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1901-1917 - canonici regolari

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lettere Gréa



Ai padri maestri della Maîtrise

S. Claude 1900 o 1901

1. i padri maestri della Maîtrise prestino grande attenzione, e si impegnino con grande serenità e libertà di spirito, nel far crescere i ragazzi nell' amore e zelo per Dio e per la chiesa, nella semplicità d'animo, nella vera e santa educazione ecclesiastica.
2. si dedichino alla cura dei ragazzi, perché evitino relazioni con i genitori e gli estranei e se necessario inviino ora gli uni ora gli altri ai superiori, e in assenza di questi, al Prefetto degli studenti.
3. approfittino dei momenti di libertà che il gravoso lavoro loro concede per dedicarsi completamente alla vita del chiostro, felici di ritemprarsi nel silenzio, nella preghiera e nello studio.
4. sempre si ricordino che devono rendere conto a Dio della santa vocazione dei giovani chierici, del loro operare, ma anche della magnifica ricompensa loro promessa in quanto religiosi e maestri, vos qui reliquistis omnia… qui ad justitiam erudiunt multos…
Vi benedico cari figli, e padri maestri, in Gesù.

Programma di studi di teologia a S. Claude


È bene che dom Albert o voi stessi proponiate ai teologi le seguenti tematiche:

- sull'arianesimo: origine, arianesimo al tempo dei Romani (i semi-ariani, tra questi Eusepio), arianesimo presso i barbari
- sul nestorianesimo: origine, semi-nestorianesimo, Teodoreto, scuola di Edessa, nestoriani d'oriente usciti dalla scuola di Edessa e seguaci.
- sull'eutichianesimo: origine, fondamentalismo dei Giacobiti di Egitto e di Siria, semi-eutichiani o monoteliti
- sul pelagianesimo e affiliati al nestorianesimo: loro condanna e semi-pelagianesimo
Il sign. Monnier presterà volentieri i libri. Per gli orientali servitevi di S. Atanasio.

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S. Antoine ( 15 ?) marzo 1902

Mio caro e amato figlio, (a dom Ignace)

le parole scaturite dal vostro cuore di figlio mi hanno profondamente commosso.
Continuate a pregare; ogni giorno crescete sempre più nell'umiltà, nello spirito di sacrificio, nella gioia dell'unione con Gesù.
Mia intenzione, come ho scritto al vostro amato Priore, è che continuiate ad occuparvi degli alunni. Metteteci tutto il vostro impegno. Dom…, anche se spesso impegnato nel ministero, tuttavia vi potrà essere di aiuto con la sua presenza, con i suoi consigli, con la sua collaborazione. Accettate i suoi suggerimenti e proposte. Essendo anziano e sotto-Priore della casa, è quanto mai indicato per la formazione degli adolescenti. Vi saprà ben consigliare e voi seguitelo con serenità. Avete un nobile compito da svolgere!
Addio, caro e amato figlio, vi benedico affabilmente.

dom.... è dopo il priore, il superiore a (Mannens?) e lo sostituisce in caso di assenza.

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S. Antoine 2 dic. 1902

Mio carissimo figlio, (a dom Ignace)
non dubitatene: vi ho sempre considerato un vero religioso per santa imperturbabilità.
Ritengo che, date le circostanze, vi stiate preparando per il sacramento della confessione. Mio caro figlio, non abbiate scrupoli. Per la vostra sordità, per la quale dovete al più presto correre ai ripari, consultate (nome illegibile) e fidatevi della sua diagnosi. Qualora si dovesse riscontrare qualche cosa di serio, scrivetemi e vi farò venire a Lyon; lo specialista di Lyon che ha curato dom Louis Marie mi ispira più fiducia, che non quello di….. Caro figlio, pregate molto per il vostro caro Istituto, che a causa della persecuzione, deve trasferirsi in altra sede, e anche perché Dio lo custodisca e lo conservi nella perseveranza.
Addio, il corriere sta per arrivare. Fate leggere questa lettera a dom Costant.
Vi abbraccio e vi benedico con tutto l’affetto di cui la mia vecchia età è capace.


