vostro baldacchino, il vostro tabernacolo, e i vostri candelieri. In questo modo l’eredità di mons. de Ségur troverà la sua definitiva collocazione. E lì rimarrà, a Dio piacendo.
Qualora il vescovo non fosse rientrato a S. Claude, speditegli la lettera.
Ma è meglio che gliela spedisco direttamente. Si tratta dell’iscrizione di fr. Eusèbe Mourey come studente ecclesiastico.

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S. Antoine 14 dicembre 1901

Caro figlio,
ecco le lettere dimissorie di fr. Sébastien; penso che possano sostituire le lettere testimoniali della diocesi, perché il vescovo di Grenoble mi ha conferito i poteri di vicario generale per la casa.
Caro figlio, credo sia opportuno che il caro ragazzo ancora per un po’ rimanga in prova presso di voi; secondo me farebbe bene, prima di venire da noi, fare la vestizione presso di voi. Rifletteteci. Con mio grande piacere vi manderò, ma solo la loro formazione, un gruppo di piccoli fratelli.
L’altare di mons. de Ségur verrà collocato in un luogo adatto. Così che, qualora si dovesse, in qualunque momento, provvedere a mettere al sicuro tutti gli oggetti preziosi, sarebbe più facile portarli a S. Claude presso nostri amici (Louis Mavand, Gruet, ecc…) che non a S. Antoine, piccolo paese dove nulla passa inosservato a causa della curiosità e maliziosità.
Grazie infinite, a voi e a colui che lo ha conservato, per il quaderno di liturgia. Ve lo farò riavere al più presto.
Addio, carissimo figlio, su tutti la benedizione in Gesù, nostra vita.
Vi auguro che le vostre indisposizioni terminino quanto prima. I bravi ragazzi della maîtrice apprezzeranno molto le attenzioni loro prestate. Quelli in convalescenza stiano al caldo e durante il mese prossimo vengano purgati. È un modo di fare ben sperimentato, che ho ricevuto da mia madre, ed è efficace per tutti i tipi di scarlattina, rosolia, ecc…
Di nuovo addio, mio caro figlio.

p.s.: il piccolo nipote del parroco di Mont sur Monnet gode ottima salute. Domani farà la vestizione un bravo ragazzo del canonico Moussé di Tours, che presto andrà con gli altri alunni, e nello stesso giorno riceverò la professione di Lehnveizer, bravo prete e religioso, che prenderà il nome di dom Théodore.

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S. Antoine 17 dicembre 1901

Carissimo figlio,
sono preoccupato per fr. Ursin che ha preso la scarlattina. Cosa di per sé non pericolosa, tuttavia ha bisogno di mote cure, molta precauzione, e durante la convalescenza uno deve rimanere a letto, e nella stanza, ecc… si deve rimanere in isolamento, e c’è il rischio che coloro, i quali si prendono cura del malato, possano a loro volta essere contagiati!
Carissimo figlio, vi penso molto! Il caro fr. Ursin è un bravo ragazzo, aiutatelo perché questa malattia sia per la sua santificazione e per la crescita nella vita soprannaturale; che preghi molto e resti sereno.
Non abbiamo ancora ricevuto i documenti, promessi. La questione dovrà di nuovo essere riesaminata a Roma. Speriamo che i Santi, dimentichi del smacco ricevuto, vengano in nostro aiuto!
Addio, carissimo figlio. Forse vi manderò dom Louis Marie, almeno che non lo invii a Lyon perché vi si possa curare meglio. Mi vedo costretto di mandare dom Tarsice in Svizzera, perché sua madre corre il rischio di passare al protestantesimo. Prima però di andare a Mannens dovrà venire qui per completare il suo corso di morale, e quindi a Lyon per richiedere l’autorizzazione per confessare. Anche dom Georges, prima di andare in Svizzera, dovrà rimanere a Lyon per completare i suoi studi. Non è del tutto escluso che lo possa affidare a voi.
Addio, carissimo figlio, prendetevi cura della vostra gamba, e per quanto possibile dom Paul sia a vostra disposizione.

p.s.: fatemi avere notizie di f. Ursin.

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S. Antoine Natale 1901

Caro figlio,
una parola in gran fretta; a voi, a dom Théophile e a tutti gli altri i migliori auguri per le feste di Natale. Fate presente a dom Théophile che ho molto apprezzato l’evangeliario.
Ha scritto a mio fratello perché in questi giorni vi spedisca 1000 fr.
Con affetto vi benedico.

p.s.: ai due ragazzi della maîtrice che hanno il camice, fatte indossare la cappa.

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S. Antoine 9 gennaio 1902

Caro figlio e fratello,
in questo momento dell’anno sono così tante le cose importanti da non poter disporre più di un momento di libertà e di serenità!
1. Un saluto al piccolo e caro Delavenna, che mi ha scritto, ma di cui non conosco l’indirizzo (l’ex-fratello Romain)
2. Vi restituisco le distinte del Credito Foncier. Sto pensando di ottenere un credito da 10 a 15.000 fr per 30 anni
3. Come va il piccolo e bravo postulante di Bordeaux? Fategli fare la vestizione a S. Claude non appena lo riterrete degno e poi potremo richiederlo.
4. Avevo scritto a mio nipote di inviarvi 1000 fr, ma, se interpreto bene quanto mi ha scritto – scrive male quanto me – ha letto 4000. Ora siccome abbiamo un urgente bisogno di denaro speditemi gli altri 3000. Qui abbiamo debiti in scadenza e vorrei saldarli prima della nostra partenza, tanto più che le spese aumentano in continuazione.
Caro e bravo figlio, poco sentimento traspare dal mio scritto e molto interesse, e provo dispiacere di non riuscire ad esprimere con maggior enfasi i miei più cordiali saluti.

p.s.: quanto prima scriverò a dom Théophile e dom Sébastien, ecc…nessuno escluso.
Porgete i miei più fraterni e cordiali saluti a mons. Leroux, valido direttore e protettore.
Dom Marie Augustin è partito per San Remo, da qui si recherà a Roma. Sarebbe opportuno che il caro canonico Vuillermoz gli faccia recapitare una copia, da voi compilata, sulle reliquie di dom Paul e sulla decisione presa in quella circostanza e in seguito contestata. Dom Marie Augustin, una volta avuti questi documenti, provvederà ad inoltrarli, e notificarli al vescovo.

avevo pensato di inviarvi una lunga lettera che oggi stesso avevo scritto per il caro dom Théophile, ma non riesco più a trovarla, si ricordi di pregare per questo povero vecchio, che non riesce a tenere in ordine le sue carte.

p.s.: nella lettera a dom Théophile, completamente immerso nelle mie riflessioni, disquisivo sulla natura del nostro istituto, cosa che mi auguro di poter fare in modo più ampio. Riuscirò a recuperare quel foglio smarrito? Gli comunicavo tra le altre cose l’apprezzamento per il suo bel evangeliario speditoci per Natale e che, mi ha fatto pensare a quella santa sua madre, quella santa ancella. Nella stessa gli esprimevo anche i miei auguri. Mi scusi se ora glieli porgo vostro tramite, inducias postulans pro meliori in futurum.

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S. Antoine 23 gennaio 1902

Caro e bravo figlio,
le casse contenenti la cappella di mons. de Segur sono state spedite a S. Claude (spedite da mons. Schenker a mons. Salin. Come corrieri ho scelto degli Svizzeri con consegna a domicilio; in questo modo sarà più facile evitare i ficcanaso)
Vi comunico anche quello che contengono. Siate presente alla sballatura e qualora ve ne fosse bisogno rivolgetevi al personale delle ferrovie responsabile dei danni.
Stiamo imballando le statue, le tovaglie dell’altare e le pianete da spedire. Non appena possibile vi aggiungeremo le reliquie, la pisside e il calice.
Vi spediremo il tutto poco a poco.
Non appena avete sistemato e istallato il tutto, spediteci:
1. Il vostro tabernacolo al completo (qui noi abbiamo un tabernacolo destinato al Canada
2. I sei candelieri e il crocifisso, regalo di mia madre.
Caro figlio, qualora anche a voi fosse impedito di procedere, farete nascondere o nell’episcopio o nella curia o presso amici il tutto; si prevede che prima o poi accadrà. Ma per il momento non parlatene con nessuno, e collocate tutto nella vostra cappella, come se nulla di nuovo fosse accaduto.
Siamo felici e pieni di sollecitudine per il graditissimo arrivo del bravo ragazzo. Avrà voce? Sono molto contento che abbia fatto la vestizione da voi. Qualora dovessimo andar via da qui, e dovesse rimanere aperto S. Claude, tutta la piccola famiglia verrà trasferita da voi. In tal caso, se non sarà disponibile il corridoio, si cercherà di mettere tutti nella stanza degli archivi della cattedrale.
Caro figlio, abbiamo ben festeggiato S. Agnese! Per me quasi un segno premonitore della persecuzione; anche da S. Claude ce ne siamo dovuti andare proprio sul più bello. Dio sia benedetto! Amiamolo come egli ci ama.
Addio, vi benedico, soprattutto benedico Dom Théophile che, essendo sacrestano a S. Antoine, si sta occupando, ben consigliato da voi che ben conoscete il passato, delle spedizioni.

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2 febbraio 1902

Padre carissimo e amato figlio
Vi invio il documento per fr. Eusèbe. Viene concesso il beneficio che aveva chiesto, che Roma accorda sia a studenti laici, sia agli interni del Seminario Francese. È arrivata conferma anche dall’ambasciata.
Ecco quanto scrive dom Marie Augustin: “quanto prima si provveda a trasmettere la domanda di esenzione (qui allegata) a S. Claude perché da qui la si inoltri al Ministero con il certificato”.
Mandateci le vostre tovaglie dell’altare maggiore che useremo per il nostro.
Da noi avrete: 1. La statua di S. Giuseppe; 2. I paramenti di mons. de Segur (abbiatene cura, soprattutto per quello bianco). Sono reliquie. Qui noi li usiamo solamente in occasione di qualche solennità. 3. Le pietra per l’altare che proviene dalle catacombe.
Mi sto dando molto da fare per la questione di fr. Benoît. Ne parlerò con dom Paul.
Dom Irénée verrà chiamato al sacerdozio le Quattro tempora di Quaresima o Sitientes. Glielo comunicherò personalmente, ma intanto fateglielo sapere.
Un affettuoso addio. Fr. Colomban sta ancora a Lyon. Su tutti voi la mia benedizione.

p.s.: dom Marie Augustin dovrà ancora per qualche giorno rimanere a Roma per ottenere il riconoscimento per le suore di Cinq Plaies.
Sei giorni fa mi ha preso un forte attacco di gotta. Pregate per me.

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S. Antoine 16 febbraio1902

Caro padre,
venerdì prossimo vi manderò i nostri diaconi. Arriveranno alle ore venti. Dom Aloys Kessler non sta bene e forse non potrà venire con gli altri confratelli. In tal caso vi manderò un telegramma; ma se tutto, come mi auguro, andrà come stabilito, fategli trovare un letto e una camera ben riscaldata. Vi mando una lettera per il vescovo. Mi pongo questi due interrogativi: 1. Sua Ecc. sarà a S. Claude o exempli gratia a Lons-le-Saunier? 2. Sua Ecc. preferirà fare l’ordinazione domenica o lunedì, festa di S. Mattia; abbiamo un indulto ad extra tempora per questi due giorni, qualora sua Ecc. li preferisse al sabato.
Fatecelo sapere per telegramma. Se l’ordinazione sarà per domenica o lunedì i nostri potrebbero partire sabato.
Caro figlio, come potete costatare, la mano non è ancora troppo ferma; ma il cuore, che non risente delle menomazioni di questo povero membro, è tutto per voi. Vi benedico.

p.s.: eccezion fatta forse per dom Irénée, i nostri ordinandi hanno il biglietto di andata e ritorno, in modo da rientrare per prepararsi per la prima messa. Arrivando vi comunicheranno quanto definito. Il caro ragazzo fr. Colomban  sta benissimo: è un ragazzo prediletto.

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S. Antoine 22 febbraio 1902

Carissimo padre,
non tenete conto della mia di ieri sera. Vi mando gli ordinandi. Non appena spedita ho ricevuto un telegramma da dom Marie Augustin (a Lyon dal suo rientro da Roma). Potete immaginare il mio imbarazzo non riuscendo più a trovare l’indulto, che ero sicuro di avere. Vi mando il telegramma di dom Marie Augustin. L’indulto è servito per l’ordinazione di dom Agnès e di dom Martin. Ho scritto a sua Eccellenza, leggete la lettera. Qualora sua Eccellenza ritenesse dover rimandare l’ordinazione, cercherò di recarmi a S. Claude. Penso tuttavia che sua Eccellenza non metterà in dubbio l’esistenza dell’indulto accordato.
Nel caso che l’ordinazione non venisse rimandata (cosa probabile) sarebbe bene che dom Ignace prima di rientrare, celebri una messa bassa all’altare di S. Claude, il giorno dopo o il lunedì, come richiesto dalla famiglia. (dom Kessler, dom Maurice, e dom Raphaël rientreranno il lunedì), mentre dom Irénée resterà a S. Claude, per celebrare in settimana la sua prima messa, ma non prima di come stabilito.
Dom Ignace si preparerà a celebrare qui la sua messa solenne, che avverrà nel rispetto dei tempi richiesti. Così sarà anche per i suoi confratelli. Curate meglio che potete dom Kessler, ancora un po’ influenzato.
Mandateci il particolare conopeo che non fa parte della cappella di mons. de Segur. Lo adatteremo per qui. Forse questo sarà l’ultimo anno che passeremo a S. Antoine, almeno che non ci sia consentito farvi ritorno dopo il temporale.
Addio, mio caro. Che pessima scrittura la mia! Vi benedico di cuore, che non è sofferente, e che vi ama in Gesù.

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13 marzo 1902

Caro e amabile figlio
dom Irénée nella sua risposta al mio telegramma si esprime da buon religioso; ve ne comunico il contenuto; mi auguro che i suoi primi giorni da sacerdote non comportino momenti di sconforto; rassicuratelo; sono stato frainteso. Vi invio anche una lettera di dom Louis Marie in cui descrive i particolari della sua malattia.
Carissimo figlio, la convocazione per il capitolo è fissata per mercoledì dopo Pasqua. Questo perché tutti possano incontrare dom Paul prima che parta e pregare con lui in questo momento di prove, ma anche di possibile crescita se rimarremo fedeli.
Addio, con affetto vi benedico.

