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1881-1890 - canonici regolari

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lettere Gréa


S. Claude 27 novembre 1884

Signora, (1)

Siate profondamente tranquilla quanto ai motivi che hanno spinto il vostro eccellente figlio verso lo stato religioso; posso rassicurarvi che tali motivi sono sicuramente soprannaturali, e degni del suo buon cuore.
Ha fatto il più doloroso dei sacrifici per separarsi dai suoi bravi genitori, ritenendo di rispondere in questo alla chiamata di Dio. Del resto per più di un anno ha pregato, riflettuto, consultato e i saggi uomini di Dio ai quali ha aperto il suo cuore, i degni superiori e mons. Il Consultore, dopo avergli imposto dei lunghi rinvii, hanno ritenuto loro dovere lasciarlo proseguire in questa santa vocazione, per poterne almeno fare una prova durante il noviziato. Dal momento della sua entrata ha potuto sempre più costatare di essere sulla strada nella quale Dio lo chiama.
Ora, signora, mi rendo perfettamente conto di quanto doloroso sia questo vostro sacrificio. Dio, in questi casi, associa i cari genitori al merito come alla sofferenza del nostro sacrificio. Ne ho fatto l’esperienza, e la mia augusta madre ha sofferto molto per la mia offerta al Signore. Non ne ho il minimo dubbio; Dio offre anche particolari benedizioni e consolazioni per i genitori, vittime dell’amore divino. Senza dubbio presto ne farete l’esperienza; e siatene certa che la Divina Provvidenza non vi abbandona e che non ha assolutamente allontanato né distaccato per il futuro questo caro figlio, che per strade più difficili conduce verso la santità a cui è destinato.
Di cuore faccio miei questi sentimenti e prego Dio per voi, perché vi consoli e lenisca la pena che provate.
Sapere che vostro figlio è felice e più vicino al Cuore di Dio già è per voi di sollievo. È vostro intercessore reso più efficace per il suo e vostro sacrificio.
Vogliate gradire, signora, l’espressione dei miei più devoti sentimenti nel Signore Nostro.

(1)lettera di dom Gréa a Bastien Marie Virginie, mamma di Arsène Blin.      


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S. Claude 29/08/1881

Signor Marchese, (fratello di mons.  Louis Gaston de Segur)


 Ho fatto trascrivere tutte le lettere del vostro santo fratello, amico e benefattore insigne della nostra comunità, che mi è stato possibile raccogliere. Ve le invio senza alcuna modifica, comprese le riflessioni più intime. So che a voi è dato entrare nelle pieghe più recondite di quest’anima così nobile e affabile come nessun altro, ora che la morte ha posto un sigillo sulla santità di questo nobile servitore di Dio.
È mio desiderio accompagnare queste lettere con alcune necessarie chiarificazioni.  Ritengo infatti che diverse parti riguardanti il nostro Istituto e i nostri rapporti potrebbero risultarvi incomprensibili.  Non volendo ulteriormente ritardarne l’invio, sono a vostra completa disposizione per ogni eventuale chiarificazione da voi ritenuta opportuna (le lettere sono numerate). Sono tuttavia del parere che, qualora Dio me ne desse l’opportunità, un nostro incontro verrebbe incontro al meglio il mio desiderio di fornire precisazioni per eliminare ogni dubbio. In ogni caso mons. Diringer potrà supplirmi.
Monsignore amava questa casa per la preghiera liturgica e il culto eucaristico caratteristiche dell’Istituto dei Canonici Regolari. Apprezzava molto l’ufficio del giorno e della notte, il fervore e la semplicità dei bravi religiosi che Dio mi ha concesso come figli. Ci ha così tanto amato da non permettere che neppure la morte ci separasse; ha voluto rimanere tra noi, se così ci si può esprimere, designandoci quali continuatori della sua preghiera ed esecutori dei suoi desideri.
So bene, signor Marchese, che i veri depositari dei suoi desideri siete voi con tutta la vostra nobile e cattolica famiglia.  Ma, proprio quanto detto sopra, mostra come fosse conforme al suo volere il trasferimento della sua cappella nel nostro Coro.
Sono a conoscenza delle difficoltà che all’inizio avete incontrato con l’opera di S. François de Sales per effettuare questo lascito. Ma se i desiderata di un morente sono sempre da rispettarsi, ancor più lo sono quelli di questo nobile servitore di Dio il quale desiderava che il suo pregare avesse un seguito su questa terra e noi da lui amati e beneficati non possiamo esimerci da questo compito.
All’opera di S. François de Sales, veramente ammirevole, spetta il compito di ereditare il suo zelo apostolico; vedrà nel suo essere e nel suo operare, come un centro duraturo di opere buone. A noi invece, eredi designati per l’altro suo modo di essere, cioè il pregare giorno e notte, sia concesso condividere gli strumenti, per così dire, del suo pregare: le preziose reliquie dei Santi e delle Sante, che ne furono i testimoni, la lampada che ne fu il simbolo, l’altare e i vasi per il sacrificio offerto dalle sue mani e il trono della divina Eucaristia, centro dell’ardente fervore della sua anima.  Che ci sia concesso, per la sua potente intercessione, essere i degni e fedeli depositari dei suoi tesori per divenire anche fedeli continuatori del suo spirito.
Non ritengo opportuno, signor Marchese, trattenervi ulteriormente, nonostante il profondo e grande affetto che a lui personalmente mi univa, affetto suscitato dalla nobile e affabile carità verso di me, e dalla mia altrettanto affabile e confidente ammirazione per le sue virtù. La morte non ha minimamente potuto scalfire questa nostra unione.
Gradisca, signor Marchese, il mio ossequio e la mia piena disponibilità nell’assecondare i suoi desideri.