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Alla cara comunità di S. Claude

S. Antoine 13 febbraio 1903

Miei cari figli,
     Dio vi ha affidato alla mia premurosa sollecitudine. È giunto il momento di dimostrargli la nostra incrollabile fedeltà! È necessario fin d'ora accrescere la nostra vigilanza, lo zelo, l'amore disinteressato, per ottenere e conservare i favori di cui abbiamo bisogno al momento della prova, dell'esilio, e della dispersione che sarà feconda se ci dedicheremo di più alle preghiere e penitenze.
Dobbiamo sempre perseverare, con grande fervore, nell’osservanza delle nostre sante regole. Vi raccomando l'amore per il digiuno, per l'astinenza, l'amore che dona forza e gioia e ci accorgeremo di essere nel vero quando l’ottenerne una dispensa ci peserà quanto una privazione.
Inoltre, cari amati figli, esercitatevi al silenzio e alla puntualità; soprattutto crescete nella carità, aiutandovi reciprocamente in una santa emulazione nelle virtù e nell’amore verso Dio. Vi ripeto queste parole di S. Paolo: ne forte contentiones, aemulationes, animositates, dissensiones, detractiones, susurrationes, inflationes, seditiones sint inter vos. Il demonio cerca di perdervi: ma la Ss. Vergine Immacolata lo metterà sotto i nostri piedi, conteret Satanam velociter.
Addio miei carissimi figli, siate lieti e senza preoccupazione per il domani e rifugiatevi nel Cuore di Gesù, mistero del grande amore di Dio, in serena, santa e santificante obbedienza.
Con affetto vi benedico

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Alla comunità di S. Claude


Ave Maria 28 febbraio 1903

Cari figli,
procedete con gioia nel santo cammino della quaresima, gli occhi fissi sulla beata passione di Gesù ( come diciamo nella santa messa).
La quaresima di quest’anno ci deve rendere capaci di abbracciare con amore tutte le prove che ci aspettano. Che ci rafforzi contro la prudenza della carne, contro le esigenze della natura, quae inimica est Deo; che ci riempia di quella forza di amore capace di resistere contro tutte le prove, le difficoltà, le sofferenze, le paure, le debolezze umane, le astuzie dell'inferno. In his omnibus superamus propter eum qui dilexit nos.
Offro, cari figli, la vostra quaresima alla Ss. Vergine, e vi benedico nel suo cuore immacolato e trafitto dalla spada.
Fr. Adrien Gréa can. rg. S.M.I.

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6 marzo 1903

Caro figlio, (dom Ruty Léon)

Con gioia vi stringo al mio vecchio cuore. Per il viaggio prendete accordi con dom Constant, priore, al quale ho dato l’incarico di accompagnarvi, e la cui presenza aumenterà la mia gioia.
In vecchiaia Dio, nella sua benevolenza, mi concede momenti felici. Lo ringrazio e con affetto vi benedico.

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7 aprile 1908(?)

Carissimo padre e fratello, (dom Gressot)

Un sincero grazie per gli auguri che, dal vostro cuore di figlio, pervengono direttamente al mio. Ho molto gradito anche quelli dei novizi, che ringrazio.
Che Dio conceda loro di crescere giorno dopo giorno sulla via della santità. Che li renda ferventi e fermi discepoli della croce.
È mio desiderio che le nostre costituzioni sempre più trasudino di quello spirito che, con l’aiuto di Dio, ho recepito dalle antiche fonti della tradizione. Sono pronto a dare tutto il mio contributo. Solo io, infatti, posso rendere conto e spiegare il perché e il come delle cose fin qui fatte. Ho effettuato ricerche particolari e acquisito competenze che son ormai mio patrimonio. Posso, inoltre, offrire ragguagli sui numerosi tentativi e anche sulle difficoltà iniziali e sul cammino effettuato. Solo io conosco la genesi di tutto il nostro ordinamento, e sono, quindi, nella possibilità di poter offrire ragguagli su svariati punti.
Addio carissimo padre, su voi e i vostri la mia benedizione.