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S. Antoine 1902

Carissimo padre,
eccomi a voi, ma non senza aver prima chiesto scusa per le dimenticanze.
1. Avete la mia autorizzazione per un prestito di 20.000 fr. (a quale interesse?), anche se penso che possano bastare 15.000 fr.; qual è l’ammontare per le riparazioni? Questo è un elemento necessario per le decisioni da prendere.
2. Quanto al ragazzo della maîtrice, ne parleremo al capitolo convocato per il mercoledì dopo Pasqua; l’ho anticipato perché tutti abbiano la possibilità di pregare con dom Paul prima che parta per l’America (cf Atti degli Apostoli cap. xx, v.37-38). Se pensate che il ragazzo è veramente portato a condividere la nostra vita, portatelo con voi; mi fido ciecamente del vostro giudizio.
3. Il rosso è un colore che si addice molto ai ragazzi della maîtrice; mi riferisco a quelli che alle feste indossano il camice e negli stalli occupano il posto in basso. Per i più anziani preferisco il nero. Caro figlio, saggia idea quella di lasciar soli gli ordinandi; sono bravi e hanno l’età per comportarsi bene.
4. Gli oli santi vengano collocati in alto sopra il coro. Ne abbiamo abbastanza degli architetti che non conoscono nulla della liturgia pontificale!
5. Per l’adorazione della croce i Canonici, se non vogliono adeguarsi alle norme, lasciali fare, ma voi e la maîtrice state in mezzo e fate le tre fermate. Forse dom Thomas convincerà il vescovo di procedere in questo modo, gli altri si dovranno adeguare.
Caro figlio, avremo certamente molto da dirci durante il capitolo che forse precederà la nostra diaspora!
Preghiamo, caro figlio; pregate per me che non sa nascondervi le debolezze della mia povera vecchia.
Benedico tutti en Gesù.

p.s.: se mons. Dumay conserverà S. Claude, gli comunicheremo il numero esatto.
S. Antoine verrà chiuso fino al giorno della restaurazione che solo Dio conosce.

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    Abbaye de S. Antoine 13 maggio 1902


Carissimo figlio e buon padre,
scrivo a Lyon perché dom Sébastien venga da voi per la Pentecoste. Caro amico, è con insistenza che continuo a chiedervi di mandare ogni tanto (e anche più spesso) dom Martin alla Maîtrise…. I nostri giovani devono abituarsi a condurre in porto contemporaneamente studi seri e sorveglianza. Così si fa anche in molti collegi dove la sorveglianza richiede un impegno maggiore che da noi. I nostri giovani religiosi devono evitare di imitare dom (puntini di sospensione) che tutto preso dal suo studio non è capace di occuparsi d’altro. Bisogna saper lavorare contemporaneamente su più fronti. All’ università semplici insegnanti non solo sono felici di procurarsi il pane in questo modo, ma si impegnano anche per preparare l’esame per la licenza! I religiosi devono essere da meno? certamente all’inizio si incontreranno delle difficoltà; ma come per la gente del mondo la costanza e l’impegno porta al successo, così sarà per i religiosi di buona volontà.
Bravo figlio, vi abbraccio e in Gesù di cuore vi benedico.

p.s. un fraterno ricordo al signor Leroux.  Le assurdità dottrinali di cui vi ha messo al corrente è, purtroppo, un male di cui dobbiamo sempre più aver paura: è infatti un pericolo per la fede delle anime sacerdotali.

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    Abbaye de S. Antoine 28 maggio 1902


Carissimo figlio,  
sono perfettamente d’accordo di prendere in prestito 16.000 franchi; ma sarà vantaggioso solo se a lunga scadenza, penso per 75 anni, avendo così la possibilità di rimborsare tutto l’importo a rate avremo come solo inconveniente quello di doverlo dilazionare nel tempo; si dovranno versare 717,44 franchi all’anno. Inviatemi la distinta perché vi apponga subito la firma; proferisco farvi la delega piuttosto che recarmi personalmente a Lons-le-Saunier.
Caro figlio, non approvo il viaggio privo di significato di dom Alexandre; ho imposto una penitenza sia a lui che al Superiore di Roma che lo ho permesso o meglio tollerato (si dà il caso di permessi estorti che non diminuiscono la responsabilità di coloro che li ottengono). Per evitare che un tale viaggio costituisca un precedente (400 leghe per un funerale) ho ritenuto opportuno far presente a tutta la Comunità il mio disappunto; è bene che voi stesso vi facciate mio portavoce presso quelli di S. Claude. 1°) cosa contraria al buon senso che i religiosi devono avere. Prendiamo parte al dolore delle nostre famiglie, ma per mezzo di lettere (che a volte contano più della nostra presenza) quando le circostanze, la lontananza o la decisione dei Superiori ce ne vietano la presenza. I Superiori dei Gesuiti, dei Redentoristi e di Comunità serie non autorizzano viaggi così lunghi se non in circostanze particolari. 2°) cosa contraria alla povertà (per una circostanza come questa un laico povero non si sarebbe permesso un viaggio Roma a S. Claude). Nel caso in cui sia la famiglia o altri ad assumersene le spese, noi non dobbiamo accettare offerte per cose costose, che solo i ricchi possono permettersi.
Ho scritto a dom Thomas dicendogli che dalla sua lettera, testimonianza di religiosa obbedienza e sincero distacco soprannaturale, traspare la personalità di vero religioso.
Addio, caro figlio, e copiose benedizioni.

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S. Antoine 9 ottobre 1902

Carissimo figlio,
mi associo profondamente alla vostra preghiera e al vostro dolore, ma anche alla speranza e alla pace che provengono dalla fede nelle promesse di Dio. Anch’io ho subito ferite dolorose che su questa terra non possono essere rimarginate. Anch’io, come voi mi scrivete, credo che questi grandi sacrifici, dove tutto il passato si fa presente per essere immolato e dove i ricordi, così cari, dell’infanzia sono frammisti a lacrime, ci distaccano dalla terra e ci mettono all’ascolto delle voci del cielo.
Caro figlio, tutti ci uniamo alla vostra preghiera; questa mattina ho celebrato la messa per questa nobile anima; fate tutto quello che ritenete opportuno: sia una novena come anche le celebrazioni a Miniac; potete anche fare la novena entro i trenta giorni.
Caro figlio, potete disporre come meglio credete del mobilio che il vostro caro padre vi ha lasciato.
Addio, carissimo figlio, vi benedico e vi abbraccio con grande affetto in osculo sancto.

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Andora Stazione 3 agosto 1903

Carissimo amico,
la prudenza richiederebbe diversamente, ma avendo ricevuto la vostra lettera; desidero subito tranquillizzarvi; siamo nelle mani di Dio: questo ci basti; a noi non resta che nutrire una incrollabile fiducia; carissimo, questo voi siete. Non vi dovete né turbare né angosciare per quello che sta succedendo. Non avete bisogno né dovete attendere comunicazioni dall’alto. Godete di tutte le facoltà per compiere nel modo migliore quello che Dio vi indicherà giorno dopo giorno. Non avete nulla da temere. Sono perfettamente al corrente del bene che fate.
Mons. Fontaine si trova ancora a Roma; ma presto ritornerà per recarsi a Parigi (da dove ci sarà facile avere contatti!). Sta facendo tutto quello che è in suo potere per il nostro bene!
In questo momento, carissimo, dobbiamo solo riporre una grande e filiale fiducia in Dio, che continuamente ci manda segni della sua presenza. Non spaventiamoci di fronte a circostanze più o meno favorevoli; non dobbiamo lasciarci prendere dallo scoraggiamento. Ho appreso con piacere che mons. Thomas Liaudet sta lavorando per la messa a punto del catechismo per le persone sole. Facciamo con piacere quanto in nostro potere per la salvezza di queste anime trascurate, rallegriamocene e approfittiamo di ogni occasione che ci si presenta.
La nostra situazione è molto simile a quella dei nostri antenati a Roma i quali durante le persecuzioni dovevano non solo nascondersi, ma era loro proibito radunarsi; questa è anche la situazione di tanti religiosi a Parigi, a Lyon, ecc….
Dio ricompenserà e supplirà con grazie particolari alla povertà dei nostri mezzi ordinari ed aiuti esterni. È una prova, ma poiché è Dio che la permette, tutto si volgerà a nostro favore.
I lavori sui nostri antenati di S. Victor che si stanno facendo nella biblioteca a Parigi metteranno in luce tesori inesplorati, e, se ci sarà dato, potremmo ricavarne grande vantaggio.
Carissimo, con piacere ho preso atto di come i nostri amici di S. Claude hanno saputo approfittare delle difficili circostanze per crescere nell’impegno, nell’unione e in una fedeltà sempre maggiore. Così sarà a Parigi e dovunque Dio ci chiamerà.
Carissimo arrivederci verso la metà di settembre. Allora potremo chiacchierare liberamente. In attesa preghiamo con fiducia e rimaniamo uniti.
Addio, con vero affetto.

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Andora Stazione 1 novembre 1903

Carissimo padre e devoto figlio,
sia benedetto Iddio, che vuole che a Parigi torni a risplendere la tenue fiaccola della vita canonicale cioè della preghiera e della penitenza pubblica fatta a nome della Santa Chiesa. Rallegratevi perché su di voi è caduta la scelta per questa santa missione.
Pregate per il nostro istituto perché i suoi membri, in mezzo alla prova imminente, continuino a vivere in una fedeltà filiale e incrollabile, e che Dio ci mandi sante e numerose vocazioni; messis multa!
Sono in attesa del caro abate Fontaine perché veda di inviarvi un terzo confratello; io andrò a Roma, per incontrare in tutta tranquillità Sua Em. il cardinale di Parigi. Questa è la volontà di Dio.
Da parte nostra non ci resta che dedicarci, con gioia, al suo servizio.
Addio, carissimo figlio, grande è il mio affetto non solo per dom Thomas, ma anche per voi, amatissimo fratello e figlio.

p.s.: per il fatto di essere “nano” è un impedimento così insuperabile per il piccolo ministrante di Montmartre?  In caso contrario si tratterebbe di un ragazzo da inserire o da voi, al vostro rientro dalla montagna, nella casa vicino all’oratorio, oppure qui da noi che non abbiamo piccoli-fratelli. Abbiamo bisogno che qualche brava e pia persona venga a far parte delle voci bianche.

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Andora Stazione 3 novembre 1903

Carissimo padre,
ho appena ricevuto la vostra del 30 ottobre. Dobbiamo essere molto riconoscenti verso mons. Leroux per la sua encomiabile dedizione! A lui i nostri più sentiti e cordiali ringraziamenti.
Ho scritto a dom Louis Marie di rifondere a questo bravo e disinteressato confratello il costo del viaggio. (gli venga concessa una retribuzione confacente alla nostra povertà; e nel caso in cui non potesse disporre di un successore all’altezza della situazione, sono pronto anche mettere a sua disposizione tutta la mia esperienza data la sua ammirevole dedizione).
Approvo e benedico il progetto per gli esercizi spirituali vostri e di dom Thomas.
Fra quindici giorni partirò per Roma nella speranza di incontrare ancora Sua Eminenza. Continuiamo a pregare molto e Dio non ci farà mancare il suo aiuto.
Manderò a S. Claude il docile e affabile Clodoald, l’unico tra noi non ancora considerato religioso, perché non ha emesso i voti perpetui. Sono certo che lo accoglieranno con stima ed affetto.
Addio, carissimo, di cuore vi benedico.


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……novembre 1903

Cari padri (dom Arsène blin e dom Thomas)
Sarò da voi quanto prima. Potremo così chiacchierare di tutto. Nel frattempo avrò anche avuto la possibilità di incontrare il vescovo di S. Claude. Le vostre lettere mi riempiono di commozione! Solo se faremo la volontà di Dio, nella prova come nella serenità, allora saremo veri religiosi. Rileggetevi spesso la lettera di dom Paul, uomo veramente di Dio. Cerchiamo consolazione nella Santa Comunione, nel discorso di Nostro Signore durante la cena nel vangelo di Giovanni e nella preghiera.
Addio, carissimi, che con affetto abbraccio e benedico.

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Andora 10 dicembre 1903

Caro e vero figlio,
sento un profondo bisogno di esprimervi il mio grande affetto  che nutro per voi. Caro figlio, tutto ciò che supera le nostre forze, è Dio a volerlo. Noi dobbiamo essere misericordiosi verso tutti e perdonare se fanno qualcosa che
ci ferisce e ci fa soffrire.
È ora di arrivare ad una soluzione. Chiedo a Dio che ci illumini; sarebbe possibile una vostra presenza a Parigi? Si potrebbe pensare, come soluzione momentanea, di sostituire per alcuni giorni mons. Leroux? Diciamo Passy: ve la sentireste di andarci ambedue per fare nuove fondazioni per la comunità?
Oggi, non avendo avuto risposta in precedenza (forse per colpa delle poste), ho scritto di nuovo al vescovo di S. Claude, chiedendo che ne è della direzione della maîtrice; ho lasciato al vescovo anche un mio recapito. Dio ci farà conoscere la sua volontà se sapremo attendere ancora.
Mons. Fontaine aveva promesso di offrirci 800 fr per la casa di Roma.  Speriamo che non ci ripensi, ma anche se ciò dovesse accadere, cerchiamo di avere pazienza con Dio e con gli uomini. Mettetemi al corrente di tutto ciò che affligge, perché, con l’aiuto di Dio, possa porvi rimedio.
Carissimo figlio, confortare et de Dei adjutorio esto securus.
Carissimo figlio, con affetto vi benedico.

p.s.: il signor parroco verrà in nostro aiuto accogliendovi presso di lui? Se mi verrà qualche nuova idea la comunicherò a Sua Eminenza per vedere se la condivide.  Sua Eminenza era del parere che rimanessimo.

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14 dicembre 1903

Carissimo figlio,
mi sembra di capire che, per il momento, la Divina Provvidenza ci voglia a Passy prima di poter iniziare la santa opera canonicale a Parigi.
A voi spetta l’onore essere le primizie? Confidete, parvulus grex, quia complacuit Patri vestro dare vobis regnum.
Oggi stesso l’ho comunicato a Sua Eminenza. Dalla sua risposta capiremo ciò che Dio vuole da noi.
Una cosa è certa, non rinuncerò mai alla nostra santa vocazione, e sono pronto a mandarvi fino ai confini della terra nel caso in cui non ci fosse nessuna speranza su Parigi.
Certo che questi pensieri sono da voi condivisi, vi benedico, cari ragazzi.
Per il momento non ci resta che pregare e aspettare. Un cordiale abbraccio.

p.s.: ho ringraziato affabilmente M. Fontaine per i 900 fr offerti ai nostri religiosi per la casa di Roma. Bisogna evitare che continui a rimproverarci per aver dubitato della sua magnanimità. Lo metto al corrente  della vostra partenza come anche del mio desiderio che lasci voi e l’incarico che aveva accettato.