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S. Claude 13/09/1881
Signor Marchese, (fratello di mons.  Louis Gaston de Segur)


 vi ringrazio sentitamente per le affabili e cordiali parole scritte.  È sottinteso che potete liberamente disporre delle lettere del santo che ancora piangiamo. È doveroso che questi santi luminari che Dio ha acceso sulla terra e che la loro umiltà celava ancorché viventi, ma che ora, da Dio posti sul piedistallo della gloria, e con la morte liberati dalla necessità di dover con estrema delicatezza valutare le loro virtù, risplendono per l’edificazione e la consolazione delle anime.
Ritengo che la cappella del venerabile e caro monsignore qui è al sicuro come se fosse a Parigi. Ci si deve invece preoccupare per il ritorno di movimenti rivoluzionari e per le profanazioni da parte di una nuova Commune. Noi qui siamo vicini alla frontiera e anche a S. Claude abbiamo alcuni amici cristiani che, in caso di grande pericolo, si darebbero da fare per mettere questo tesoro al sicuro. Viviamo nella legalità. Siamo infatti cappellani del capitolo e professori della maîtrise secondo quanto stabilito dall’ordinanza regia che ha approvato il suddetto capitolo. So anche che tutto ciò potrebbe non garantirci quanto al futuro che incombe su di noi. Devo riporre maggior fiducia nella protezione della Ss. Vergine, come mi è stato suggerito anche con grande franchezza da un nobile servitore di Dio, umile fratello converso dei Francescani di Napoli, che sebbene non mi conosca, dopo aver detto ad un mio amico di Roma che devo stare tranquillo, ha ritenuto inoltre convenevole scrivermi dicendo, che non ho nulla da temere, nonostante avvenimenti che mi hanno fortemente preoccupato.
Considerate voi stesso, signor Marchese, quale sia la miglior decisione da prendere.
Noi siamo nella legalità, ma nel caso in cui la situazione precipitasse, siamo nella possibilità di raggiungere la Svizzera in quattro ore, e godere di asilo provvisorio.
È certamente da apprezzare la saggia decisione di farci depositari e proprietari di oggetti così preziosi
Gradirei, signor Marchese, potervi comunicare personalmente altre chiarificazioni riguardo alla pregevole corrispondenza a voi pervenuta. Soprattutto sarei felice di farvi conoscere questa piccola e benedetta famiglia tanto cara al Monsignore. Mi sarà concessa un giorno questa grande gioia?
Vogliate gradire, signor Marchese, i miei saluti di profondo rispetto e di grande riconoscenza in nostro Signore.













 
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