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4 giugno 1909

Carissimo padre, (dom Gressot)

 in allegato vi spedisco la lettera e la risposta che, se ne condividete il contenuto, vi prego di far recapitare all’indirizzo riportato.  Non vi suona cosa strana che venga messo al corrente dell’ordinazione di dom Louis per mezzo di una lettera da parte di un esterno? Questa è anche la modalità attraverso la quale sono venuto a conoscenza della partenza di dom Eusèbe per il Perù; autorizzato a render visita alla famiglia, gli è stato però vietato di passare da me, suo principale benefattore, avendolo educato a mie spese. Almeno un segnale che è ancora vivo. Anche dom Ambroise non mi ha né scritto né reso visita. Gli studenti e professi di Roma hanno creduto opportuno porgermi i loro auguri per il nuovo anno. Con questo modo di fare, così inusuale, si cerca di mettermi all’angolo e di costringermi a lasciare tutto, e portarmi a compiere un gesto, a dir poco, fuori del comune? Filios enutrivi et exaltavi, ipsi vero spreverunt me. Questo è il modo che nostro Signore ha scelto per farmi partecipe della sua tristezza e del dolore per la ferita nel suo costato. Da Roma mi sarei al massimo aspettato calunnie, come anche essere tacciato della responsabilità del malcontento e del sorgere di opposte fazioni. Ma se ci si vuol fare una adeguata idea di quanto accaduto si vadano a leggere sempre a Roma le mie lettere (verbum irreprehensibile). Pregate Dio perché anche a me sia data quella forza che i santi hanno saputo dimostrare in circostanze simili.
Addio, carissimo padre. Anche se quanto scritto venisse comunicato a coloro da cui dipende il futuro o perfino a Sua Eminenza il Cardinale, non succederebbe nulla di irreparabile (hanno fatto del tutto per mettermelo contro).
Addio di cuore, caro padre e fratello.

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12 settembre 1909
Carissimo figlio, (dom de Belli Maurice)

 le vostre cordiali parole suscitano in me un’immensa gratitudine. Nelle prove che Dio permette per purificare e santificare, con una morte a cui farà seguito la vita da risorti, la nobile e santa opera che lui ha voluto e che ripristinerà nella santa Chiesa la meravigliosa vita canonicale, l’antico clero gerarchico, dedito alla santa liturgia e ad offrire a Dio il ministero della penitenza; di fronte a queste grandi prove Dio aver sempre: fiducia incrollabile, preghiera incessante, pazienza in spirito di fede.
Leggiamo nel libro di Giuditta che è offesa Dio voler fissare un limite nella prova, tuttavia la preghiera lo può affrettare. È alla Santa Vergine, nostra Madre di misericordia, che ne chiediamo l’anticipazione, come quando, a Cana, fece sì che fosse anticipata quell’ora, che il suo divin Figlio, diceva di non esser ancora giunta.
Mio carissimo figlio, nell’attesa del ripristino della preghiera pubblica, applicatevi ad una profonda vita di preghiera interiore; pregate perché faccia una buona morte. Oh, con quale grande affetto vi benedico

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Andora Stazione 26 dicembre 1909
Carissimo figlio, (dom de Belli Maurice)

grande è la simpatia che ci unisce! In questo momento di prova dolorosa e di pericolo mi rivolgo a voi con tutto l’affetto del mio cuore; per il fatto che Dio mi ha chiamato ad esservi padre, mi porta anche a percepire che siete in pericolo! Si, caro figlio, nel pericolo di discendere. Gesù, nostro capo, ha voluto portare nella sua persona ogni nostra angoscia: turbamento, taedere,dolore, contristari et moestus esse, fino a sudar sangue. Ha voluto morire per far nascere la chiesa, e vuole che anche noi assaporiamo questo calice di morte, per dar vita all’opera alla quale ci ha consacrati. Non possiamo, caro figlio, dubitare e lasciar crollare questa nostra vocazione. L’opera dell’Istituto canonicale vivrà e uscirà dalla prova del chicco di frumento messo sotto terra perché fecondi. Rimaniamo fermi sulla croce, consepuli cum Christo.
Siatene certo che solo comportandovi in questo modo rimarrete fedele a Gesù che grida: calicem quem ego bibiturus sum potestis bibere?
Ve lo scongiuro con le lacrime agli occhi; restate, restate con i miei figli fedeli, con me vostro povero vecchio e tenero padre. Beati coloro che persevereranno fino alla fine! Piccolo gruppo fedele, generoso e umile, abnegantes semetipses, nolite timere, pusillus grex. Vi affido alle mani di Maria Immacolata, al cuore aperto, tradito, derelitto, misericordioso di Gesù. Vi grido forte rimanete, rimanete con i nostri fratelli fedeli, con coloro che seguono Gesù sul cammino della croce, la cui fede non sarà mai delusa.
Non abbandonatevi a considerazioni umane, Gesù vi chiama; vi vuole e non torna indietro.
Benedicendovi vi saluto.