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Andora Stazione 22 dicembre 1903

Carissimo padre,
sia benedetto Iddio, che il pericolo è stato scongiurato! Con un unico comunicato sono stato messo al corrente dell’accaduto come della perfetta riuscita della cura. Alla svelta e in mezzo alla confusione, a voi e a dom Thomas porgo gli auguri per Natale e il nuovo anno. Siate affabili con dom Fontaine. Abbiate tatto con lui e fate tutto il possibile. Mi è stato inoltre comunicato che pensate di ritirarvi per qualche giorno a Passy. Nulla in contrario, ma penso che sarebbe bene avere anche il parere del parroco di Clichy, per mezzo del quale la Divina Provvidenza ci ha aperto il campo d’apostolato in quel di Parigi, e che, in questo momento di grandi crisi, non possiamo lasciar solo.
Non si tratta di una presa di posizione ufficiale: per fare del bene, i padri Gesuiti ce lo dimostrano, basta poco.
È l’apostolato che conta, e questo solo ci chiede Sua Eminenza. Gli ho scritto, ma, data la tanta corrispondenza in questi giorni, non mi aspetto una risposta a breve.
In questi frangenti, caro e fedele figlio, non abbiamo altro da fare che abbandonarci totalmente e fiduciosamente nelle mani della Divina Provvidenza. Prova della sua bontà e attenzione ne è che qualora dovessimo lasciare per un po’ Clichy, ecco pronto Passy!
Addio di cuore, cari figli. Vi benedico e rimanete fedeli e fermi in Dio, questo vuole il suo Cuore e questo dà serenità alla mia vecchiaia.

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25 dicembre, in festivitate dulcissima, 1903

Carissimo figlio e buon padre
Sono felice che stiate ormai in via di guarigione. Prendetevi tutto il tempo necessario, non anticipate la vostra uscita dall’ospedale e continuate la cura.
Caro figlio, siate prudente: cercate di non essere intollerante nei confronti di dom Fontaine, che non solo ci ha fatto, ma sinceramente vuole continuare, a farci del bene. Le sue frequenti visite lo dimostrano. Anche voi dimostrategli affetto e riconoscenza. Non rammaricatevi per i suoi continui alti e bassi. Apprezzate la buona volontà.
Non credo proprio che vi trovereste meglio a Passy piuttosto che con lui. A Pussy con la nostra regola avreste meno manovra di libertà che non da mons. Fontaine. Favorendo mons. Fontaine in qualche occasione, potreste condurre una vita regolare e intrattenere con lui relazioni sante e utili per il nostro istituto, che egli continua ad amare e voler favorire, e non dimentichiamo mai che gli dobbiamo essere grati, avendoci introdotti a Parigi. In tali circostanze bisogna essere flessibili, accettare le difficoltà, inferiori a quelli di Passy, e avere un comportamento fraterno e gioviale. Questo il prezzo da pagare per ottenere, quando a Dio piacerà, diritto di cittadinanza per noi e per il nostro istituto. Essere introdotti in quel di Parigi è veramente difficile; in tutto questo ciò che conta è guadagnare del tempo. Solo se conosciuti e apprezzati, potremo disporre di stabile sostegno e muoverci in piena libertà.
Caro figlio, nulla in contrario che dom Thomas, mentre voi state a Passy, rimanga con mons. Fontaine. Nel frattempo cercherò, cosa non facile da ottenere all’arcivescovato, di inviare una terza persona; mons. Fontaine in questo ci può essere di grande aiuto. Per un bene così grande vale la pena di sopportare rogne per una situazione non ben definita. Situazione non definita, ma oggi necessaria, se vogliamo avere un futuro. Solo con il tempo si otterrà chiarezza e stabilità. Caro e sincero figlio, non voglio imporvi nulla. Il vostro soggiorno a Passy potrebbe essere una buona soluzione, ma mi sembra altrettanto buona cosa che dom Thomas accetti volentieri di rimanere con mons. Fontaine per non lasciar cadere quella presenza nel quartiere che la Provvidenza ci offre con mons. Fontaine.
Sono ben consapevole di chiedere a questo cuore profondamente religioso un grande sacrificio. La vostra sarebbe una separazione solo momentanea anche perché ogni settimana o almeno ogni dieci o quindici giorni vi metterebbe a conoscenza di tutto.
C’è bisogno di forte e gioiosa collaborazione. Se così facendo, arriveremo, con l’aiuto di mons. Fointaine a piazzare una terza persona, avremo allora fatto un grosso passo avanti per l’opera di Dio. Dobbiamo essere pronti a fare qualunque sacrificio per la nostra presenza a Parigi, e per questo, almeno da quanto trapela dall’arcivescovato, ci occorre l’aiuto di mons. Fointaine.
Addio, carissimo figlio, di cuore vi saluto e benedico. Mi mancate molto! Mi auguro di venire presto da voi per una cordiale chiacchierata. Ma nel frattempo comunichiamo attraverso i nostri angeli.

p.s.: anche mons. Raux, come me, è del parere che mons. Fontaine sia un buon partito per l’istituto canonicale. Dobbiamo fare tutto il possibile per conservare la sua sincera e cordiale dedizione.

p.s.: caro figlio, potete far leggere la presente a dom Thomas. Tutti e due cercate di operare con grande accortezza e buon tatto perché la possibilità che ci viene offerta e l’opera iniziata non vadano perdute. Vi abbraccio e vi benedico in questo giorno della Natività. Ci sia esempio luminoso e stupendo la Santa Famiglia, che priva di fissa dimora ripone la propria fiducia nella divina Provvidenza.

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27 dicembre 1903

Caro e fedele figlio,
dom Hippolyte, avvisato per telegramma che la mamma è morente, si trova a Parigi a casa della sorella e del genero. Scriverò a mons. Fontaine per chiedergli che, per la circostanza, lo ospiti a casa sua. Perché non leggere questa coincidenza come un segno voluto da Dio che ci chiama a Parigi? Dom Dijon, provenendo dalla diocesi di Versailles, è quasi un parigino.
Caro figlio, stando così le cose, andate con tutta tranquillità a Passy per la vostra convalescenza, mentre, come ho scritto nella mia ultima lettera, dom Thomas e dom Hippolyte andranno da mons. Fontaine; si farà tutto il possibile per conservare questo avamposto e lasciamo che con il tempo le cose maturino. I due padri ogni otto, o quindici giorni, vi daranno loro notizie e nulla vieta che possiate ogni tanto incontrarvi.
Dom Hippolyte in alcuni momenti non potrà esimersi dal prendersi cura della mamma; qualora le necessarie cure dovessero andare per le lunghe, si tenterà di chiedere per lui (cosa oltremodo delicata) le facoltà di cui gode dom Thomas. In tal caso cercheremo di far intervenire il parroco di Clichy.
Intanto continui, quale ministro di Dio, a far conoscere e compiere la volontà di Dio.
Addio, carissimo padre, vi abbraccio e vi benedico di cuore.

p.s.: prendetevi cura di voi stesso; ricordatevi che siete in convalescenza. A Passy, seguendo un buon regime, vi rimetterete perfettamente. Bravo figlio, che voglio vedere del tutto ristabilito, siete dispensato dal digiuno e dalle penitenze.
In Canada tutto procede per il meglio; ma operarii pauci, rogate Dominum messis.
Una volta presa visione della lettera a dom Thomas, speditegliela.

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Andora Stazione 7 gennaio 1904

Carissimo figlio,
prendo sinceramente parte alle vostre sofferenze. Offriamole insieme a Gesù bambino, perseguitato, scacciato, obbligato a nascondersi. Il buon Dio ha provveduto facendovi trovare asilo presso il parroco di Passy. In questo momento in cui tutto è provvisorio ascoltiamo quanto l’angelo dice a S. Giuseppe: ibi usque dum dicam tibi. Viene per illuminarci. Chiediamo a Dio che ci faccia queste due grazie: 1. Abbandono filiale alla sua Divina volontà e Provvidenza, 2. Una fedeltà incrollabile alla nostra santa vocazione, in altre parole: ancora fedeltà alla sua divina volontà. Non credo che la situazione a Chichy si protrarrà all’infinito. Per il momento a noi non resta che adeguarci a ciò che Dio si attende da noi. Non credo che i nostri confratelli, con tutte le agevolazioni loro concesse, trovino difficoltà ad adempiere verso di voi quei doveri religiosi indicati nelle mie lettere. Qualora mons. Fontaine mettesse il bastone fra le ruote, saprei come rispondergli.
Mio caro e fedele figlio, a noi non resta che pregare molto per i confratelli. Gesù sia la nostra forza e la nostra consolazione.
Con affetto vi benedico, e sappiate che il mio vecchio cuore sa ben compatire le vostre lagnanze. Ci sarà dato rimanere a Parigi? Lo spero; a quali condizioni? Non mi resta che aspettare. Dio ce lo farà conoscere.

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Andora Stazione 14 gennaio 1904

Carissimo figlio e fedele padre
L’apprendere che, per il fatto di essere solo, vi sentiate triste, nonostante l’affettuosa accoglienza del parroco di Passy, non mi ha affatto sorpreso. Venite ad Andora dove sarete accolto a braccia e cuore aperti e dove potrete esserci molto utile in tante cose. La vostra vicinanza sarà non solo motivo di gioia, ma anche utile.
Non lasciate tuttavia Parigi prima che il vostro orecchio sia guarito o almeno non prima di aver ottenuto il permesso da parte del vostro medico curante. Credo che ci vedremo presto. Prima è, meglio è.
Presentate al parroco di Passy i miei più sentiti ringraziamenti.
Addio, figlio carissimo, su di voi la mia cordiale benedizione.

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Andora Stazione19 febbraio 1904

Carissimo e affettuoso figlio,
sottomettiamoci alla divina volontà secondo la quale è bene che,  il vostro soggiorno lontano dalla comunità, dove con affetto vi desidero e vi aspetto, debba protrarsi, oltre ogni ragionevole previsione. Ieri ho compiuto 77 anni, aiutatemi perché, facendo ammenda del passato e tutto proteso verso l’eternità, possa terminare la mia corsa. È dolce sentirsi perfettamente in armonia con il volere di Dio, soprattutto se, mettendoci alla prova con difficoltà passeggere, vuol rendere la nostra fedeltà più meritoria.
Sua eminenza, tramite mons. Lefèvre, mi ha fatto pervenire i suoi ringraziamenti. Per il momento Sua Eminenza non ha risposto alla mia lettera in cui chiedevo chiarimenti riguardo a mons. Dijon.  Sono anche in attesa che mi arrivi la vostra dalla quale mi attendo notizie sulla situazione dei due confratelli, del loro lavoro e del loro modus vivendi.
Qui vivo alla giornata, in attesa di partire per l’America dopo Pasqua, se Dio, conservandomi la salute e la libertà, lo vorrà. È bello abbandonarsi totalmente alla sua paterna Provvidenza.
Quanto da voi riferito su cattolici ferventi e attivi sta a dimostrare che Dio non si dimenticherà di noi. Ci sarà bisogno però di santità, quantità e forse tempo per convertire grandi masse totalmente scristianizzate. Dio può fare sì che tutto si realizzi prima di quanto possiamo immaginarci; ma non senza la preghiera e la penitenza.
Ringraziamolo per averci fatto dono di questa nostra santa vocazione!
Salutandoti, ti benedico di cuore.

p.s.: prendetevi cura di voi stesso. Dio in questo momento vuole che facciate una buona e stabile scorta di buona salute.

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Andora Stazione 12 marzo 1904

Carissimo figlio e fratello,
Dio vi assista, vi consoli, vi doni serenità in questo momento di prova a cui vi sottopone! Il vescovo di Parigi ha avuto la bontà di scrivermi personalmente per ringraziarmi della vostra presenza a Gentilly; si faccia tutto per assecondarlo, e qualora chiedesse di rimanere per la prima comunione, accettate. L’istituto ne trarrà grande vantaggio. Mi sto rendendo conto che queste sono prove volute da Dio per un nostro insediamento e per una nostra espansione.
In seguito, carissimo, vi sarà possibile venire a riposarvi nella nostra famiglia, dove non solo tutti vi aspettano, ma saranno felici di accogliervi al momento del vostro rientro. Quanto mons. Melin ha riferito a mons. Chérion è del tutto inesatto. Eccezion fatta per i casi di malattia, noi conserviamo il digiuno e l’astinenza. 1. Qui 2. In Svizzera 3. In Canada 4. A Dumfries (solo 5. A Cannes per evitare di essere denunciati dai fornitori hanno dovuto mangiar carne qualche volta durante la settimana) e lo ho concesso solo per prudenza, ma presto cesserà. Si aggiunga che questa norma non si applica ai ragazzi e a coloro che sono ancora troppo giovani. In definitiva si continua a fare come sempre.
Caro figlio e padre buono, la persecuzione è nello stesso tempo una grazia e un pericolo: una grazia perché richiede una fedeltà a tutta prova e un amore pronto al sacrificio, e un pericolo per gli incontri, i contatti, i cattivi consigli da parte del secolo. Chiediamo a Dio di concederci la forza di superarla senza cedimenti, anzi di far sì che questi giorni, vissuti in spirito di povertà, di obbedienza, di penitenza e di preghiera, fungano da sigillo, secondo il disegno di Dio, alla grande opera alla quale ci chiama.
Carissimo un abbraccio e un cordiale saluto. Preghiamo.

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Andora Stazione 28 marzo 1904


Caro figlio e padre buono,
prendo parte alle vostre sofferenze: prendetevi cura della vostra povera gamba. L’amorevole ospitalità di cui ora godete è un dono della Bontà divina. Guarite e non compromettete la guarigione con imprudenze. Caro figlio, avete mille buoni motivi per non prolungare il vostro soggiorno a Gentilly. Siete andato in aiuto ad una parrocchia priva del suo pastore. Ma ora che questi è rientrato, la vostra missione è terminata. Vi chiedo tuttavia di rimanere ancora per la prima comunione, assecondando la richiesta dell’Arcivescovo. Solo in seguito potrete tornare da noi, almeno che non pensiate di riprendere e portare a termine quanto iniziato a Clichy. Secondo me vedo bene una vostra permanenza tra noi almeno fino alla fine dell’anno. Potrete così riprendervi dopo tante vicissitudini. Forse mi recherò a Parigi dopo le festività pasquali o verso la metà di aprile. Si vedrà e nel frattempo cercherò di mettermi in contatto con Sua Eminenza e suoi collaboratori.
Solo dopo la permanenza tra noi e una completa guarigione potrete, a Dio piacendo, durante il prossimo inverno, riprendere la strada per Clichy. Si vedrà come meglio fare.
In questi giorni della grande Settimana il Signore vi elargisca grazia su grazia.
In sua compagnia anche se lontano dai confratelli, pregate per tutti noi, per la tutta la Congregazione, dispersa nel mondo a causa della persecuzione o per necessità di apostolato.
Un affettuoso addio, insieme ad un fraterno e cordiale saluto da parte di tutti. Di cuore vi benedico.