p.s.: questo mi ha scritto un santo religioso, ispirato da Dio:
“attingete alla sorgente lo spirito di abbandono a Dio; continuamente prego per voi e per la vostra opera.  Sono certo che alla prova seguirà la luce e la pace.  Unendo, nel permanere della tempesta, le vostre sofferenze a quelle di Gesù otterrete il trionfo che spetta ai figli che rimangono fedeli a Dio. Coloro invece che si saranno distaccati dalla linfa soprannaturale, quali foglie morte, il vento della tentazione li spazzerà via; sono da piangere, ma non dobbiamo disperarcene. Potens est Deus, de lapidibus istis suscitare filios Abrahae”
Rimaniamo uniti e facciamo si che nulla nel tempo e nell’eternità ci separi!

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Andora Stazione 7 gennaio 1910
Carissimo figlio, (dom de Belli Maurice)

ho appena ricevuto, con grande consolazione e gioia, la vostra graditissima lettera; benedetto sia Gesù, povero e solitario in un presepio! È lo Spirito che vi ispira e che vi sostiene! Tutto per l’eternità! Cioè tutto per amore di colui che ci ha tanto amato e che non cessa di amarci e che ci chiede di rinunciare a noi stessi per averci totalmente. Che Maria Immacolata, caro figlio, venga in vostro aiuto nei momenti in cui il demonio cercherà di nuovo di suggerirvi frustranti illusioni!
Eccoci di nuovo e per sempre, caro figlio, uniti a Gesù e sofferenti con lui sulla croce per perderci in Lui!
Vi chiedo di pregare affinché Dio mi conceda di esservi vicino e così rimanere in Lui perfettamente uniti.
Ben sapete che due volte al giorno prego per il caro dom Maurice.
Benedicendovi affettuosamente, vi bacio in osculo sancto.

p.s.: inoltre, caro figlio, lo dico per ambedue, fiducia e umiltà.

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….1909 (?)  

Carissimi figli e fratelli, (ai novizi)

 Vi ringrazio sentitamente per gli auguri. So che mi siete vicini con l’affetto e con le preghiere, in questa ultima tappa della mia esistenza terrena. Che la viva senza cadere nell’infedeltà e nell’ingratitudine verso il cuore adorabile di Gesù, che continuamente mi ricolma dei suoi doni, e verso il cuore materno di Maria Immacolata, a cui ho avuto l’onore di consacrare la mia vita religiosa, come anche tutti i miei figli, mettendoli sotto la sua protezione. Dopo la mia morte tutto questo mi garantirà per il loro futuro sulla terra e nell’eternità.
La dolce e forte carità che lo spirito Santo riversa nei nostri cuori, sia fonte sicura di unità e che nulla ci separi da Gesù che, non solo è nostro punto di riferimento quaggiù, ma anche unica garanzia per l’eternità.
Addio carissimi figli, che affetto benedico.

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Andora Stazione 6 giugno 1910 (festa di St. Claude)

Carissimo padre, fratello e figlio (dom Thomas)
carissimi padri, e figli (dom Morice e Ignace),


  grazie per le vostre condoglianze. Al dolore per la morte di mio fratello si deve anche aggiungere quella del bravo p. Clodoad.
Inoltre, carissimi, ben conoscete le croci che oltre a queste dobbiamo accettare. I santi ci dicono che la croce è la miglior grazia che possiamo desiderare. P. Benoît mi scrive dicendo che “dobbiamo pregare perché nulla vada perduto di quanto secondo il disegno di Dio ci accade in questo momento di prova”. Anche voi siete ben al corrente, cari figli, di quanto questa prova lo tocchi da vicino.
I demoni, per bocca dei Giudei, gridavano a Gesù in croce: descende de cruce et credimus tibi. Questo sarebbe stato più che facile per il nostro Salvatore, e, secondo l’umano modo di vedere, sarebbe stato anche un trionfo; ma volle rimane sulla croce, per ivi morire ed essere sepolto; nonne sui oportuit? Questo perchè in forza della resurrezione potesse raggiungere quella vita che non conosce più la morte. In questo modo può comunicare questa stessa vita alla chiesa tutta, e, per mezzo della chiesa, in forza dello stesso mistero di morte, comunicarla ad ogni sua opera. In questo battesimo si trova immersa anche la realtà della vita canonicale. Non dimentichiamolo mai, miei carissimi; dobbiamo avere una fiducia immensa in questa grazia; dobbiamo far nostri i tempi che Dio fissa, e, solo se ci sarà concesso, abbreviarli con la preghiera (dies breviabuntur electos), ben sapendo però che non spetta a noi anticiparne la scadenza, come cercavano di fare gli assediati in Bethulia, con il rischio di perderne i benefici.
Quindi, carissimi, rimaniamo sulla croce, non prestando ascolto a quelle voci che ci sussurrano: descende de cruce; cosa facile; non abbandoniamo la vocazione alla quale Dio ci ha chiamati; voci amiche e compassionevoli possono suggerircelo, ma in tal caso non dimentichiamo con quale severità Nostro Signore, nel santo Vangelo, dopo aver molto lodato S. Pietro, lo rimprovera, quando tenta di allontanarlo dal l mistero della croce.
È volere di Dio, carissimi, che vi illumini sulle tradizioni dei nostri padri. Non basta però che vi abbia comunicato la loro dottrina, vi devo anche essere di esempio; pregate perché abbia la grazia di rimanervi fedele fino alla fine, di rimanere e morire sulla croce che Dio mi ha preparato per mezzo di coloro che ha prescelto per questo compito. Satanas expetivit; (andate a vedere la storia di Giobbe).
Carissimi, preghiamo affinché possiamo ottenere per noi e per ciascuno dei nostri veri fratelli una fedeltà e una costanza semplice ma incrollabile, per mezzo di Maria Immacolata, Virgo Fidelis, che sotto il Calvario stetit.
Vi saluto cordialmente.


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31 dicembre 1910 Andora Stazione


Miei cari e veri figli, (dom Thomas, dom Morice e Ignace),

le parole che, con sincero e filiale affetto, mi rivolgete, mi toccano profondamente e suscitano commozione in questo mio povero vecchio cuore.
Man mano che l’eternità si avvicina, sento sempre più anche il peso delle prove che Dio ha permesso per la mia santificazione e per la resurrezione della grande opera alla quale Egli ha voluto che consacrassi tutta la mia esistenza. Miei cari figli, avendo dedicato la vostra vita a nobili ideali, comportatevi sempre secondo quella santa e lodevole vocazione che avete professato. Rimanete sempre profondamente uniti a Gesù, unione che dovete continuamente alimentare con la santa comunione nella messa e rimanendo in costante dialogo, adorazione e amore con l’ospite divino.
E' per amor suo che vivete e fate tutto quello che, ogni giorno, siete chiamati a compiere. Spero e chiedo a Dio di essere presso di voi il prossimo inverno. Vi metterò al corrente di quanto mi è stato comunicato per una nuova rinascita.
Carissimo Thomas, che porto sempre nel mio cuore, siate prudente.
Caro Maurice, siete un vero figlio, abbiate coraggio e grande fiducia.
Carissimo Ignace, vi stimo molto, e prego Dio che possiate raggiungere; mio caro dom Michel, che ammiro per la filiale premura nei miei confronti, verso di me ormai vecchio. So che siete molto impegnato, ma, sono anche certo, che premio per le vostre fatiche sarà il retto vivere dei vostri ragazzi.
Miei cari figli, dovunque vi troviate, adeguatevi sempre alla santa volontà di Dio e compitela, senza risparmiarvi, per la vostra santificazione.
Siamo vittime dell'amore; questo stato è una grazia incomparabile di Colui qui prius dilexit nos.
Per oggi non ho altro da aggiungere. Ma ben sapete quale tenero e profondo amore nutro verso di voi. Ora vivo nell’attesa di potervi esprime a viva voce tutto quello che il vostro ricordo suscita in me.  
Addio, infiniti auguri di santità. Pregate, e continuate ad accompagnarmi con le vostre preghiere in questi miei ultimi giorni della mia vita.