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Andora Stazione 7 aprile 1904

Carissimo figlio e fratello,
un cordiale e gioioso alleluia pasquale. Sono venuto a conoscenza della vostra nuova prova causata dal male al piede che vi obbliga a rimanere a riposo: come va? Siate prudente e non sforzate il membro convalescente. Come vi ho scritto: è mio desiderio accogliervi al più presto tra noi per dare sollievo alla vostra persona, vivendo la vita di comunità. Se necessario rimanete a Gentilly fino a maggio; tuttavia, se questo non reca nocumento al parroco di Gentilly, venite subito, precipitatevi e saremo veramente felici per i vostri molti servizi. Senza nulla togliere, in questo momento, al vostro riposo e alla tranquillità del vostro ritiro, potreste forse supplirmi in una classe di “proficientes” e venirmi in aiuto in alcune altre attività.
Carissimo padre e sincero figlio vi abbraccio e di cuore vi benedico. Porgete i miei saluti al signor parroco.

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Rotalier 4 luglio 1909 (o 1910)

Carissimi (dom Claude, Arsène, Ignace, e voi tutti)
Sono rimasto qui (Rotalier) perchè avrei dovuto incontrare i Signori di Troyes e di Châlons, ma partirò domani mattina.
Causa il forzato rinvio, ho approfittato dell’occasione concessaci da Dio per condurre il caro Michel a Baume e fargli visitare la trappa di Dombes.
Nelle 24 ore ho avuto un debole attacco di gotta al piede destro, ma spero di poter fare tranquillamente il mio viaggio di ritorno. Pregate per me, per noi tutti cioè per colui che mi sta accanto e per me, ma soprattutto per la congregazione perché si conformi al “tipo” che Dio, chiamandoci, ci ha proposto; in conformità a quanto trasmessoci dai nostri padri, e che la Santa Sede ci ha affidato: concinantur constitutiones sumendo quoad substantiam ab aliqua veteri Canonicorum Regularium Congregatione, questo quanto scritto e voluto da Pio IX. Dio vuole solo e sempre il bene per la sua chiesa. Io dovrò morire, ma non i suoi disegni.
Addio e cordiali benedizioni

p.s.: il card. Vivès mi ha rivolto sinceri e cordiali auguri per avergli inviato lo scritto sul “Diaconato”. Ve ne metto volentieri al corrente, perché il suo silenzio sembrava aver assunto, in questi ultimi tempi, ben altro significato.
Insieme a dom Michel vi auguriamo tutto quel bene che Dio, principio di unità, fa scaturire dal nostro cuore.

p.s.: (scritto da un altro- forse dom Delavenna): dom Michel, in attesa di farvi pervenire – spero presto – i vari e interessanti particolari che sua paternità ha richiesto, con affetto e riconoscenza vi saluta.

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Rotalier 27 aprile 1910

Cari figli e fratelli
Dovrò rimanere in Francia ben oltre il previsto. Mons. Déchelette (che devo assolutamente vedere) che sta nel massiccio di Forez, mi ha dato appuntamento a Pradines presso i Benedettini per domenica. Arrivederci quindi per la prossima settimana; vi raggiungerò di gran lena. Questo ritardo è voluto da Dio per la consolazione di questa famiglia, dove mio fratello, che peggiora giorno dopo giorno, sta per volare verso l’eternità.

A dom Claude e Arsène,
ciò che è accaduto a S. Claude e che il canonico V. mi ha riferito a viva voce, ha dell’inaudito. Vi si è recato anche Dom Moquet. Dom Genevet ha detto a mons. Vuillermoz di aver ottenuto l’autorizzazione per spedire la cappella di mons. de Ségur. Mons. Vuillermoz dopo aver provveduto all’imballaggio, che, credo, abbia richiesto due giorni, stava, con tutte le precauzioni del caso, per spedire il tutto, quando viene in mattinata a sapere che dom Moquet durante la sera e la notte era partito con il carico per destinazione ignota. Dom Genevet ha fatto presente a mons. Vuillermoz che si era agito in questo modo per il timore di una sua opposizione. Carissimi padri, riflettete e vi renderete conto fino a che punto si può arrivare.
Pregate per me affinché mi dia la capacità di ben consigliare i miei santi amici, e la grande grazia di aver nel cuore amore per la croce. Il demonio per bocca dei Giudei gridava a Gesù: descende de cruce; l’avrebbe potuto fare. Ha preferito morire, nonne sic oportuit…
Per me chiedete che non abbia a discendere da questa croce sulla quale mi chiama, e per tutti noi di morire di quella morte che porta alla resurrezione e alla vita nuova che più non muore, di quella morte cioè del chicco di grano che porta alla mietitura.
A tutti i miei cari figli le più salutari benedizioni; dal più profondo del mio cuore a tutti impartisco la benedizione che sgorga da quella paternità datami da Dio e che non può essere abdicata né tolta.

p.s.: dom Paul e i giovani figli di Lourdes mi hanno inviato lettere meravigliose.
Una particolare benedizione per dom Michel, la cui filiale dedizione mi commuove profondamente.

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      Morez. Jura 1 gennaio 1914


Carissimi fratelli e figli (dom Arsène Blin e dom Ignace Delavenna)
È qui (sulla strada per S. Claude con l’intento di portare i miei saluti a S.E il Vescovo e ai nostri amici) che mi giunge la vostra affettuosa lettera e i saluti cordiali di voi veri figli, qui dove mi ha bloccato un attacco di gotta improvviso e che mi auguro scompaia rapidamente per potermi poi recare a Rotalier; saluti che ricambio e nel mio vecchio cuore potete leggere i sinceri oltre che affettuosi legami che Dio ha stabilito tra noi per la comune vocazione. Queste le mie vicissitudini, carissimi.  A S. Maurice, aggiustamenti importanti e costosi: progetto di ritiro a Torny; difficoltà per un tale progetto; possibilità di un posto, non più a Champs des Martyrs di S. Maurice, ma al vecchio hospice per i pellegrini dell’Abbazia; viaggio progettato insieme al Vescovo di Bethléem (abate di S. Maurice) rientrato per l’occasione da Roma. In questo modo, una volta lasciata Andora, Dio mi fa partecipare al mistero di Gesù bambino che lascia Bethléem per l’Egitto senza un luogo stabilito e più tardi, all’inizio della vita pubblica, lascia Nazareth senza avere dove riposare la testa. Aiutatemi, carissimi, perché possa corrispondere a questa chiamata di conformarmi a Gesù, sotto la protezione dell’Immacolata Concezione. Ero andato a Lyon per la festa di Natale, quando, dopo aver lasciato l’abbazia di Dombes, e stavo per ritornare a S. Claude, sono stato costretto, per un attacco di gotta, a fermarmi qui. Da Essards mia cugina Antoinette Jobez, da Rotalier mia nipote Juliette Gréa esprimono il desiderio che la reverenda madre Gabrielle de Jésus, a cui porgono gli auguri, non si dimentichi di pregare per loro. Da parte mia vi prego di porgere alla reverenda madre superiora e a tutta la vostra santa comunità di l’Assomption i miei saluti, la richiesta di preghiere per sostenere le prove che Dio permette per la realizzazione dell’opera da lui voluta, che è e resta sua opera, come anche nostra santa vocazione: la vita canonicale conforme, secondo il decreto del Papa Pio IX, quoad substantiam alicui veteri Canonicorum Regularium Instituto, cioè: 1°. Vita religiosa e monastica per il clero diocesano e non più soltanto per quello extragerarchico e ausiliare; 2°. Vita liturgica, nihil praeponatur; 3°. Vita di penitenza secondo la tradizione. Nulla ho aggiunto a queste sante tradizioni. Non sono un fondatore di un nuovo Istituto; ma ho solo cercato e messo insieme gli innumerevoli insegnamenti della storia e delle opere dei nostri Padri. Mons Sevin di ritorno da Roma mi ha detto che si respira aria di grande attenzione; la luce comincia ad apparire (confidenziale). Mi ha convinto di scrivere a p. Masquilier per chiedergli se sia questo il momento o se si debba ancora attendere per presentare, non appena possibile, una domanda non di revoca dei decreti ottenuti da quelli del Gianicolo, ma che, coloro i quali desiderano conservare e vivere nello stato a cui si erano votati, siano liberi di farlo.
Presenterò una domanda di questo tenore al R.P. Masquilier e poi vi comunicherò la risposta. Nell’attesa, qualunque siano i tempi che Dio ha stabilito o scelto, continuiamo nella preghiera, nella fiducia, nella fedeltà, nell’abbandono e nell’amore. Carissimi, un grande affetto mi lega a voi; faccio mie le vostre prove, come voi le mie. Preghiamo. Pregate perché possa fare una santa morte dopo aver vissuto in una fedeltà a tutta prova e nell’amore per la croce.
Vi ringrazio cordialmente per le notizie che mi comunicate; il bravo fr. Luigi potrebbe esser tratto in inganno dalle frottole che circolano al Gianicolo (dom Mourey ha scritto a Santona sostenendo che tengo più alle mie idee che all’autorità della Santa Sede, ecc…sempre con lo stesso ritornello: sono un illuminato) questo si supererà un po’ alla volta; fr. Antonio è più espansivo di fr. Luigi e di più spiccata perspicacia. Addio, vi benedico cari dom Arsène, dom Ignace, con tutto l’affetto di cui sono capace.

[lettera citata anche da mons Vernet: dom Gréa, a p. 341, 291, ma con la data 2 gennaio…]

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Rotalier 4 marzo 1914

Carissimi figli e fratelli (dom Asène Blin e dom Ignace Delavenna)
Su di voi un’affettuosa benedizione che scaturisce dal mio vecchio cuore. Vi invio l’ultimo frutto della mia vecchiaia, la mia ricerca su “les biens ecclésiastiques dans la tradition”. Sto per inviarne una copia al card. Merry del Val e una alla Santa Sede. Credo che anche a Roma si cominci ad aver più chiarezza. La postilla del nostro amico mons. Battandier (pag. 42) nel suo annuario è significativa.
Io sono sempre in ricerca di quell’esilio che Dio mi vorrà offrire per questi miei ultimi giorni. A S. Maurice importanti riparazioni, a Lyon onerose spese. Sto cercando nel Jura (forse Baudin, la nostra culla). Verso Nord, Amettes, i Premostratensi, ecc. …troppo lontano per la mia età. Verso sud, la Spagna, Dourgne, forse quanto offerto dall’eccellente dom Chaperon, parroco a Martre dans le Var, ma mi sembra troppo lontano.
Carissimi, venite in mio aiuto con le vostre preghiere. Esiliato, quale bizzarro esilio qui in Francia, mia patria, prendo parte al mistero di Gesù che fugge in Egitto e che, all’inizio della sua vita pubblica, lascia Nazareth senza sapere dove riporre il capo. Evviva la croce! Potestis bibere calicem quem ego bibiturus sum? Pregate perché mi sia concesso di rimanere unito a Gesù crocefisso per diventare anch’io vittima per la rinascita dell’istituto canonicale, che Dio mi indica con la mia vocazione, e che non cessa di volere; possa il grano di frumento messo sotto terra essere fecondo! Per questo mistero si richiede fiducia, fedeltà, abbandono, amore.
Aiutatemi con le vostre incessanti preghiere, nello spirito di penitenza di questi santi giorni.
Vi benedico di cuore.

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Trappa di Acey (Jura) 13 aprile 1914 – lunedì di Pasqua –

Ho ricevuto la vostra lettera mentre stavo partendo da questa santa casa, dove ero venuto per questi santi giorni per trovare pace e silenzio. Mi affretto a rispondere porgendo a voi e al vostro caro dom Ignace il santo bacio pasquale. Mi mettete al corrente delle dolorose preoccupazioni della comunità di San Dalmazzo. Da parte mia rassicurate queste sante religiose comunicando loro che porto le loro difficoltà nelle mie preghiere.
Dietro consiglio di mons. Sevin andrò con dom Michel a Amettes, dove vi è una collegiale regolare che vive secondo i nostri ideali. Nello stesso tempo sarò vicino al card. Mercier, che mi chiede di recarmi da lui; continuerò ad offrimi come vittima in spirito di sacrificio (veramente grande!) per l’opera che Dio vuole e che realizzerà.
All’orizzonte, come aurora di un disegno divino, compaiono i primi segni. Dom Romain ha inviato lettere a mons. Andreucci (sacerdote canonico di Viterbo a cui il papa affida le sue missioni segrete). Ecco quel che mi scrive: “la storia è nota a Roma, alcune maschere sono cadute; si scorge tra la melma la verità nascosta, e il fatto che le concessioni fatte a quelli del Gianicolo non vengono ritirate, potrebbe far presupporre un orientamento favorevole al fondatore; se fosse stato a Roma non si sarebbe operato contro di lui come invece è accaduto”. Per corrispondenza sto cercando di mettere un po’ alla volta mons. Andreucci al corrente di tutto. Cosa veramente curiosa! La Divina Provvidenza, conducendomi a Acey mi ha anche fatto incontrare con un suo amico personale, che altrimenti non avrei mai potuto conoscere, con cui intrattiene regolare corrispondenza. Mons. Andreucci si tiene costantemente in contatto con Acey, dove (lo ignoravo) ha soggiornato a lungo, facendo esperienza di vita religiosa e monastica. Il parroco di Vitreux (parrocchia di Acey) è un suo intimo amico. I due vanno molto d’accordo. Non mi faccio illusioni, né mi aspetto soluzioni eclatanti. Anch’io come mons. Battandier penso che la via da seguire sia quella della formazione di collegiali religiose, che in seguito, nella diversità dei carismi che lo Spirito Santo concederà, si costituiranno in confederazione secondo la Bolla di Benedetto XII. Ad Amettes lavorerò alla stesura di un commento sulle tradizioni che sono alla base delle nostre vecchie costituzioni, desunte da venerandi istituti, in prova da circa mezzo secolo.
L’editrice La Bonne Presse ha deciso di pubblicare, fra qualche settimana, il libro di dom Benoît.
In Canada, dove si è recato dom Moquet, il collegio di Nominingue è stato distrutto da un incendio. Dom Riou è rientrato in Francia, dove, stando a quanto mi ha riferito il vescovo di S. Claude, che ho incontrato, sta per essere nominato parroco di Valfin.  …mentre dom Adrien Dalloz mi ha inviato una sconsolata lettera, in cui esprime il desiderio di rientrare in Francia, perché disgustato del gruppo (ma per il momento non parla di secolarizzazione).
Dom Benoît con il suo gruppo si danno molto da fare; mons. Langevin non contento di dom Antoine vuol mandarlo a Lourdes. Mi auguro che dom Antoine si convinca da solo, così da non correre il rischio di essere radiato. Gli abitanti, perché il vescovo possa agire in tutta libertà, hanno spontaneamente deciso di pagare i debiti della parrocchia. Povero dom Antoine!
Concludendo, carissimi, non ripongo speranza alcuna negli uomini, ma solo in Dio che vuol ripristinare nella sua Chiesa il clero titolare apostolico, il clero religioso, monastico, canonico al servizio delle chiese. Poco importa se questo accadrà o meno durante il corso della mia vita. Si continuerà a lavorarci dal cielo, dove i miei figli e fratelli mi accoglieranno tra loro, non recuso laborem; fiat voluntas Dei.
Cari dom Arsène e Ignace, che benedico, pregate per me, carissimi figli.

p.s.: inserisco in questo plico una lettera per dom J. Baptiste, che sta per raggiungervi.
Domani andrò a Rotalier per poi partire alla volta di Amettes.