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Andora Stazione 31 dicembre 1911

Miei carissimi, e amatissimi figli,
ricambio i vostri saluti. La santa e divina carità che in forza dello Spirito Santo agisce in noi, è un dono di Dio.
I beni che Dio ha concesso alle vostre anime e alla mia sono dono di quella santa e divina carità che è lo Spirito Santo in noi.
Comuni sono le nostre prove, le tristezze, le angosce come anche la nostra inviolabile fiducia in Dio che non inganna quelli che chiama alla sua opera e che vuol provare attraverso il mistero della croce e della morte del chicco di frumento.
Miei carissimi figli, conosco e porto nel mio cuore l’eco e i contraccolpi degli attacchi che il demonio, con il permesso di Dio, non cessa di portare in una guerra furibonda contro la nostra santa vocazione.
Vuole assolutamente vincerci, disperderci, distruggere ciò che Dio ha voluto edificare con la nostra santa vocazione, e che Dio sempre vuole e che porterà a compimento con la sua infallibile potenza. Dio ha come disegno, per la esaltazione e la santità della Chiesa, la vittoria sulla forza del demonio.
Sentiremo sempre, sia in noi che intorno a noi, forze che ci spingono verso lo scoraggiamento. Ricordatevi degli amici e della moglie di Giobbe! Beati quelli che, vincitori contro ogni umano sentire, inimicam crucis Christi, resteranno fermi ai piedi della croce e sul cammino del Calvario, sulle orme di Gesù che ci invita a seguirlo: tollat crucem suam et sequatur me.
Nelle lettere inviatemi da Mons. … si trovano, riguardo a questi argomenti, considerazioni veramente nobili, suggerite certamente da Dio stesso. Questo Monsignore, miei cari figli, a noi, che formiamo un sol cuore e una sola anima sola, e con me condividiamo la stessa sofferenza e l’inestimabile dono della medesima croce, è stato designato come nostro sostegno e luce in questo doloroso momento della mia e vostra vita.
Preghiamo: fiducia invincibile, fedeltà incrollabile, pazienza umile e costante nell'attesa dell'ora di Dio.
Mons. Battandier, che si recherà a Roma in gennaio, si propone di darsi da fare perché si arrivi ad una separazione. Che sia fatta la volontà di Dio. Anche Mons. de Chalons deve andare a Roma quest'inverno e al suo ritorno ci incontreremo alla Chartreuse de Luque (Grande Chartreuse).
Mio carisiomo figlio Thomas, è in voi e su voi vero mio figlio che faccio affidamento;
mio carissimo Maurice, fate in modo di essere con la forza di Dio un punto fermo e una base sicura che Dio vuol conservarsi per una fedeltà vittoriosa.
caro figlio Ignace che tutti ricordano e per cui tutti pregano, nella pazienza aspettate e con la preghiera chiedete che venga anticipata l’ora della resurrezione.
Infine, carissimi figli, vicino all’eternità, forse non mi sarà dato di vedere la realizzazione di tutto questo durante la mia vita; ma Dio lo realizzerà, a voi l’eredità della mia vocazione, l’eredità della mia vita, di cui siete a conoscenza, che già praticate, e il cui futuro è nelle vostre fedeli mani.
Spero molto di ritrovarvi a S. Ouen; come voi stessi dite, mi sento a mio agio quando sono tra voi.
Addio, benedico do cuore il vostro lavoro veramente straordinario. Dio prepara, con la vostra abnegazione, il compiersi dei suoi disegni.

Nostro Signore Gesù, mi dice Mons. de … è nella nostra navicella agitata dalla tempesta; è qui e svegliamolo con la nostra preghiera: modicae fidei, quare dubitastis? Ci offre serenità e calma e ci conduce in porto; egli ci salva dal naufragio.

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Andora Stazione 26 (?) Dicembre 1912
Carissimo amico e parroco, (dom Dijon Hippolyte)

venendo incontro alle vostre attese, vi ho inviato, già da alcuni giorni, un mio scritto.
Nel caso che non abbiate ricevuto la mia lettera, fatemelo saper quanto prima; vi invierò una nuova missiva (ne ho molte altre da scrivere!).
Cordiali saluti e auguri di buon anno.

Quae subitaneo ictu in nos irruerunt ruinarum procellae, a nobis accipiendae sunt, ut olim beatus Job calamitatum in se improviso turbine illabentium procellam suscepit. Nobis patientia necessaria est, fiducialiter expectantibus finem malorum et ad vitam nascentem securis mentibus adspirantibus.
Tuus in Christo.
(le rovinose tempeste che improvvisamente ci sono piombate addosso, devono essere da noi accettate, come un tempo il beato Giobbe accolse la tempesta di calamità che caddero su di lui con bufera improvvisa. A noi, che aspettiamo con fiducia la fine dei mali e aspiriamo ad una vita nuova con animo sereno è necessaria la pazienza).

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Andora Stazione 21 aprile 1913
Carissimo, (dom Dijon Hippolyte)

dal vostro bollettino “Sacré Coeur” posso sempre apprendere notizie che vi riguardano. Grazie, grazie.
Volentieri vi avrei incontrato a S. Remo, ma, a causa di un breve e imprevisto attacco di gotta, le cui conseguenze tuttavia non sono ancora del tutto superate, sono rimasto bloccato nel Jura per tutto l’inverno.
Senza dubbio già siete al corrente della prova che pende sulla mia vecchiaia. Vivaddio! La sua opera deve subire, come il chicco di grano, la morte prima di produrre nella chiesa frutti di santità!
Sono molto preoccupato per i miei figli che si trovano a Chauffour. Dove finiranno? Dom Thomas è stato nominato a S. Sauveur, ma poiché la canonica ha bisogno di significativi rifacimenti, deve per il momento rimanere a Chauffour con dom Ignace e dom François Carre. Questi ultimi, in attesa di una loro destinazione, cercano ispirazione nella preghiera.
Cordialmente ti saluto, carissimo.

p.s.: che ne sarà del povero Hugues Villon? Spero in una sua conversione. Ho l’impressione che in cuor suo pensi a ravvedersi.
Al Gianicolo si procede con modi veramente riprovevoli. Tra me e loro c’è un fossato insuperabile. Con pazienza aspetto che l’ora di Dio scocchi; forse, ma questo non ha importanza alcuna, la mia chiamata per l’eternità arriverà prima che questo avvenga.

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Rotalier 30 dicembre 1915
Carissimi figli e fratelli, (dom Claude e dom Raphael)