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Amettes 2 giugno 1914

Carissimo figlio e fratello,
ho ricevuto la vostra lettera del 9 maggio ad Amettes, dove mi trovo in compagnia di dom Michel.
Dio ci viene incontro mettendo sulla nostra strada potenti protettori. Sto recandomi ad incontrare, sua Eminenza il Cardinale di Malines che ha tanto insistito perché andassi. Qui gli inizi fanno ben sperare e i preti del nord aspirano a grandi ideali. Ma la persecuzione del governo impedisce di formare gruppi di chierici e piccoli-fratelli. Questo stato di cose continuerà, fino a quando la Francia non riuscirà a liberarsi da questo governo infame e scellerato, e sotto la minaccia di una guerra sempre più incombente, con tutto quello che ne seguirà. Sono in corrispondenza con mons. Andreucci, canonico di Spoleto, che ha rinunciato all’episcopato e a cui Papa Pio X affida missioni segrete. È stato dom Romain ha mettermi in contatto con lui. Vi mando un estratto della lettera inviatagli. Era convinto che la Sacra Congregazione avesse operato correttamente e che fossimo invece stati noi a non presentare in tempo le correzioni richieste per la promulgazione delle nuove costituzioni.
Gli feci sapere che avendo dom Benoît e il suo gruppo presentato ricorso, ebbero per tutta risposta una dura presa di posizione da parte di mons. Vivès; mons. Andreucci si incontrerà con il nuovo prefetto della congregazione a Spoleto, dove questi vi si recherà durante l’estate per un periodo di riposo.
Data la situazione a Roma meglio non esporsi troppo. Tutto va in gloria: chiarificazioni sui punti in discussione, ecc. …
Mons. Sevin al suo ritorno mi aggiornerà e vi metterò al corrente di tutto. Una volta tornata la calma, potrei recarmi a Roma, ma intraprenderò il viaggio solo se sicuro di arrivare al dunque, solo dopo aver ben preparato l’incontro e sicuro non compromettere nulla. Sembra che tutto stia prendendo una buona piega e che l’alba stia spuntando. In questo momento Dio ci chiede: pazienza, e pazienza cieca, abbandono e fiducia.
Per Andorra, il contratto d’affitto che mio nipote ha concluso a nome dei confratelli, obbliga quest’ultimi a inviare a lui personalmente il montante dell’affitto e mio nipote si è messo d’accordo con don Athanase per trasmettergli integralmente i suoi interessi che assorbono quasi tutto ciò che i confratelli manderanno, dato che essi devono pagare anche le tasse e gli interessi (della casa) di Torino.
In Canada, tutto va in rovina, noi ne sappiamo ben poco; il “bulletin fraternel” (che non ho ancora ricevuto) non vi può essere di grande aiuto. Dom Benoît mi ha mandato un articolo apparso sul giornale “le Devoir”. Mi scrive che dom Henri potrebbe restare come parroco, alloggiando presso il Vescovo. Nulla di certo. Dom Denis è in Perù, dom Mullet e dom Hyacinthe e dom Labelle sarebbero orientati a chiedere la secolarizzazione. Dom Henri resterebbe solo con dom Dalloz (questi mi manda a dire che non vuol più saperne del Canada e che vorrebbe ritornare in Francia)  occupandosi delle due parrocchie di Nominengue e dell’Assontion. Di Turgeon meglio non parlarne. L’unica cosa certa: solo rovine. Don Riou ha chiesto al vescovo di S. Claude (l’ho incontrato di passaggio a Dôle) di affidargli una parrocchia, questi mi ha riferito che lo destinava a Valfin. Dom Thomas, sempre più convinto della sua vocazione, ora ridotto allo stato secolare a S. Sauveur, l’ora della resurrezione. Ha fatto molto del bene in questa parrocchia che era caduta molto in basso. Si è ripreso bene dalla sua malattia.
Insieme a dom Michel abbiamo trascorso la settimana santa a Acey, da dove i trappisti seguono gli eventi, la probabile guerra e le catastrofi, che, dopo la tempesta, ci restituiranno la libertà.
Nella diocesi di Arras, di Lille e di Cambrai diverse vocazioni sono in attesa di questo momento. Così anche in Belgio dove ho contatti con un sacerdote, parroco di un’importante parrocchia, che innamorato della vita canonicale, ha fatto con grande solennità la professione, nelle mani del vescovo di Namur, come lateranense.
(viene riportato un estratto della lettera inviata a mons. Andreucci)
Riterrei quanto meno inopportuno pensare di prendere iniziative dove tutto sembra procedere senza regole, a mia insaputa, senza preavviso alcuno e senza richiesta di convocazione, e tanto più che consegnando le vecchie costituzioni, ero disposto a portarvi modifiche, se queste, pur non richieste nelle osservazioni comunicate, fossero state ritenute insufficienti. A dom Delaroche venne dato l’incarico di consegnare le costituzioni. Le mie osservazioni, che dovevano essere date per scritto, e con l’obbligo di non dire nulla ai confratelli, non solo non ebbero risposta alcuna, ma furono respinte senza discuterle. Senza ulteriore verifica e all’insaputa di tutti, venne eliminato ad experimentum. Non vennero sottoposte all’attenzione di alcun capitolo.
Quelli del Manitoba, che si erano permessi di avanzare osservazioni ineccepibili, essendo stati costretti a chiedere la secolarizzazione, emisero voti privati, pronti ad entrare in qualche altra casa per continuare a vivere quella vocazione a cui si erano votati.
Senza alcun pregiudizio ed escludendo quelli del Gianicolo non si potrebbe aprire una casa secondo questo ideale di vita? Io stesso, ancora legalmente con il titolo di abate di S. Antoine, non potrei avere l’autorizzazione ad aprire una abazia secondo le norme da noi stessi scelte? Ormai autorizzato a vivere da solo con un confratello e senza possibilità di relazioni con la nuova società sul Gianicolo, non potrei, sotto la giurisdizione di un vescovo, fondare con queste persone (da considerarsi secolari, almeno di fatto) una collegiale, con voti almeno privati, fino al giorno in cui il loro esperimento non potrà ottenere un carattere pubblico di religiosi. Si potrebbe prendere in esame eventualmente qualche altra modalità di separazione tra quelle verificatesi all’interno gli ordini monastici e religiosi (Benedettini, Cistercensi, Carmelitani, Agostiniani, ecc….).
Chiedo che Sua Eccellenza, nella sua grande bontà e saggezza, pensi, davanti a Dio, ad una via di uscita per queste anime e questo modo di vivere per la gloria di Dio e il servizio della chiesa. Da ogni dove numerose e generose anime sacerdotali si sentono attratte da questa vita monastica nel servizio ordinario delle chiese, senza per questo dover uscire da tale ministero ed entrare in quello ausiliario degli ordini religiosi apostolici.
Dovunque scorgo barlumi, e ho testimonianze anche da parte di santi vescovi, della necessità di un clero completamente distaccato dal mondo, che è, senza dubbio, voluto dallo Spirito Santo e rispondente alle necessità del momento.
Vostra Eccellenza potrà molto ottenere da Sua Eminenza, il nuovo prefetto della Sacra Congregazione, che incontrerà tra le tranquille montagne.
Mi sarà concesso, data l’età ormai così vicino all’eternità, vedere la perfetta realizzazione di questi disegni della Provvidenza? Mi piacerebbe almeno poterne scorgere l’aurora nella potente intercessione di Vostra Eccellenza, ecc.,ecc…
Addio, a voi e al carissimo Ignace un caro saluto e una benedizione.

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Rotalier 4 luglio1914

Carissimo fratello e figlio,
sono rientrato ieri, dopo un sereno e confortevole soggiorno ad Amettes. Qui ho avuto l’opportunità di incontrare anime sacerdotali generose e desiderose di abbracciare la santa vita canonicale. Sono numerose, ferme nelle loro convinzioni e piene di speranza; a Boulogne ho incontrato il superiore del Seminario Minore, che sta orientando un’élite della sua gioventù clericale verso questo modo di vivere, facendo loro celebrare ogni giorno l’ufficio.  Mi è stato chiesto di visitare una casa di esercizi dove, per tre giorni alla settimana, si radunavano tre gruppi composti non solo da laici, ma anche ecclesiastici. Il superiore aveva insistito perché vi andassi; si potrebbe pensare di instaurare in questa parrocchia la vita canonicale. Per questa volta ho dovuto rinunciarvi, perché, con un telegramma mi si chiedeva di andare ad Amettes (mi trovavo a Malines) per accogliere il nostro dom Charles Deutschler che, trovandosi in Europa, vuol recarsi a Lourdes per poi ripartire dopo aver incontrato le famiglie di coloni bretoni e fiamminghi.
Il card. Mercier, presso il quale ho trascorso quasi tre giorni, ama molto questo nostro modo di vivere e nutre la speranza di poterlo realizzare nella sua diocesi. Lungo questo viaggio sono stato accolto con grande carità fraterna dai Premostratensi di Frigolet, i Canonici Lateranensi, e i padri di  Maredsous Dovunque ho trovato comprensione e si spera in una nostra ripresa.
A Roma, Dio ha voluto che venissero in nostro sostegno i superiori del Seminario Francese, dei Benedettini, ecc. il nuovo cardinale Serafini, che può molto, ci stima e da dom Romain ha avuto nostre informazioni. Mons. Andreucci, che ospiterà il nuovo cardinale Prefetto a Spoleto durante le ferie estive, è al corrente di tutto.
Sono rientrato per mettermi a disposizione di mons. Sevin; andrò da lui non appena potrà ricevermi, per chiedere a che punto siamo della situazione. Vi terrò informato. Dom Delaroche sembra che stia pensando ad una separazione; non avrebbe infatti vantaggio alcuno dal tenere nella nuova congregazione soggetti pronti a creare subbuglio.  
A Nominengue, in Canada, che è sotto la giurisdizione del vescovo della nuova diocesi, da cui dipende anche il seminario minore, si è tenuta una nuova riunione. A S. Léon, S. Alphonse, S. Claude, nel Manitoba, la vita canonicale, anche se con i soli voti privati, è stata fedelmente ripristinata da dom Paul Benoît, esempio di uomo totalmente dedito alla preghiera. Dom Charles Deutschler mi ha messo al corrente di tutto. A Lourdes il povero dom Antoine Chalimeau se la passa male. Mons Langevin mi ha scritto due volte, chiedendo, con insistenza, che venga rimpatriato.
Carissimo, preghiamo, affidandoci con fiducia alla santa volontà di Dio, la cui rinuncia significherebbe cedere all’infedeltà. Se permette la prova è solo perché è necessario che il chicco di frumento venga messo sotto terra a marcire per avere una divina fecondità; mons. Sevin mi scrive che questo è pegno sicuro di benedizione e di futuro per l’opera alla quale, nonostante la mia povertà, mi ha chiamato. Quanto rimane della mia vita la devo spendere per i miei figli e la mia vocazione. E poi dire: nunc dimittis.
Cari figli e fratelli pregate per me; è su voi e il caro Ignace, al quale porgo i più sinceri, sentiti e paterni saluti, che ripongo la mia fiducia.
Ben sapete quale sincero e disinteressato affetto, in Gesù e Maria Immacolata, nutro verso di voi.

p.s.: non avevo nessuna intenzione di presentare le costituzioni prima della realizzazione di diverse case maggiori e l’eventualità di capitoli generali. È stato il card. Vivès (non ancora prefetto) che mi ha convinto, sostenendo che si trattava di pura formalità e che avrebbe richiesto solo pochi giorni. Deus scit et providebit.
Vi mando un trattato riguardante gli Istituti dei Canonici Regolari. Si può fare a meno degli allegati, perché trattano soprattutto casi particolari.

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Rotalier 1 agosto 1914

Carissimo padre, fratello e figlio,
siamo rientrati rapidamente questa mattina da Amettes con l’ultimo treno disponibile. Subito dopo le ferrovie sono servite per il vettovagliamento per la guerra, per il trasporto delle truppe, per i mezzi di trasporto militari e infermieristici. Nonostante tutto questo mi auguro di poter tra qualche giorno rispondere all’invito del card. Sevin. Da lui potrò conoscere a che punto siamo della situazione e se la nostra liberazione è vicina. Al nord si riscontra un sempre più vivo e forte desiderio di vita canonicale. Dom Raux, mirabile esempio di fedeltà, insieme al suo fervente compagno, pratica il digiuno, recita l’ufficio della notte per quanto possibile, pur non disponendo del nostro direttorio, che continuamente richiede e di cui gliene sto procurando una copia (gli inni per i vari momenti liturgici, i toni dei salmi brevi o prolissi, i toni dei responsori brevi…). Non ci sono però ragazzi né corsi di formazione. Ce ne sono due ma veramente mediocri e un terzo molto bravo che per legge deve frequentare la scuola primaria (non hanno una scuola laica per ragazzi, ma solo un precettore che, pur non favorendoli, non li ostacola), questo ragazzo trascorre il suo tempo libero nella casa del Priorato, qui si riposa, partecipa all’ufficio e al compimento del suo tredicesimo anno di età, libero dall’obbligo scolastico, entrerà nella casa.
Siamo in guerra! Sarà terribile e questo è il prezzo voluto da Dio per ritornare alla santa libertà della vita religiosa, alle scuole, alle comunità e alle opere sante.
Non lontano da Amettes c’è un complesso perfettamente strutturato per accogliere una comunità al completo: costruzioni, spazi, locali per piccoli-fratelli, scolastici e novizi. Vi sono anche due santi preti, desiderosi di veder rifiorire la vita canonicale in tutto il suo splendore. Dispongono di una casa per ritiri ben organizzati durante tutto il corso dell’anno per varie categorie di persone (preti, giovani, padri di famiglia, operari, soldati, ecc…).
I ritiri si svolgono dalla domenica al martedì; gli altri giorni sono per il riposo, anche se qualche volta a qualcuno dei partecipanti, per venire loro incontro, viene data la possibilità di scegliersi un terzo sacerdote più vicino al loro modo di pensare.
Accanto c’è la chiesa parrocchiale (300 persone) che verrà data in concessione alla comunità. Nell’attesa di una piena libertà e rinascita della vita canonicale non ci resta che nutrire, in questo periodo di prova, una grande pazienza, fedeltà, fiducia, abnegazione e abbandono alla volontà divina.
Credo di avervi già parlato della nostra visita in Belgio, dove fervono le stesse speranze.
A Parigi, il patronato di Ménilmomtant, vacante per la prova che i Fratelli di S. Vincenzo de’ Paoli stanno passando (prova simile alla nostra, anzi ancora più dura in quanto i sacerdoti, ai quali è interdetto di soggiornare nelle diocesi di Parigi e di Vesailles, hanno solo quattro giorni per trovarsi un vescovo susceptorem) sta per essere affidato a quelli del Gianicolo (mi auguro che ci facciano qualcosa di buono!). Dom Delaroche si trova a Parigi da due mesi, penso per cercare aiuti e senza dubbio va di qua e di là anche per ottenere aiuti.
Che Dio li aiuti e compiano del bene, ma che ci lascino la libertà di vivere la nostra vocazione; non facciamo, né abbiamo intenzione alcuna di far loro concorrenza, che ognuno sia libero di andare dove meglio crede.
Addio, carissimo, la mia benedizione su voi e il caro figlio Ignace. Preghiamo perché non solo la prova della guerra sia breve, ma che lo sia anche la persecuzione di quelli del Gianicolo verso di noi. Vi ricordo affettuosamente.

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N.D. de Sept Fons 18 novembre 1914

Carissimo padre, fratello e figlio,
rispondo alla vostra missiva da questo asilo dove sono venuto per rifocillare la mia anima e implorare l’aiuto divino. L’essenziale mi era già noto da una lettera da voi inviata al cardinale di Lyon.
Carissimo vi sono veramente grato per il vostro filiale affetto che vi ha spinto a confidare a questo povero cuore le vostre preoccupazioni riguardo all’opera di cui Dio, nella mia debolezza, mi ha affidato la rinascita, meglio converrebbe dire, la tomba, quella tomba che, però, è culla di resurrezione. Tutte le mie speranze sono riposte nella volontà di Dio, che chiamandomi, mi ha comandato di far risorgere l’Istituto canonicale. Non mi ha chiesto di fondare un nuovo ordine nella chiesa, ma di ripristinare l’antica opera dei santi. Missione, che Dio mi ha affidato attraverso segni inconfutabili e che ha ottenuto l’approvazione dalle più alte cariche dell’episcopato e della Santa Sede.
Si potrebbe pensare a quest’opera come opera umana, cioè una iniziativa partita da me strumento inutile; ma Dio permette che quest’opera, come è accaduto per altre, subisca la prova del chicco di grano caduto dalla spiga, dove era vitale e sicuro, cade nell’oscurità del solco per ivi morire prima di tornare a rinascere, e questo perché, eliminato l’umano, appaia chiaramente che il solo autore è Dio.
La mia opera si fonda sulla tradizione, non è una mia invenzione né frutto di un povero uomo e per di più peccatore; e, pensando sempre alle parole rivoltemi dal grande cardinale, mio padre spirituale, non ho voluto fare cosa diversa, né migliore, di quelle che hanno fatto i santi.
Unico mio intento è stato quello di abbracciare e di proporre la disciplina di S. Agostino e S. Bernardo già presente negli antichi istituti canonicali. Disciplina verso la quale alcuni si sentivano chiamati e nella quale volevano militare, non per farmi un piacere, ma liberamente, semplicemente e completamente.
Carissimo, per umana debolezza si sente dire che si è esagerato, ma dove? Lo vengano a dire a me.
Se si attenta all’integrità della vita liturgica, alle semplici e tradizionali norme penitenziali di un S. Benedetto, che l’ordine canonicale ha adottato, chissà dove si andrà finire. Si tratterebbe in questo caso di un prodotto della saggezza umana e non di un’opera che Dio ha voluto realizzare per mezzo di persone sante.
Carissimo, rileggetevi le mie conferenze, un testamento per i miei figli.
Facevo loro presente che le loro preoccupazioni, avanzate con animo benevolo, dovevano essere bandite dalle nostre riunioni, quando provengono da bocche che innalzano muri contro le regole tradizionali.
dom Benoît mi ha inviato una lettera di soprannaturale sentimento di abnegazione, di umiltà e carità. Con le ultime prove ha raggiunto un alto grado di santità, per il quale benedico Dio, da cui proviene ogni dono eccellente. Non appena dom Raux, al quale l’ho inviata, ma la rimanderà, ve la farò avere. È più di ogni altro consapevole, nella sua umiltà illuminata, a quali rischi lo espone il suo viaggio. Tuttavia il vescovo di Lyon continua a ritenerlo necessario. In Europa, senza troppa fretta, stiamo cercando di non disperderci troppo.
Concludendo carissimo figlio e fratello, ti chiedo di venirmi in aiuto con la preghiera. Dio solo può darci quella luce di cui abbiamo bisogno. Ogni prudenza, senza di Lui, non è che prudenza umana, proudentia carnis quae inimica est Deo. Che Dio, la nostra Madre Immacolata, i nostri santi padri, i nostri fratelli che Dio ha chiamato, ci accolgano. Lo Spirito di Dio sia con voi! chiediamogli di perseverare nella fiducia, nella costanza, nell’abnegazione, nell’amore.

p.s.: a Roma dobbiamo evitare chiacchiere con quelli del Gianicolo; lasciamoli liberamente portare avanti il loro progetto e il loro modo di operare, ma che ugualmente ci lascino liberi di vivere secondo le nostre costituzioni, secondo il nostro ideale di vita, che è stato tanto lodato, praticato e conosciuto, e ammirato per i suoi frutti.

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Baudin 30 dicembre 1914

Carissimo,
grazie per gli auguri, come anche per l’aiuto che mi date con le preghiere che continuamente elevate per sostenermi nella mia debolezza. A voi porgo i miei più sentiti auguri di ogni grazia e serenità.
Pellegrino e senza stabile dimora, dopo aver trascorso alcune settimane di tranquillità alla trappa Sept Fons, sto rientrando nel Jura, perché a Morez tra qualche giorno dovrò amministrare il battesimo al nono figlio, che nascerà tra qualche giorno, del mio carissimo cugino Henri Jobez. Questo viaggio mi permetterà di passare anche a S. Claude, dove, per volere del vescovo di S. Claude, dom Thomas, durante la settimana, svolge il ministero in una parrocchia, priva di sacerdoti. Questa regione sente molto la mancanza dei pastori. Il parroco di Bois d’Amont, a causa della mancanza di preti, ha nella sua zona parrocchie vacanti; Rousses, Prémanon, Moura, Mijoux. Molti o la maggior parte dei preti che sono stati allontanati dal loro ministero, nei luoghi in cui sono costretti ad stare, non fanno praticamente nulla di utile. È un’assurdità. Speriamo che questo stato di cose non abbia a durare molto a lungo. Si stanno inviando alle fabbriche, alle forge e alle fonderie, operai perché l’industria possa funzionare. Parroci, medici, farmacisti devono ritornare tra la gente. Non si tratta di indebolire l’esercito, ma di far sì che il paese pure possa continuare a vivere.
Che Dio ci liberi dall’assurdità e scelleratezza del nostro governo!
Vi porgo sentiti auguri, e vi ricordo ogni giorno sul santo altare.

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Baudin 23 gennaio 2015

Carissimo figlio e fratello,
mi accingo a rispondere ai miei due ragazzi.
Sono in attesa di dom Benoît che andrà a S. Claude e … dove suo fratello sta tra la vita e la morte. Da Roma mi sono state inviate lettere molto dure scritte da Sua Eminenza il cardinale Bégin e da vescovi canadesi. Mi riprometto di andare spesso dal Sua Eminenza il Cardinale di Lyon che ha intenzione di farsi valere presso il cardinale Cagiano, prefetto, come anche presso i cardinali Billot e Van Rossum, suoi stretti consiglieri.
Preghiamo e continuiamo ad aver fiducia. Nel caso dovessi andare a Roma, non mancherò di farvi gradita visita.
Fate saper al caro dom Ignace che gli voglio bene. A tutti chiedo di pregare per me.

p.s.: vi invio il “mémoire” riservato che Sua Eminenza il cardinale di Lyon ha preparato per inviarlo ai cardinali con cui è in corrispondenza e ad alcuni consultori. Certamente quelli del Gianicolo ne dovranno tener conto; ma è bene che non siano messi al corrente né di questo, né di altro prima del dibattito.

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Sept Fons 13 febbraio 1915

carissimo padre,
vi ringrazio della vostra gradita lettera; il “bulletin fraternel” non mi è per il momento ancora arrivato; lo attendo con impazienza, forse è andato smarrito per colpa delle poste?
Le visite canoniche dei superiori sono molto utili per controllare se tutto si svolge secondo norma o meno. Ma una visita effettuata solo per venire a conoscenza dei pareri e delle diversità di opinione non raggiungerebbe lo scopo. Se uno vuole entrare a far parte di un istituto deve condividerne la totalità del progetto e non accettarne solo alcuni aspetti. Tutta la responsabilità ricade su colui al quale Dio ha conferito l’incarico, ma anche la forza per realizzarlo. Deve documentarsi sulle sante tradizioni e fare incetta dei consigli dei Servitori di Dio; non è opportuno che il superiore, chiamato da Dio alla direzione della corporazione, discuta e lasci libero corso alle argomentazioni divergenti di coloro che ne vogliono far parte. I religiosi devono perseverare nella fiducia e in santa unità.
Anche tra noi, prima che entrassero in azione coloro che facevano tutto per ingannarmi, c’era unione. È a Dio e a voi, miei figli, che chiedo perdono per aver loro accordato una così deprecabile fiducia, fino allo botto finale.
Ora non resta che la preghiera. Non obbligheremo nessuno a condividere la nostra resurrezione; si tratterà semplicemente di proporla, ma coloro che vorranno abbracciarla lo dovranno fare senza riserve. Importante non è il numero, ma l’essere uniti in umiltà e fiducia a Dio che, servendosi per quest’opera (che è certamente sua) di un modestissimo strumento e non tenendo in nessun conto i pareri sempre diversi degli spiriti umani, chiede invece uno spirito di fede come pegno e garanzia della vocazione e della fedeltà alla stessa.
A Roma incontrerò p. Raphaël d’Aurillac e l’egregio mons. Pisani. Spero in un loro aiuto. Potremo contare su validi appoggi. Non chiederemo che si intervenga contro quelli del Gianicolo, ma che ci sia concesso, una volta separati, di seguire quel nostro ideale che è stato ed è ancora il nostro.
Punto fondamentale di tale organismo: il costituirsi di case maggiori o collegiali. La risposta, che non commento, del cardinal Vivès su questo punto risulta veramente inaccettabile.
I padri della Svizzera, è vero, avevano chiesto la secolarizzazione prima delle costituzioni, ma non prima del nuovo regime, inesattezza questa che può essere facilmente, e senza grandi conseguenze, corretta con una nuova edizione. A Dom Delaroche non gli converrà ricordare l’incauta minaccia avanzata in occasione della nomina a superiore di dom Pierre Duval.
Sto facendo gli esercizi spirituali. Pregate per me affinché possa rimanere fedele ai doni che Dio vorrà concedermi in questa ultima tappa del mio viaggio verso l’eternità, e che con tutto me stesso, corpo e anima, accetti le pene, le attività, le umiliazioni, le sofferenze mandate da Dio ad imitazione dei santi, S. Alfonso ed altri.
Addio e paterne e affettuose benedizioni su voi e dom Ignace. È quando sono debole che veramente sento di essere padre.