 quelle speranze, che in Dio riponiamo, risuonino anche tra noi che condividiamo desideri e sante aspirazioni; con le preghiere salgano a Dio, in quel soggiorno dove siamo attesi da quelli che ci hanno preceduto, e che ci assistono in quest’ora di prova.
All’orizzonte si profila l’aurora della nostra resurrezione; S. Em. il Card. di Lyon, mosso da profonda ispirazione soprannaturale, sta impegnandosi per la nostra restaurazione; ha infatti inviato a Roma una supplica di cui non potranno non tener conto.
Ma poiché i tempi sembrano prolungarsi oltre il dovuto, sta prendendo l’iniziativa per un ulteriore e significativo passo.
(in confidanza per voi e dom Louis)
Di comune accordo e dietro suo esplicito volere mi sto in questi giorni impegnando per una formale domanda per la revisione, con il Card. Vivès, dei Decreti che ci riguardano, in modo da poter nuovamente ritornare all’ideale originale e così continuare a vivere quell’ideale a cui ci siamo votati.
Mi sono messo in contatto anche con il Card. Cagiano de Azevedo, prefetto della Congregazione dei Religiosi, che nel frattempo è stato nominato Cancelliere di Santa romana Chiesa. Questo, oltre alle prossime vacanze natalizie, comporterà ulteriori ritardi. Sembra (così si sente dire) che dovrebbe succedergli il Card. Serafini. Benedettino di Subiaco card. De la Pierre qui Vire, che ha molta stima di noi. Dom Romain e l’abbazia di Finalpia faranno del tutto per accattivarci la sua simpatia. A noi, nella continua ricerca della volontà di Dio, non resta che pregare e aspettare: expecta, rexpecta.
A Bodin insieme a dom Michel, per la festa di Natale, abbiamo cantato tutto l’ufficio (non però la messa dell’aurora).  Una vera consolazione, una autentica speranza. Da ogni dove ci pervengono richieste per il nostro Istituto, la cui rinascita non solo rivive nei cuori e animi sacerdotali di tante persone, ma anche nei desideri e progetti di illustri vescovi.
La morte del servo di Dio dom Paul Benoît, invece che deprimere i nostri fratelli del Manitoba, li ha maggiormente confermati nel nostro ideale vocazionale, che, anche se con voti privati, vogliono continuare a professare sotto la direzione di dom Joseph Picod, che dom Paul aveva, partendo, designato come suo successore. e che ora tutti, pieni di entusiasmo,  mi chiedono di confermare.
Quanto accade a Dunfries ha dell’inaudito. Senza preavviso alcuno, né corrispondenza, dom Joseph Cottet, perché pace sia tra i fratelli, ha ricevuto l’ordine di partire e di rinunciare agli incarichi (cappellano del Collegio, ……, direttore del noviziato, e dell’alunnato dei fratelli, cappellano presso le Benedettine), e di cedere il posto al nuovo designato. Questo senza che sua Eccellenza il vescovo, fratelli e Provinciale venissero messi al corrente. Per questo sono tutti infuriati perché, stando a quanto si dice, è stato loro tolto colui che per quindici anni non ha fatto altro che del bene (solo uno nel Collegio, pur essendo d’accordo sulle proteste, tuttavia è del parere che dom Joseph sia troppo devoto e solleciti troppo gli alunni alla comunione frequente). I bravi fratelli non hanno nessuno al posto di dom Joseph. Un sacerdote belga, al servizio dei suoi compatrioti, potrà tutt’al più assicurare loro una santa messa, ma non è disponibile per altri ministeri. Cose dell’altro mondo: implebit ruinas: perché non risparmiare tutto questo ai nostri priorati di Dumfries?
Dom Louis Marie senza fissa dimora; dom Joseph, incaricato dal vescovo in una piccola parrocchia, ma non più confermabile. Dom Dol (?) lo ha destinato, poichè disponibili e senza nessuno a causa della partenza di dom Ignace, a Ventenulle ( …….) e Lac Dominium. Ha trascorso a Divonne le festività natalizie, per rimpiazzare il parroco e i sacerdoti mobilitati. Qualora non dovesse andare a S. Dalmazzo, anche se non del tutto propenso, gli si potrebbero affidare le nostre numerose parrocchie di Delamiens (?).
Questa, miei carissimi, la situazione in cui ci troviamo in questo inizio d’anno. Che Dio benedica la nostra fedeltà e fiducia; solo quando l’alba della nostra restaurazione sorgerà, allora potrò cantare il mio nunc dimittis.
Metti al corrente di tutto dom Louis Ferrey, al quale mi ripropongo di scrivere, uomo di profonda e sicura discrezionalità oltre che di vera fedeltà.
Concludendo, caro dom Claude, chiedo a voi che vivete questa medesima vocazione e fate, profondamente, vostre le gravi difficoltà dovute alla prova, di pregare per me perché possa prepararmi ad una santa morte.
A voi, caro Raphael, che in solitudine, vi adoperate nell’attività pastorale, continuate a crescere interiormente, e nelle vostre preghiere, fatte con grande fervore, ad imitazione del Santo Curato d’Ars, offrite tutti i vostri parrocchiani, i vostri sacrifici al Cuore di Gesù, invocandolo nel santo Ufficio in unione con tutti quelli che hanno condiviso la nostra vita comune e che ora fanno parte del Collegio degli eletti.
In ultimo, cari e bravi figli e fratelli, con le nostre preghiere e immolazioni facciamo in modo che l’ora della liberazione e della libertà si realizzi quanto prima.
Auguri per il nuovo anno, che mi avvicina all’eternità

p.s.: mettete al corrente di queste comunicazioni riservate, in modo che non debba ripetermi, anche ….. Dalmazzo).

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23 aprile Pasqua 1916 (a p. Antonio Novaro)

Carissimo figlio Antonio,
forse solo in grosso siete al corrente della prova che Dio ha permesso, perché la nobile opera della restaurazione dell’Istituto canonicale portasse il marchio che è opera voluta da Dio.
Questa grande opera affidata alla mi persona rivivrà per mezzo della fedeltà delle anime che Dio ha voluto associarmi. Questi ha fatto incontrare le nostre anime. Facciamo in modo che questa nostra unione, che Dio ha suscitato, continui nella preghiera.
Di cuore su di voi la mia benedizione in Cristo e Maria.


 






 
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