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N.D. de Sept-Fons 12 settembre 1915

Carissimo, padre e fratello,
grazie per i saluti che nella diaspora e nell’esilio con affetto mi porgete, in questa festa che ci vedeva uniti  in amorevole Assemblea per la festa della nostra Madre Immacolata e  per celebrare nello stesso tempo la memoria del mio celeste patrono per godere della sua intercessione. Speriamo che un giorno tutto torni come prima. In Bossuet leggiamo: “quando Dio vuole che un’opera sia esclusivamente sua, riduce tutto all’impotenza e al nulla, e poi agisce”. In ogni prova è necessario che si riscontri questo mistero e modo di procedere perché l’opera, che Dio, nel suo disegno affida alle debole forze umane delle nostre povere persone, con chiarezza si manifesti opera sua. Se a Roma il periodo di ferie non avesse bloccato ogni attività, di quest’opera avremmo potuto intravvedere la fine e forse anche la perfetta realizzazione. Sono in attesa che il cardinale di Lyon mi mandi a chiamare, ma solo dopo che avrà avuto una risposta alla sua requisitoria, molto pertinente sia per i contenuti esposti, sia per la sua incontestabile influenza a Roma. Fungerà da apripista per i colleghi che condividono le sue idee: Arras, Cambrai, Malines, S. Boniface, e altri ancora.
Nell’attesa dico ai miei figli: affidiamoci alla potenza della preghiera e siamo pieni di fiducia. La nostra vocazione è un segno della volontà di Dio, che non ritratta mai, ma che, in caso d’infedeltà al suo dono, lo riversa su altri più fedeli.
Imploriamolo umilmente perché nel suo amore troviamo la forza di lottare contro i pericoli e gli ostacoli, e perché accetti l’omaggio della piena fiducia nella sua grazia, come anche di vivere e di morire nella nostra semplicità: moriamur in semplicitate nostra, come diceva Giuda Maccabeo.
Carissimo, aiutatemi affinché, ormai vicino alle soglie dell’eternità, rimanga fedele. Fate in modo che le sante e ferventi anime di cui siete il pastore vengano in mio aiuto. Ho avuto la gioia di vedere dom Ignace, che ha potuto per breve tempo lasciare S. Amour e venire a Rotalier.
Ho ricevuto buonissime notizie da dom Raux e dalle anime sacerdotali che non aspettano altro che la porta si apra per entrare. Questi santi desideri stanno a dimostrare che l’opera viene da Dio.  
Addio di cuore, carissimo, continuiamo a pregare con insistenza per rimanere fedeli alla condivisa grazia della nostra nobile vocazione. Che Dio, per la sua gloria e la nostra salvezza, ci sostenga nella nostra debolezza. Un affettuoso addio. Al più presto vi invierò, ma non mostratelo ad altri, il testo della lettera del Cardinale.

p.s. sono molto preoccupato per quanto da voi riferitomi riguardo al pietoso stato in cui versano i libri ad Andora. Mi dite anche che né dom Claude, né dom Raphaël possono farci nulla. Vi è un solo rimedio; è possibile? Bisognerebbe che, trovando un sostituto per alcuni giorni a S Dalmazzo, siate voi stesso a recarvi colà; carissimo padre, provvedete come meglio vi aggrada. Penso che, con l’aiuto di qualche ragazzo dei fratelli (senza dubbio non si tireranno indietro) potreste trasportare tutto in non più di due o tre giorni. Che ne pensate? Potreste regalare ai fratelli qualche opera, che non ci serve o quasi. Come voi sostenete è necessario, insieme a loro, individuare un luogo sicuro.

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Sept-Fons 24 settembre 1915

Carissimo, padre e fratello,
mons. Albin Bozet, nipote di una suora dell’Assunzione (che è morta in odore di santità già da alcuni anni) è improvvisamente deceduto in un incidente stradale. Mi vien chiesto di far celebrare quanto prima una gregoriana. Vedete di provvedere. Comunicatemelo quanto prima e vi farò pervenire l’ammontare all’indirizzo da voi indicato: fermo posta, Fontan. Alpes-Maritimes. Questo povero mons. Albin Brozet, date le circostanze in cui è avvenuta la morte, non ha potuto avere assistenza religiosa.
A causa del segreto impostomi non posso comunicarvi quali vescovi hanno espresso il desiderio di accogliere nelle loro diocesi i Canonici Regolari, i quali, all’origine e a S. Claude, vivevano secondo le norme e osservanze dell’istituto per le quali era stato concesso il decreto di lode e un’approvazione nel loro insieme, fatta salva la necessità di revisione in otto punti, che non ne intaccavano la sostanza. Solo dopo si sarebbe passati alla definitiva approvazione, non dell’istituto, già ottenuta, ma a quella dell’edizione definitiva delle costituzioni stesse.
Quel che conta è fare la volontà di Dio, benedetto nei secoli: volontà che, una volta manifestatasi, mi porterà ad elevare il mio nunc dimittis. Questa prova, non essendo io né autore né fondatore di alcunché, è stata necessaria, perché di quella volontà si conoscesse la provenienza. In Bossuet leggiamo: “quando Dio vuole che un’opera sia esclusivamente sua, riduce tutto all’impotenza e al nulla, e poi agisce”
Miei figli e fratelli entriamo in questo mistero e disegno. Beati coloro che, fattolo proprio, lo vivranno nella fedeltà e totale abnegazione in virtù della santa vocazione religiosa, e non avranno alcuna pretesa di venirne a far parte come legislatori, ma di viverlo in santa e generosa obbedienza e come figli amanti del sacrificio.
Ognuno è libero di prendere parte a questo divino rinnovamento; libertà per quelle anime che, avendolo ascoltato, lo vorranno abbracciare, come per quelle che desidereranno rispondere ad altre ispirazioni, come anche libertà per i vescovi che sceglieranno di seguire un’altra strada per la santificazione del clero e del popolo delle loro diocesi. La gioia di comunicarvi contenuti molto interessanti, dato il segreto a cui sono tenuto, sarà semplicemente differita. Dom Boniface è stato due volte operato alla mandibola. Tutto è andato bene ed ora continua la sua cura all’ospedale S. Luc a Lyon. Ancora un decesso nel pensionato di Rotalier; è deceduto G. de Mondini, un parente di mio nipote Pierre; non ho notizie specifiche almeno per il momento; da molto non osservava più il precetto pasquale. Avrà avuto assistenza religiosa? Pregate per lui; ci eravamo visti a S. Claude alla fine della guerra del 1870, al momento del suo congedo dai Franchi Tiratori (Francs Tireurs) di cui era capitano; gli volevo molto bene. Il caro fr. Adrien Payan (fr. Justin) dell’abbazia di dom Romain, è sotto il fuoco nemico nelle trincee. Trov il tempo di scrivermi una bellissima lettera a 50 metri del nemico. Mi dice che il parroco della parrocchia è così gentile che gli porta ogni giorno alle quattro la santa comunione. Dal Perù mi è pervenuta una lettera molto affabile di dom Cyprien, che è all’oscuro di tutto, con lui a Cliklayo c’è anche dom Denys e dom Luc. Dom Michel è sempre a Lyon. Mi sono giunte nuove e rassicuranti notizie anche riguardo a dom Thomas e dom Carre.
Addio, un caro saluto in Gesù e la Vergine Maria.

p.s.: dom Ignace è venuto a trovarmi a Rotalier. Continua a svolgere un servizio non molto impegnativo, ma proprio per questo è sereno e ha tempo per la preghiera.

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5 ottobre abbazia Sept-Fons 1915

Carissimo,
dom Jean Baptiste si prende l’incarico di celebrare la gregoriana. Sono costretto, a causa della difficoltà di comunicare direttamente con l’Italia, a mandare al vostro indirizzo: fermo posta Fontan, la risposta e l’assegno postale per l’offerta della gregoriana, per dom Jean Baptiste.
Questo servizio mi offre la sempre gradita opportunità di porgervi cordiali saluti.
Ci troviamo a Sept-Fons in attesa della convocazione da parte del cardinale di Lyon. Convocazione che ci sarà non appena Roma gli comunicherà come superare le difficoltà. Gli è stato assicurato che arriverà presto e sarà positiva.
Ma purtroppo le poste in Italia in questo momento, si spera ancora per poco, sono terribilmente intasate.
Carissimo preghiamo per noi e per i nostri esercizi spirituali. Con l’aurora che si profila all’orizzonte, arriverà anche il momento del mio nunc dimmittis.
Dio che scruta i nostri cuori e le nostre intenzioni ci benedica e ci protegga.
Con affetto in corde Jesu.

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Rotalier 29 ottobre 1915

Carissimo,
di ritorno da Lyon, dove mi ero recato in occasione della morte dello stimato  signor Bonnardet, un nuovo attacco di gotta mi ha bloccato la mano destra. Solo oggi riesco a stringere (più o meno) la penna. Siamo sempre in attesa della risposta da Roma, che a causa delle vacanze, ormai al termine, tarda ad arrivare.
Molte grazie per il “Bulletin fraternel”. Sempre più si gloriano per i loro successi.
Ho saputo che dom Henri Chalumeau sta a la Butte vicino a Besançon ed è ammalato. Era andato anche da mons. Grévy a lamentarsi di dom Moquet. In questo momento Dio ci chiede di continuare a pregare. Non ho altro da aggiungere.
Con affetto vi benedico e vi abbraccio

p.s.: il ritiro a Sept-Fons, predicato da dom Paul B., è stato un successo. Dovrà ora tenerlo alle Carmelitane della diocesi di Lyon. Sua Eminenza vuol ottenere, costi quel che costi, un risultato positivo.
Addio, venite in mio aiuto, perché, al sorgere dell’aurora, possa elevare il mio nunc dimitis.
Chiedete alle pie religiose di S. Dalmazzo che preghino per me.

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Rotalier 4 gennaio 1916

Carissimo,
l’amore, la vocazione, l’abbandono a Dio sia il solo oggetto delle nostre preghiere e dei nostri desideri.
Mi auguro che da Andora siate stato messo al corrente di quello che ho scritto a proposito della nostra situazione e le iniziative che Sua Eminenza il Cardinale di Lyon sta prendendo e mi suggerisce di prendere. Questo è il momento della preghiera. Il nostro caro dom Louis Marie ha trascorso le festività a Divonne, a casa dei genitori, per esercitare il suo ministero nelle parrocchie che in questi giorni santi non avevano preti. Il cardinale di Lyon, non vuole assegnargli incarichi, perché, non avendo ancora questi chiesto di lasciare quelli del Gianicolo, potrebbe da parte di dom Delaroche sentirsi rimproverare di aver fatto incetta dei suoi sacerdoti. Qualunque altro vescovo, che non avesse le mani in pasta come Sua Eccellenza, potrebbe facilmente assegnargli un ministero: tante infatti sono le parrocchie prive di preti!
Quando incontrai questo nostro bravo confratello, lo trovai completamente demotivato. In quel frangente lo invitai a recarsi presso di voi, poiché dom Delaroche gli aveva fatto capire che l’avrebbe mandato o S. Dalmazzo o Ventimiglia. Luoghi non idonei per lui al quale i medici avevano proibito di soggiornare vicino al mare. Vicino a voi, invece, si troverebbe a suo agio e potrebbe rendere un buon servizio presso le suore dell’Assunzione (conosce molto bene l’inglese) ecc….
Siategli molto vicino in questa triste circostanza. Confortate, consolate, sostenete questo povero uomo che si trova in siffatta situazione. Ha fatto tanto di quel bene nella parrocchia dell’Annunciazione, da lui fondata, in Canada, che, come ho potuto constatare di persona, ancora lo rimpiangono!
Un vero e caro confratello, che è stato spinto sul lastricato con durezza e repentinamente, da don Delaroche, senza un segno di riconoscenza; quale responsabilità per un superiore! Quanto accaduto a Dunfries ha dell’inverosimile; questa casa è ancora in piedi: implebit ruinas. Dio, che permette queste rovine, prima si serve degli uomini e dei demoni per distruggere e poi ricorre agli angeli e ai santi per ricostruire.
Un cordiale addio; porgete i miei saluti alle sante suore e chiedete che si ricordino di me nelle loro preghiere. Qualora dom Louis Marie pensasse di recarsi da voi, accogliete, con tutta la carità di cui siete capace, quest’anima affranta.
Vi saluto in Gesù e Maria Immacolata.

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Sept-Fons 16 gennaio 1916

Carissimo padre e fratello,
siamo ai primi vespri di S. Antonio. Grande e potente protettore! Sono arrivato l’altro ieri sera e non appena possibile mi recherò a Lyon per un incontro con Sua Eminenza il Cardinale. Vi terrò al corrente di tutto. Dom Raux ha scritto una breve storia sull’Istituto dal titolo: parvula regula. Una buona idea per propagandare lo sconosciuto ideale dell’Ordine Canonicale. Sarà mio pensiero farvelo avere. Dom Boniface, che ho incontrato mentre prendevamo il treno a Lyon (il cardinale è ancora assente), mi ha comunicato che Sua Eminenza il cardinale Sevin lo ha apprezzato molto. Dom Delaroche, in questo momento, non può fare molto a Roma, per il grave fatto della divisione.  Dom Moquet, che si trova a Lyon, cerca in tutti i modi di starsene alla larga.
Preghiamo per loro; preghiamo per noi, infatuet Deus consilium Achitophel.
Ti saluto augurandoti ogni bene.

p.s.: dom Louis Marie, ancora in attesa di una destinazione, durante le festività ha svolto il suo ministero a Divonne. È in attesa di una decisione da parte di dom Delaroche. Per favore, carissimo, consegnate al caro e bravo fr. Luigi la mia risposta.

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Baudin, nei pressi di Sellières, Jura, martedì 7 marzo 1916

Carissimo figlio e fratello,
il nuovo cambiamento nella prefettura della Sacra Congregazione, senza dubbio, ci procurerà, dal punto di vista umano, nuovi rinvii, ma nello stesso tempo ci obbliga ad un nuovo, totale, filiale e fiducioso abbandono nelle mani di Dio, che porterà a compimento i suoi disegni. È il momento della preghiera; quella oratio sine intermissione della stesa chiesa al momento della cattività del suo capo e di Gesù stesso: factus in agonia prolixius orabat, voluntatem timentium se faciet. Dio esaudisce la volontà dei suoi servi, quando questa coincide con la sua e quando le loro ispirazioni provengono dal suo Spirito.
Ma nel realizzare la sua volontà dietro loro domanda, vuole, nel suo amore, che, facendoci partecipi della sua potenza, lo amiamo maggiormente.
Questo è quanto ho scritto anche ai nostri fratelli del Canada, che nuove e particolari preoccupazioni dovranno affrontare a causa del ridimensionamento della diocesi di Winnipeg (irlandese). Motivo per cui lo stesso mons. Béliveau si è recato a Roma. Amatissimo padre, ci sono tutti i presupposti per una protesta veramente forte, ma sempre da condurre in spirito di abbandono totale e di fiducia.
Vi mando il breve trattato di dom Raux, che sarà di grande aiuto per la divulgazione l’Istituto canonicale, così poco conosciuto.
Un cordiale saluto. Dite alle sante suore dell’Assunzione di pregare per noi. Resto qui tutta la settimana; ho scritto al cardinale Sevin, che sono in attesa di sue disposizioni.

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   Baudin par Sellieres. Yura 27 aprile 1916


Carissimo, carissimo,
Insieme a dom Michel e a dom Ignace, che ci ha raggiunto negli ultimi giorni con un permesso di licenza, ho celebrato come meglio potevamo la settimana santa. Ho incontrato sua Eminenza il cardinale di Lyon, che a Roma si è molto prodigato per la nostra resurrezione. Ha ben illustrato ai Cardinali, che si riuniranno in consiglio, la nostra questione (questione che, rischia di subire ritardi, perché se ne deve occupare l’intero consiglio cardinalizio della Sacra Congregazione). Con fiducia incrollabile nella chiara volontà di Dio, continuiamo a sperare.
Dom Delaroche torna sempre più spesso a ripetere le stesse frasi; sempre lo stesso ritornello: modo di vivere impossibile, vite distrutte, ecc, ecc… ma il terreno sul quale costruiamo, insieme a Sua Eminenza, la nostra resurrezione, è una realtà, talmente diversa da quelli del Gianicolo, che non li riguarda affatto. La Regula Parva di dom Raux è molto diffusa e lo sarà ancor più per opera di Sua Eminenza di Lyon; ad essa si richiama in modo encomiabile la nostra opera: che deve essere episcopale, locale, del tutto diversa dalla Congregazioni moderne extra-gerarchiche dei missionari. S. E. l’applica con buoni risultati. Dom Raux ha avuto con dom Lolli uno scambio di lettere molto importante di cui ve ne invierò una copia. Dom Lolli, conosce molto bene, mentre molti la ignorano, la vera natura dell’Istituto canonicale. S. E. di Lyon ha illustrato e presentato documentati ai Cardinali Azevedo, Serafini (Prefetto emerito), Billot, Falcondo (Prefetto in carica) cioè ad un numero considerevole del personale della Congregazione. Con tutta probabilità io stesso scriverò loro o chiederò di farlo ai Cardinali Luçon, de Cabrières, Mercier (se potrò scrivergli), e alle Eccellenze de Moulins, d’Arras, de Valence. Ci occorrerebbe un intermediario direttamente a Roma per sollecitare, rispondere ed intervenire. Dio provvederà e supplirà. Un cordiale e santo Alleluia; fate pregare per me, per noi la vostra santa comunità dell’Assomption alla quale porgo i miei più sinceri e devoti auguri di buone feste pasquali. Con affetto.

p.s. dom Michel vi porge un fraterno Alleluia. Dom Raux, sotto la sicura protezione di S. Benoit Labre, ha celebrato la Pasqua insieme ai suoi due chierici e i suoi allievi. Dom Louis-Marie, che si trova a Montluel, dove svolge un ministero molto faticoso, è stato molto male per una crisi acuta di diabete. Si è ristabilito.

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24 maggio 1916

Carissimo padre,
mi piacerebbe molto essere a Roma! ma il mio stato di salute fisico (e intellettuale) va sempre più deteriorandosi, e sempre più prendo coscienza di come mi sia difficile muovermi e compiere sforzi anche minimi (non sono neppure capace di affettarmi il pane). Mi sto sicuramente incamminando sulla strada che porta verso l’eternità. Ma viva Iddio! I cui disegni non possono essere bloccati.
Ho scritto a mons. Battandier per aggiornarlo sulla situazione, e, a Dio piacendo, andrò a fargli visita in occasione del quarantesimo compleanno del cardinale di Lyon. Forse ci potrà dire se a Roma ci sono personaggi pronti a venirci in aiuto. Uno potrebbe essere il rev. dom Lolli, che conosce molto bene tutto il personale; mons. Battandier ci potrà suggerire indicazioni e mediazioni preziose. Per il momento non possiamo fare altro che aspettare. Chi sarà il nuovo arcivescovo di Lyon? Ho scritto al vescovo d’Arras il quale, insieme al Cardinale e al vescovo di Troyes ha accettato l’incarico di esecutore testamentario e difensore di tutti i diritti sui beni materiali (mobili e immobili) dell’intero istituto. Gli ho fatto presente che ordinariamente la successione ricade su di lui. Converrebbe o sarebbe utile, sentito il parere dei due prelati ancora viventi, suggerire il nome del successore del Cardinale? In tal caso: chi suggerire? ecc., ecc….aspettiamo la nuova nomina per Lyon e quali ne saranno le novità ….(l’arcivescovato, presso cui sono deposti provvisoriamente gli scatoloni con i libri della nostra biblioteca, vedrà come gestire la situazione). Molti gli interrogativi che rimangono in sospeso a causa della guerra. In tempi normali tutto verrebbe regolato da Amettes, il Nord e il Belgio, da dove il cardinal Mercier mi comunica che, una volta terminata la guerra, sarà possibile ritornare sull’argomento, come mi aveva anteriormente fatto capire, di una fondazione nella sua diocesi. Nell’attesa che questa situazione passi, offriamo a Dio, nella preghiera, questa grave preoccupazione, lui che solo può renderla sopportabile e trasfigurala in ali d’amore.
Dobbiamo fare in modo di rimanere uniti in Dio; è poi così difficile riuscire a intenderci? Continuiamo a pregare Dio, ma nello stesso tempo diamoci da fare. Mi auguro che, in un momento di tregua delle ostilità, dom Raux possa fare una capatina. Sono in attesa che, prima o poi, anche dom Thomas mi faccia visita. Percusso grege, oves dispersae se invicem vocant.
Carissimo, ti mando uno scritto postumo di dom Benoît sul suo caro e angelico nipote. Scritto non destinato alla stampa, ma alla discrezione della nostra famiglia. L’autore, quando era ancora in vita, lo aveva consegnato a Sua Eminenza il Cardinale di Lyon, che, con piena conoscenza di causa, lo aveva conservato. Ora, che tutti e due sono presso Dio, è stato dato alle stampe. Leggendolo non potrete trattenere le lacrime. Passatelo anche ai confratelli di Andora e Ventimiglia. Ecco quanto mi scrive dom Grevy. “leggere l’opera postuma di dom Benoît è quanto mai interessante e istruttiva; mi auguro che, non essendo impossibile all’autore di difendersi, non diventi un ‘campo di battaglia’”.
Conserviamo gelosamente questo ‘mémoire’ che non solo è serio, ma anche un tesoro per noi.
Un cordiale saluto, mio carissimo padre, nonché figlio e mio carissimo fratello.

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Rotalier 8 giugno 1916


Carissimo,
condivido pienamente la vostra idea di considerare lo scritto su dom Paul junior, come ricordo di famiglia, e di non pubblicizzarlo. Se non ricordo male mi sembra di averti già detto che Sua Eminenza il Cardinale di Lyon lo aveva avuto in esclusiva. Ora viene custodito da dom Boniface. Color ai quali lo ha inviato ha anche raccomandato di non divulgarlo per nessun motivo. Per questo te ne ho inviato solo una copia da passare poi a quelli della Costa. Non se ne facciano altre copie. In questi ultimi giorni dom Delaroche si è recato a Lyon: chissà se ha fatto visita all’editore White? In tal caso, senza nostra colpa, potrebbe esserne venuto a conoscenza; in fondo il contenuto è storicamente esatto. L’unico rimprovero, quello di non averlo pubblicato con la dicitura: privato, in modo da essere al riparo da qualunque eventuale censura.
Carissimo, provo un grande desiderio di vederti. Mi augurerei che questo avvenisse in quei giorni in cui anche dom Raux può godere di una certa libertà.
Tutto è sospeso: la nostra biblioteca, è in deposito presso l’arcivescovato di Lyon, sotto il controllo vigile e sicuro di mons. Bechetoille, segretario ed esecutore testamentario di Sua Eminenza. Dove collocarla? Si vedrà.
Intanto i nostri generosi aspiranti del Nord mi mettono al corrente delle loro profonde aspirazioni.
Con il vescovo di Arras c’è anche l’arcivescovo di Cambray, che li incoraggia. Il cardinal Mercier, tramite il suo delegato il rev. padre Philippe, redentorista, ha fatto presente che, terminata la guerra, è sua intenzione riprendere in considerazione la possibilità di una collegiata dei Canonici Regolari. Dom Thomas ha tutte le intenzioni di ritornare al nostro modo di vivere di un tempo, ecc…
Non resta che aver fiducia e abbandonarsi serenamente alla preghiera.
Di cuore ti benedico.

p.s.: il 5 luglio sarò a Lyon per ministero. Mons. Battandier mi ha scritto una lettera veramente interessante. Prima di rispondere a dom Raux, dom Lolli desidera consultarmi. Vi comunicherò il tutto. Domani sarò a Baudin per la festa e incontrerò il vescovo di Troyes.

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Rotalier 24 settembre 1916

Carissimo padre, fratello e figlio, che Dio mi ha voluto donare,
grazie di cuore; Egli (Dio) vuole che non potendo essermi di consolazione con la vostra presenza, lo siate con la preghiera e con il santo e sincero affetto.
La diaspora che, come ha detto nostro Signore agli Apostoli, fa parte del calice della passione, non può ostacolare questa invisibile comunione di veri fratelli uniti nell’amore, la fedeltà e la fiducia. La prova è una grazia che discende dalla croce. Pochi sono stati coloro che hanno avuto la possibilità di esser presenti a S. Antoine: dom Louis Marie, dom Ignace, dom Boniface, dom Thomas, dom Raux, profondo conoscitore della dottrina e della tradizione canonicale, e il caro e fedele compagno dom Michel. Questi non solo rappresentavano, ma rendevano visibile con le loro persone quella invisibile partecipazione di tutti i nostri confratelli, uniti a noi spiritualmente. Il caro Batissier aveva viaggiato con grande disagio tutta la notte per partecipare alla celebrazione del giorno seguente. Il venerdì a Issy la messa solenne a conclusione del ritiro fu presieduta dal vescovo di Troyes, che tenne un discorso memorabile.
I signori del seminario minore [nota: di S Antoine, presenti nella nostra casa dopo “les lois de spoliation”] si sono mostrati quanto mai fraterni, gentili e amorevoli; numerosa più del previsto e commossa la partecipazione da parte della popolazione.
Questa, carissimo, la sintesi di questa festa per la mi vecchiaia, anticamera della morte. Sono certo che con la preghiera mi siete vicino in questi ultimi passi che mi portano verso l’eternità.
L’alba della nostra resurrezione che sta per sorgere, sarà anche l’ora del mio nunc dimittis.
Vi terrò al corrente di tutto. Penso di avevi comunicato le disposizioni di Sua Eminenza il cardinal Sevin. In caso contrario, ve le farò avere. Tutto per il momento è sospeso. La sua morte ha messo fine al suo autorevole intervento a Roma e la guerra sta bloccando la nascita di comunità non solo in Francia, ma anche in Belgio. Ma Dio porterà a compimento i suoi disegni.
Un cordiale addio; che la santa e cara comunità dell’Assunzione si ricordi di me mi emoziona profondamente. L’immagine di N.D., con la sua fine miniatura, autentica opera d’arte, mi garantisce il sostegno delle loro sante preghiere.
Dato il nostro comune sentire, fatevi voi portavoce della mia gratitudine.
Mi riprometto di far pervenire quanto prima alla Madre Superiora un’immagine ricordo e un biglietto di ossequioso ringraziamento.
Un cordiale addio in Gesù, nostra vita. Ho offerto al Sacro Cuore la nostra resurrezione.

p.s.: il grande S. Antonio ci protegga.

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Rotalier 8 ottobre 1916

Amatissimo fratello e figlio dell’anima mia,
vi invio questi documenti o disposizioni di S. Em. Il Card. Sevin; ne ho fatto stampare alcuni esemplari per i nostri fedeli confratelli, che dobbiamo conservare come prezioso bene di famiglia e eredità di un padre che ci ha lasciato, ma solo per divenire nostro potente intercessore in cielo davanti a nostro Signore per quella stessa causa per cui si era tanto prodigato presso il suo Vicario a Roma.
La natura locale dell’Ordine Canonicale, da lui difesa nella petizione, è l’oggetto di uno studio di Dom Raux per facilitarne una sostanziale applicazione da parte di quei vescovi che, come il cardinale, la vorranno adottare e apprezzare.
Vi invierò, mio carissimo, un ricerca in cui, come decretato da Benedetto XII, per mettere al riparo l’Ordine canonicale dalla secolarizzazione derivante dal regime beneficiario, si sostiene che il carattere federativo, se non si è prevenuti, non pregiudica minimamente il carattere locale e gerarchico del servizio nelle chiese.
Quante cose di cui parlare! Dio vuole che, anche se materialmente lontani, restiamo uniti, in realtà comunità invisibile, nel Cuore adorabile di Gesù, al quale ho affidato la nostra ricostruzione.
In questo fascicolo troverete: 1° la supplica del Cardinale, 2° i meravigliosi propositi del suo ritiro, 3° la lettera di Châlons (all’inizio della nostra prova, disposizioni per quello specifico momento) 4° la bella lettera da Lourdes, nella quale, nella veste di Arcivescovo di Lyon, perorava la nostra causa. Per il momento tutto è bloccato, non solo a Lyon e a Roma, per la morte del cardinale, ma anche in Francia e in Belgio a causa della guerra.
Ma questo tempo di attesa, che Dio ci chiede: expecta, reexpecta, per breve tempo: modicum ibi, modicum ibi, ben presto lascerà il posto all’adempiersi del disegno di Dio sulla sua opera. Sarà il mio nunc dimittis: l’aurora della nostra resurrezione è molto vicina, desidero vedervi! Di riferirvi quello che so! Vi terrò informato.
Con affetto mi unisco a voi nella preghiera, la fede, l’abbandono, la sicura speranza, e in attesa del cielo.

p.s. carissimo, invio alcune parole di ringraziamento alla Rev.ma Madre; nutro un profondo e devoto affetto per questo Istituto.

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Baudin 27 dicembre 1916

Carissimo fratello,
i più cordiali auguri per il nuovo anno all’ombra della Croce. Sento che l’ora della resurrezione dell’Istituto canonicale, stando a quanto mi riferiscono le più alte autorità, non è lontana. Troppo avanti negli anni per vederne la realizzazione su questa terra, mi auguro almeno di poterne salutare la splendida aurora. Ben diversa da quella sul Gianicolo; che costoro seguano quanto è stato loro indicato, ma l’Ordine canonicale si ricostituirà senza il loro contributo. Questo è anche l’argomento delle più significative lettere, tra il nostro caro dom Raux e il rev.mo p. Lolli, Procuratore Generale dei Lateranensi, consultore molto competente e grande conoscitore della natura dell’Istituto canonicale e delle norme del codice. Sarà compito dei vescovi, una volta terminata la guerra, completare l’opera. Questo il disegno di Dio sulla nostra santa vocazione, che pone ogni sua opera all’ombra della croce.
Pregate per me, caro amico e fratello, perché possa fare una santa morte. In cielo mi aspettano e mi chiamano i nostri angelici confratelli, dom Paul, grande servitore di Dio, i vescovi miei protettori e guide della nostra opera, i santi protettori ai quali ancora per poco tempo sopravvivrò. Fate pregare per me le vostre sante religiose
Mi raccomando alle preghiere dei vostri santi Religiosi, e a voi un grande, dolce e fedele saluto.

p.s. insieme a me vi saluta e vi ricorda anche dom Michel. Durante queste significative solennità abbiamo potuto godere della presenza di dom Ignace.


 
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